Cronache
Delitto di Garlasco, la nuova ricostruzione dell’accusa: “Aggressione in più fasi e Chiara tentò di difendersi”
La nuova ricostruzione investigativa sul delitto di Garlasco ipotizza un’aggressione sviluppata in più fasi all’interno della villetta di via Pascoli. Gli inquirenti ritengono che Chiara Poggi abbia tentato di difendersi e che Andrea Sempio sia l’autore dell’omicidio. La difesa respinge ogni accusa e resta valida la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
Non è soltanto una nuova indagine. È una nuova narrazione giudiziaria di uno dei delitti più discussi della cronaca italiana.
La Procura di Pavia e i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano stanno progressivamente ricostruendo il delitto di Chiara Poggi in modo profondamente diverso rispetto al passato. Secondo l’attuale ipotesi investigativa, l’omicidio non sarebbe stato un’aggressione rapida e improvvisa, ma un’azione sviluppata in più momenti all’interno della villetta di via Pascoli.
Gli inquirenti ritengono che Chiara abbia tentato di difendersi, di scappare, forse persino di chiedere aiuto.
E che l’assassore — identificato dagli investigatori in Andrea Sempio — si sia fermato infine a osservare il corpo dopo il delitto.
Si tratta però di una ricostruzione accusatoria ancora tutta da verificare nelle sedi giudiziarie competenti. Sempio resta indagato e non condannato, e per lui vale pienamente il principio di presunzione di innocenza.
Le tre gocce di sangue che cambiano la scena del crimine
Uno dei punti centrali della nuova ricostruzione riguarda alcune tracce ematiche che, secondo gli investigatori, non sarebbero state valorizzate adeguatamente nelle prime indagini.
Tre piccole gocce di sangue repertate tra i divani del soggiorno rappresenterebbero, nella nuova ipotesi investigativa, l’inizio dell’aggressione.
È lì che Chiara Poggi si sarebbe trovata quella mattina, probabilmente dopo colazione.
Gli investigatori ipotizzano che i primi colpi siano stati sferrati a mani nude. Forse uno schiaffo. Poi la reazione della ragazza, il tentativo di fuga, la violenza crescente.
La fuga verso l’ingresso e la lotta
Secondo la ricostruzione della Procura, Chiara avrebbe cercato di raggiungere la porta d’ingresso per scappare.
Ma sarebbe stata raggiunta e colpita nuovamente tra il soggiorno e la scala interna della villetta.
In quella fase, sempre secondo gli investigatori, l’aggressore avrebbe lasciato una prima impronta insanguinata sul pavimento: una mano aperta che non sarebbe compatibile con quella della vittima, il cui palmo risultava pulito.
La scena che emerge è quella di una colluttazione lunga e violenta.
Gli investigatori ritengono che Chiara sia stata trascinata, colpita ancora e spostata più volte all’interno dell’abitazione.
Il martello e la scala della cantina
Il momento più feroce dell’aggressione si sarebbe consumato davanti alla scala che porta alla cantina.
Secondo la nuova ipotesi accusatoria, l’arma utilizzata sarebbe un martello con testa squadrata e “coda di rondine”, compatibile con uno strumento denunciato come scomparso dal padre della vittima.
Gli ultimi colpi sarebbero stati inferti quando Chiara era già distesa sui gradini.
È qui che assumono un ruolo centrale le tracce di sangue, le impronte e soprattutto la cosiddetta “impronta 33”, il palmo repertato sul muro della scala e oggi ritenuto dagli investigatori compatibile con Andrea Sempio.
L’analisi delle tracce di sangue
La nuova ricostruzione si basa anche sugli esiti della Bloodstain Pattern Analysis, l’analisi della distribuzione delle tracce di sangue.
Gli accertamenti sono stati affidati agli specialisti del Ris e integrati con le valutazioni dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo.
Secondo l’ipotesi investigativa, il killer avrebbe perfino percorso alcuni gradini della scala della cantina, circostanza che nelle ricostruzioni originarie era stata esclusa.
Le tracce sul muro e sul pavimento verrebbero oggi lette come parte di un unico movimento dell’aggressore all’interno dello spazio ristretto della scala.
