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De Bruyne da Guardiola a Conte: Napoli? La scelta migliore, voglio vincere ancora

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“Il Napoli è una nuova esperienza ad alto livello e ne sono entusiasta. Ho passato una vita in Premier, sarò a vita del Manchester City, ma è un’esperienza terminata e cercavo una nuova sfida. Questo progetto mi dà la possibilità di giocare ad alto livello con il club che vuole investire”. Così Kevin De Bruyne si presenta ufficialmente nella sua prima conferenza stampa in maglia azzurra a Dimaro, dove il 34enne belga si allena con la squadra di Conte e dove vuole dimostrare tutte le qualità che lo hanno portato tra i top mondiali degli ultimi anni e con una nuova voglia di ricominciare.

“Vogliamo quest’anno – dice – piazzarci il più alto possibile in campionato e fare un bel percorso in Champions, che ho giocato per dieci anni e non vedo l’ora di giocarci e fare un bel percorso col Napoli. Ero in una situazione nuova in scadenza e pronto a scegliere un team a parametro zero, ma cominciavo a sentirmi stressato. Il Napoli mi ha presentato il suo progetto, così come altre società ma Napoli è stata la scelta migliore. Qui è tutto diverso, c’è il sole e io da calciatore voglio essere competitivo e performante, voglio dimostrare le mie qualità”.

Il belga è già la nuova stella per i tanti tifosi del Napoli a Dimaro e viene celebrato con un piccolo numero 10 sul pantaloncino di allenamento, ma poi avrà la maglia numero 11 nelle gare ufficiali: “Sono rimasto un po’ sorpreso – confessa – perché so che il numero di Maradona è ritirato. E’ stato un bel gesto da parte della società. Ma non dà più responsabilità, quando si gioca in una grande squadra come il Napoli la pressione c’è già, il numero non cambia nulla. Maradona è una leggenda, ha fatto la storia, ne sono orgoglioso ma io sono De Bruyne e voglio essere me stesso”.

De Bruyne ha ancora voglia di vincere dopo una carriera che gli ha portato tra i tanti trofei la Champions League, un Mondiale per club, sei Premier League e due Coppe d’Inghilterra: “Qui partiamo da Conte – afferma – che conosco perché ha allenato Chelsea e Tottenham in Premier, anche se allora giocava a cinque ed è diverso rispetto al suo modulo attuale. So che è molto tattico e avere un allenatore di questo calibro, uno tra i migliori degli ultimi dieci anni, è un gran bel segno. Credo di poter imparare tanto con lui e a inizio campionato sarò pronto sapendo come funziona la squadra. Ho lavorato con Guardiola 9 anni, e prima anche con altri ottimi allenatori. Ogni allenatore ha il proprio stile e i più bravi sono fenomenali dal punto di vista tattico, sono un po’ pazzi, un po’ come noi giocatori. Non credo che la squadra venga costruita attorno a me. Io posso dare il mio contributo con la mia esperienza, ma sostanzialmente sono qui per aiutare la squadra a crescere. Darò il 100%, ci saranno tante partite e servirà il contributo di tutti”.

De Bruyne è pronto a dare il masssimo in un Napoli che si prepara con l’intera rosa e aspetta ancora nuovo acquisti. Il presidente De Laurentiis sottolinea che “c’è stato l’arrivo di Lucca – ha detto a Sky – questo gigante di due metri, con cui ho firmato subito in modo da metterlo a disposizione di Conte. Stasera arriverà Beukema. I nuovi arrivi matureranno con l’aiuto di Conte e di una squadra a cui l’esperienza non manca. Di De Bruyne sono colpito dalla sua grandissima serietà e professionalità, determinerà una gran differenza a centrocampo”. Si avvicina intanto l’incasso dei primi 40 milioni per il trasferimento di Osimhen al Galatasaray, con la seconda rata di 35 milioni l’anno prossimo. L’attaccante nigeriano ha ricevuto l’addio dagli ultras azzurri davanti al Maschio Angioino con uno striscione dal contenuto molto pesante e che gli ha ricordato che a Napoli ha giocato un certo Maradona.

