Cronache
Cyberattacchi e fake news, Gabrielli avverte: «La guerra ibrida diventerà sempre più intensa»
Il direttore della Polizia postale Ivano Gabrielli avverte sulla crescita qualitativa degli attacchi informatici e delle campagne di disinformazione. Nel mirino infrastrutture pubbliche, ospedali, trasporti e processi elettorali. L’Italia dispone di un sistema avanzato di difesa, ma la minaccia è destinata ad aumentare.
Attacchi contro le infrastrutture nazionali e la pubblica amministrazione, blocco di ospedali e trasporti, campagne di disinformazione diffuse sui social nei momenti più delicati della vita democratica. La guerra non si combatte più soltanto sul terreno, ma anche nello spazio digitale e nella formazione dell’opinione pubblica.
A lanciare l’allarme è Ivano Gabrielli, direttore del Servizio di Polizia postale e per la sicurezza cibernetica, secondo il quale gli Stati europei dovranno abituarsi a uno scenario caratterizzato da minacce sempre più sofisticate e persistenti.
«La qualità degli eventi è sicuramente più elevata», spiega Gabrielli, sottolineando come siano aumentati lo spessore, le competenze e la capacità operativa degli attaccanti.
Attacchi più sofisticati e persistenti
Il numero degli episodi registrati nel 2026 sarebbe sostanzialmente comparabile con quello dell’anno precedente. A cambiare è però la complessità delle operazioni.
Gli hacker devono confrontarsi con sistemi di sicurezza più avanzati e resilienti, ma mostrano capacità crescenti nell’aggirare le difese e nel muoversi all’interno di reti articolate.
Secondo Gabrielli, alcune attività persistenti sarebbero riconducibili direttamente a un attore statale. L’attribuzione di un cyberattacco resta tuttavia particolarmente complessa, perché le operazioni vengono normalmente schermate attraverso server intermedi, sistemi di anonimizzazione e reti gestite da soggetti formalmente criminali.
Il confine tra criminalità informatica e apparati statali può diventare molto sottile. Gruppi di hacker possono agire autonomamente, essere tollerati dalle autorità oppure ricevere protezione e indicazioni da strutture governative.
Le infrastrutture riconducibili alla Russia
Il primo livello di un attacco è solitamente nascosto attraverso proxy e servizi che rendono difficile individuare la provenienza reale dell’operazione.
Le indagini possono però risalire a infrastrutture successive che, in alcuni casi, risultano riconducibili alla Federazione Russa, sostiene il direttore della Polizia postale.
Non tutti gli attacchi possono essere automaticamente attribuiti a Mosca. Gabrielli chiarisce però che la presenza di infrastrutture collegate al territorio russo rappresenta una situazione conosciuta sia dalle autorità italiane sia dagli organismi internazionali.
La minaccia informatica proveniente dalla Russia era stata indicata dallo stesso Gabrielli già dopo l’invasione dell’Ucraina, con particolare riferimento al possibile blocco dei servizi essenziali dei Paesi occidentali.
L’Italia tra i Paesi più preparati
Secondo Gabrielli, l’Italia dispone di uno dei sistemi più strutturati nella protezione del proprio perimetro informatico nazionale.
La difesa passa attraverso regole stringenti per la gestione delle utenze, la segnalazione tempestiva degli incidenti e la definizione delle responsabilità all’interno degli enti pubblici e delle aziende.
La sicurezza non dipende però soltanto dalle tecnologie. Un ruolo decisivo è svolto dal comportamento delle persone, perché molte intrusioni cominciano attraverso campagne di phishing, messaggi apparentemente innocui o credenziali sottratte.
L’obiettivo non è sempre chiedere immediatamente un riscatto. Gli aggressori possono entrare silenziosamente nei sistemi, acquisire privilegi da amministratore, svolgere attività di spionaggio ed estrarre informazioni riservate.
Difesa civile e capacità militari
Alla Polizia postale spetta il compito di prevenire gli attacchi, svolgere le indagini e individuare i responsabili.
L’eventuale decisione di reagire con operazioni informatiche offensive appartiene invece ai vertici politici e istituzionali. Come altri Paesi, anche l’Italia e la Nato dispongono di capacità nel settore della difesa cibernetica.
La novità è rappresentata dalla crescente collaborazione tra strutture civili, forze di polizia, intelligence e apparati militari.
In un sistema digitale interconnesso, la sicurezza non può infatti essere gestita soltanto all’interno dei confini nazionali, ma richiede cooperazione tra Stati, aziende e organizzazioni internazionali. È un principio ribadito da Gabrielli anche durante CyberSec 2026.
