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Politica

Ddl spazio in Aula, alta tensione con Musk su Starlink

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L’uomo di Musk in Italia, Andrea Stroppa (foto Imagoeconomica), è tornato ad attaccare Pd e FdI per il disegno di legge “disposizioni sull’economia dello spazio”, che stabilisce i meccanismi di vigilanza e le autorizzazioni necessarie “per lo svolgimento dell’attività spaziale da parte degli operatori del settore”. Oggetto della disputa fra Stroppa e i partiti è Starlink, il sistema satellitare della società di Musk SpaceX. “Il Pd – ha scritto Stroppa sui social – ha impostato il suo contributo alla legge come una crociata anti-Musk e FdI gli è andata dietro. Starlink non è il giocattolo della politica”. La norma divide anche la politica italiana: il disegno di legge è stato licenziato dalla commissione Attività produttive senza il via libera delle opposizioni. La discussione in Aula alla Camera inizierà lunedì.

“A un certo punto – ha scritto Stroppa – stavano per vietare tutte le tecnologie non europee, come Starlink. Poi si sono resi conto che sarebbero stati gli unici in Europa e nell’Occidente a fare una cosa del genere e si sono fermati. Peraltro, senza un motivo reale. A quel punto, però il dado era tratto. Cavalcando le polemiche, il ddl sullo spazio è diventato uno strumento per tirare per la giacca un sistema satellitare americano: Non possiamo fidarci! Non è sicuro! Non possiamo collaborare perché minacciano di staccarlo agli ucraini”. Fra gli aspetti regolati dalla legge, c’è l’uso dei satelliti nel caso in cui – per situazioni emergenziali o critiche – non siano disponibili le reti terrestri di trasmissione dati: due emendamenti del Pd poi votati all’unanimità dopo una riformulazione voluta dal centrodestra hanno inserito i temi della salvaguardia della sicurezza nazionale e del ritorno industriale per l’Italia.

Per Azione, però, non basta: “Bocciando un nostro emendamento – hanno spiegato i deputati Elena Bonetti e Fabrizio Benzoni – è diventato possibile consegnare la sicurezza della Nazione nelle mani di privati, senza mantenere la proprietà e il controllo esclusivo della crittografia e delle componenti software e hardware”. Sullo sfondo, ci sono i sospetti delle opposizioni, che temono un appiattimento del governo alle esigenze di Musk, visti gli ottimi rapporti della presidente del consiglio Giorgia Meloni con l’imprenditore americano e con il suo sponsor politico, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Durante la direzione del partito, la segretaria Pd Elly Schlein ha messo in allarme anche sul “conflitto di interessi e gli oligopoli. Non può essere Musk a decidere il volume della voce dei suoi avversari politici. L’Ue deve intervenire”.

Il segretario di Azione Carlo Calenda ha intanto annunciato una norma chiamata “Scudo democratico, per potenziare i mezzi di controllo sulle attività di disinformazione derivanti da ingerenze straniere e sui finanziamenti illeciti di queste attività. Mosca cercherà di disarticolare, anche con l’aiuto degli Usa, le nostre democrazie, per farne Paesi vassalli”. Per il centrodestra, a rispondere alla polemica di Stroppa è stato il capogruppo di Fi al Senato, Maurizio Gasparri: “Perché risponde così? Forse perché volevano vendere qualcosa e gli hanno detto di no…”, ha detto, ricordando che quando Stroppa andò a Palazzo Chigi, insieme al fratello di Musk, tentò di “vendere un sistema di satelliti per illuminare i monumenti di Roma”.

Nonostante la censura di Gasparri a Stroppa, le opposizioni continuano a temere per l’atteggiamento del centrodestra verso il magante americano: “Il ddl Spazio è un provvedimento di manica molto larga verso le grandi major internazionali del settore, a partire da quella che fa capo a Elon Musk – ha detto la deputata Emma Pavanelli – Quindi speriamo che la legnata di Stroppa a Fdi apra gli occhi una volta per tutte al partito della premier. La premier plachi la sua sbandata per il magnate”.

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Politica

Napoli, consiglieri eletti in Regione: solo Madonna si dimette, tensioni nella maggioranza

Quattro consiglieri comunali eletti in Regione. Si dimette solo Madonna. Flocco pronto a lasciare, Simeone e Andreozzi restano. Tensioni nella maggioranza e nodo giunta Manfredi.

