Collegati con noi

Ambiente

Demoliti due ruderi già rasi al suolo dal tempo sulla spiaggia di Castelvolturno e fanno festa

Avatar

Pubblicato

del

“Con l’avvio della demolizione di queste villette abusive, qui sulla spiaggia di Bagnara a Castel Volturno (Caserta), poniamo fine a qualcosa di sconvolgente, uno scempio durato decenni che ha distrutto una dei litorali più belli e dalle maggiori potenzialità. Questi abusi, realizzati su aree demaniali, non verranno mai sanati”. Il presidente della giunta regionale della Regione Campania Vincenzo De Luca  ha presenziato alla demolizione del primo dei sei ruderi, una volta villette delle vacanze, realizzate abusivamente praticamente sulla spiaggia.

Un intervento finanziato dalla Regione con fondi per 700mila euro, che ha attuato il protocollo d’intesa per il rilancio di Castel Volturno – per 22 milioni di euro – siglato nel febbraio 2018 dall’allora ministro dell’Interno Marco Minniti, da De Luca e dal sindaco di Castel Volturno. Il presidente della Regione ha poi annunciato un altro intervento da otto milioni di euro, che dovrebbe iniziare a breve, che prevede la realizzazione di una scogliera nel tratto di mare antistante Bagnara, il cui litorale è interessato da una fortissima erosione. “Faremo del litorale domizio un posto simile a quello romagnolo” dice. Nelle prossime settimane De Luca presenterà a Milano le linee guida del masterplan del litorale domizio, un progetto ambizioso di opere e interventi che dovrebbero riqualificare i 42 km di costa che dalla foce del Garigliano arriva fin quasi a Napoli.

“Ci rivolgeremo agli imprenditori, devono capire che Castel Volturno e tutto il litorale Domizio hanno potenzialità di sviluppo enormi” conclude il governatore che forse non sa,  o non è stato avvertito dai suoi collaboratori, che quei ruderi abbattuti sono nulla rispetto allo scempio edilizio del territorio costiero, alla cementificazione selvaggia, alla devastazione decennale dell’ambiente da parte di una camorra pregiudicata, spregiudicata e assassina che ha riempito di rifiuti le terre casertane. In ogni caso sulla zona costiera ci sono investimenti per centinaia di  milioni di euro, parte fondi regionali, parte fondi europei sui quali c’è molta attesa e anche tanto appetito. Fare festa, parlare di traguardi storici, organizzare rinfreschi sulla spiaggia per aver avviato la demolizione di due ruderi già rasi al suolo dal tempo e dalla erosione del mare sembra davvero troppo. Ma tant è. Ognuno festeggia quello che può. Eppure queste scene o sceneggiate a fine corsa o per avviare altre corse elettorali non sono una novità sul litorale flegreo e domitizio. Su questo ha ragione De Luca, era il più bel litorale d’Italia. Lo era e lo può ridiventare. Speriamo con una classe dirigente capace di comprenderne le potenzialità. Non importa, ovviamente, il colore politico. Importa il progetto.

Advertisement

Ambiente

Amazzonia, Bolsonaro: incendi non giustificano le sanzioni contro il Brasile

Avatar

Pubblicato

del

Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro, in un breve discorso trasmesso a reti unificate, ha detto che gli incendi forestali in Amazzonia, che “non sono al di sopra della media degli ultimi 15 anni”, non possono servire come “pretesto per imporre sanzioni internazionali” contro il Brasile, alla vigilia del vertice G7 di Biarritz in cui vari paesi, capitanati dalla Francia, hanno detto che intendono prendere misure per garantire la protezione ambientale nel paese sudamericano.

“La foresta dell’Amazzonia è una parte essenziale della nostra storia, del nostro territorio e di cio’ che ci fa sentire brasiliani”, ha detto Bolsonaro nel suo intervento, di circa 4 minuti, sottolineando che “la protezione della foresta e’ il nostro dovere: ne siamo coscienti e stiamo agendo per combattere la deforestazione illegale, e qualsiasi altra attivita’ criminale che metta a rischio la nostra Amazzonia”. Poco prima del suo discorso in tv, il presidente brasiliano ha firmato un decreto che autorizza l’uso delle forze armate per combattere gli incendi in Amazzonia.

