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Dai mille e raccogli uno: il test salivare anti-Hpv della ricercatrice Chiocca

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“Dai mille e raccogli uno”. Con queste parole Susanna Chiocca sintetizza il senso profondo del suo lavoro di scienziata. Oggi, grazie anche al sostegno della Fondazione Airc, ha messo a punto un innovativo test salivare per la diagnosi precoce del papilloma virus (Hpv), causa di tumori a testa e collo. Un risultato frutto di anni di ricerca, alimentata da passione e da una motivazione personale: «Quando centro il bersaglio penso a mia nipote, scomparsa troppo presto. E sento di aver fatto qualcosa anche per lei».

Dalla passione al traguardo scientifico

Lo studio è stato condotto presso l’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) e si inserisce nel progetto nazionale “Alleanza contro il cancro”. L’obiettivo: rilevare il Dna del virus Hpv nella saliva, ancor prima della comparsa di lesioni, attraverso un semplice gargarismo. Una rivoluzione nella diagnosi precoce, che ora attende la validazione su campioni più estesi.

Chiocca racconta la sua gioia con emozione: “Ho sempre voluto fare la scienziata. Al liceo già lo dicevo. E ora sono qui, con un risultato concreto nelle mani. Una felicità immensa”.

Tra Milano e Houston: la scienza come vocazione

Figlia di madre americana, Susanna Chiocca ha potuto contare fin da giovane sulla padronanza della lingua inglese, che le ha aperto le porte dell’Anderson Cancer Center di Houston, dove ha iniziato a studiare il legame tra virus e tumori. Ma ha scelto di tornare in Italia, allo Ieo di Milano, convinta che il suo posto fosse qui. «Gli Stati Uniti non erano un Paese per me», afferma.

La sua infanzia è segnata da un padre militare, morto prematuramente, e da ricordi familiari che conserva con affetto. Ma la scienza, racconta, è sempre stata il suo motore: “Il mio lavoro è talmente bello che anche nei momenti di tristezza mi porta avanti”.

Fondi Airc, motore della ricerca

I risultati dello studio sono stati pubblicati sul Journal of Medical Virology. Senza i fondi della Fondazione Airc, sottolinea Chiocca, tutto ciò non sarebbe stato possibile: “In Italia servono più investimenti nella ricerca. Ci sono tanti giovani brillanti che meritano di essere sostenuti”.

Chiocca oggi vive a Milano, ama la campagna e gli animali (ha tre cani e quattro gatti), e condivide il suo tempo con un marito che la sostiene con amore. E conclude: “Se tornassi indietro, rifarei tutto. Non direi mai la mia età, ma sono una donna matura, felice, con tanti nipoti che adoro”.

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Esteri

Trump tra guerra e negoziati con l’Iran: dichiarazioni contrastanti e tensione sul cessate il fuoco

Trump alterna minacce e aperture nei confronti dell’Iran: tensione sui negoziati e sul cessate il fuoco mentre riprendono i colloqui.

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump torna al centro della scena internazionale con una serie di dichiarazioni contrastanti sul conflitto con l’Iran. Nelle ore che precedono la ripresa dei colloqui tra Washington e Teheran, il leader americano alterna aperture diplomatiche e minacce militari.

Trump si dice ottimista su un possibile accordo, ma al tempo stesso avverte che nuovi attacchi potrebbero essere imminenti in caso di fallimento dei negoziati.

Il nodo del cessate il fuoco

Al centro della tensione c’è la tregua in corso. Trump ha accusato l’Iran di violazioni del cessate il fuoco, dichiarando di non essere disposto a prorogarlo. Parallelamente, ha ribadito la disponibilità a riprendere operazioni militari, mentre rivendica il controllo strategico dello stretto di Hormuz, punto chiave per il traffico energetico globale.

Le autorità iraniane hanno contestato alcune delle affermazioni del presidente americano, alimentando un clima di incertezza.

Comunicazione e strategia

L’alternanza tra toni bellici e segnali di apertura è diventata una costante nella comunicazione di Trump. Nella stessa giornata, il presidente ha evocato scenari di escalation, parlando di possibili bombardamenti, per poi tornare a sottolineare la possibilità di un accordo imminente.

Un approccio che riflette una strategia negoziale basata sulla pressione, ma che genera anche reazioni contrastanti a livello internazionale.

Riferimenti storici e messaggi simbolici

Nel corso delle sue dichiarazioni, Trump ha richiamato conflitti del passato, sostenendo che avrebbe potuto concluderli rapidamente se fosse stato presidente all’epoca. Un confronto che ha suscitato attenzione e critiche per il paragone con contesti storici complessi.

Parallelamente, il presidente ha partecipato a un evento istituzionale leggendo un brano biblico, inserendo anche riferimenti religiosi nella sua comunicazione pubblica.

Il caso delle detenute e le smentite

Tra gli interventi più recenti, Trump ha chiesto all’Iran il rilascio di alcune donne detenute, presentando la richiesta come gesto preliminare per favorire il dialogo.

Teheran ha però smentito le informazioni diffuse dal presidente americano, negando l’esistenza del caso nei termini descritti.

Un quadro internazionale instabile

Le dichiarazioni si inseriscono in una fase delicata per gli equilibri globali, con i negoziati tra Stati Uniti e Iran che restano incerti.

