La maggioranza accelera sulla nuova legge elettorale e prepara un nuovo vertice tra i leader del centrodestra, con l’obiettivo di correggere alcuni punti tecnici della riforma e aprire un confronto con le opposizioni.
Il nuovo incontro potrebbe svolgersi già nelle prossime ore o comunque entro pochi giorni, compatibilmente con gli impegni dei leader e dei ministri coinvolti.
Il nodo principale resta il premio di maggioranza
Al centro del confronto c’è soprattutto il tema del premio di maggioranza previsto nella proposta del centrodestra.
Il testo attualmente in discussione assegna un bonus di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato alla coalizione che supera il 40% dei voti.
Una soglia e un premio che le opposizioni contestano duramente.
Per Giuseppe Conte il premio sarebbe “abnorme” e capace di “distorcere la rappresentatività”.
Anche Elly Schlein ha definito la proposta “irricevibile”.
Il centrodestra cerca il dialogo con le opposizioni
Nonostante le tensioni, ai vertici della maggioranza si fa strada la convinzione che la riforma non possa essere approvata senza almeno un tentativo di dialogo con il centrosinistra.
In questo senso vengono lette le parole del leader di Forza Italia Antonio Tajani, che ha parlato della necessità di “andare avanti parlando anche con le opposizioni”.
Anche il presidente del Senato Ignazio La Russa ha mostrato fiducia: “Se c’è la volontà politica si approverà”.
Le opposizioni accusano la maggioranza
Dal fronte opposto però le critiche restano fortissime.
Secondo il Pd, la riforma rischierebbe di introdurre indirettamente elementi del premierato, progetto costituzionale da tempo bloccato.
Dario Parrini parla apertamente di un tentativo di inserire “surrettiziamente” il premierato nella legge elettorale.
La deputata dem Simona Bonafè critica invece il metodo scelto dalla maggioranza, accusandola di discutere la riforma fuori dal Parlamento.
I timori di incostituzionalità
Nel centrodestra cresce intanto la consapevolezza che il premio di maggioranza possa rappresentare anche un possibile punto debole sul piano costituzionale.
Per questo motivo si starebbe valutando una limatura del bonus previsto al raggiungimento del 40%.
L’obiettivo sarebbe duplice: ridurre le accuse di voler conquistare “pieni poteri” e limitare i rischi di impugnazioni davanti alla Corte costituzionale.
Divisioni anche dentro la maggioranza
La riforma continua però a creare tensioni anche all’interno della stessa coalizione di governo.
La Lega resta contraria all’ipotesi di reintrodurre le preferenze, proposta sostenuta da ambienti di Fratelli d’Italia.
Il partito di Matteo Salvini continua a preferire il sistema dei collegi uninominali.
Dubbi emergono anche sulla proposta avanzata dal forzista Nazario Pagano di distribuire il premio di maggioranza in modo proporzionale tra i partiti della coalizione.
Secondo ambienti leghisti, una soluzione simile rischierebbe di penalizzare le forze politiche più piccole o in calo nei consensi.
Obiettivo: approvare la riforma entro il 2027
La maggioranza punta comunque a portare a termine l’iter della riforma in tempo utile per le elezioni politiche del 2027.
Il testo è attualmente al centro delle audizioni in commissione Affari costituzionali della Camera, che proseguiranno per tutto il mese.
La partita politica resta però apertissima e il confronto con le opposizioni appare ancora molto distante da un’intesa concreta.