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Sono quattro i consiglieri comunali eletti al Consiglio regionale: Salvatore Madonna (Pd), Salvatore Flocco (M5s), Nino Simeone (Psdi, lista “Fico Presidente”) e Rosario Andreozzi (Avs).

Ad oggi solo Madonna ha rassegnato le dimissioni dal Consiglio comunale. Al suo posto subentra Tommaso Nugnes, figlio dell’ex assessore Giorgio Nugnes, figura storica dell’amministrazione Iervolino, cui è intitolata la sala conferenze del Consiglio comunale.

Nugnes lascia l’incarico di assessore alla Municipalità Soccavo-Pianura. Per il Pd si apre quindi un nuovo spazio da coprire.

Flocco verso le dimissioni, Simeone resta

Potrebbe dimettersi a breve anche Salvatore Flocco. Il consigliere del M5s ha annunciato l’intenzione di lasciare entro un paio di settimane, dopo l’approvazione del bilancio metropolitano. Al suo posto subentrerebbe Manuela Amato.

Diversa la posizione di Nino Simeone. Il consigliere, presidente della Commissione Infrastrutture e Trasporti a Napoli e componente della stessa commissione in Regione, ha chiarito di non voler lasciare l’incarico comunale. Motiva la scelta con la volontà di continuare a seguire i dossier sui trasporti cittadini, tema che ha caratterizzato la sua elezione.

Secondo quanto riferito, Simeone potrebbe valutare un passo indietro solo su esplicita richiesta del sindaco Gaetano Manfredi. Al momento, però, non risultano decisioni in tal senso.

Andreozzi: “Non mi dimetto”

Anche Rosario Andreozzi ha escluso le dimissioni. È attualmente consigliere regionale, comunale e metropolitano. Ha precisato di essere in aspettativa dall’azienda partecipata Napoli Servizi e di percepire una sola indennità, quella regionale.

La scelta di restare è motivata, secondo quanto dichiarato, da ragioni politiche e di continuità amministrativa, in particolare su vertenze legate all’edilizia pubblica e alle Vele di Scampia. Un eventuale subentro, ha spiegato, modificherebbe gli equilibri interni alla maggioranza.

Giunta e equilibri politici

Le dimissioni parziali e le permanenze aprono un confronto più ampio sulla tenuta della maggioranza. Non si escludono rimescolamenti nelle presidenze di commissione qualora emergessero squilibri tra le forze politiche.

Sul fronte giunta, il sindaco Manfredi non ha ancora sciolto i nodi aperti: restano vacanti una casella in quota Pd, mai sostituito Paolo Mancuso, e una in quota M5s dopo l’elezione di Luca Trapanese in Regione. Le deleghe al welfare sono state temporaneamente assegnate a Chiara Marciani.

Il confronto politico potrebbe intensificarsi nelle prossime settimane, anche alla luce dell’imminente avvio della campagna elettorale e della prospettiva di un eventuale secondo mandato del sindaco. Il Pd, con il nuovo segretario provinciale Francesco Dinacci, è chiamato a definire una proposta unitaria per incidere sugli equilibri dell’esecutivo cittadino.

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Politica

Pd Napoli, eletto Dinacci: ha incassati mille voti in più di Piero De Luca segretario regionale

Francesco Dinacci nuovo segretario del Pd Napoli con il 97%. Si apre la fase delle amministrative e del tavolo del campo largo tra Pd e M5s. I nodi De Luca e Mastella.

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Con l’elezione di Francesco Dinacci a segretario metropolitano del Pd di Napoli si apre ufficialmente la fase che porterà alle prossime elezioni amministrative. La proclamazione è fissata per il 20 febbraio.

Dinacci è stato eletto con il 97% dei voti, con un’affluenza superiore al 55% degli aventi diritto: 3.274 votanti, circa mille in più rispetto al congresso regionale di fine estate che aveva portato Piero De Luca alla guida del Pd campano.

Una partecipazione significativa, nonostante la presenza di un’unica mozione congressuale.

Priorità: tavolo del campo largo

Chiusa la fase congressuale, il primo obiettivo politico è l’insediamento del tavolo del cosiddetto campo largo, sull’asse Pd-M5s e alleati civici.

A sollecitarlo è il presidente del Consiglio regionale, Massimiliano Manfredi, che indica nella replica del “modello Napoli e Regione” la strada per affrontare la tornata amministrativa. Un modello che però, in alcune realtà locali come Portici e Castellammare, incontra resistenze e tensioni.

Dinacci, dal canto suo, annuncia l’avvio di un confronto con mondo sindacale, cultura, economia e sociale per definire un’agenda sui temi dello sviluppo della città e dell’area metropolitana nella nuova fase della Regione Campania.

