La Commissione parlamentare Commissione parlamentare Antimafia sta monitorando i contenuti mafiosi sui social network e ha già effettuato circa 70 segnalazioni a TikTok per post che esaltano boss mafiosi o contengono messaggi riconducibili ai clan.
L’attività nasce da un protocollo di collaborazione con la piattaforma, finalizzato a individuare contenuti che possono rappresentare propaganda mafiosa o comunicazioni in codice tra affiliati.
Secondo quanto riferito dalla presidente della Commissione Chiara Colosimo, il lavoro ha già prodotto risultati concreti.
Rimossi il 90% dei contenuti segnalati
Dei contenuti segnalati alla piattaforma, circa il 90% è stato rimosso.
Le segnalazioni riguardano non solo post celebrativi di capi mafiosi ma anche messaggi provenienti da detenuti che, secondo gli investigatori, potrebbero contenere ordini diretti all’esterno o minacce.
In alcuni casi il lavoro di monitoraggio ha portato anche all’individuazione di elementi potenzialmente rilevanti sul piano penale.
Il linguaggio in codice dei clan
Uno dei principali problemi riguarda il linguaggio utilizzato sui social.
Secondo la Commissione, gli algoritmi delle piattaforme spesso interpretano questi contenuti come semplici messaggi personali, senza coglierne il significato nascosto.
Tra i simboli e gli hashtag più utilizzati compaiono espressioni come “presta libertà”, “catene” o emoticon specifiche che, nel linguaggio dei clan, indicano detenuti o richieste di solidarietà.
In altri casi, simboli come il leone vengono utilizzati come riferimento identitario in alcuni ambienti criminali.
TikTok sotto osservazione
Secondo diversi magistrati, tra cui Nicola Gratteri, TikTok sarebbe diventato uno dei social più utilizzati dalle organizzazioni mafiose.
La piattaforma è particolarmente diffusa tra i giovani e questo, secondo gli investigatori, può trasformarla in uno strumento di propaganda e reclutamento.
Le organizzazioni criminali sfruttano inoltre le funzioni dei social per inviare segnali indiretti o messaggi cifrati.
Il tentativo di estendere il protocollo ad altri social
L’iniziativa italiana rappresenta un caso quasi unico a livello internazionale.
La Commissione Antimafia aveva proposto di estendere il protocollo anche ad altre piattaforme del gruppo Meta, ma la proposta non sarebbe stata accolta.
Il lavoro di monitoraggio proseguirà nei prossimi mesi, con l’obiettivo di contrastare l’uso dei social da parte delle organizzazioni criminali per diffondere messaggi, mantenere contatti e rafforzare il consenso nei territori.