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Dall’Italia un drone solare per le missioni umane su Marte

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Sarà testato nel deserto dello Utah durante alcune simulazioni Un drone alato a energia solare per affiancare gli astronauti nelle future missioni di esplorazione di Marte: si chiama ‘X5′ ed e’ un piccolo velivolo autonomo, sviluppato dalla societa’ italiana Vector Robotics, che nei prossimi mesi sara’ testato durante alcune simulazioni nel deserto dello Utah, negli Stati Uniti. Il progetto e’ presentato nel seminario online “Droni con le ali” promosso da Roma Drone Conference, l’evento professionale dedicato alla drone community italiana. Il drone X5 e’ un convertiplano, in grado di decollare e atterrare verticalmente, e ha capacita’ di volo automatico.

E’ stato progettato come banco di prova del velivolo che potra’ essere usato in futuro su Marte: infatti sara’ parte integrante delle missioni internazionali di simulazione ‘Amadee21’ e ‘Smops’, che si svolgeranno tra ottobre e novembre presso la Mars Desert Research Station (MDRS) nel deserto dello Utah: l’obiettivo sara’ sperimentare la mappatura in 3D della superficie marziana in connessione con un rover a terra e simulare voli di ricerca e soccorso di possibili astronauti in pericolo. E’ allo studio anche una versione terrestre di questo drone a propulsione solare, denominata ‘EOS’ e utilizzabile per attivita’ di osservazione e ricerca a lungo raggio. EOS e’ progettato per garantire un’autonomia di volo di tre ore, la piu’ lunga attualmente presente sul mercato in questa categoria. E’ dotato di una struttura modulare, di due fotocamere (visibile HD e termica) e puo’ raggiungere una quota di 4.500 metri e una distanza di 20 chilometri. Potra’ essere impiegato per missioni di aerofotogrammetria, sorveglianza e soccorso.

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Corona Virus

Coronavirus, il contagio in Campania: 2.843 positivi, 24 morti e aumentano i ricoverati

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Nella Campania ormai a un passo dalla zona rossa (a partire da lunedì) i contagi continuano a correre: i positivi registrati nelle ultime 24 ore, secondo i dati del bollettino dell’Unità di crisi della Regione Campania, sono 2.843 su 25.527 tamponi effettuati, ovvero un indice di positività dell’11,13 per cento. I guariti sono solo 596, molto pochi rispetto ai positivi.

Salgono i ricoverati in terapia intensiva che sono ora 148, a fronte di 656 posti di terapia intensiva disponibili ma non solo per il Covid ma per tutte le patologie, quindi in buona parte occupati. 1.385 i posti di degenza occupati, 24 i morti.

Questo il bollettino dell’Unità di crisi della Regione Campania di oggi:
Positivi del giorno: 2.843 (di cui 405 casi identificati da test antigenici rapidi)
di cui
Asintomatici: 2.232
Sintomatici: 206
* Sintomatici e Asintomatici si riferiscono ai soli positivi al tampone molecolare
Tamponi del giorno: 25.527 (di cui 5.038 antigenici)
Totale positivi: 282.661 (di cui 8.054 antigenici)
Totale tamponi: 3.066.706 (di cui 132.169 antigenici)
Deceduti: 24 (*)
Totale deceduti: 4.451
Guariti: 596
Totale guariti: 190.777
* 17 deceduti nelle ultime 48 ore, 7 deceduti in precedenza ma registrati ieri
Report posti letto su base regionale:
Posti letto di terapia intensiva disponibili: 656
Posti letto di terapia intensiva occupati: 148
Posti letto di degenza disponibili: 3.160 (**)
Posti letto di degenza occupati: 1.385
** Posti letto Covid e Offerta privata.

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Economia

Campania in zona rossa, l’allarme di Schiavo, Confesercenti: ristori adeguati oppure il Sud morirà nelle mani di Draghi

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Alla vigilia del rientro in zona rossa il presidente di Confesercenti Campania Vincenzo Schiavo lancia l’allarme: si fa sempre più delicata ed incerta la condizione economica delle imprese campane. In  assenza di immediati sostegni il provvedimento rischia di tramutarsi in un colpo mortale per le aziende. Saranno 400mila le imprese che si fermeranno a partire da lunedì, lasciando a casa 800mila lavoratori. “Tutto ciò accade in un periodo importante come quello della Pasqua – commenta rammaricato Schiavo -. Agli imprenditori campani, ai loro dipendenti e di conseguenza alle loro famiglie, dopo un Natale triste e amaro per le restrizioni e la mancanza di soldi, toccherà vivere anche un periodo pasquale fra malinconia e angoscia, con mille incertezze sul futuro”.

