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Dati rubati su Facebook, ecco come capire se il vostro profilo è stato violato

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Un database con informazioni su 533 milioni di utenti Facebook è disponibile online. Pubblico e gratuito – basta avere qualche abilità tecnica per scaricarlo – contiene i numeri ID dei profili ma anche nomi e cognomi, date di nascita, numeri di telefono e mail di utenti provenienti da 106 Paesi. In Italia sono 35 milioni i soggetti coinvolti. E forse la prima domanda che sorge spontanea è: sono tra questi?

Come controllare i dati se sono stati compromessi

Ci sono un paio di siti utili per scoprire se i tuoi dati sono stati compromessi. Il più famoso è Have I Been Pwned. Basta andare a questo indirizzo e inserire la propria mail o il proprio numero di telefono per scoprire se e quante volte queste informazioni sono state violate. Per esempio potreste ritrovarvi parte di un breach di siti che ormai non utilizzate più da tempo, non solo quello di Facebook. Il sito vi dirà anche se è stato registrato solo l’indirizzo di posta o anche la password. Un’altra possibilità è un sito chiamato The News Each Day, che si concentra sul destino del vostro numero di telefono. Secondo David Johnstone, il creatore del sito, per proteggere la tua privacy, il sito genera numeri di telefono casuali che iniziano con le stesse cinque cifre del tuo numero e invia 99 numeri falsi e uno reale al server, così non può sapere qual è il numero autentico.

Come proteggersi in caso di violazione dei dati

Se scoprite che i vostri dati sono stati violati , l’unica cosa da fare è cambiare le password legati ai siti compromessi e gestirle al meglio – magari con un password manager – così da avere un codice diverso per ogni piattaforma. E soprattutto per prevenire possibili conseguenze nel caso avvenga una nuova violazione. Gli esperti consigliano, comunque, di non usare più il numero di telefono associato a Facebook per la verifica a due fattori. Potrebbe già essere stato clonato oppure sfruttato per inviarci truffe.

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Bezos alla Nasa: “sconto” da 2 miliardi per portare i vostri astronauti sulla Luna

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Jeff Bezos offre alla Nasa uno sconto di 2 miliardi di dollari per assicurarsi il contratto per portare astronauti sulla Luna. Una commessa, riportano i media americani, per la quale la Nasa ha scelto SpaceX di Elon Musk in aprile citando limiti di bilancio. Ora arriva invece la proposta di Bezos contenuta in una lettera, nella quale il patron di Amazon ribadisce che a Blue Origin non e’ stata concessa la possibilita’ di rivedere il costo dell’offerta per la missione sulla Luna. Una missione storica che dovrebbe includere la prima donna e il primo afroamericano. “Invece di un approccio a una sola fonte, la Nasa dovrebbe abbracciare la strategia della concorrenza, che previene la possibilita’ che un’unica fonte abbia un’eccessiva leva sulla Nasa”, mette in evidenza Bezos.

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La sonda InSight svela il “cuore” di Marte

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Per scoprire cosa si nasconde nel profondo del cuore bisogna saper cogliere ogni suo fremito, ogni sussulto. E’ quello che ha fatto la sonda InSight della Nasa su Marte, riuscendo a mappare per la prima volta il ‘cuore’ del pianeta grazie allo studio della propagazione delle onde sismiche che lo scuotono. Una sorta di ‘ecografia’, mai tentata prima su un pianeta diverso dalla Terra, che ha permesso di stimare lo spessore della crosta, la struttura del mantello e le dimensioni del nucleo. I risultati sono frutto di tre studi internazionali che conquistano la copertina di Science, tanto sono importanti per fare luce sulla formazione e sull’evoluzione del Pianeta Rosso che in questo 2021 ha riacceso gli animi con ben tre nuove missioni (l’emiratina Hope, la cinese Tianwen-1 e la statunitense Mars 2020) a caccia di vita. Per InSight, approdata su Marte a fine 2018, “e’ stato come auscultare il battito cardiaco di un paziente per capire le sue condizioni di salute”, commenta Filippo Giacomo Carrozzo, ricercatore dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell’Inaf. “Lo ha fatto grazie a un sismometro molto sensibile, capace di rivelare tremori del sottosuolo delle dimensioni di un atomo di idrogeno”. Lo strumento ha iniziato a rilevare terremoti a febbraio 2019, “dandoci la prima conferma diretta della loro esistenza: le scosse registrate hanno tutte magnitudo inferiore a 4 e hanno per lo piu’ origine nella crosta”. La loro propagazione nel sottosuolo “ci offre la prima osservazione diretta della struttura interna del pianeta, che finora – ricorda l’esperto – avevamo potuto sol dedurre da modelli teorici”. I dati dimostrano che sotto il sito di atterraggio di InSight, vicino all’equatore marziano, la crosta e’ composta da piu’ strati con almeno due o tre interfacce. “Estrapolando i dati su tutto il pianeta, si deduce che la crosta ha uno spessore medio compreso tra i 24 e i 72 chilometri”, precisa Carrozzo. Proseguendo verso il centro del pianeta, sotto lo strato roccioso del mantello, c’e’ poi il grande nucleo, che ha un raggio di quasi 1.830 chilometri, circa la meta’ di quello del pianeta. “La vera sorpresa e’ che il nucleo sembra essere ancora liquido e non solido come pensavamo: e’ meno denso del previsto, formato da una lega di ferro e nichel con altri elementi piu’ leggeri e arricchito di zolfo”, spiega l’esperto Inaf. La presenza di un mantello piuttosto sottile, probabilmente privo del minerale bridgmanite presente invece nel mantello terrestre, implica che il nucleo primordiale di Marte potrebbe essersi raffreddato piu’ velocemente di quello terrestre: il calore emesso avrebbe cosi’ prodotto correnti elettriche dando origine a una geodinamo che avrebbe creato un campo magnetico. Secondo Carrozzo, “questi dati, insieme alla magnetizzazione della crosta marziana misurata da InSight, suggeriscono che in passato potrebbe esserci stato un campo magnetico simile a quello terrestre, in grado di agire come uno scudo proteggendo eventuali forme di vita dalle radiazioni e dal vento solare”.

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Bezos tocca terra dopo qualche ora nello spazio: è il miglior giorno in assoluto della mia vita

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‘Il miglior giorno in assoluto’: cosi’ Jeff Bezos ha commentato il successo del volo suborbitale dall’interno della capsula New Shepard appena atterrata. Il patron della Blue Origin ha salutato dal finestrino col pollice alzato il team accorso per il recupero dell’equipaggio e, una volta indossato il proprio cappello texano, e’ stato il primo a uscire dal portello per riabbracciare amici e parenti e stappare una bottiglia di champagne. Tutti i membri dell’equipaggio sono usciti sorridenti e in ottime condizioni.

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