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De Masi al Fatto Quotidiano: Draghi ha chiesto a Grillo di rimuovere Conte, è inadeguato

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“Grillo mi ha raccontato che Mario Draghi gli ha chiesto di rimuovere Giuseppe Conte dal M5s, perchè inadeguato”. Lo dice in un’intervista a Il Fatto Quotidiano Domenico De Masi, professore emerito di Sociologia del Lavoro all’universita’ Sapienza di Roma, coordinatore scientifico della scuola di formazione del M5S, che avrebbe incontrato il garante del Movimento a Roma. “Il tema dell’incontro e’ stato la situazione del Movimento, e la crisi innescata dalla scissione di Luigi Di Maio – dice -Grillo mi ha detto che ha rapporti frequenti con Draghi, cosa che ha raccontato anche ai deputati delle commissioni, mi risulta. Mi ha spiegato che il premier gli manda messaggi sulle cose da fare, sui provvedimenti da approvare, insomma sul rapporto da tenere con il governo”. Sul perche’ Grillo acconsentirebbe, De Masi risponde: “Gli ho posto il tema e lui mi ha risposto: ‘Finora Draghi mi ha dato tutto quello che gli ho chiesto sul piano politico da quando siamo al governo’ e ha aggiunto: ‘Io e il premier ci capiamo, siamo tutti e due dei nonni'”. “Grillo dal governo non vuole uscire – sottolinea De Masi – Gli ho chiesto il motivo e lui mi ha risposto: ‘Non si esce dalla maggioranza per un inceneritore (quello previsto a Roma con una norma del decreto Aiuti, ndr)’. Io comunque credo che il suo no allo strappo dipenda dal suo rapporto con Draghi”. Invece, secondo il sociologo, il rapporto di Grillo con Conte sarebbe “conflittuale, per come lo decodifico io. Penso che Beppe abbia paura di perdere il Movimento, il suo figlio politico. Teme che Conte gli tolga potere, ma il presidente del M5s non e’ un furbastro, e’ un brav’uomo. Inoltre, penso che anche Luigi creda in Draghi. E’ giovane, si e’ lasciato influenzare”. Se De Masi fosse in Conte, “ora me ne andrei. Non puo’ venire una persona da Genova e decidere al posto tuo, dopo che ti sei caricato il peso del Movimento. Non puoi delegittimarlo cosi’: e’ poco dignitoso”.

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Atletica, Europei: Jacobs out e beffa 4×100, Tortu solo bronzo

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Marcell Jacobs si ferma di nuovo e nella staffetta veloce l’Italia e’ beffata con l’ausilio della Var. Filippo Tortu conquista la medaglia di bronzo nei 200 metri e riporta l’Italia sul podio in questa specialita’ agli Europei 44 anni dopo l’oro di Pietro Mennea. A Monaco l’azzurro corre in 20″27, preceduto solo dai britannici Zharnel Hughes (20″07, primato personale stagionale) e Nethaneel Mitchell-Blake (20″17). Azzurri sul podio anche nei 3mila siepi con l’argento di Ahmed Abdelwahed, e la medaglia di bronzo di Osama Zoghlami. Tortu a caldo non nasconde una certa delusione: “Volevo l’oro, questo bronzo mi sta stretto. Domani saro’ piu’ felice”, dice, a caldo, ai microfoni di Rai Sport. Succede di tutto agli Europei di Monaco, compresa un’inedita gara in solitario della Turchia che su decisione dei giudici, anzi del video referee, le consente di ripetere da sola in pista la propria prestazione. A conti fatti, con o senza Jacobs – il cui infortunio e’ ancora da definire e la cui presenza in finale sarebbe stata ancora in forse – niente finale 4×100 per gli azzurri, che pure si erano conquistati a fatica un posto da i migliori 8. In serata poi arriva il ringraziamento della Fidal allo sprinter azzurro e al suo allenatore Paolo Camossi dopo un confronto “con la direzione tecnica, su richiesta del presidente Stefano Mei, per aver dimostrato ancora una volta disponibilita’, abnegazione, generosita’ e spirito di squadra per la maglia azzurra”. La cronaca e’ rapida e dolorosa, perche’ come commenta qualcuno nello staff azzurro, quando qualcosa nasce storto non puo’ finire diritto. La mattinata da dimenticare della 4×100 tricolore all’Olympiastadion comincia poco prima del via: durante il riscaldamento pre-gara Jacobs e’ costretto a rinunciare per un problema fisico e allora subentra Wanderson Polanco nella seconda frazione, in una mattinata fresca e piovosa. L’unico campione olimpico della 4×100 a scendere in pista e’ Lorenzo Patta, che scatta dai blocchi dalla scomoda prima corsia per lanciare l’altro sardo Polanco con un passaggio di testimone non fluido. Tocca quindi al ventenne siciliano Matteo Melluzzo e l’ultimo cambio con Chituru Ali e’ lungo, ma valido. Si trovano a rincorrere gli azzurri: il lombardo, ottavo nella gara individuale, riesce ad agguantare il quinto posto in 39.02 che varrebbe il secondo e ultimo crono di recupero, mentre nella stessa batteria la Germania vince con il record nazionale di 37.97 e firma il miglior tempo del turno. Un’ora e mezza piu’ tardi, arriva la notizia che viene accolta la protesta della Turchia (settima al traguardo in 39.50 nella batteria dell’Italia) per un danneggiamento ricevuto dalla Finlandia nel corso del primo cambio. La squadra turca corre di nuovo da sola (alle ore 12:30) e per soli quattro centesimi si qualifica, con il crono di 38.98, mentre l’Italia resta fuori dalla finale. Difficile dire se con Jacobs in pista le cose sarebbero andate diversamente, perche’ la scelta di non partecipare e’ al limite tra il precauzionale e l’allarme infortunio: gli accertamenti delle prossime ore diranno se i muscoli dell’olimpionico sono solo fragili, o si e’ trattato solo di una legittima paura. Sorride invece la 4X100 al femminile che va in finale: le azzurre in forma e con tana voglia di sorprendere si qualificano con un 43.28, quarto tempo complessivo per Zaynab Dosso, Gloria Hooper, Anna Bongiorni e Alessia Pavese. Avanti anche la 4×400 maschile con Lorenzo Benati, Vladimir Aceti, Brayan Lopez e Pietro Pivotto (3:02.60), fuori la 4×400 donne con Anna Polinari, Raphaela Lukudo, Virginia Troiani, Alice Mangione (3:28.14). Vola in finale Elena Vallortigara nel salto in alto: al bronzo mondiale basta un 1,87 per poter sognare e far sognare. Sorrisi anche per Simone Barontini, che chiude al secondo posto la semifinale degli 800, guadagnandosi l’accesso alla finale. Out Erika Furlani con un 1,78. Eliminata Elena Bello’ nella semifinale degli 800 (2:01.67), fuori anche Roberto Orlando nel giavellotto (73,59).

