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Deposito simboli per le elezioni Europee, al Viminale il circo barnum della politica con simboli e slogan

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E’ il Partito internettiano il primo movimento politico in fila per depositare il simbolo per le Europee al Viminale. Il suo leader, Francesco Miglino, afferma di essersi posizionato “da due giorni” per assicurarsi la priorita’. Il suo programma prevede una “completa revisione dell’Europa, oggi in mano alle banche e all’austerita’. Diciamo no alle censure delle rotative controllate dai potenti”, spiega. In fila dietro di lui la Liga Veneta Repubblica “con lo storico simbolo del leone veneziano”. A seguire il Sacro Romano Impero Cattolico di Mirella Cece. In coda al Viminale anche la Democrazia cristiana (“quella storica del 1943 mai sciolta”) e il Movimento dei Forconi. Segue Casapound, con il leader Simone Di Stefano. In coda anche la Lega, rappresentata da Roberto Calderoli e il Popolo della Famiglia con Mario Adinolfi.

Big e sconosciuti, veterani ed esordienti, simboli storici accanto a proposte tutte da scoprire e, tra i candidati, c’e’ anche il pronipote di Benito Mussolini, inserito nelle liste di Fratelli d’Italia. Europee 2019, si parte. Oggi al ministero dell’Interno si e’ rinnovato il rito della consegna dei simboli elettorali: gia’ prima delle 8 ai cancelli del Viminale (aperti fino alle 20) c’era la coda di aspiranti europarlamentari e alle 18 erano gia’ 30 i contrassegni depositati. Il primo a presentarsi e’ l’anziano presidente del ‘Partito internettiano’ accampato da due giorni per garantirsi la priorita’. Ma c’e’ anche la Lega con Roberto Calderoli: nel contrassegno appare ‘Salvini premier’ ma nessuna indicazione sul futuro gruppo di Bruxelles. Linea seguita anche dal M5s, che non manda in Viminale alcun politico: con i faldoni (e per poco non passa inosservato) arriva invece Pierfrancesco Bruno, già avvocato di Virginia Raggi: “Non sono iscritto al Movimento, ho la delega di Di Maio – spiega – Dato che quella vicenda è andata bene, magari porta fortuna…”. Di segno opposto il Pd, nel cui contrassegno, depositato nel pomeriggio campeggia, oltre al ‘Siamo europei’ di Calenda, il simbolo Pse: “C’e’ un fronte contro i sovranisti” spiega il dirigente Marco Miccoli. Per Forza Italia, a ruota, entra Gregorio Fontana con il tradizionale tricolore forzista e le scritte ‘Berlusconi’ e ‘Per cambiare l’Europa’. Mattiniera invece Casapound, in tandem con? le Destre unite. Lo seguono Mario Adinolfi, del Popolo della Famiglia, i Verdi, l’Udc, il nuovo Cdu, i Popolari e ‘La Sinistra’ di Rifondazione e Si. Arrivano i ‘Forconi’, gli Animalisti, il Svp. E poi i loghi sopravvissuti alla Prima Repubblica: il Pci, e – a valle di annose faide sul simbolo – la Dc, “quella fondata nel ’43 e mai sciolta”.?Sullo sfondo l’armata degli eterni candidati, habitue’ delle burocrazie elettorali che non smettono di sperare, un giorno, di farcela. Come Mirella Cece con il logo ‘araldico’ del ‘Sacro Romano Impero Cattolico’, o il capofila dei Poeti d’Azione, che declama instancabile a ogni telecamera la sua ‘O Europa, sorgi’. L’Ue non lascia indifferenti: di qua il ‘Movimento riscatto nazionale’ che vuole direttamente “stracciare i Trattati”, di la’ i ‘Federalisti democratici europei’ per cui vanno invece chiusi tutti i Parlamenti nazionali. Infine c’e’ persino chi riassume il programma nel logo del partito: ‘No riforma forense, no alla cassa forense, no legge 247/2012, no alla contribuzione previdenziale slegata dal reddito’ (piu’ l’email del presidente) si legge in un tondo depositato. Domani, dalle 8 alle 16, si riparte.