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Argentina, Messi e il popolo: contro la Spagna per entrare nella leggenda

L’Argentina affronta la Spagna nella finale del Mondiale 2026 inseguendo il quarto titolo. Messi punta alla consacrazione definitiva, Scaloni al secondo trionfo consecutivo, mentre una nazione intera si riconosce nella squadra operaia della Selección.

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Un’Argentina di indios, figli del popolo e uomini abituati a non arrendersi. È questa la Selección che Lionel Scaloni ha costruito e portato fino alla finale del Mondiale contro la Spagna.

Non c’è soltanto la classe di Lionel Messi o la “garra” di una squadra capace di rialzarsi nei momenti più difficili. C’è soprattutto l’identificazione profonda con un Paese che si riconosce nella fatica, nella sofferenza e nella capacità di resistere.

“Vogliamo essere ricordati come qualsiasi argentino comune, ovvero come grandi lavoratori che non mollano mai anche se le cose costano fatica. Tutti noi proveniamo dalla classe operaia”, ha spiegato il portiere Emiliano “Dibu” Martínez alla vigilia della partita.

Messi e Scaloni a caccia della storia

Al MetLife Stadium l’Argentina insegue il quarto titolo mondiale della sua storia. Messi, a 39 anni, cerca una consacrazione che potrebbe spingerlo verso il nono Pallone d’Oro.

Scaloni, invece, può raggiungere un primato che appartiene soltanto a Vittorio Pozzo: conquistare due Mondiali consecutivi da commissario tecnico.

Il ct argentino, però, mantiene il tono misurato che lo ha sempre contraddistinto. “Puntiamo alla vittoria, è ovvio, ma anche se non dovesse arrivare, il nostro resterebbe un viaggio incredibile in questo Mondiale”, ha detto durante un incontro organizzato dalla Fifa a New York.

La squadra delle rimonte

Data più volte per sconfitta, l’Argentina è riuscita sempre a rinascere. Le rimonte sono diventate l’immagine simbolo del suo cammino nel torneo, insieme alla capacità di soffrire e reagire.

Per non spezzare l’incantesimo, il presidente Javier Milei ha scelto di seguire la finale da Buenos Aires. La Casa Rosada è stata comunque messa a disposizione della squadra per lunedì.

Le autorità si preparano ad accogliere Messi e i compagni con una folla che potrebbe raggiungere i quattro milioni di persone. Quattro anni fa, dopo la vittoria mondiale, i pullman della nazionale rimasero bloccati tra i tifosi e fu necessario l’intervento degli elicotteri dell’esercito per trasferire i giocatori.

L’asado e il legame con il Paese

Alla vigilia della finale, la Selección ha rispettato un’altra tradizione: l’asado. Le braci sono state accese nel retro dell’albergo di New York e i calciatori, da Lautaro Martínez a Messi, hanno cucinato e mangiato carne insieme.

Un rito semplice e familiare, capace di riportare la squadra alle proprie radici.

“Abbiamo riscoperto qualcosa di estremamente prezioso: la gente guarda le nostre partite indossando la maglia dell’Argentina e abbracciandosi”, ha raccontato Scaloni.

Il ct ha ricordato l’immagine di tifosi del Boca e del River, del Newell’s e del Rosario Central, uniti dalla nazionale. “La squadra percepisce questo senso di unità, sente che la gente è con noi. Spero che il nostro percorso possa aiutare il nostro popolo e il nostro Paese”.

Messi contro Yamal

La finale sarà anche la sfida tra Messi e Lamine Yamal. I due furono fotografati insieme anni fa, quando il talento spagnolo era ancora un neonato, durante un’iniziativa benefica dell’Unicef.

