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Decreto lavoro, scontro sul salario giusto: cambia l’emendamento ma restano le polemiche

La maggioranza modifica l’emendamento sul salario giusto nel decreto lavoro eliminando il riferimento ai contratti equivalenti. Sindacati e opposizioni restano critici e denunciano il rischio di favorire i contratti pirata.

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Il confronto sul decreto lavoro si trasforma in uno dei principali terreni di scontro politico e sindacale di queste settimane. Dopo le forti contestazioni di opposizioni e sindacati, la maggioranza ha modificato l’emendamento sul cosiddetto salario giusto, ma il clima resta teso e le polemiche non accennano a diminuire.

Il provvedimento, esaminato in commissione alla Camera, è atteso in Aula con il voto di fiducia. Nel frattempo, il testo è stato corretto dai relatori di maggioranza nel tentativo di superare le critiche arrivate sia dal fronte sindacale sia da quello parlamentare.

Cosa cambia nell’emendamento

La riformulazione mantiene il riferimento al Trattamento economico complessivo (Tec), che comprende non soltanto le voci retributive ma anche gli strumenti di welfare previsti dalla contrattazione collettiva.

Rispetto alla versione iniziale, viene però inserito un richiamo esplicito ai contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali maggiormente rappresentative.

Scompare invece il passaggio che aveva suscitato le maggiori contestazioni: quello relativo ai cosiddetti contratti equivalenti. Nella prima formulazione, infatti, anche contratti diversi da quelli leader avrebbero potuto accedere agli incentivi alle assunzioni qualora avessero garantito un trattamento economico complessivo ritenuto equivalente.

Le critiche di sindacati e opposizioni

La modifica non è bastata a convincere opposizioni e sindacati. Cgil, Cisl e Uil continuano a sostenere che il testo non chiuda definitivamente la strada ai cosiddetti contratti pirata, ossia accordi sottoscritti da organizzazioni considerate scarsamente rappresentative e spesso caratterizzati da condizioni economiche meno favorevoli per i lavoratori.

Anche le opposizioni hanno mantenuto una posizione di forte contrarietà. I gruppi di minoranza hanno abbandonato i lavori della commissione prima delle votazioni, denunciando un confronto ritenuto insufficiente e accusando la maggioranza di non aver modificato in modo sostanziale l’impianto della norma.

Dal Partito Democratico, Arturo Scotto e Cecilia Guerra hanno sostenuto che la riformulazione non cambia la sostanza del provvedimento e che la destra starebbe facendo un favore ai contratti pirata.

Ancora più dura la posizione del Movimento 5 Stelle. Il capogruppo in commissione Lavoro, Dario Carotenuto, ha definito il nuovo testo addirittura peggiorativo rispetto alla versione originaria.

La difesa della maggioranza

Di segno opposto la lettura della maggioranza. Il presidente della commissione Lavoro della Camera e relatore del provvedimento, Walter Rizzetto, ha sostenuto che la nuova formulazione rappresenti un punto di equilibrio tra le diverse esigenze emerse nel dibattito.

Secondo Rizzetto, il principio di equivalenza sarebbe già presente nell’ordinamento e il nuovo testo garantirebbe comunque il pluralismo sindacale, senza interferire con il confronto in corso tra le parti sociali.

L’esponente della maggioranza ha inoltre auspicato che sindacati e organizzazioni datoriali possano raggiungere rapidamente un’intesa condivisa sulle regole della contrattazione.

Le altre novità sul rinnovo dei contratti

Nel corso dell’esame parlamentare sono emerse novità anche sul fronte dei rinnovi contrattuali.

Non è stata accolta la proposta della Lega che puntava a introdurre la retroattività degli aumenti salariali per i contratti scaduti.

È invece passata una modifica che rafforza le tutele economiche per i lavoratori in caso di ritardo nei rinnovi. L’adeguamento retributivo anticipato viene infatti portato dal 30% al 50% dell’inflazione Ipca e scatterà dopo nove mesi dalla scadenza del contratto, anziché dopo dodici mesi come previsto nella versione iniziale.

Il nodo dei contratti resta aperto

Il confronto sul decreto lavoro conferma quanto il tema della rappresentanza sindacale e della qualità della contrattazione collettiva continui a dividere politica, sindacati e imprese.

Con il voto di fiducia ormai alle porte, il testo si avvia verso l’approvazione parlamentare, ma il dibattito sul contrasto ai contratti pirata e sulla definizione del salario giusto appare destinato a proseguire anche dopo il via libera definitivo del Parlamento.