Secondo il presidente di Confesercenti, con la zona rossa la nostra Regione brucerà altri cinque miliardi di fatturato. E la necessità di ristori immediati mal si concilia con i tempi lunghi della politica. “Avevamo lavorato col governo Conte per far giungere in tempi brevi ristori adeguati a tutte le imprese, senza la selezione per codici Ateco. Draghi, invece, con un colpo di spugna, ha cancellato tutto – denuncia Schiavo -. Si parla di rimborsi alle imprese relativi solo a gennaio e febbraio 2021, sono giusti e sacrosanti, ma non bastano. Le imprese devono ricevere il contributo per il mancato fatturato 2020 rispetto al 2019, altrimenti il Sud morirà nella mani di Draghi, è bene che il primo ministro lo sappia”.

Schiavo denuncia anche un uso strumentale della burocrazia, per mettere regole sempre più stringenti per l’accesso ai ristori. Negli ultimi dodici mesi infatti “chi fa impresa in Campania ha dovuto adeguarsi a 532 provvedimenti del governo nazionale e circa 500 provenienti da Regione e Comune, una vera follia!”. Da qui la richiesta al governo di Draghi di intervenire immediatamente, perché “le imprese sono in ginocchio, gli imprenditori non ce la fanno più e con loro i lavoratori e tutto il tessuto economico della Campania. Con la decisione di passare in zona rossa, per la maggior parte delle imprese della nostra Regione i giorni di chiusura da marzo 2020 diventeranno oltre 120”.

La crisi economica legata alla pandemia ha già inferto colpi mortali al tessuto economico regionale. Secondo Confesercenti, sono oltre 6mila le imprese che hanno già chiuso i battenti in maniera definitiva, un dato che ha significato la perdita di 20mila posti di lavoro. “Oggi le imprese in Campania – conclude Schiavo – in gravissima sofferenza sono 30mila; se non dovessero farcela a superare la crisi Covid, metterebbero per strada altri 100mila lavoratori”.

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Elezioni comunali, Napoli diventa un laboratorio politico per le nuove alleanze dei partiti

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La partita delle elezioni amministrative a Napoli è un banco di prova interessante per le nuove alleanze che i partiti stanno considerando in tutte le grandi città in cui si doveva eleggere il primo cittadino. A Napoli, lo slittamento ha generato qualche malumore e qualche sospiro di sollievo piu’ o meno celato. Allo stato, infatti, le uniche candidature palesi erano quelle di Alessandra Clemente, assessore per tutte le stagioni nei 10 anni delle due consiliature di Luigi de Magistris, ora impegnato nella corsa alla presidenza della regione Calabria; di Antonio Bassolino, già in campo da tempo in una campagna elettorale via social, come via social è stata la sua discesa in campo, divisiva dentro il Pd. C’è poi la candidatura identitaria, di bandiera, della destra con Sergio Rastrelli. La candidatura è avanzata da FdI, anche se c’è la disponibilità a ritirarla per condividere con gli alleati un nome alternativo. Che sembra essere quello del magistrati anticamorra Catello Maresca, ora in Procura generale. Potrebbe essere lui il candidato civico di un centro-destra che a Napoli nelle ultime consultazioni elettorali è rimasto al palo. La candidatura Maresca, che il pm potrebbe accettare solo senza bandiere di partito, non è mai stata esplicitamente accettata e mai è stata ufficializzata dai partiti della coalizione di centrodestra .

Maresca è un nome che andrebbe bene a Matteo Salvini che lo ritiene affidabile e di alto profilo, ma “rispettiamo anche Rastrelli. La sintesi come sempre accade la si fa con il tavolo nazionale con i leader nazionali”, avverte.  Maresca in ogni caso è un buon nome che consentirebbe al centrodestra di riassettare e svecchiare i suoi organismi dirigenziali dopo anni di appannamento. Dal Pd, impegnato in un tavolo con gli alleati di sempre che però vuole ricomprendere anche il M5s e allargarsi alla societa’ civile, nessun punto ufficiale su alleanze, nomi e programmi.

La volontà è quella di non polemizzare con Vincenzo De Luca, come sta accadendo da giorni anche attraverso il ‘botta e risposta’ tra il segretario metropolitano Marco Sarracino e il vicepresidente della Regione, Fulvio Bonavitacola, fedelissimo del ‘governatore’ campano. Sarracino spinge per Fico. De Luca non  ha mai fitto mistero delle sue scarse simpatie per il M5S e segnatamente per Fico e Di Maio. Non solo, De Luca, ha ripetuto in tutte le salse, che vuole dire la sua sul nome, dato che senza il sostegno di palazzo Santa Lucia, la situazione economica corrente paralizzerebbe di fatto il Comune di Napoli. Per i Moderati il punto di partenza resta la coalizione che lo ha sostenuto, da allargare eventualmente al Movimento 5 stelle. Italia viva guarda con attenzione a quello che sta accadendo al Pd a Roma, dopo le dimissioni di Nicola Zingaretti. Insomma se al centro destra potrebbe andare bene Maresca, nel centrosinistra alleanze e scelta del candidato sono due variabili ancora da discutere e accettare. Ottobre, inizio ottobre, quando ci saranno le elezioni, sembra lontano. Eppure non è così.

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