Le fake news come strumento di destabilizzazione
Accanto agli attacchi contro le reti informatiche cresce il peso della disinformazione. Notizie false, immagini manipolate e campagne coordinate possono modificare la percezione degli avvenimenti e influenzare la formazione dell’opinione pubblica, soprattutto in prossimità delle elezioni.
Gabrielli richiama un dato secondo il quale circa il 40% degli italiani utilizzerebbe i social network come fonte di informazione. Il dato, citato nell’intervista, richiede tuttavia di essere letto distinguendo tra chi usa i social come fonte principale e chi li consulta insieme a giornali, televisioni e siti di informazione.
Il rischio non deriva soltanto dalla singola notizia falsa, ma dalla possibilità di diffonderla artificialmente attraverso reti di profili, automatismi e campagne organizzate.
Studi sulla propaganda online hanno mostrato il ruolo sproporzionato di un numero ristretto di account nella diffusione di contenuti poco affidabili durante le crisi internazionali.
La responsabilità delle piattaforme
Per contrastare la disinformazione, secondo Gabrielli, è necessario responsabilizzare maggiormente le piattaforme digitali.
I gestori dei social dovrebbero essere in grado di riconoscere i processi artificiali attraverso i quali una notizia viene immessa e amplificata nella rete. Allo stesso tempo serve una maggiore formazione dei cittadini, chiamati a verificare l’origine dei contenuti prima di condividerli.
Non tutto ciò che circola online è falso, ma non tutto ciò che appare convincente è autentico. La provenienza della notizia, l’affidabilità della fonte e la possibilità di trovare conferme indipendenti diventano quindi elementi essenziali della sicurezza collettiva.
La guerra ibrida non punta soltanto a bloccare un computer o un servizio pubblico. Il suo obiettivo può essere anche quello di indebolire la fiducia nelle istituzioni, dividere la società e rendere più difficile distinguere i fatti dalle manipolazioni.
Cronache
Mappatella Beach, 21 anni dopo: dalla discarica al mare di tutti
Festa alla Rotonda Diaz per i 21 anni di Mappatella Beach, trasformata da area degradata in spiaggia pubblica attrezzata e accessibile.
Da discarica a cielo aperto a spiaggia pubblica attrezzata e frequentata anche dai turisti. Mappatella Beach ha celebrato i suoi primi 21 anni con il “Mare Libero Day”, l’iniziativa promossa dal deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Emilio Borrelli alla Rotonda Diaz di Napoli.
Secondo gli organizzatori, durante la mattinata sulla spiaggia erano presenti circa mille persone tra residenti e visitatori stranieri. Un’immagine che, per Borrelli, dimostra cosa significhi «restituire il mare alla città».
Oggi l’arenile è gestito dal Comune di Napoli e dispone di ombrelloni, docce, servizi igienici e attrezzature sportive. È presente anche un servizio di accompagnamento in acqua per le persone con disabilità, assicurato da personale qualificato e da dispositivi dedicati.
La bonifica iniziata nel 2005
Borrelli ha ricordato le condizioni dell’area nei primi anni Duemila, quando la spiaggia era invasa dai rifiuti e interessata anche dalla presenza di uno scarico fognario.
«Nel 2005 ottenemmo la bonifica, la sabbia fu ripulita e venimmo qui a fare il primo bagno», ha raccontato il parlamentare. Da quel momento è cominciato un percorso fatto di denunce, interventi pubblici e nuovi servizi.
Una battaglia condotta anche contro occupazioni abusive, vandalismi, borseggi e comportamenti incivili. Alla gestione e alla valorizzazione della spiaggia ha contribuito anche l’associazione 100×100 Naples.
L’obiettivo dell’intero litorale accessibile
Per Borrelli, Mappatella Beach rappresenta soltanto il primo passo di un percorso che dovrà interessare tutto il litorale cittadino, da Posillipo a Bagnoli fino a Napoli Est.
«Nei prossimi dieci anni dobbiamo rendere l’intero litorale napoletano fruibile da tutti. Il mare non può essere un privilegio per pochi: deve essere libero, pulito, sicuro e accessibile», ha dichiarato.
All’iniziativa hanno partecipato, tra gli altri, l’assessora comunale al Turismo Teresa Armato, la consigliera Flavia Sorrentino, lo speaker radiofonico Gianni Simioli e diversi rappresentanti di Europa Verde.