“È pazzesco. Ho fatto una foto con lui quando era neonato e ora ci affrontiamo in una finale mondiale”, ha detto Messi. “Lamine a 19 anni è già tra i giocatori più forti al mondo. Spero soltanto che domani non sia al meglio”.

Scaloni ha reso omaggio al suo capitano: “Bisogna goderselo e dare importanza a quello che fa. È lui la storia, è lui la leggenda”.

Resta il dubbio su chi affiancherà Messi in attacco tra Julián Álvarez e Lautaro Martínez. Ma per il popolo argentino la formazione ideale è già scritta: Messi e altri dieci uomini pronti a lottare per un’intera nazione.

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Rapporto Ue, allarme sull’indipendenza della Rai e sulla libertà di stampa in Italia

La Commissione europea riconosce alcuni progressi dell’Italia, ma segnala rischi per l’indipendenza e la sostenibilità finanziaria della Rai, l’assenza di riforme sulla diffamazione e sulle fonti giornalistiche e il persistere di aggressioni e intimidazioni contro l’informazione.

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L’indipendenza della Rai, la sicurezza dei giornalisti e le garanzie per la libertà di stampa restano tra le principali fragilità italiane indicate dalla Commissione europea nella Relazione sullo Stato di diritto 2026.

Bruxelles riconosce alcuni progressi, in particolare nella digitalizzazione della giustizia e nell’iter parlamentare della riforma del servizio pubblico. Evidenzia però il permanere di criticità strutturali sul finanziamento e sull’autonomia della Rai, sulla diffamazione, sulla protezione delle fonti giornalistiche e sulle intimidazioni contro chi svolge attività d’informazione.

I timori per l’indipendenza della Rai

La Commissione prende atto del progetto di riforma della governance e delle regole di finanziamento della Rai, attualmente all’esame del Senato e concepito per adeguare la normativa italiana all’European Media Freedom Act.

Secondo il rapporto, alcune modifiche sembrano muoversi nella giusta direzione. Tra queste figurano l’allungamento del mandato dei consiglieri di amministrazione, l’eliminazione del potere governativo di nomina diretta e l’introduzione di limiti alle possibili riduzioni annuali del canone. Restano, tuttavia, «preoccupazioni» per i rischi che riguardano il funzionamento indipendente e la sostenibilità finanziaria del servizio pubblico.

Il ritardo nella nomina del presidente del consiglio di amministrazione non avrebbe compromesso, secondo la stessa azienda, la continuità delle attività. Diversi interlocutori ascoltati dalla Commissione ritengono però che lo stallo politico dimostri l’insufficienza delle regole vigenti nel proteggere la Rai da possibili ingerenze indebite. L’Osservatorio europeo sul pluralismo dei media continua infatti a classificare come elevato il rischio relativo all’indipendenza del servizio pubblico.

Il taglio di dieci milioni e il nodo delle risorse

Il rapporto affronta anche il taglio di dieci milioni di euro ai finanziamenti pubblici destinati alla Rai per il 2026.

Il governo lo presenta come un intervento di razionalizzazione dei costi operativi. La Rai e altri soggetti ascoltati da Bruxelles temono invece conseguenze sulla stabilità e sulla prevedibilità delle risorse. L’azienda considera inoltre gli obblighi di contenimento dei costi previsti per il 2026 e il 2027 un rischio per la propria sostenibilità finanziaria e per la capacità di competere sul mercato.

La Commissione registra comunque ulteriori progressi nel percorso legislativo per assicurare al servizio pubblico risorse adeguate e indipendenti. La verifica futura di questi aspetti sarà condotta soprattutto attraverso l’attuazione del regolamento europeo sulla libertà dei media.

Ferma la riforma della diffamazione

Sul fronte della libertà di informazione, Bruxelles rileva che non è stato compiuto alcun progresso nella riforma della diffamazione a mezzo stampa e nella protezione del segreto professionale e delle fonti giornalistiche.

La raccomandazione rivolta all’Italia è di proseguire l’attività legislativa garantendo la libertà di stampa e tenendo conto delle norme europee poste a tutela dei giornalisti.