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La via stretta per un governo M5S e Pd, c’è il rebus Conte

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Una settimana di tempo per costruire ciò che, ancora in queste ore, a diversi esponenti M5S fa strabuzzare gli occhi: un’alleanza giallo-rossa che releghi, per anni, Matteo Salvini all’opposizione. Con le dimissioni di Giuseppe Conte, ancora non ufficializzate in tarda sera, parte il percorso per un accordo M5S-Pd. E’ un percorso in salita che al momento vede scettici i due leader, Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio, per motivi diversi. Il primo, in chiave anti-renziana, propenderebbe per un voto al piu’ presto. Il secondo teme che un’eventuale accordo con i Dem lo releghi a un ruolo di comprimario facendo schizzare, allo stesso tempo, le quotazioni della corrente ortodossa. E poi c’e’ il nodo Matteo Renzi: “lui ha il controllo dei di buona parte dei senatori, un accordo con il Pd non puo’ prescindere da lui”, e’ il timore che si respira nel Movimento. Il puzzle e’ complicato e basta vedere i volti piuttosto stravolti che si aggirano a Palazzo Madama mentre tramonta l’era giallo-verde. E il ritiro della mozione di sfiducia da parte della Lega in serata complica le cose. L’apertura di Salvini, inoltre, mette in non poche difficolta’ il Movimento rischiando di lasciare il cerino nelle mani dei pentastellati.

Ma la mossa di Salvini e’ destinata a naufragare. I gruppi parlamentari M5S sono in gran parte (piu’ alla Camera che al Senato) contrari ad un ritorno con la Lega sposando in toto la linea di Giuseppe Conte: il rapporto di fiducia ormai e’ rotto. E ai vertici del M5S sarebbe arrivata la richiesta di gestire la crisi assieme ad rappresentanza parlamentare proprio per forzare sul percorso che porterebbe ad un accordo con il Pd. Ma i dubbi nel Movimento restano e, non a caso, piu’ di un esponente si interrogava nel pomeriggio su quale fosse il contraccolpo elettorale piu’ dannoso per i pentastellati: se un accordo con il Pd o un ritorno con la Lega. Con una strada, ancora aperta: quella di un governo istituzionale, deciso dal presidente Sergio Mattarella, che porti l’Italia al voto nella primavera del 2020. Gia’, perche’ al Senato che si voti in autunno in pochi ci credono. Il resto pero’, e’ avvolto nella nebbia. A cominciare dal ruolo di Conte. L’addio dell’ “avvocato del popolo” e’ una delle condizioni che, al momento, avrebbe posto Zingaretti solo per sedersi al tavolo. Dall’altra parte e’ impossibile che il M5S accetti un premier di area Pd. Rumors parlamentari danno non a caso in salita le quotazioni di Raffaele Cantone ma anche il profilo dell’ex presidente dell’Anac non e’ certo da considerare vicino al Movimento. E poi c’e’ il consenso popolare di Conte, sui quali i vertici 5 Stelle vogliono continuare a contare. Ma un Conte-bis ha anche un ulteriore ostacolo: il premier stesso. Chi lo conosce osserva che non sarebbe facile far tornare Conte sui suoi passi inducendolo a rimangiarsi quanto affermato nei mesi scorsi: che dopo la sua esperienza alla presidenza del Consiglio avrebbe tolto il disturbo. E anche fonti di Palazzo Chigi, pur non escludendo un Conte-bis con uno schema diverso da quello giallo-verde, definiscono “assolutamente non scontato” che il professore di diritto accetti l’offerta. Certo, ben diverso sarebbe se una simile proposta abbia il chiaro – sebbene informale – placet del Colle, anche perche’ i rapporti tra Conte e Mattarella si sono cementati nei mesi. Ma la verita’ e’ che si naviga a vista. E a dimostrarlo sono i conciliabili che si succedono a Palazzo Madama. Come quello, concitato, tra Giancarlo Giorgetti, Stefano Buffagni e Gianluigi Paragone, i due pontieri filo-leghisti del M5S. Ad uscirne a testa alta, comunque, è Conte. E il suo discorso in Aula, piu’ che un testamento, e’ sembrato una sorta di manifesto politico di una personalita’ che difficilmente uscira’ dai radar. Difficile, ma non escluso totalmente, che Conte vada a fare il commissario europeo. Ma sul futuro in politica, o nelle istituzioni, nel premier oggi al Senato ci scommettevano piu’ o meno tutti.

