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Di Battista all’attacco di Conte e Di Maio: sconfitta storica e sul referendum eccesso di esultanza fuorviante

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Il giorno dopo la chiusura delle urne elettorali parte il redde rationem dentro i 5 Stelle per la nuova debacle alle regionali. Non e’ bastato a Luigi Di Maio esaltare il grande successo ottenuto dal M5s con il taglio dei parlamentari: il calo dei consensi e’ diventato motivo per riaprire lo scontro tra le correnti e invocare, tutti, la convocazione degli Stati generali del Movimento dove trovare le ragioni per una ripartenza. Il conto alla rovescia iniziera’ giovedi’ quando e’ convocata una riunione congiunta Di deputati e senatori che dovrebbe decidere l’iter per avviare il “congresso” pentastellato.

 

Ma gia’ il clima si surriscalda. Ad incendiare il confronto arriva Alessandro Di Battista. Le regionali sono state “la piu’ grande sconfitta della storia del Movimento” attacca l’ex deputato dopo aver gia’ criticato gli appelli al voto disgiunto e sostenuto la candidata pugliese, acerrima nemica dell’alleanza con i dem. Per Di Battista, che smonta anche la retorica della vittoria pentastellata al referendum (“un eccesso Di esultanza fuorviante” in quanto frutto Di voti “non solo del M5s”), il problema non e’ quello della leadership forte ( “potremmo mettere anche De Gaulle alle guida del M5S, non cambierebbe nulla”).

Serve invece un’agenda “per uscire dal buio” e dunque organizzare al piu’ presto gli Stati Generali. L’appello alla convocazione dell’evento e’ condiviso da tutti i “big” del M5s, ma non tutti con la stessa finalita’. Li chiede Paola Taverna, che potrebbe entrare nel futuro “direttorio” se dovesse prevalere, come probabile, la “mozione” della leadership collegiale, proposta da Luigi Di Maio. Ma li chiede anche il “Dibba” e l’ex socio DiRousseau Max Bugani, anche lui partito a testa bassa ad attaccare Di Maio colpevole Di non aver gestito il movimento salvo poi aver “deciso Di dimettersi non certo dopo aver preso atto del fallimento ma solo per lasciare una palla avvelenata in mano al suo successore”.

“Gli stati generali prima arrivano e meglio e'” dichiara ora il ministro degli Esteri mentre anche Roberto Fico scende in campo per dire la sua sul futuro del Movimento, richiamare tutti ad un ritorno ai temi identitari del M5s, mettersi anche a disposizione a patto che il “congresso” non diventi una “guerra tra personalismi ed egocentrismi, una guerre tra bande o tra governisti e puristi”. Fico invita invece ad aprire finalmente il dibattito anche alla questione dell’appartenza o meno al campo progressista.

Luigi Di Maio. La Farnesina segue la vicenda del giovane italiano arrestato con accuse di traffico di droga

“Quando il mondo cambia non e’ piu’ un tabu’ dirsi ideoligici. Ma anche Di questo dobbiamo discutere negli Stati generali” che devono essere “permanenti” e non solo uno spot. Non sara’ una passeggiata perche’ gia’ gli schieramenti si sono attrezzati e dovranno combattere per ottenere o meno un confronto “in presenza”, linea osteggiata da quanti, come Davide Casaleggio, propungnano il voto per la nuova leadership in rete anziche’ la costruzione Di orgamismi votati in base ad una sorta Di mozioni. La soluzione potrebbe essere mediana con la costituzione, intanto, Di un comitato organizzatore a 5, senza i “big” pentastellati. Oggi sono anche tornati a farsi sentiere quella trentina Di deputati riuniti attorno a Parole Guerriere: “il M5s superi lo stadio Di movimento liquido, verticistico ed eterodiretto e si evolva in un’organizzazione politica democratica, dotata Di adeguati corpi intermedi” e’ il loro ultimatum.

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Di Maio, rimpasti? Basta polemiche, massima compattezza

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‘Voglio rivolgere un appello a tutte le forze politiche. Bisogna fermare in questo momento ogni tipo di polemiche. Non ci sono rimpasti ne’ polemiche che tengano”: lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio sulla crisi Covid che il Paese sta affrontando. ”Credo che su questo occorre per il nostro Paese la massima compattezza. Noi stiamo affrontando una crisi sanitaria senza precedenti che sta sfociando in una crisi economica”.

