Cronache
Delitto di Garlasco, il caso Chiara Poggi tra condanne, nuove indagini e la pista Andrea Sempio
A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco torna al centro della cronaca giudiziaria con la nuova indagine su Andrea Sempio. Tra perizie genetiche, intercettazioni e ipotesi di revisione del processo Stasi, la Procura di Pavia ritiene che la verità giudiziaria possa cambiare.
Chiara Poggi viene uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco, in provincia di Pavia. La giovane, 26 anni, laureata in Economia, viene colpita mortalmente con un oggetto contundente. A dare l’allarme è il fidanzato Alberto Stasi, allora studente dell’Università Bocconi. Dopo un lungo iter giudiziario, Stasi è stato condannato in via definitiva a 16 anni di carcere. Oggi ha 42 anni ed è in regime di semilibertà.
Le assoluzioni e la condanna definitiva di Stasi
Il procedimento giudiziario ha attraversato anni di colpi di scena.
Le principali tappe:
- 24 settembre 2007: Stasi viene fermato ma subito rimesso in libertà
- 17 dicembre 2009: assoluzione in primo grado
- 6 dicembre 2011: nuova assoluzione in Appello
- 18 aprile 2013: la Cassazione annulla l’assoluzione
- 17 dicembre 2014: condanna a 16 anni nel processo d’appello bis
- 12 dicembre 2015: conferma definitiva della condanna da parte della Cassazione
Nel 2024 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha dichiarato irricevibile il ricorso presentato da Stasi.
La nuova pista: Andrea Sempio
Negli ultimi anni la Procura di Pavia ha riaperto le indagini concentrandosi su Andrea Sempio, amico del fratello della vittima.
Già indagato nel 2017 per la compatibilità del proprio dna con tracce trovate sotto le unghie di Chiara Poggi, Sempio era stato archiviato.
L’11 marzo 2025 viene però nuovamente indagato per omicidio in concorso.
Secondo la Procura di Pavia, oggi la ricostruzione accusatoria sarebbe radicalmente cambiata rispetto alla sentenza definitiva contro Stasi.
Perquisizioni, dna e il martello nel canale
Il 14 maggio 2025 vengono effettuate nuove perquisizioni:
- a casa di Sempio
- nelle abitazioni dei genitori
- nelle case di alcuni amici
Gli investigatori sequestrano telefoni e computer.
A Tromello viene dragato un canale alla ricerca dell’arma del delitto. Gli inquirenti trovano un martello che viene sottoposto ad analisi.
Le nuove indagini della Procura
Nel settembre 2025 la Procura di Brescia apre un’indagine per corruzione in atti giudiziari nei confronti dell’ex procuratore di Pavia Mario Venditti, che aveva archiviato due volte la posizione di Sempio.
Nel dicembre 2025 si svolge l’ultimo atto dell’incidente probatorio, con un duro confronto sulla perizia genetica della consulente Denise Albani.
Secondo la relazione tecnica, il profilo genetico trovato sotto le unghie di Chiara sarebbe compatibile con la linea genetica maschile della famiglia Sempio.
La Procura punta alla revisione del processo Stasi
Il 24 aprile 2026 il procuratore di Pavia Fabio Napoleone incontra i magistrati della Procura generale di Milano.
Secondo quanto emerso, i pm pavesi sarebbero orientati a chiedere la revisione del processo che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi.
Il 29 aprile 2026 viene notificato a Sempio un invito a comparire: per la Procura sarebbe stato lui ad agire da solo.
Il presunto movente e le intercettazioni
Secondo l’ipotesi accusatoria, Andrea Sempio avrebbe ucciso Chiara Poggi dopo un rifiuto seguito a un approccio sessuale.
Una ricostruzione definita “fantasmagorica” dai suoi legali.
Il 6 maggio 2026 viene ascoltato in Procura Marco Poggi, mentre Sempio si avvale della facoltà di non rispondere.