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Esteri

Piogge record in Giappone: otto morti, Chiba sommersa e migliaia bloccati a Narita

Un’alluvione provocata da precipitazioni eccezionali ha colpito Chiba, nell’area metropolitana di Tokyo. Il bilancio provvisorio è di otto morti e un disperso. Trasporti paralizzati, evacuazioni e migliaia di passeggeri costretti a trascorrere la notte all’aeroporto di Narita.

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Almeno otto persone sono morte e una risulta dispersa dopo le piogge torrenziali che hanno investito la prefettura di Chiba, a est di Tokyo. Il bilancio resta provvisorio mentre proseguono le ricerche e gli interventi nelle zone isolate.

Il nubifragio ha paralizzato trasporti e servizi nel pieno dell’Obon, la festività buddhista durante la quale milioni di giapponesi tornano nei luoghi d’origine per ricordare gli antenati.

Più di 360 millimetri in un giorno

Nella città di Chiba sono caduti oltre 360 millimetri di pioggia in 24 ore, più di tre volte la media dell’intero mese di agosto. Diverse stazioni meteorologiche della prefettura hanno superato i precedenti record.

L’Agenzia meteorologica giapponese ha diramato l’allerta di livello 5, il massimo previsto, in numerosi comuni interessati da inondazioni e rischio di frane. Nonostante l’attenuazione delle precipitazioni, il terreno saturo e i corsi d’acqua ingrossati continuano a rappresentare un pericolo.

Alcune vittime sono rimaste intrappolate in veicoli sommersi dalle acque. Oltre trenta persone sono rimaste ferite, mentre centinaia di abitazioni risultano allagate o danneggiate.

Settemila passeggeri bloccati a Narita

All’aeroporto internazionale di Narita circa settemila passeggeri hanno trascorso la notte nei terminal. Il personale ha distribuito sacchi a pelo e generi di prima necessità dopo la cancellazione dei voli e l’interruzione dei collegamenti ferroviari e stradali.

Migliaia di pendolari hanno trovato riparo nelle stazioni, negli uffici pubblici e nei municipi. Autostrade e linee ferroviarie sono state chiuse per allagamenti e smottamenti, mentre decine di migliaia di abitazioni sono rimaste temporaneamente senza elettricità.

Oltre 400mila persone hanno ricevuto indicazioni o ordini di evacuazione. Il governo ha mobilitato anche le forze di autodifesa per sostenere i soccorritori.

Il governatore: «Mai visto un disastro simile»

Il governatore di Chiba, Toshihito Kumagai, ha descritto l’evento come una situazione senza precedenti nella propria esperienza amministrativa.

L’impatto è stato aggravato dall’elevata urbanizzazione della regione. Strade asfaltate, superfici impermeabili e sistemi di drenaggio sopraffatti dalla quantità d’acqua caduta in poche ore hanno favorito l’allagamento di quartieri, sottopassi e arterie di collegamento.

Il ruolo del riscaldamento globale

Il riscaldamento globale aumenta la quantità di vapore acqueo che può essere trattenuta nell’atmosfera e crea condizioni favorevoli a precipitazioni più intense. È quindi coerente con l’aumento del rischio di eventi estremi osservato in diverse regioni del pianeta.

Non è però scientificamente corretto attribuire automaticamente un singolo nubifragio al cambiamento climatico senza uno specifico studio di attribuzione. Nel caso di Chiba, gli esperti indicano tra le cause immediate l’incontro tra aria calda e molto umida e masse più fredde presenti in quota.

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Esteri

La Groenlandia blocca le trivelle della compagnia vicina a Trump: mancano i permessi

Le autorità groenlandesi hanno fermato il progetto esplorativo di Greenland Energy nella regione protetta di Jameson Land. La società aveva portato attrezzature sull’isola senza tutte le autorizzazioni necessarie. Le perforazioni non potranno iniziare prima dell’inverno 2027.

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La Groenlandia ha imposto il rinvio delle trivellazioni programmate da Greenland Energy, compagnia petrolifera statunitense sostenuta da investitori e personalità vicine a Donald Trump.

La società aveva fatto arrivare a luglio alcune attrezzature sulla costa orientale dell’isola senza aver ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie. Le prime perforazioni esplorative sarebbero dovute iniziare nelle prossime settimane, ma il governo groenlandese ha stabilito che la procedura di valutazione non potrà essere completata in tempo.