Il continuo alternarsi di messaggi contribuisce a mantenere alta la tensione, mentre la comunità internazionale osserva gli sviluppi di un confronto che potrebbe avere ripercussioni rilevanti sull’intera regione mediorientale.

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Esteri

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Palantir e il manifesto di Karp: IA, difesa e Silicon Valley al centro delle polemiche

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Il manifesto di Alex Karp accende il dibattito: IA, difesa e ruolo della Silicon Valley tra sostegni e critiche.

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Il manifesto che divide

La pubblicazione del “manifesto” in 22 punti legato al libro The Technological Republic dell’amministratore delegato di Palantir Technologies, Alex Karp, ha riacceso il dibattito sul ruolo delle grandi aziende tecnologiche nella sicurezza e nella politica globale.

Le posizioni espresse, che spaziano dal rapporto tra Silicon Valley e apparati militari fino al ruolo dell’intelligenza artificiale nei conflitti, hanno suscitato reazioni contrastanti.

Tecnologia e difesa: la visione di Karp

Nel testo, Karp sostiene che la Silicon Valley abbia un “debito morale” verso gli Stati Uniti e che l’élite tecnologica debba contribuire alla difesa nazionale. Una visione che promuove un legame più stretto tra innovazione e apparati militari, come il Pentagono.

Secondo il manager, il tema non è se le armi basate sull’intelligenza artificiale verranno sviluppate, ma chi arriverà per primo a farlo.

IA e nuova deterrenza globale

Tra i punti più discussi del manifesto vi è l’idea che l’era della deterrenza nucleare stia lasciando spazio a una nuova fase fondata sull’intelligenza artificiale.

Un passaggio che, secondo i critici, apre interrogativi etici e geopolitici, soprattutto alla luce dell’utilizzo crescente di tecnologie avanzate nei conflitti contemporanei.

Le critiche e le reazioni

Il manifesto ha ricevuto forti critiche da parte di osservatori e utenti, che lo considerano una visione eccessivamente militarizzata della tecnologia. Alcuni commentatori hanno parlato di un documento che incoraggia un maggiore coinvolgimento delle aziende tech nelle dinamiche belliche.

Altri, invece, hanno apprezzato la chiarezza della posizione e la volontà di affrontare apertamente il tema della sicurezza nazionale.

Il ruolo di Palantir nel panorama globale

Fondata nel 2004 anche dal miliardario Peter Thiel, Palantir è diventata una realtà centrale nell’analisi di grandi quantità di dati per governi e agenzie di intelligence.

La società è nota per aver collaborato con istituzioni statunitensi in operazioni di sicurezza e controterrorismo, contribuendo a consolidare la sua reputazione nel settore.

Tecnologia, etica e geopolitica

Il dibattito attorno al manifesto di Karp riflette una questione più ampia: il rapporto tra innovazione tecnologica, sicurezza e valori democratici.

Un tema destinato a restare centrale nel confronto pubblico, soprattutto in un contesto internazionale segnato da competizione tecnologica e tensioni geopolitiche.

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Esteri

Processo Maradona, Gianina in lacrime: “Ci hanno manipolato sul ricovero domiciliare”

Al processo per la morte di Maradona, Gianinna accusa il medico Luque: “Ci ha manipolato sul ricovero domiciliare”. Tensione in aula.

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Momenti di forte tensione al tribunale di San Isidro, dove si celebra il processo sulla morte di Diego Armando Maradona. Durante la terza udienza, la figlia Gianina è scoppiata in lacrime mentre venivano riascoltati alcuni messaggi vocali.

Nel suo intervento, ha accusato il neurochirurgo Leopoldo Luque, principale imputato, di aver influenzato la famiglia nella decisione di optare per il ricovero domiciliare dopo l’intervento chirurgico.

Le accuse sul ricovero domiciliare

Gianina ha riferito che lei e la sorella Dalma avevano valutato la possibilità di un ricovero in clinica, anche con un provvedimento giudiziario. Secondo la sua versione, Luque avrebbe invece insistito sulla degenza domiciliare, garantendo condizioni adeguate.

“Ci ha manipolato”, ha dichiarato in aula, sostenendo che le rassicurazioni ricevute non corrispondessero alla realtà dell’assistenza fornita.

Le dichiarazioni rappresentano la posizione della testimone e dovranno essere valutate nel corso del processo, nel rispetto delle garanzie difensive degli imputati.

Il processo e le responsabilità contestate

Il procedimento vede sette imputati accusati, a vario titolo, in relazione alla morte dell’ex campione. L’indagine punta a chiarire se vi siano state responsabilità mediche o negligenze nella gestione delle cure.

Il dibattimento è ancora in corso e mira a ricostruire le condizioni cliniche e assistenziali nei giorni precedenti al decesso.

Le cause della morte

Maradona è morto il 25 novembre 2020, all’età di 60 anni. L’autopsia ha stabilito che il decesso è stato causato da un edema polmonare acuto secondario a insufficienza cardiaca.

Secondo i dati emersi, il cuore presentava un peso superiore alla norma e segni di cardiomiopatia dilatativa, oltre a un significativo accumulo di liquidi negli organi.

Un processo di forte impatto emotivo

La testimonianza di Gianina evidenzia la dimensione umana e familiare di una vicenda che continua a suscitare forte attenzione pubblica.

Il processo proseguirà con l’ascolto di altri testimoni e consulenti, in un quadro ancora aperto, volto ad accertare eventuali responsabilità nella morte di una delle figure più iconiche del calcio mondiale.

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