Al fratello della vittima vengono fatte ascoltare intercettazioni in cui Sempio, parlando da solo in auto, farebbe riferimento a un tentativo di approccio respinto da Chiara.
Per l’avvocato Liborio Cataliotti, quelle frasi sarebbero pienamente spiegabili se contestualizzate.
Un caso che continua a dividere
A quasi vent’anni dal delitto, il caso di Garlasco continua a dividere opinione pubblica, investigatori e magistratura.
La Procura di Pavia ritiene oggi che la verità giudiziaria possa essere diversa da quella sancita con la condanna definitiva di Alberto Stasi.
Resta fermo il principio costituzionale secondo cui ogni indagato deve essere considerato non colpevole fino a sentenza definitiva.
Cronache
Banda del buco tra Caserta e Napoli: dodici arresti per rapine a banche, poste e gioiellerie
Dodici persone sono state arrestate tra Caserta e Napoli nell’inchiesta sulla presunta banda del buco, gruppo accusato di rapine e tentati colpi attraverso cunicoli sotterranei. Gli investigatori verificano possibili collegamenti con la rapina al Crédit Agricole del Vomero.
Dodici arresti tra Caserta e Napoli riaccendono i riflettori sulla banda del buco, la tecnica criminale dei tunnel scavati sotto banche, uffici postali e gioiellerie per arrivare direttamente ai caveau o ai locali da svaligiare. L’operazione è stata condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Caserta, sotto il coordinamento della Procura di Napoli Nord.
Le misure cautelari riguardano persone italiane ritenute, a vario titolo, coinvolte in una serie di rapine e tentati assalti nel Casertano. Gli indagati sono da considerare innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.
Il possibile collegamento con il colpo al Vomero
Gli investigatori non escludono collegamenti con la rapina compiuta il 16 aprile scorso al Crédit Agricole di piazza Medaglie d’Oro, al Vomero. In quell’occasione un commando raggiunse il caveau passando attraverso la rete fognaria e tenne in ostaggio 25 persone.
Si tratta, al momento, di una pista investigativa e non di un elemento accertato. Gli inquirenti stanno verificando eventuali punti di contatto tra le modalità operative del gruppo arrestato e quella spettacolare rapina nel cuore di Napoli.
La rapina alla gioielleria Marotta di Aversa
Tra gli episodi contestati figura la rapina alla gioielleria Marotta di Aversa, avvenuta il 20 luglio 2022. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i banditi entrarono nel negozio attraverso un tunnel scavato sotto il pavimento.
I rapinatori, armati di pistole a salve e travisati con tute integrali bianche, immobilizzarono il titolare, il figlio e un cliente. Le vittime furono legate e rinchiuse nel bagno, mentre il gruppo fuggì con gioielli e preziosi per circa 300 mila euro, oltre a un Rolex Air King sottratto al cliente presente nel locale.

L’organizzazione secondo il gip
Nell’ordinanza di oltre 400 pagine, firmata dal gip del Tribunale di Napoli Nord Fabrizio Forte, viene ricostruita la presunta organizzazione del gruppo.
Secondo gli investigatori, uno degli indagati avrebbe avuto il ruolo di palo e coordinatore esterno, monitorando i movimenti nella zona e mantenendo i contatti con gli uomini all’interno del tunnel attraverso un auricolare. Un altro indagato avrebbe invece garantito la fuga di uno dei complici a bordo di uno scooter Piaggio Beverly partito da Giugliano in Campania.
Le accuse contestate
Ai fermati vengono contestati, a vario titolo, i reati di rapina aggravata, porto abusivo di armi, possesso di strumenti da scasso e falsificazione di targhe.
Uno degli arrestati è accusato anche di detenzione illegale di munizioni trovate nella sua abitazione. L’inchiesta coinvolge inoltre altri presunti appartenenti all’organizzazione, indicati dagli inquirenti come promotori di un’associazione per delinquere finalizzata alle rapine con la tecnica del buco.
