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Dalla lunetta era implacabile come il papà, aveva solo 13 anni Mambacita

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Amava il basket come il padre, tanto da essersi gia’ guadagnata il soprannome ‘Mambacita’, la piccola Mamba, in spagnolo. Kobe Bryant era Black Mamba, la leggenda dei Los Angeles Lakers che vedeva nella secondogenita Gianna Maria, detta Gigi, la sua erede sul parquet. A 13 anni la giovane Bryant, morta accanto al genitore nell’incidente in elicottero in California, era considerata un astro nascente del basket femminile. E sognava di diventare una campionessa come lui. Questioni di Dna, sembrava la copia del papà nei tiri da tre punti.

Implacabile a 13 anni. La teenager si recava spesso a seguire le partite con il padre e anche ieri, quando sono precipitati, erano diretti verso la Mamba Academy, l’accademia di basket fondata dal cestista, per una mattinata di allenamenti. Sono tantissimi i video che in queste ore circolano sul web e immortalano Gianna mentre scarta Kobe che la osserva sorridente, e poi fa canestro. E ancora, i due sulle tribune del palazzetto ‘di casa’, quello Staples Centre dove lui ha incantato per vent’anni i tifosi, mentre lei ascolta i suoi preziosi suggerimenti. Oppure le immagini degli allenamenti insieme nel cortile di casa, che spesso era lo stesso campione a condividere sui social. E famoso era ormai diventato anche il modo in cui la ragazza rispondeva ai tifosi quando chiedevano a Bryant se non gli dispiacesse di non avere un figlio maschio che potesse raccogliere la sua eredita’: “Tranquilli, ci penso io”, rispondeva lei. “E’ speciale” quando gioca a basket, disse da parte sua il cinque volte campione dell’Nba partecipando allo show di Jimmy Kimmel nel 2018. D’altronde, la carriera della 13enne Bryant sembrava gia’ tracciata: il padre raccontava che voleva andare “a tutti i costi” all’Universita’ del Connecticut, punto di riferimento nel basket americano, prima di tentare la fortuna nella Wnba, la Nba femminile. “Un giorno ci arrivera’, ne sono sicuro”, aveva predetto in un’intervista dello scorso ottobre papa’ Kobe. Gianna Maria aveva un nome italiano, proprio come le tre sorelle, la maggiore Natalia Diamante, 17 anni, Bianca Bella, 3 anni, e l’ultima arrivata Capri, di soli 7 mesi. Nomi che dimostravano il forte legame di Kobe con il Belpaese. Il viaggio di Bryant verso la leggenda e’ iniziato proprio in Italia, dove da piccolo si e’ avvicinato al basket nelle diverse sedi dei club per i quali giocava il padre Joe dopo il ritiro dall’Nba. Ultima delle quali e’ stata Reggio Emilia, la citta’ degli amici, della passione crescente per il canestro e quella che, come ha raccontato lui stesso, “gli e’ rimasta nel cuore”.

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Addio a Ruth Bader Ginsburg, ora sfida in Corte Suprema

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Il giudice della Corte Suprema Ruth Bader Ginsburg e’ morta a 87 anni. Bader Ginsburg e’ morta in seguito a complicazioni per un tumore al pancreas. Aveva 87 anni. Nominata da Bill Clinton, era alla Corte Suprema dal 1993. Nata a Brooklyn il 15 marzo del 1933, e’ morta circondata dalla sua famiglia.

Sembrava immortale, anche e soprattutto a lei stessa. Aveva superato operazioni per cancro ai polmoni, radiazioni per un tumore al pancreas, tutto nel corso degli ultimi due anni. Prima, nel 2009, l’ operazione per il cancro a pancreas allo stadio iniziale e dieci anni prima per un tumore al colon. Ma alla fine il ‘generale C’ ha avuto la meglio sulla giudice della Corte Suprema Ruth Bader Ginsburg: ‘The Notorious R.B.G’, come era chiamata dai fan che la identificavano con una icona rap, e’ morta a 87 anni. La seconda donna alla Corte Suprema dopo Sandra Day O’Connor, protagonista del documentario candidato agli Oscar nel 2018 “RBG” di Betsey West e Julie Cohen, era la decana dell’ala liberal della Corte, ridotta a questo punto a solo tre membri: una corsa in salita per difendere conquiste di decenni in materia di diritti civili, non solo per donne, gay, ‘affirmative action’. Lei aveva ripetutamente giurato che sarebbe rimasta al suo posto fintanto che la salute glielo avesse permesso, ma la serie di disavventure mediche avevano creato preoccupazione nel partito democratico e sollevato in generale dubbi sull’opportunita’ di avere giudici a quel livello di potere con un mandato a vita. Una cosa che dovrebbe preoccupare l’altro giudice liberal Stephen Breyer e il superconservatore Clarence Thomas. Nell’arco di due anni, il presidente Donald Trump e’ riuscito a nominare due membri della Corte Suprema, Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh. L’ultimo presidente capace di nominare due giudici nel suo primo mandato fu Richard Nixon creando una maggioranza di conservatori che ha tenuto fino a oggi. La Ginsburg fu scelta nel 1993 da Bill Clinton, la prima democratica dal 1997, quando Lyndon Johnson aveva nominato Thurgood Marshall. Nata a Brooklyn nel 1933, aveva studiato legge, gia’ moglie e madre, a Harvard, una delle nove donne in una classe di 500 uomini, poi alla Columbia. Negli anni Settanta, come direttrice del Women’s Rights Project della organizzazione libertaria American Civil Liberties Union, aveva dibattuto davanti alla Corte una serie di casi che avevano creato le protezioni istituzionali contro la discriminazione sessuale: una strategia legale che aveva invitato a paralleli con quelli del giudice Marshall sul fronte delle battaglie per i diritti civili dei neri. Tra le sue tattiche, l’uso della parola “genere” quando altri usavano “sesso”, parola che, a suo avviso, confondeva i giudici. Durante l’amministrazione Obama, la Ginsburg aveva respinto gli appelli dei liberal a dimettersi in modo che il presidente avesse la possibilita’ di nominare un successore “finche’ c’era tempo”. “Ci sara’ un altro presidente democratico”, aveva detto Ruth pensando a Hillary Clinton. Donald Trump, eletto invece della ex First Lady e Segretario di Stato, aveva liquidato la giudice progressista come una “che non ci sta piu’ con la testa” dopo che Ruth lo aveva criticato in una serie di interviste prima dell’elezione, affermando che, se il tycoon avesse conquistato la Casa Bianca, si sarebbe trasferita in Nuova Zelanda.