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Gli Shabaab assaltano un hotel a Mogadiscio

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Al Shabaab torna a colpire in Somalia. Un commando di miliziani islamisti ha sferrato un attacco contro un hotel di Mogadiscio che ha causato vittime, anche se il bilancio dell’assalto in serata era incerto perche’ il commando era ancora asserragliato all’interno della struttura. All’hotel Hayat, nella capitale somala, ci sono stati scontri a fuoco tra le forze di sicurezza e i jihadisti che sono ancora trincerati all’interno dell’edificio, ha riferito un funzionario della sicurezza. “Un’enorme esplosione e’ avvenuta pochi minuti prima che gli assalitori si aprissero il varco nell’hotel”, ha detto il funzionario, Abdukadir Hassan. “Finora non abbiamo i dettagli, ma ci sono vittime e le forze di sicurezza sono ora alle prese con il nemico che e’ trincerato all’interno dell’edificio”, ha aggiunto. Responsabili dei servizi di emergenza hanno affermato che almeno tre persone sono rimaste ferite e testimoni ne hanno segnalate altre due. Il portavoce della polizia somala, Abdifatah Adan Hassan, ha precisato che la prima esplosione e’ stata causata da un kamikaze. Gli aggressori “ora stanno combattendo con la polizia, saranno neutralizzati molto rapidamente”, ha sostenuto. Ancora in serata non era chiaro se le forze dell’ordine avessero ripreso o meno il controllo dell’hotel. Testimoni hanno detto che una seconda esplosione e’ avvenuta pochi minuti dopo la prima, provocando vittime tra i soccorritori, membri delle forze di sicurezza e civili che si erano precipitati all’hotel dopo la prima esplosione. “L’area e’ ora transennata e c’e’ uno scontro a fuoco tra gli aggressori e le forze di sicurezza”, ha confermato un testimone, Mohamed Salad. Al-Shabaab, gruppo legato ad Al-Qaeda e da 15 anni impegnato in un’insurrezione contro il governo federale somalo, ha rivendicato l’attacco. “Un gruppo di attaccanti Al-Shabaab si e’ fatto strada nell’hotel Hayat a Mogadiscio, i combattenti stanno sparando a caso all’interno dell’hotel”, ha scritto il gruppo in una breve dichiarazione su un sito web simpatizzante. Gli Shabaab erano stati cacciati dalle principali citta’ del paese, tra cui Mogadiscio nel 2011, ma restano radicati in vaste aree rurali. Negli ultimi mesi hanno intensificato i loro attacchi. Mercoledi’, l’esercito americano aveva annunciato di aver ucciso in un raid aereo 13 miliziani Shabaab che stavano attaccando i soldati delle forze regolari somale in una remota area di questo Paese nel Corno d’Africa. L’attacco era stato effettuato domenica nei pressi di Teedaan, a circa 300 km a nord della capitale Mogadiscio, secondo una dichiarazione del comando militare americano in Africa (Africom).