Il possibile passaggio in cucina
Gli investigatori ipotizzano inoltre che l’assassino si sia fermato in cucina per ripulirsi.
Il luminol avrebbe evidenziato tracce compatibili con il passaggio di una persona sporca di sangue. Viene citato anche un tappetino ritrovato arrotolato ma mai analizzato.
Sono elementi che la Procura considera rilevanti nella nuova lettura complessiva della scena del crimine.
La difesa e il confine tra ricostruzione e prova
Resta però un punto essenziale.
Quella emersa nelle ultime settimane è la ricostruzione della Procura e degli investigatori.
Non una verità giudiziaria definitiva.
Le difese di Andrea Sempio contestano radicalmente l’impianto accusatorio, la lettura delle tracce e l’interpretazione delle consulenze tecniche.
Ed è proprio qui che si giocherà la partita più delicata: capire se questa nuova ricostruzione riuscirà a trasformarsi in prova processuale solida oppure resterà una ipotesi investigativa suggestiva ma non sufficiente per sostenere una responsabilità penale.
Perché nel caso Garlasco, quasi vent’anni dopo, il rischio di confondere il racconto investigativo con la verità definitiva resta altissimo.
Cronache
Omicidio Pierina Paganelli, assolto Louis Dassilva: scarcerato nella notte
Louis Dassilva è stato assolto in primo grado dall’accusa di avere ucciso Pierina Paganelli. La Corte d’assise di Rimini ne ha disposto l’immediata scarcerazione dopo una lunga camera di consiglio.
Dopo oltre sedici ore di attesa è arrivato il verdetto: Louis Dassilva è stato assolto dall’accusa di avere ucciso Pierina Paganelli. La Corte d’assise di Rimini ha disposto la sua immediata liberazione, chiudendo così il primo grado di giudizio con una decisione destinata ad avere forte impatto sul caso.
Il verdetto nella notte
Il dispositivo è stato letto dalla presidente della Corte d’assise di Rimini, Fiorella Casadei, davanti a un’aula piena. Alla lettura della sentenza è seguito un boato, poi un applauso proveniente dal pubblico.
In aula erano presenti i familiari della vittima, tra cui i figli Chiara, Giuliano e Giacomo Saponi, la sorella e i nipoti di Pierina Paganelli. Alla decisione sono rimasti seduti in silenzio.
L’attesa di Dassilva in aula
Louis Dassilva ha atteso il verdetto in piedi, con le mani giunte verso il basso. Prima della lettura ha rivolto uno sguardo verso i banchi del pubblico e verso la moglie, Valeria Bartolucci, presente alle spalle dei banchi dell’imputato.
Tra il pubblico c’erano anche diversi conoscenti dell’uomo, tra cui un gruppo di senegalesi che ha seguito fino alla fine la lunga attesa della decisione.
La scarcerazione e l’abbraccio con la moglie
Dopo l’assoluzione, Dassilva è uscito nella notte dal carcere di Rimini. Ad attenderlo c’era la moglie Valeria Bartolucci, che gli è corsa incontro per abbracciarlo.
Subito dopo, l’uomo è stato accompagnato dagli avvocati Riario Fabbri e Andrea Guidi in un domicilio diverso da quello di via del Ciclamino, per evitare l’assembramento dei giornalisti.
Le prime parole dopo la liberazione
All’uscita dal carcere, Dassilva ha pronunciato le prime parole da uomo libero: “È stata fatta giustizia, ha vinto solo la giustizia. È la rinascita della giustizia”.
La sentenza è di primo grado. Le motivazioni saranno depositate nei termini previsti dalla legge e solo allora sarà possibile comprendere nel dettaglio il percorso logico seguito dalla Corte. Resta il dolore dei familiari di Pierina Paganelli, mentre il processo si chiude, per ora, con l’assoluzione dell’unico imputato.
Cronache
Pistola con colpo in canna nel marsupio, arrestato un trentenne al Parco Verde di Caivano
I finanzieri del Comando Provinciale di Napoli hanno arrestato un trentenne trovato al Parco Verde di Caivano con una pistola Beretta nel marsupio, caricatore con 15 cartucce e colpo in canna.