“Siamo un governo di tolleranza zero con la criminalita’, e nell’area ambientale non sara’ differente”, ha assicurato Bolsonaro. Dopo aver spiegato che “negli anni piu’ caldi, come questo 2019 (gli incendi) avvengono con maggiore frequenza” e anche se quelli attuali “non sono al di sopra della media degli ultimi 15 anni, Bolsonaro ha comunque ammesso che “non siamo soddisfatti con quello che sta succedendo”. “D’altra parte, e’ necessario affrontare queste questioni con serenita’”, ha proseguito il presidente brasiliano, secondo il quale “diffondere dati e messaggi senza fondamento dentro e fuori del Brasile non aiuta a risolvere il problema, e serve solo come strumento politico di disinformazione”. In conclusione del suo intervento, Bolsonaro ha detto che “gli incendi forestali esistono in tutto il mondo e questo non puo’ servire come pretesto per possibili sanzioni internazionali”, perche’ “il Brasile continuera’ ad essere, come e’ stato finora, un paese amico di tutti e responsabile nella protezione della sua foresta amazzonica”.

Continua a leggere

Ambiente

Record di incendi in Amazzonia, Bolsonaro finisce sotto accusa

Avatar

Pubblicato

del

L’Amazzonia brucia e il governo brasiliano finisce nuovamente nel mirino per la sua politica ambientale. Dopo la diffusione di dati che dimostrano un boom degli incendi forestali nel paese, specialmente in Amazzonia, Jair Bolsonaro ha insinuato che le ong straniere potrebbero essere implicate in questo fenomeno, mentre il suo ministro per l’Ambiente, Ricardo Salles, e’ stato fischiato e contestato in una riunione dell’Onu sul cambiamento climatico che si svolge a Salvador de Bahia. Secondo dati diffusi dai media locali, in base ai rilevamenti satellitari dell’Istituto Nazionale di Ricerche Spaziali (Inpe), da gennaio ad agosto gli incendi forestali sono aumentai dell’82% rispetto allo stesso periodo del 2018, il che rappresenta il dato piu’ alto dal 2013, quando iniziarono le rilevazioni del fenomeno, con il 52% dei roghi concentrati nell’Amazzonia brasiliana.

In un discorso a Brasilia, Bolsonaro ha detto che questi incendi, in maggioranza causati da azioni umane, “potrebbero essere stati potenziati dalle ong, perche’ hanno perso i soldi che ricevevano”. Interrogato dai giornalisti, il presidente ha precisato che “non sto dicendo che le ong sono responsabili degli incendi, sto dicendo che qui c’e’ un reato da combattere” ma “esiste un interesse delle ong, che rappresentano interessi diversi da quelli del Brasile”, perche’ “noi abbiamo gli abbiamo tolto molti soldi: dei fondi che venivano da fuori, il 40% andava a loro, e ora non ce l’hanno piu’.

E abbiamo messo fine anche ai contributi pagati con fondi pubblici”. I numeri sulla crescita degli incendi si aggiungono a quelli, anch’essi diffusi dall’Inpe, secondo i quali la deforestazione in Amazzonia e’ cresciuta del 278% nello scorso luglio rispetto allo stesso periodo del 2018. La diffusione di queste cifre ha portato al siluramento del responsabile dell’Inpe, Ricardo Galvao, deciso da Bolsonaro che ha accusato Galvao di “agire al servizio di ong straniere”. La politica ambientale del governo brasiliano ha gia’ portato Germania e Norvegia a decidere la sospensione delle loro donazioni al Fondo Amazzonia, e il clima di tensione era palpabile oggi quando il ministro Salles e’ intervenuto alla Settimana latinoamericana e caraibica sui cambiamenti climatici, organizzata dalle Nazioni Unite a Salvador de Bahia, ed e’ stato fischiato e contestato da molti partecipanti.