Nonostante siano allo studio nuove iniziative legislative, aggressioni fisiche, minacce, intimidazioni e azioni legali vessatorie continuano a rappresentare un motivo di preoccupazione. Il rapporto ricorda anche le condizioni economiche precarie di una parte consistente della categoria, considerate un fattore capace di aumentare la vulnerabilità dei professionisti dell’informazione.

L’attentato a Ranucci, l’irruzione a La Stampa e il caso Paragon

Nel documento vengono richiamati l’attentato dinamitardo contro un giornalista e conduttore della Rai e l’irruzione di manifestanti nella sede di un quotidiano. I riferimenti sono, rispettivamente, all’attacco contro Sigfrido Ranucci e al raid nella redazione de La Stampa.

Bruxelles menziona inoltre le indagini delle procure di Roma e Napoli sul caso Paragon e sull’impiego dello spyware contro giornalisti italiani. La Commissione sottolinea la necessità di proseguire gli accertamenti per individuare gli eventuali responsabili.

Il governo, si legge nelle note del rapporto, ha riferito che dalle verifiche finora svolte non sarebbero emerse prove di operazioni compiute dai servizi segreti italiani contro i giornalisti. È stata però confermata la compromissione del dispositivo di un professionista dell’informazione attraverso un software spia.

La Fnsi: «Senza autonomia economica non c’è indipendenza»

La segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante, ha ringraziato la Commissione per avere nuovamente acceso un faro sull’informazione italiana. Ha ricordato che diffamazione, querele temerarie, spyware, tutela della Rai e finanziamento del servizio pubblico sono problemi denunciati da anni dal sindacato.

Per la Fnsi, la libertà professionale non può essere separata dalle condizioni di lavoro: il precariato, le basse retribuzioni e il mancato rinnovo del contratto nazionale rappresentano forme di condizionamento che possono limitare concretamente l’autonomia dei giornalisti.

Anche l’Usigrai sollecita una riforma capace di sottrarre realmente la governance aziendale alle pressioni dei partiti e di garantire risorse certe, nel rispetto dell’European Media Freedom Act.

Le critiche politiche ai magistrati

Le osservazioni della Commissione si estendono anche ai rapporti tra politica e magistratura.

Diversi soggetti consultati hanno segnalato un aumento, per numero e intensità, delle dichiarazioni critiche pronunciate da parlamentari e rappresentanti del governo durante la campagna referendaria sulla separazione delle carriere. In tre occasioni il Consiglio superiore della magistratura è intervenuto a tutela di giudici e pubblici ministeri destinatari di attacchi politici.

La Commissione ricorda che contestare le decisioni giudiziarie rientra nel normale dibattito democratico, ma i poteri esecutivo e legislativo dovrebbero evitare affermazioni capaci di minare l’indipendenza della magistratura o la fiducia dei cittadini nella giustizia.

Giustizia digitale promossa, ferme altre riforme

Il giudizio è più favorevole sulla digitalizzazione della giustizia. Il procedimento penale di primo grado è ormai quasi interamente digitalizzato e Bruxelles raccomanda di completare il sistema in tutti i gradi di giudizio.

Non risultano invece ulteriori progressi sul conflitto di interessi. Sono giudicati limitati quelli compiuti sulla regolamentazione del lobbying, mentre restano bloccati i provvedimenti sulla trasparenza del finanziamento dei partiti e delle campagne elettorali, comprese le donazioni convogliate attraverso fondazioni e associazioni politiche.

Il rapporto assume anche una rilevanza economica crescente. La Commissione ha infatti proposto di rafforzare il collegamento tra Stato di diritto e tutela degli interessi finanziari dell’Unione nel prossimo quadro finanziario pluriennale. Le raccomandazioni non costituiscono automaticamente sanzioni, ma potranno pesare sempre di più nella valutazione sull’accesso e sull’impiego delle risorse europee.