Il nodo De Luca e le tensioni interne

Sul piano politico regionale resta centrale la posizione dell’ex governatore Vincenzo De Luca, intenzionato a tornare in campo a Salerno, anche in una prospettiva non allineata al Pd nazionale. Una dinamica che potrebbe incidere sugli equilibri con il Movimento 5 Stelle in vista delle future elezioni politiche.

A rafforzare il quadro interviene Clemente Mastella, leader di Noi di Centro, che si dice pronto a sostenere De Luca a Salerno e chiede chiarezza sugli equilibri territoriali, ponendo anche la questione Benevento in vista delle amministrative del 2027. Un richiamo che segnala come l’alleanza larga non sia automatica ma legata a equilibri politici complessi.

Organigramma e nuovi equilibri

Nelle prossime settimane il Pd napoletano dovrà completare l’insediamento degli organi dirigenti. Alla presidenza dovrebbe andare una donna, con il nome dell’ex parlamentare Susy Tartaglione indicato come probabile, in un’ottica di equilibrio tra le diverse sensibilità interne.

Il nuovo corso del Pd Napoli si apre dunque con un mandato ampio ma con un’agenda politica fitta di dossier: alleanze, candidati, equilibri regionali e la costruzione di un fronte competitivo contro il centrodestra nelle prossime amministrative.

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Nasce Futuro Nazionale, lo statuto del partito di Roberto Vannacci

Depositato lo statuto di Futuro Nazionale, il partito guidato da Roberto Vannacci: 56 articoli, cinque fondatori, struttura organizzativa e battaglie identitarie.

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È uno statuto articolato, composto da 56 articoli e 4 disposizioni transitorie, quello di Roberto Vannacci, che dà forma giuridica a Futuro Nazionale. Il documento è stato firmato nei giorni scorsi davanti a un notaio in Toscana.

Secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, i cinque soci fondatori sono:

  • Roberto Vannacci, presidente nazionale con mandato triennale
  • Massimiliano Simoni, coordinatore nazionale, ex consigliere regionale leghista in Toscana
  • Edoardo Ziello, deputato ed ex Lega, responsabile organizzativo nazionale
  • Rossano Sasso, deputato ed ex Lega, con delega per il Sud Italia
  • Annamaria Frigo, responsabile nazionale del tesseramento

Tesseramento e struttura interna

Lo statuto prevede tre tipologie di tessera:

  • simpatizzanti, senza diritto di voto
  • soci ordinari
  • soci onorari
    Queste ultime due con pieno diritto di voto.

È inoltre stabilito che entro tre anni si dovrà tenere il primo congresso nazionale, seguito dall’avvio dei congressi regionali, provinciali e comunali.

Dal punto di vista organizzativo, il partito si dota, sia a livello nazionale che territoriale, di:

  • un esecutivo
  • un’assemblea
  • una direzione disciplinare
  • un responsabile della componente giovanile
  • un responsabile amministrativo

Simbolo e denominazione

Il simbolo di Futuro Nazionale prevede:

  • sfondo blu
  • in alto il nome del movimento
  • al centro un nastro tricolore (non una fiamma, precisano fonti parlamentari)
  • in basso il cognome Vannacci in giallo
  • La denominazione ufficiale del partito è “Futuro Nazionale con Roberto Vannacci”.

Linee politiche e obiettivi

Nel documento statutario trovano spazio le principali battaglie identitarie del movimento. Tra queste è esplicitamente citata la remigrazione, definita come “attuazione della difesa dei confini e dell’identità italiana”, qualificata come una politica che “scaturisce da un valore”.

Gli obiettivi dichiarati comprendono:

  • sicurezza interna ed esterna
  • difesa dei confini nazionali
  • tutela della famiglia naturale e della vita
  • promozione della partecipazione popolare alla vita politica
  • miglioramento della qualità del lavoro e dei salari
  • riduzione della pressione fiscale
  • sostegno all’attività d’impresa
  • miglioramento delle condizioni abitative
  • maggiore equità nei criteri dell’edilizia residenziale pubblica

Un nuovo soggetto nel panorama politico

Con il deposito dello statuto, Futuro Nazionale compie il primo passo formale come soggetto politico organizzato. Resta ora da verificare quale spazio saprà ritagliarsi nel centrodestra italiano e quale sarà la sua capacità di radicamento territoriale, a partire dalla fase congressuale prevista dallo stesso statuto.

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