Le basi operative a Giugliano
Secondo la Procura, il gruppo avrebbe utilizzato come basi operative due bar di Giugliano in Campania, dove sarebbero stati pianificati gli assalti a istituti di credito, uffici postali e gioiellerie.
La tecnica sarebbe stata sempre la stessa: studiare l’obiettivo, individuare l’accesso attraverso la rete fognaria o cunicoli sotterranei, scavare il passaggio e colpire evitando l’ingresso principale.
Carcere e domiciliari per gli indagati
Per diversi indagati il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere, mentre altri sono finiti agli arresti domiciliari. Contestati anche episodi di ricettazione di auto rubate, possesso illegale di armi e riciclaggio dei proventi delle rapine.
L’indagine prosegue per ricostruire l’intera rete dei presunti complici, verificare eventuali responsabilità in altri colpi e chiarire se il gruppo abbia avuto un ruolo anche in episodi recenti ancora al vaglio degli investigatori.
Cronache
Csm, nuove linee guida sulla comunicazione giudiziaria: più tutela per reputazione e presunzione di innocenza
Il Plenum del Csm approva a maggioranza le nuove linee guida sulla comunicazione istituzionale degli uffici giudiziari. Il testo limita il ricorso alle conferenze stampa e rafforza la tutela della reputazione delle persone coinvolte nei procedimenti.
Il Consiglio Superiore della Magistratura cambia le regole della comunicazione giudiziaria e introduce nuove garanzie per la tutela della reputazione delle persone coinvolte nei procedimenti penali. Il Plenum ha approvato a maggioranza la delibera sulle nuove linee guida per la comunicazione istituzionale degli uffici giudiziari, con 4 voti contrari e 3 astensioni.
Una delibera per aggiornare il rapporto tra giustizia e informazione
Il testo, illustrato in Plenum dalla relatrice Claudia Eccher, punta a rendere più sobria, tracciabile e rispettosa dei diritti fondamentali la comunicazione degli uffici giudiziari.
Le nuove linee guida prevedono una maggiore attenzione alla presunzione di innocenza, alla tutela reputazionale delle persone coinvolte nelle indagini e nei processi e alla necessità di evitare comunicazioni sproporzionate rispetto all’interesse pubblico della notizia.
Conferenze stampa più limitate
Uno dei punti centrali della delibera riguarda il ricorso alle conferenze stampa, che viene limitato ai casi in cui vi sia una reale esigenza di comunicazione istituzionale.
L’obiettivo è evitare esposizioni mediatiche non necessarie e contenere il rischio che la comunicazione giudiziaria assuma toni o forme capaci di incidere sulla percezione pubblica delle persone coinvolte, prima di un accertamento definitivo delle responsabilità.
Comunicazioni di aggiornamento sugli sviluppi dei procedimenti
Le linee guida introducono anche l’obbligo di comunicazioni di aggiornamento sugli sviluppi dei procedimenti. Si tratta di un passaggio rilevante, perché spesso la notizia dell’avvio di un’indagine o di una misura cautelare riceve grande attenzione pubblica, mentre gli sviluppi successivi, compresi eventuali proscioglimenti o archiviazioni, restano meno visibili.
La nuova impostazione punta quindi a riequilibrare la comunicazione, garantendo maggiore completezza informativa e riducendo il rischio di danni reputazionali permanenti.
Eccher: pagina storica per i diritti dei cittadini
Claudia Eccher, componente laica del Csm e relatrice della delibera, ha definito l’approvazione delle linee guida una pagina importante e di portata storica per la tutela dei diritti dei cittadini, della presunzione di innocenza e della reputazione delle persone coinvolte nei procedimenti penali.
Secondo Eccher, il Csm ha compiuto una scelta di equilibrio e responsabilità, adeguando le regole della comunicazione istituzionale della magistratura all’ecosistema digitale contemporaneo.
Il peso permanente delle notizie giudiziarie online
La relatrice ha richiamato un punto decisivo: nell’era digitale, una notizia giudiziaria non si esaurisce più nella cronaca del giorno dopo. Resta indicizzata, permanente e capace di produrre effetti duraturi sulla vita personale, familiare e professionale delle persone coinvolte.
