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Di Lorenzo, il capitano per sempre: il Napoli prepara il rinnovo fino al 2029

Giovanni Di Lorenzo è pronto a legarsi ancora al Napoli. Il capitano azzurro punta al rinnovo fino al 2029 per chiudere la carriera con la maglia che lo ha consacrato.

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Ci sono calciatori che attraversano una squadra. E poi ci sono calciatori che finiscono per diventare parte della sua storia. Giovanni Di Lorenzo appartiene ormai alla seconda categoria. Arrivato al Napoli nel 2019, quando aveva già conosciuto la fatica della gavetta tra Reggina, Matera ed Empoli, il difensore toscano ha costruito in azzurro la stagione più importante della sua carriera.

Da Ancelotti a Spalletti, da Conte alla nuova fase tecnica del club, Di Lorenzo è rimasto sempre lì. Nel bene e nel male. Nelle notti di Champions, negli scudetti, nelle cadute, nei fischi, nei momenti in cui la fascia da capitano pesa più di una maglia.

La fascia dopo Insigne e gli anni della consacrazione

Dopo l’addio di Lorenzo Insigne, il Napoli ha consegnato a Di Lorenzo la fascia da capitano. Una scelta diventata simbolica. Con Luciano Spalletti ha alzato lo scudetto del ritorno alla gloria. Con Antonio Conte è stato ancora uno dei riferimenti dello spogliatoio. In mezzo, però, c’è stata anche la stagione più difficile, quella del decimo posto, del cambio continuo di allenatori e di una squadra smarrita.

Di Lorenzo non è mai stato un capitano rumoroso. Non ha costruito il suo ruolo sulla retorica o sulle frasi a effetto. Ha parlato poco, ha giocato quasi sempre, ha rappresentato il Napoli con una continuità rara nel calcio moderno.

La tentazione dell’addio e la scelta di restare

Nell’estate più complicata, quando il rapporto con una parte dell’ambiente sembrava essersi incrinato, Di Lorenzo ha pensato davvero di lasciare Napoli. I fischi, le critiche, le allusioni e il peso di una stagione fallita avevano aperto una ferita profonda.

Poi il club ha scelto la linea della fermezza. De Laurentiis e l’area tecnica hanno deciso di non perdere il capitano. E Di Lorenzo è rimasto. Da quel momento il rapporto con Napoli è ripartito su basi nuove, più mature, forse anche più vere.

Il rinnovo fino al 2029 come firma per la vita

Ora il capitano vuole completare il percorso. L’obiettivo è il rinnovo del contratto fino al 2029, una stagione in più rispetto all’attuale orizzonte contrattuale. Non sarebbe solo un accordo economico, ma una scelta di appartenenza.

Di Lorenzo vuole chiudere la carriera con il Napoli. Nel 2029 avrebbe dieci stagioni in azzurro e 36 anni. Sarebbe il momento naturale per salutare, dopo avere attraversato un decennio intero da protagonista. Una bandiera in un calcio che di bandiere ne produce sempre meno.

Il peso degli infortuni e il bisogno di un vice

L’ultima stagione ha presentato anche il conto fisico. Il trauma distorsivo al ginocchio sinistro e l’intervento al piede sinistro per risolvere una problematica pregressa hanno imposto uno stop pesante. Per anni Di Lorenzo è stato quasi insostituibile, spesso senza un vero vice di ruolo capace di alleggerirne il minutaggio.

Il Napoli dovrà intervenire anche su questo. Non per mettere in discussione il capitano, ma per proteggerlo. A 33 anni la gestione delle energie diventa decisiva, soprattutto per chi ha giocato per anni con la continuità di una macchina da guerra.

La Nazionale e una pagina forse da chiudere

Con il Napoli è arrivata anche la Nazionale. Di Lorenzo ha vissuto l’Italia di Mancini, la gioia europea e poi le delusioni più dure. Il futuro azzurro, inteso come Nazionale, resta da capire. Quello con il Napoli, invece, appare molto più chiaro.

Il capitano ha già scelto la sua strada. Vuole restare, vuole firmare, vuole arrivare fino in fondo. Per sempre, sì. O almeno fino a quando il calcio gli consentirà di essere ancora il capitano del Napoli.

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Terremoto alla FIFA: licenziato Kevin Lamour dopo l’attacco frontale a Infantino

La FIFA ha ufficializzato il licenziamento del direttore operativo Kevin Lamour. Il dirigente francese pagato le sanzioni per aver criticato pubblicamente il presidente Gianni Infantino sul progetto, poi ritirato, di cedere quote dei Mondiali a fondi privati.

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Si consuma una rottura traumatica ai vertici del calcio mondiale. La FIFA ha licenziato con effetto immediato il suo direttore operativo (COO), il dirigente francese Kevin Lamour. La decisione arriva a poche settimane dalle dure prese di posizione pubbliche dello stesso Lamour contro il controverso piano del presidente Gianni Infantino di cedere il 20% delle quote commerciali dei Mondiali a investitori privati.

La nota inviata ai membri del Consiglio FIFA formalizza la fine del rapporto di lavoro spiegando che «la decisione è stata presa dopo un’attenta valutazione e con grande rispetto per Kevin».