Cronache
Il gigante dei mari scopre l’Ischia sommersa: DreAMBoat visita Aenaria
Il superyacht DreAMBoat, lungo 111 metri, ha sostato davanti a Ischia Ponte. Gli ospiti hanno visitato Aenaria grazie alla cooperativa Marina di Sant’Anna.
Cronache
Camion per Ischia e Procida, scatta il dirottamento a Napoli: autotrasportatori in agitazione
L’ordinanza di Pozzuoli dirotta a Porta di Massa i mezzi pesanti diretti a Ischia e Procida. Gli autotrasportatori temono problemi nei rifornimenti, contestano le deroghe e chiedono soluzioni alternative.
Da lunedì 17 agosto cambia il dispositivo per il traffico commerciale diretto dal porto di Pozzuoli alle isole di Ischia e Procida. I mezzi che superano i limiti previsti dall’ordinanza comunale, con massa complessiva oltre le 3,5 tonnellate e lunghezza superiore agli otto metri, dovranno imbarcarsi dallo scalo napoletano di Porta di Massa.
La misura è stata adottata dopo le verifiche effettuate sugli edifici danneggiati dalla scossa bradisismica del 31 luglio. La presenza di due fabbricati pericolanti lungo le strade di accesso al porto puteolano ha reso necessario limitare il transito dei veicoli più pesanti. Il nuovo assetto, concepito come temporaneo, è stato definito durante il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica riunito a Ischia.
La diffida degli autotrasportatori
La soluzione ha provocato la reazione della New Atec, associazione degli autotrasportatori ischitani. Nel pomeriggio è stata inviata una diffida al prefetto di Napoli Michele di Bari e, per conoscenza, al sindaco di Pozzuoli Luigi Manzoni, con la richiesta di riesaminare e rimodulare l’ordinanza. L’associazione ha contemporaneamente proclamato lo stato di agitazione.
Secondo gli operatori, il trasferimento degli imbarchi a Porta di Massa rischia di compromettere l’approvvigionamento alimentare e il trasporto di merci deperibili e beni di prima necessità, soprattutto durante il picco turistico di agosto. Viene contestata anche la stima secondo cui i camion interessati sarebbero circa quaranta al giorno e rappresenterebbero il 25% del traffico commerciale.
Il presidente di New Atec, Marco Galano, sostiene invece che nel periodo estivo i mezzi di questa categoria costituiscano la grande maggioranza dei veicoli commerciali diretti a Ischia.
Contestata la deroga per i camion dei rifiuti
Un altro punto contestato riguarda la deroga prevista per gli automezzi adibiti al trasporto dei rifiuti. Secondo New Atec, questi veicoli avrebbero massa e dimensioni analoghe a quelle dei camion commerciali sottoposti al divieto. L’associazione chiede quindi di chiarire perché le prescrizioni di sicurezza siano applicate in maniera differente.
Gli autotrasportatori segnalano inoltre l’assenza di soluzioni per le prenotazioni già effettuate sui traghetti in partenza da Pozzuoli fino al 31 agosto. Senza una riprogrammazione dei titoli di viaggio e delle corse, sostengono, molte imprese potrebbero trovarsi nell’impossibilità di operare.
Le proposte alternative
New Atec propone una deroga al transito tra le 2 e le 12, quando il traffico cittadino è ridotto, oppure un incremento di almeno il 70% delle corse merci da Porta di Massa. Tra le alternative viene indicato anche l’utilizzo, con un adeguato potenziamento, dello scalo di Baia.
L’associazione ha chiesto la convocazione urgente di un tavolo in Prefettura con il Comune di Pozzuoli, le autorità marittime e le compagnie di navigazione. In assenza di risposte entro tre giorni, gli operatori annunciano ulteriori iniziative di protesta.
Preoccupazioni arrivano anche dalle amministrazioni isolane. Il sindaco di Ischia Enzo Ferrandino considera il dispositivo insufficiente rispetto al fabbisogno di merci del periodo estivo. A Procida, il gruppo consiliare “La Procida che Vorrei” ha chiesto garanzie sulla capacità delle corse da Napoli e un eventuale aumento dei collegamenti per evitare una riduzione degli spazi destinati ai mezzi diretti sull’isola.
L’entrata in vigore dell’ordinanza numero 439 è prevista per il 17 agosto. Il provvedimento resterà legato ai tempi necessari per mettere in sicurezza i fabbricati che rendono problematico l’accesso al porto di Pozzuoli. La data e l’impianto delle limitazioni trovano conferma nelle ricostruzioni pubblicate dal Corriere del Mezzogiorno e dalla Tgr Campania.