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Modena, uomo ucciso a coltellate nel condominio: arrestata una donna di 44 anni

Rolando D’Ulizia è stato trovato morto sulle scale di un condominio di Modena, colpito da diverse coltellate. Arrestata nella quasi flagranza una donna di 44 anni che avrebbe avuto una relazione con la vittima. Il movente è ancora al vaglio degli investigatori.

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Rolando D’Ulizia è stato ucciso con diverse coltellate nelle prime ore del mattino all’interno di un condominio di via Tignale del Garda, nella zona Morane di Modena. Per il delitto i carabinieri hanno arrestato nella quasi flagranza una donna di 44 anni che, secondo le prime ricostruzioni, aveva avuto una relazione con la vittima. L’accusa contestata è quella di omicidio volontario.

Il corpo dell’uomo è stato trovato intorno alle 8 dai residenti, riverso sulle scale o nell’androne della palazzina e circondato da una vasta chiazza di sangue. I soccorsi non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.

Le coltellate e l’arma gettata nei rifiuti

D’Ulizia sarebbe stato raggiunto da più fendenti, in particolare alla schiena. Nei pressi dell’edificio i militari hanno recuperato un coltello lungo circa 19 centimetri, con la lama ancora sporca di sangue, abbandonato in un cestino dei rifiuti. L’arma è stata sequestrata e sarà sottoposta agli accertamenti scientifici.

La porta dell’appartamento della donna è stata sigillata, mentre i carabinieri del nucleo investigativo e la scientifica hanno effettuato rilievi per diverse ore all’interno del condominio e nelle zone circostanti.

Le urla udite dai residenti

Alcuni abitanti della palazzina hanno riferito di avere sentito una lite durante la notte o alle prime luci dell’alba. Tra le frasi udite ci sarebbe anche un ripetuto invito ad andare via.

Gli investigatori stanno cercando di stabilire se il contrasto sia iniziato nell’appartamento della donna e sia poi proseguito sulle scale, dove l’uomo sarebbe stato colpito mortalmente. La ricostruzione deve ancora essere consolidata attraverso testimonianze, rilievi e accertamenti medico-legali.

L’interrogatorio e l’arresto

La donna è stata accompagnata in caserma e interrogata a lungo. Secondo quanto riferito da alcune fonti giornalistiche, avrebbe ammesso il proprio coinvolgimento nell’accoltellamento. Al termine degli accertamenti è stata arrestata nella quasi flagranza con l’ipotesi di omicidio volontario.

Le dichiarazioni rese dovranno essere valutate dalla Procura e sottoposte al controllo del giudice. L’arrestata deve essere considerata innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Il possibile movente ancora da chiarire

Gli inquirenti stanno approfondendo la natura del rapporto tra la vittima e la donna e le ragioni della presunta lite.

Tra le piste prese in considerazione figurano contrasti legati al denaro o al consumo di sostanze stupefacenti. Si tratta tuttavia di ipotesi investigative che non possono ancora essere considerate accertate.

Anche l’età esatta della vittima è stata indicata in maniera non uniforme dalle prime fonti: alcune parlano di 44 anni, altre di 45 o 46. Gli atti ufficiali consentiranno di chiarire definitivamente anche questo dato.

Un altro omicidio a Palermo

Nelle stesse ore, un altro accoltellamento mortale è avvenuto a Palermo. Vito Petrigno, pensionato di 69 anni, è stato ucciso nel quartiere Bonagia, nei pressi di un edificio di via Papa Giovanni XXIII.

La polizia ha arrestato un vicino di casa di 23 anni, rintracciato dopo la fuga. La moglie della vittima avrebbe assistito all’aggressione. Il movente resta da chiarire: gli investigatori stanno valutando una lite tra vicini, senza escludere altre ipotesi.

Due delitti distinti, consumati a centinaia di chilometri di distanza e ancora circondati da interrogativi sui motivi che hanno trasformato due contrasti in aggressioni mortali.

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