La frattura tra il numero tre della federazione e il presidente era ormai insanabile. Nelle scorse settimane Lamour aveva denunciato pubblicamente la gestione del progetto sui diritti dei Mondiali, affermando che lo staff dell’organizzazione era stato «ingannato» e definendo la trattativa come «il progetto di una sola persona». Consapevole dei rischi legati alle sue esternazioni, il dirigente transalpino aveva dichiarato in una lettera aperta di essere pronto ad assumersi le proprie responsabilità, affermando: «Se questo significa perdere il mio incarico, così sia».

Nonostante il piano di vendita ai fondi d’investimento sia stato successivamente ritirato da Infantino a causa della fortissima opposizione interna e delle principali confederazioni internazionali, il prezzo politico pagato da Lamour è stato l’estromissione immediata dall’organigramma di Zurigo.

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Scontro sul vivaio Milan, Filippo Galli replica a Maldini: «Nessuno ha mai vietato di dribblare»

L’ex responsabile del settore giovanile del Milan Filippo Galli ha replicato alle accuse di Paolo Maldini, secondo cui nel vivaio rossonero si privilegerebbe la tattica a scapito del talento. Galli ha difeso il lavoro svolto dal 2009 al 2018 incentrato sulla crescita dei ragazzi.

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Tensione tra due leggende del Milan sulla gestione dei giovani talenti. Filippo Galli, pilastro della difesa rossonera negli anni d’oro, ha risposto per le rime attraverso un post sul proprio blog (filippogalli.com) alle recenti dichiarazioni dell’ex compagno di squadra e capitano Paolo Maldini, critico nei confronti dei metodi utilizzati nel vivaio del club.

Maldini aveva lanciato una stoccata diretta al sistema di formazione giovanile rossonero: «Qualcosa non funziona a livello sistemico. I miei figli l’hanno visto nelle giovanili del Milan: si parla solo di tattica; se un ragazzo ha talento, è un problema».

Parole che non sono passate inosservate a Filippo Galli, responsabile del Settore Giovanile rossonero dal 2009 al 2018. «Quelle affermazioni mi riguardano direttamente», ha sottolineato l’ex difensore. «In quegli anni costruimmo un approccio lontano dalla ricerca esasperata del risultato, fondato sull’idea di un calcio propositivo che ponesse ciascun ragazzo nelle condizioni di essere il principale protagonista del proprio percorso: sostenendolo nella creatività, restituendo all’errore la sua funzione di tappa e non di colpa. Nessuno ha mai vietato, a nessun giocatore, di saltare l’uomo in dribbling: tutt’altro».

Galli ha poi evidenziato come Maldini non abbia vissuto in prima persona la quotidianità del vivaio milanista: «Non posso muovergli una colpa per non avere, negli anni da dirigente, seguito da vicino il Settore Giovanile. Capisco quanto la prima squadra assorba ogni energia. Gli muovo, semmai, l’osservazione che non si possa parlare della formazione dei giovani senza aver mai attraversato da dentro quel lavoro. Avrò certamente commesso degli errori, ma non posso lasciar passare una descrizione così distante da ciò che è stato quel percorso».

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Zverev domina i tie-break: Atmane piegato, il tedesco vola agli ottavi a Cincinnati

Alexander Zverev accede agli ottavi del Masters 1000 di Cincinnati battendo Terence Atmane 7-6, 7-6 dopo una partita lottata e decisa nei tie-break. Il tedesco prosegue il suo cammino da favorito nel torneo.

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Un successo di pura potenza ed esperienza. Alexander Zverev, numero tre del mondo e prima testa di serie del tabellone, conquista l’accesso agli ottavi di finale del Masters 1000 di Cincinnati superando il transalpino Terence Atmane con il punteggio di 7-6 (7/4), 7-6 (7/6).

Non è stata una serata semplice per il tennista tedesco. Nella calda e umida notte del Midwest americano, il ventiquattrenne mancino francese ha messo a dura prova la testa di serie numero uno del torneo, affidandosi a un dritto chirurgico e a un uso sapiente delle palle corte. Nei momenti chiave del match, tuttavia, la maggiore lucidezza di Zverev ha fatto la differenza. Nel primo tie-break Atmane ha pagato a caro prezzo un errore di dritto, mentre nel secondo il tedesco ha alzato la barra della qualità: due discese a rete immediate e un passante di rovescio da applausi hanno chiuso definitivamente i conti.

Al termine dell’incontro, Zverev ha speso parole d’elogio per l’avversario: «Ha giocato benissimo, è stato estremamente aggressivo e ha servito in modo incredibile. Sono davvero felice di averla portata a casa», ha dichiarato a caldo, scherzando poi sulla fatica e sul sudore lasciato in campo.

Il recente campione del Roland Garros prosegue così la sua marcia da principale favorito sul cemento statunitense, complici le assenze di Jannik Sinner e Carlos Alcaraz e l’uscita di scena prematura di Novak Djokovic. Agli ottavi di finale Zverev attende ora il vincente della sfida tra l’americano Tommy Paul e il paraguaiano Adolfo Vallejo.

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