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Erdogan da Zelensky: la Turchia sta con l’Ucraina

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Recep Tayyp Erdogan e’ volato in Ucraina da Volodymyr Zelensky per tentare di aprire le porte al tanto sospirato negoziato. La Turchia era e resta “al fianco degli amici ucraini”, il suo messaggio inequivocabile diretto a Mosca, accompagnato allo stesso tempo dalla disponibilita’ ad ospitare nuovamente le parti per discutere di un cessate il fuoco. Per Erdogan la missione in Ucraina, a cui ha partecipato anche il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, e’ servita anche a tenere alti i riflettori sulla centrale nucleare di Zaporizhzhia, pericolosamente al centro del conflitto: “Non vogliamo una nuova Chernobyl”, e’ stato il suo appello. Il primo faccia a faccia con Zelensky dall’inizio della guerra ha permesso a Erdogan di consolidare il suo ruolo di mediatore piu’ accreditato tra Kiev e Mosca. “Sosteniamo l’integrita’ e la sovranita’ territoriale dell’Ucraina”, ha sottolineato il presidente turco in conferenza stampa. Suggellando la visita con un accordo per la ricostruzione delle infrastrutture ucraine. Per la soddisfazione di Zelensky, che ha definito la visita del sultano un “messaggio potente di sostegno” all’Ucraina. Erdogan si e’ comunque rivolto anche a Vladimir Putin, dicendosi pronto ad ospitare i negoziati di pace iniziati a Istanbul ma bruscamente interrotti. Con Zelensky e Guterres “abbiamo parlato dei passi che possiamo fare per porre fine alla guerra”, e di questo il leader turco informera’ il collega russo. Al termine del trilaterale, tuttavia, le altre parti non hanno mostrato lo stesso ottimismo. Secondo un portavoce dell’Onu, Farhan Haq, “negoziati concreti sono ancora lontani”. Mentre Zelensky e’ stato ancora piu’ netto: “Le persone che uccidono, violentano, colpiscono le nostre citta’ ogni giorno non possono volere la pace. Dovrebbero prima lasciare il nostro territorio, poi vedremo”. Centrale a Leopoli e’ stato anche il dossier Zaporizhzhia. “Qualsiasi potenziale danno” alla centrale “e’ un suicidio”, ha avvertito Guterres, secondo cui e’ necessaria un’intesa per la smilitarizzazione dell’impianto. Ma la situazione non sembra vicina ad una soluzione, anche perche’ Mosca e Kiev continuano a scambiarsi accuse di lanciare raid sull’impianto. Sia i russi che gli ucraini, inoltre, sostengono che il nemico stia preparando una “provocazione” alla centrale per domani, mentre Guterres sara’ ancora in Ucraina. Domani il segretario dell’Onu ha infatti in programma una visita al porto di Odessa, per visionare lo stato delle partenze con le navi cariche di grano. L’accordo sottoscritto a luglio tiene ed e’ “senza precedenti”, ha sottolineato Guterres da Leopoli. Sia Erdogan che Zelensky hanno confermato che le cose stanno andando bene e che finora sono state esportate oltre 600mila tonnellate di cereali. L’intesa sul grano resta al momento l’unica buona notizia dopo quasi sei mesi di conflitto. Sul terreno, in questa fase, la Russia continua a tenere alta la pressione su tutti i fronti del conflitto, non solo nel Donbass (si segnalano nuovi raid a Kharkiv, con almeno 12 morti in un condominio), senza tuttavia ottenere un’avanzata sostanziale. Il governo ucraino ha descritto una situazione di “stallo strategico”, in cui “i russi hanno ottenuto solo progressi minimi e in alcuni casi” le forze di difesa hanno “avanzato rispetto al mese scorso”, soprattutto al sud. Senza dimenticare i diversi colpi messi a segno ben oltre le linee nemiche, fino alla Crimea. Proprio mentre dalla regione russa di Belgorod, al confine con l’Ucraina, sono arrivate notizie di incendi sospetti ad un deposito di munizioni. Proprio questo stallo potrebbe spiegare l’apertura di Mosca ad un faccia a faccia tra Putin e Zelensky, finora sempre respinto dallo zar. L’idea del Cremlino, secondo fonti russe interpellate dalla Cnn turca, sarebbe quella di un incontro tra i due leader per “discutere e determinare una tabella di marcia” per la fine delle ostilita’. Affidando poi alle rispettive delegazioni il compito di metterla in pratica. Nel frattempo pero’ i russi hanno inviato un altro segnale, tutt’altro che distensivo, agli europei che sostengono Kiev: aerei da combattimento dotati di missili ipersonici sono stati schierati a Kaliningrad. Una nuova miccia dopo le recenti tensioni nell’enclave russa tra Polonia e Lituania.

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