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Crisi di Governo, consultazioni in due giorni: ecco il calendario del Quirinale

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Sarà una crisi lampo, non durerà una vita. Almeno a leggere le intenzioni del Quirinale. Nemmeno il tempo di accogliere il premier Giuseppe Conte, accettare con riserva le dimissioni e il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha subito diramato il calendario delle consultazioni attraverso il suo ufficio stampa:

Mercoledì 21 agosto 2019

  • IL PRESIDENTE EMERITO DELLA REPUBBLICA, Senatore Giorgio Napolitano, non trovandosi a Roma, verrà sentito telefonicamente.
  • ORE 16.00 PRESIDENTE DEL SENATO DELLA REPUBBLICA: Sen. Avv. Maria Elisabetta Alberti Casellati
  • ORE 16.45 PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI: On. Dott. Roberto Fico
  • ORE 17.30 GRUPPO PARLAMENTARE “PER LE AUTONOMIE (SVP-PATT,UV)” DEL SENATO DELLA REPUBBLICA
  • ORE 18.00 GRUPPO PARLAMENTARE MISTO DEL SENATO DELLA REPUBBLICA ORE
  • 18.30 GRUPPO PARLAMENTARE MISTO DELLA CAMERA DEI DEPUTATI ORE
  • 19.00 GRUPPO PARLAMENTARE “LIBERI E UGUALI” DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

Giovedì 22 agosto 2019

ORE 10.00 GRUPPI PARLAMENTARI “FRATELLI D’ITALIA” DEL SENATO DELLA REPUBBLICA E DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

ORE 11.00 GRUPPI PARLAMENTARI “PARTITO DEMOCRATICO” DEL SENATO DELLA REPUBBLICA E DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

ORE 12.00 GRUPPI PARLAMENTARI “FORZA ITALIA – BERLUSCONI PRESIDENTE” DEL SENATO DELLA REPUBBLICA E DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

ORE 16.00 GRUPPI PARLAMENTARI “LEGA-SALVINI PREMIER” DEL SENATO DELLA REPUBBLICA E DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

ORE 17.00 GRUPPI PARLAMENTARI “MOVIMENTO 5 STELLE” DEL SENATO DELLA REPUBBLICA E DELLA CAMERA DEI DEPUTATI.

Per consentire una puntuale informazione dei momenti salienti della crisi la Sala Stampa allestita presso “La Loggia d’onore” sarà aperta ai giornalisti, ai fotoreporter e agli operatori Tv a partire dalle ore 15.00 di domani, 21 agosto.

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Lega, Giorgetti: Dibattito? Da noi decide un capo…

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“Nella Lega non c’e’ dibattito, non c’e’ democrazia. Decide un capo”. Cosi’, con un sorriso ironico, Giancarlo Giorgetti risponde così alla domanda dei cronisti se ora si apra una fase di discussione e di autocritica. “Errori di Salvini? Chi l’ha detto? Ci rivediamo settimana prossima”, ha risposto ancora l’ormai ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che in dichiarazioni ai giornali nei giorni scorsi aveva criticato la tempistica tardiva della crisi innescata da Matteo Salvini.

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