Girava in auto nel Parco Verde di Caivano con una pistola nel marsupio, caricatore pieno e colpo in canna. Un trentenne originario di Frattaminore è stato arrestato dai finanzieri del Comando Provinciale di Napoli durante i controlli finalizzati alla prevenzione dell’occupazione abusiva degli appartamenti già sgomberati.
Il controllo dei Baschi Verdi
I Baschi Verdi del Gruppo Pronto Impiego Napoli hanno notato un’autovettura compiere più volte lo stesso giro all’interno del Parco Verde. Il comportamento ha insospettito i militari, che hanno deciso di fermare il veicolo ed effettuare un controllo.
Alla guida c’era un uomo di 30 anni, originario di Frattaminore. Durante l’ispezione, i finanzieri hanno trovato nel marsupio una pistola Beretta FS/98, con 15 cartucce nel caricatore e pronta all’uso.
L’arresto e le accuse
Il trentenne è stato arrestato per detenzione e porto abusivo di armi clandestine e ricettazione. È stato posto ai domiciliari, in attesa dell’udienza di convalida.
La posizione dell’uomo resta sottoposta al vaglio dell’autorità giudiziaria e vale il principio della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
La perizia sull’arma
La pistola e le cartucce sono state sequestrate e saranno sottoposte a perizia balistica. Gli accertamenti serviranno a stabilire se l’arma sia stata eventualmente utilizzata in fatti di sangue o in altri episodi criminali.
Il controllo si inserisce nell’attività di presidio del territorio al Parco Verde di Caivano, dove proseguono le verifiche per impedire nuove occupazioni abusive degli appartamenti già sgomberati.
Cronache
Call center delle truffe a Quarto, anziani nel mirino: quattro arresti
I carabinieri hanno scoperto a Quarto, in provincia di Napoli, una centrale per truffe telefoniche ai danni di anziani. Quattro uomini sono stati arrestati per concorso in frode informatica. Sequestrati cellulari, sim e un computer portatile.
Una stanza trasformata in centrale delle frodi, decine di telefoni cellulari sul tavolo e frasi studiate per ingannare soprattutto persone anziane. A Quarto, in provincia di Napoli, i carabinieri hanno scoperto un presunto call center delle truffe telefoniche, utilizzato per rastrellare denaro dai conti correnti delle vittime.
Le telefonate con il falso maresciallo
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della tenenza di Quarto, dall’appartamento partivano telefonate costruite per convincere le vittime a seguire istruzioni ingannevoli. “Clicchi sul link che le ho mandato e segua le indicazioni”, oppure “Sono il maresciallo della caserma”: sarebbero alcune delle frasi pronunciate dagli indagati, anche con un accento settentrionale ritenuto utile a rendere più credibile il raggiro.
I militari erano già posizionati attorno a una palazzina di via Crocillo, dove avevano individuato l’appartamento sospetto.
Il blitz nell’appartamento
Per entrare, i carabinieri hanno staccato il contatore elettrico, lasciando al buio i quattro uomini presenti nell’abitazione. Uno di loro ha aperto la porta, consentendo ai militari di effettuare il controllo.
All’interno sono stati trovati numerosi telefoni cellulari. Durante l’intervento, uno degli uomini avrebbe tentato di disfarsi di un telefono lanciandolo dalla finestra. Nessuno è riuscito a fuggire.
Sette tentativi di frode documentati
I carabinieri sono riusciti a documentare sette tentativi di frode in corso e una truffa appena consumata ai danni di un’anziana di Roma, alla quale sarebbero stati sottratti 18mila euro.
Nell’appartamento sono stati sequestrati 17 cellulari, un computer portatile e 101 sim telefoniche, materiale ritenuto dagli investigatori compatibile con l’attività fraudolenta contestata.
Quattro arresti e indagini sui contatti
I quattro uomini, tutti napoletani e già noti alle forze dell’ordine, sono stati arrestati per concorso in frode informatica. Si trovano ai domiciliari, in attesa di giudizio.
La posizione degli arrestati resta sottoposta al vaglio dell’autorità giudiziaria e vale per tutti la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva. Le indagini proseguono per ricostruire eventuali altri episodi, identificare ulteriori vittime e verificare l’esistenza di collegamenti con altre reti di truffatori.