Trivellazioni rinviate almeno al 2027

Le autorità dovranno esaminare l’impatto ambientale e sociale del progetto, previsto nella regione di Jameson Land. Si tratta di un’area umida protetta, popolata da specie rare di uccelli e da buoi muschiati dai quali dipendono anche le attività dei cacciatori locali.

Nella migliore delle ipotesi, le trivellazioni potrebbero cominciare durante l’inverno del 2027. Il rinvio smentisce le previsioni dell’inviato presidenziale statunitense Jeff Landry, secondo il quale il petrolio groenlandese avrebbe potuto entrare in produzione entro una decina di mesi.

È inoltre necessario distinguere tra perforazioni esplorative ed estrazione commerciale: anche l’eventuale individuazione di un giacimento non consentirebbe l’avvio immediato della produzione.

Il progetto da 60 milioni di dollari

Greenland Energy intende finanziare con circa 60 milioni di dollari le attività esplorative, ottenendo in cambio una partecipazione di maggioranza nel progetto. Il partner britannico 80 Mile possiede alcune licenze rilasciate prima del 2021, anno in cui la Groenlandia ha smesso di concedere nuovi permessi petroliferi per ragioni climatiche e ambientali.

L’amministratore delegato Robert Price sostiene che sotto Jameson Land potrebbero trovarsi riserve petrolifere dal valore di mille miliardi di dollari. Si tratta, però, di una stima della società non ancora dimostrata attraverso perforazioni.

Dopo lo stop, Greenland Energy ha dichiarato di voler rispettare le regole groenlandesi e utilizzare il rinvio per perfezionare il progetto e rafforzare i rapporti con le comunità locali.

La vicenda assume anche un significato geopolitico per le ripetute dichiarazioni di Trump sull’interesse statunitense verso la Groenlandia. Le autorità dell’isola ribadiscono però che lo sfruttamento delle risorse naturali deve sottostare alle leggi locali, indipendentemente dai legami politici o finanziari dei potenziali investitori.

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Cronache

Ischia e Procida, camion oltre 35 quintali in partenza da Napoli: circa 40 al giorno

Dopo il sisma del 31 luglio e la scoperta di due edifici pericolanti a Pozzuoli, circa 40 camion al giorno diretti a Ischia e Procida saranno trasferiti allo scalo napoletano di Porta di Massa. Deroga per i mezzi dei rifiuti, ancora da definire la soluzione per gas e carburanti.

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I camion più pesanti diretti a Ischia e Procida partiranno temporaneamente da Porta di Massa, a Napoli. La soluzione è stata confermata dal prefetto Michele di Bari durante la riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica tenuta a Ischia con i sindaci dell’isola.

Il provvedimento è legato alle condizioni di due edifici del centro di Pozzuoli, risultati pericolanti dopo le verifiche effettuate in seguito al terremoto del 31 luglio. Le limitazioni servono a ridurre il passaggio dei mezzi più pesanti lungo le strade di accesso allo scalo flegreo.

Da Pozzuoli soltanto mezzi fino a 35 quintali

Dal porto di Pozzuoli potranno continuare a partire per Ischia e Procida i veicoli lunghi non più di otto metri e con un peso non superiore a 35 quintali.

I camion oltre tale limite saranno invece imbarcati da Porta di Massa. Secondo i dati forniti dal prefetto, il trasferimento riguarderà circa il 25% dei mezzi commerciali diretti abitualmente verso le isole del Golfo: complessivamente una quarantina di camion al giorno.

La riorganizzazione dovrà garantire la continuità nell’approvvigionamento delle merci, evitando nello stesso tempo il transito dei mezzi più pesanti accanto agli edifici danneggiati.

Deroga per i camion dei rifiuti

Resta prevista una deroga per gli automezzi che trasportano i rifiuti dalle isole alle discariche della terraferma.

Non è stata invece ancora assunta una decisione definitiva per le autobotti e gli altri mezzi incaricati di rifornire Ischia e Procida di gas e carburanti. La questione dovrà essere risolta in tempi rapidi per evitare problemi nella distribuzione.

Una misura temporanea

Il prefetto ha precisato che la soluzione non sarà definitiva. I due fabbricati pericolanti dovrebbero essere messi in sicurezza in tempi brevi, consentendo di ripristinare la piena accessibilità al porto di Pozzuoli per tutti i veicoli.

Fino alla conclusione degli interventi, il traffico commerciale destinato alle isole sarà quindi suddiviso tra i due scali: i mezzi più leggeri continueranno a utilizzare Pozzuoli, mentre quelli oltre i 35 quintali partiranno da Napoli.

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