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Economia

Governo apre a sindacati su blocco licenziamenti

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Non basta la proroga della cassa integrazione Covid per altre sei settimane ed il blocco dei licenziamenti fino al prossimo 31 gennaio. Cgil, Cisl e Uil incontrano il premier Giuseppe Conte e, all’indomani dell’ok al decreto Ristori, insistono perche’ le misure vengano ulteriormente prolungate e vadano di pari passo, almeno fino a marzo. Lo spazio puo’ essere quello della legge di Bilancio. Il braccio di ferro continua. Ma poi il governo, durante il confronto andato avanti per quasi cinque ore, apre sulla possibilita’ di prolungare il blocco (magari per i settori “piu’ deboli”, maggiormente penalizzati dalla crisi). Prima, pero’, e’ necessario un confronto con le associazioni imprenditoriali, atteso gia’ nelle prossime ore. Intanto, il confronto con i sindacati viene aggiornato a venerdi’ pomeriggio. Serve dare “un messaggio positivo”, “un segnale di rassicurazione” ai lavoratori in questa fase di emergenza sanitaria ma anche economica e sociale, sostengono i segretari generali Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Pierpaolo Bombardieri. Una direzione che non piace affatto a Confindustria: “Il governo ha deciso il blocco dei licenziamenti senza coinvolgerci. Vedo un governo che non ascolta e prende decisioni unilaterali”, attacca il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. “Il Governo ha confermato le 18 settimane di cassa Covid e la disponibilita’ a prevedere un prolungamento del blocco dei licenziamenti anche dopo la scadenza del 31 gennaio. La proposta del sindacato e’ di prolungare il blocco fino alla scadenza delle 18 settimane di cassa Covid. Il Governo – affermano Cgil, Cisl e Uil – si e’ riservato di fare una verifica nelle prossime ore ascoltando le associazioni imprenditoriali”. Sulle prossime sei settimane di cig Covid previste dal dl Ristori, che potranno essere utilizzate dal 16 novembre al 31 gennaio 2021, il governo ha destinato oltre 2 miliardi di euro, sottolinea Gualtieri, rimarcando che gli indennizzi saranno veloci: “Abbiamo cercato di avere la massima rapidita’, non sara’ necessario fare domanda e dovremmo farcela entro il 15 novembre, forse anche qualche giorno prima”. Sull’altro capitolo centrale, quello dell’utilizzo delle risorse del Recovery fund, Conte intanto assicura che ci sara’ un tavolo ad hoc: “Faremo un incontro specifico con i sindacati sul Next Generation Ue, assieme naturalmente al ministro Amendola, con le indicazioni progettuali a cui stiamo lavorando, fermo restando le linee guida e gli obiettivi gia’ approvati dal Parlamento”, afferma il presidente del Consiglio, spiegando che “non abbiamo varato il piano dei progetti, siamo ancora in una sua fase di elaborazione e definizione. C’e’ ancora tempo e avremo la possibilita’ di ricevere i vostri suggerimenti”. Durante il confronto in videoconferenza anche con i ministri del Lavoro, dell’Economia e dello Sviluppo economico, Nunzia Catalfo, Roberto Gualtieri e Stefano Patuanelli, l’accento e’ tornato sulla questione della “protezione” ai lavoratori. Vanno previste almeno 18 settimane di cassa integrazione con il “contestuale” bocco dei licenziamenti, per arrivare a dare una copertura ai lavoratori fino alla fine dell’inverno, ovvero fino al 21 marzo, dice Landini: “Serve dare un messaggio positivo” di fronte al “rischio di emergenza sociale”. In un momento “complicato come questo non trovare un’intesa sul blocco dei licenziamenti sarebbe nefasto per il destino del Paese. Diventerebbe socialmente ingestibile, soprattutto per quello che puo’ accadere nelle piccole imprese”, insiste Furlan. A ribadire la posizione del sindacato anche Bombardieri: “se c’e’ cassa integrazione a disposizione, le aziende non possono licenziare. Altrimenti viene ulteriormente meno la tranquillita’ delle lavoratrici e dei lavoratori”. Contrario all’ulteriore proroga del blocco dei licenziamenti che “non puo’ andare avanti all’infinito”, il presidente di Confindustria. “Dobbiamo pensare a sostenere le persone che perdono il lavoro”, insiste Bonomi guardando alle politiche attive. “Se le imprese non fanno ricorso alla cassa integrazione Covid o fanno ricorso solo alla cassa integrazione ordinaria, che paghiamo noi, non mi puoi mettere il blocco dei licenziamenti”, afferma.