Per questo, le nuove linee guida non vengono presentate come una limitazione del diritto di cronaca, ma come uno strumento per definire criteri chiari, oggettivi e non discriminatori nella comunicazione giudiziaria.
Cronaca giudiziaria e diritti fondamentali
La delibera del Csm interviene su un terreno delicato, dove si incontrano esigenze diverse: il diritto dei cittadini a essere informati, il ruolo della stampa, la trasparenza dell’azione giudiziaria e la tutela delle persone non ancora giudicate in via definitiva.
Il principio indicato dalle nuove linee guida è quello di una comunicazione istituzionale corretta, sobria e proporzionata. Una comunicazione che informi senza anticipare giudizi, che rispetti la dignità delle persone e che tenga conto degli effetti permanenti prodotti dalla diffusione online delle notizie giudiziarie.
Cronache
Leonardo Maria Del Vecchio lancia Fondazione Lmdv per inclusione, salute e formazione
Leonardo Maria Del Vecchio vara Fondazione Lmdv per dare continuità ai suoi progetti filantropici nei campi di inclusione, salute, formazione, infanzia e cultura.
Leonardo Maria Del Vecchio mette ordine e continuità nel suo impegno filantropico con la nascita della Fondazione Lmdv, nuovo ente pensato per sostenere progetti di inclusione, salute, formazione, cultura e nuove generazioni.
Il figlio di Leonardo Del Vecchio, oggi chief strategy officer di EssilorLuxottica e presidente del marchio Ray-Ban, intende così trasformare una serie di iniziative personali e collaborazioni con il terzo settore in una piattaforma stabile, capace di costruire alleanze e interventi strutturati sui territori.
Dalla vista all’inclusione sociale
Del Vecchio manterrà anche il ruolo di presidente di Fondazione Onesight EssilorLuxottica Italia, realtà impegnata nella prevenzione e nella cura della vista. È un ambito coerente con la storia industriale del gruppo EssilorLuxottica, leader mondiale nelle lenti e negli occhiali.
La nuova Fondazione Lmdv avrà però un raggio d’azione più ampio. Tra i primi interventi figurano il progetto di co-housing sociale Finalmente Casa!, sviluppato con la Comunità di Sant’Egidio, il programma Mastri 4.0 per la formazione al lavoro, il polo per l’infanzia di Agordo e un nuovo hub culturale a Pietrasanta.
Una filantropia orientata ad autonomia e futuro
Del Vecchio ha spiegato di aver sentito il bisogno di dare una casa e una struttura a un percorso cresciuto negli anni attraverso incontri, responsabilità e progetti concreti.
Nella sua visione, la filantropia non deve limitarsi all’erogazione di risorse, ma deve costruire relazioni, ascoltare i bisogni dei territori e creare condizioni perché le persone possano conquistare autonomia e prospettiva.
Il consiglio di amministrazione della Fondazione
Nel consiglio di amministrazione della Fondazione Lmdv siedono, insieme al fondatore e presidente, Marco Talarico e Alessandro Galleni, già al fianco di Del Vecchio in Lmdv Capital.
Fa parte del cda anche Simone Poli, con esperienze nel terzo settore. Entro il 2026 è prevista inoltre la costituzione di un advisory board composto da esperti provenienti da ambiti diversi.
Il ruolo di Lmdv Capital e l’ingresso nell’editoria
La nascita della Fondazione si inserisce in una fase di forte attivismo per Leonardo Maria Del Vecchio, impegnato anche sul fronte imprenditoriale con Lmdv Capital, società attraverso la quale è entrato di recente nel mondo dell’editoria.
Sul piano familiare e finanziario resta aperto anche il tema della successione e del nuovo assetto di Delfin, la holding fondata da Leonardo Del Vecchio. La Fondazione Lmdv nasce però con una missione distinta: dare continuità a un impegno sociale che punta su persone, comunità e opportunità concrete.