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Piano dell’Iran per uccidere l’ambasciatrice Usa Lana Marks, Mike Pompeo: minacce serie

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Il ministro degli Esteri americano Mike Pompeo ha detto ieri sera che sta prendendo “seriamente” le informazioni su un presunto piano iraniano per “assassinare” un diplomatico americano, tacciate invece come “infondate” da Teheran. Secondo il sito d’informazione Politico, che cita due funzionari statunitensi in condizione di anonimato, i servizi di intelligence Usa ritengono che il governo iraniano stia prendendo in considerazione il tentativo di assassinare l’ambasciatrice statunitense in Sudafrica, Lana Marks, vicina al presidente Donald Trump.

Qassem Soleimani. Il capo dei Pasdaran iraniani ucciso dagli americani sul suolo dell’Iraq nel corso di un attacco

La minaccia, rilevata a partire dalla primavera, e’ diventata piu’ precisa nelle ultime settimane, secondo fonti di Politico, in quanto Teheran intende vendicare la morte del suo potente generale Qassem Soleimani, ucciso a gennaio da un attacco americano su ordine di Trump. “Prendiamo sul serio questo tipo di dichiarazioni”, ha detto Mike Pompeo a Fox News. “Sappiamo che la Repubblica islamica dell’Iran e’ il primo stato al mondo a sostenere il terrorismo e che hanno gia’ compiuto questo tipo di assassini in Europa e altrove”, ha aggiunto. “Faremo tutto cio’ che e’ in nostro potere per proteggere ciascuno dei nostri funzionari del Dipartimento di Stato”, ha continuato Pompeo avvertendo l’Iran: “Attaccare un americano, ovunque sia, chiunque sia e in qualsiasi momento, che sia un diplomatico, un ambasciatore o un soldato, e’ del tutto inaccettabile”.

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Niente minigonne, scollature e ombelico in vista: la Francia impone “decoro” a scuola ma le ragazze si ribellano

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E’ in minigonna, con scollatura o con l’ombelico in vista che – rispondendo all’appello sui social network – molte adolescenti e liceali francesi hanno sfidato ieri “l’abbigliamento corretto” imposto da gran parte dei regolamenti degli istituti scolastici, da loro definiti “sessisti”. Con le temperature piu’ alte del solito, l’abbigliamento autunnale delle studentesse francesi si e’ alleggerito e il web negli ultimi giorni si e’ arricchito di testimonianze e storie di scuole che hanno rifiutato l’accesso a studentesse a causa del loro abbigliamento giudicato provocante. Sono spuntati, uno dopo l’altro, hashtag come #lunedi’14settembre e #liberazionedel14 per invitare le ragazze a presentarsi in classe vestite a loro piacimento.

Ad appoggiare il movimento e’ intervenuta anche la popolare cantante Angele. Secondo le regole dell’Educazione nazionale, il controllo dell’abbigliamento spetta a ciascun istituto con il proprio regolamento ma resta un grande spazio di discrezionalita’. Ieri molte ragazze si sono fatte selfie prima di entrare a scuola, postando le foto sui social. Il movimento sembra aver preso forza dopo l’episodio di mercoledi’ scorso al Museo d’Orsay, costretto a porgere le scuse a una ragazza bloccata all’ingresso a causa della sua scollatura. Il ministro dell’Educazione, Jean-Michel Blanquer, ha invocato “una posizione di equilibrio e buon senso: basta vestirsi normalmente – ha tagliato corto – e tutto andra’ bene”.

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