Lo stesso Salles, di fatto, aveva annunciato a maggio la cancellazione della riunione di Salvador, sostenendo che siccome il Brasile aveva gia’ rinunciato ad ospitare la Conferenza sul clima dell’Onu (Cop 25, che si svolgera’ invece in Cile, a dicembre) non aveva senso accogliere un appuntamento preparatorio. “Dovrei permettere una manifestazione solo per consentire ai partecipanti di fare turismo a Salvador?”, aveva detto allora il ministro.

Continua a leggere

Ambiente

Ondate di calore sempre più lunghe nell’emisfero Nord

Avatar

Pubblicato

del

Gli scenari che si sono visti ripetutamente nelle scorse settimane, con ondate di calore che hanno flagellato tutto l’emisfero Nord dagli Usa al Giappone, passando per la Francia e l’Italia, sono destinati a peggiorare se non si frena il riscaldamento globale, mantenendolo sotto la soglia di sicurezza indicata dagli esperti. A lanciare l’allarme e’ lo studio pubblicato sulla rivista Nature Climate Change, secondo il quale, se le temperature medie aumenteranno di due gradi, si andra’ verso un allungamento delle ondate di calore e dei giorni consecutivi di pioggia torrenziale. Nello studio i ricercatori della Humboldt University di Berlino hanno elaborato diversi modelli matematici per stimare l’effetto di un aumento della temperatura media mondiale di 1,5 gradi, ossia l’obiettivo indicato dagli accordi di Parigi, e di 2 gradi sulla lunghezza dei periodi di meteo estremo. E’ emerso che con l’aumento di 2 gradi il rischio che nella zona temperata dell’emisfero Nord ci siano ondate di calore lunghe oltre due settimane potrebbe aumentare del 4%, con una punta del 10% negli Usa, mentre la probabilita’ di avere piu’ giorni consecutivi di piogge torrenziali potrebbe salire del 26%.

“Il meteo estremo diventera’ piu’ persistente, con i periodi caldi e secchi e i giorni consecutivi di piogge torrenziali che aumenteranno”, rileva il primo autore della ricerca, Peter Pfleiderer. “L’impatto su salute, ecosistemi, agricoltura ed economia potranno aumentare significativamente con la persistenza di queste condizioni”. Se si riuscira’ a limitare l’aumento a 1,5 gradi, sottolinea lo studio, invece la gran parte degli effetti aggiuntivi non si verificheranno. Le prime conseguenze della ‘febbre del pianeta’, sottolineano gli autori della ricerca, si stanno gia’ vedendo in questi ultimi anni, con record di caldo battuti ripetutamente in tutto l’emisfero. Anche le cronache di questi ultimi giorni lo confermano, con il Giappone che ha visto oltre 100 morti per il caldo nella sola Tokyo. Secondo l’Istituto medico legale, nei 23 comuni della capitale, tra il primo luglio e il 18 agosto il numero dei morti ha raggiunto quota 101, il 90% dei quali con un’eta’ superiore ai 65 anni.

L’Agenzia meteorologica giapponese (Jma) ha riferito che per 24 giorni consecutivi, a partire dal 26 luglio, le temperature hanno sempre superato i 31 gradi, con le medie in agosto che hanno sfiorato i 35 gradi: si tratta dell’estate piu’ calda dal 1876, da quando sono iniziate le rilevazioni ufficiali. Luglio 2019, ha reso noto l’ente degli Stati Uniti per l’Atmosfera e gli Oceani (Noaa) pochi giorni fa, e’ stato il mese piu’ caldo mai registrato nel mondo negli ultimi 140 anni, con una temperatura media globale di 0,95 gradi sopra la media del XX secolo. Il grande caldo ha interessato in questa estate anche i Paesi del Nord Europa, come in Scandinavia e con la Francia che ha battuto tutti i record in molte citta’ settentrionali come Rennes, dove per la prima volta si sono registrati 40 gradi

Continua a leggere

In rilievo