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Politica

Scontri e proteste, la ministra Lamorgese: è a rischio la tenuta sociale del Paese

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Da un lato le piazze “apparecchiate” simbolicamente dai ristoratori in difficolta’, dall’altra i lanci di pietre e bottiglie contro le forze dell’ordine, con arresti e denunce tra Napoli, Torino e Roma, mentre in serata la tensione e’ salita in diverse altre citta’; da Bari a Genova, da Palermo a Reggio Emilia. Il dissenso di un’Italia in sofferenza mostra due facce diverse, con gli scontri che pero’ mettono in allerta Viminale, Forze di polizia e Servizi segreti. E’ stato lo stesso ministro, Luciana Lamorgese, a spiegare in Senato che “l’obiettivo comune deve essere quello di assicurare la tenuta sociale del Paese”. “Accanto alle civili proteste dei cittadini – ha sottolineato – abbiamo assistito a inqualificabili episodi di violenza e guerriglia urbana. Si e’ trattato di episodi che hanno trovato soltanto occasionale pretesto nel malcontento. Tutti gli episodi hanno visto all’opera soggetti che nulla hanno a che fare con le categorie interessate dalle misure del governo”. E proprio di questo si e’ discusso oggi anche nel Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza che ha chiarito come dietro gli episodi dei tafferugli contro le forze dell’ordine non ci sia una regia unica, come paventato da piu’ parti negli ultimi giorni. Le aggressioni e gli atti vandalici sono riconducibili – spiega il Viminale – “a gruppi antagonisti di destra e di sinistra, a esponenti delle tifoserie ultras e a elementi della criminalita’” e “non sono emersi evidenti elementi su una regia unica”.

Quello che e’ chiaro ormai e’ che la situazione di crisi dovuta alla pandemia “sta assumendo una valenza totalizzante con riflessi inevitabili anche sul profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica”, come ha spiegato la stessa Lamorgese in aula. “Siamo consapevoli delle difficolta’ che le misure emergenziali, sia governative che delle regioni, hanno determinato per gli italiani, soprattutto per alcune categorie – ha aggiunto – ma il governo e’ in costante ascolto delle voci di disagio”. Ed anche il Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, ha deciso di “indire specifiche audizioni relative alle tensioni sociali manifestate in questi giorni”. Durante l’informativa, inoltre, la Lamorgese ha tenuto a sottolineare che la “situazione nel Paese e’ seguita con la massima attenzione” affinche’ la “protesta non turbi ancor di piu’ un clima gia’ scosso dalla seconda ondata pandemica”. Secondo la titolare del Viminale, le proteste hanno una “forte caratterizzazione territoriale” e si diffondo estemporaneamente attraverso i social network. A Milano, pero’, si e’ riscontrata una presenza maggiore di “giovani appartenenti al mondo del lavoro autonomo”. “Dei 28 denunciati – ha rivelato – 13 sono minorenni”, una peculiarita’ che e’ stata riscontrata solo nel capoluogo lombardo. A far discutere, pero’, sono anche le immagini di un agente di polizia che, dopo aver fermato un uomo che stava scagliandosi contro una vetrina a Parma, lo ha colpito al volto con un calcio. Video diventato subito virale e che potrebbe costare all’autore del gesto anche la sospensione. Intanto, se in tutta Italia proseguono sit-in e flash-mob di quella che viene considerata la “protesta civile”, in serata sono andati in scena ancora una volta disordini e tafferugli in varie citta’.

A Palermo alcuni appartenenti ai centri sociali hanno lanciato, fumogeni, petardi e bottiglie di vetro contro le forze dell’ordine in tenuta antisommossa, che hanno reagito con una carica. Un petardo ha colpito un operatore tv, che e’ stato soccorso da un’ambulanza. Due persone sono state fermate. A Bari, bombe carta e petardi sono stati lanciati in via Sparano, la principale strada dello shopping di Bari, senza causare danni. Si tratta del gesto di singoli, perche’ migliaia di persone, partecipanti a tre diverse manifestazioni, hanno invece espresso pacificamente il loro dissenso. Disordini nella centrale piazza De Ferrari a Genova, dopo l’arrivo ultras di Sampdoria e Genoa, con lancio di bottiglie, scoppio di petardi, accensione di fumogeni e cariche di alleggerimento da parte delle forze dell’ordine. Momenti di tensione anche a Pescara, mentre a Reggio Emilia un gruppo di manifestanti si e’ diretto verso l’ingresso del municipio con l’intenzione annunciata a gran voce di occuparlo: l’intervento diplomatico della Digos schierata davanti al Comune ha scongiurato il peggio, bloccando sul nascere ogni tentativo. In generale, i disordini sono stati provocati da piccoli gruppi che si sono infiltrati in manifestazioni pacifiche: “Fateci lavorare” e’ il coro unanime di ristoratori, gestori di palestre e bar. In piazza anche tassisti e ncc, da mesi ormai a ranghi ridotti a causa del crollo del turismo. La Fipe, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, ha chiamato a raccolta gli iscritti che sono scesi in piazza “armati” di piatti e tovaglie, apparecchiando metaforicamente le strade d’Italia, da Napoli a Firenze, fino a Trieste e Bari.

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