Cronache
Csm, nuove regole sulla comunicazione giudiziaria: più tutela della reputazione, la Fnsi teme restrizioni alla cronaca
Arriva al Plenum del Csm la delibera che aggiorna le linee guida sulla comunicazione giudiziaria. Il testo punta a rafforzare presunzione di innocenza, tutela reputazionale e aggiornamento delle notizie, ma la Fnsi teme un impatto sul diritto di cronaca.
Arriva in Plenum al Consiglio superiore della magistratura la delibera sulla nuova comunicazione giudiziaria, destinata ad aggiornare le linee guida del 2018. Un intervento che nasce dalla consapevolezza che social network, comunicazione digitale, motori di ricerca e permanenza online delle notizie abbiano cambiato in profondità il rapporto tra giustizia, informazione e reputazione delle persone coinvolte nei procedimenti penali.
Il testo, illustrato dai relatori Michele Forziati e Claudia Eccher, non viene presentato come una limitazione del diritto di cronaca, ma come una ridefinizione delle modalità della comunicazione istituzionale degli uffici giudiziari. È proprio su questo punto, però, che si concentra il confronto più delicato: dove finisce la necessaria tutela della presunzione di innocenza e dove può cominciare una restrizione indiretta dell’accesso dei giornalisti alle informazioni?
Il cuore della delibera: presunzione di innocenza e reputazione
Il principio centrale della delibera è la tutela della presunzione di innocenza e della reputazione delle persone coinvolte in un procedimento penale. La comunicazione istituzionale della magistratura, secondo il testo, deve essere non soltanto vera, ma anche necessaria, proporzionata, riparabile e aggiornata.
È un passaggio rilevante perché sposta l’attenzione dal solo momento della notizia iniziale alla sua durata nel tempo. Nell’ecosistema digitale, infatti, l’annuncio di un’indagine, di un arresto o di una misura cautelare può restare online per anni, spesso con maggiore visibilità rispetto agli sviluppi successivi favorevoli alla persona coinvolta.
Il principio della simmetria informativa
Uno degli elementi più significativi riguarda la cosiddetta simmetria informativa. Se una Procura comunica pubblicamente l’avvio di un’indagine o l’esecuzione di una misura cautelare, dovrà poi aggiornare quella comunicazione quando il quadro processuale muti in modo rilevante.
Archiviazioni, proscioglimenti, revoche, annullamenti o assoluzioni dovrebbero quindi ricevere una visibilità analoga rispetto alla notizia originaria. È un principio che mira a evitare la condanna reputazionale permanente di chi, dopo essere stato esposto pubblicamente nella fase iniziale di un procedimento, venga poi scagionato o comunque veda modificata in modo significativo la propria posizione.
Il nodo della reputazione nell’era dei motori di ricerca
La delibera attribuisce alle Procure un ruolo più attivo nella tutela reputazionale delle persone sottoposte a indagine o coinvolte in procedimenti penali. Il testo insiste sulla permanenza online delle notizie e sulla loro indicizzazione nei motori di ricerca, chiedendo che rettifiche, precisazioni e aggiornamenti siano facilmente reperibili sui siti istituzionali.
Il punto è delicato. Anche quando intervengono un’archiviazione o un’assoluzione, una notizia giudiziaria può continuare a circolare in rete, essere ripresa da altri siti, restare indicizzata o riemergere a distanza di anni. La deindicizzazione può attenuare il danno, ma non cancella completamente la traccia digitale. Da qui la scelta del Csm di rafforzare la responsabilità comunicativa degli uffici giudiziari.
Conferenze stampa solo in casi eccezionali
Tra i passaggi più discussi c’è il ridimensionamento delle conferenze stampa delle Procure. La delibera prevede che la forma ordinaria della comunicazione istituzionale sia il comunicato scritto. La conferenza stampa dovrebbe diventare uno strumento eccezionale, motivato da uno specifico e concreto interesse pubblico.
Viene scoraggiata anche la personalizzazione della comunicazione. Il magistrato titolare dell’indagine non dovrebbe trasformarsi nel volto pubblico dell’inchiesta, salvo casi particolari. L’obiettivo dichiarato è evitare narrazioni personalistiche o spettacolarizzazioni dell’azione giudiziaria, soprattutto nella fase delle indagini preliminari.
Le preoccupazioni della Fnsi
La Federazione nazionale della stampa italiana ha espresso preoccupazione per il possibile impatto della delibera sulla libertà di informazione. Il sindacato dei giornalisti teme che il richiamo alla protezione reputazionale possa tradursi in una restrizione indiretta del diritto di cronaca e che il ridimensionamento delle conferenze stampa finisca per ridurre gli spazi di accesso alle informazioni giudiziarie.
Il tema è reale: una comunicazione più sobria e rispettosa della presunzione di innocenza può migliorare la qualità dell’informazione, ma non deve diventare un filtro opaco capace di rendere meno conoscibile l’attività della magistratura. Il diritto dei cittadini a essere informati sui fatti di rilevanza pubblica resta un presidio democratico essenziale.
Il confronto sugli atti e sulle misure cautelari
Tra gli emendamenti in discussione figura anche una proposta volta a consentire ai giornalisti di ottenere copia delle misure cautelari. È uno dei punti più sensibili, perché riguarda l’equilibrio tra trasparenza, tutela degli indagati, segreto investigativo e possibilità per la stampa di verificare direttamente gli elementi alla base di provvedimenti di forte impatto pubblico.
La delibera richiama comunque il divieto di rappresentare indagati e imputati come colpevoli prima di una sentenza definitiva e ribadisce che la diffusione degli atti giudiziari deve rispettare i limiti previsti dalla legge. È un richiamo coerente con il principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza e con le norme introdotte negli ultimi anni per evitare comunicazioni giudiziarie dal tono colpevolista.
La sobrietà digitale dei magistrati
Un altro capitolo riguarda la sobrietà digitale dei magistrati. Il Csm richiama la necessità di attenzione nell’uso dei social network, per evitare sovrapposizioni tra comunicazione personale e comunicazione istituzionale. Anche questo è un tema nuovo rispetto alle linee guida del 2018, perché negli ultimi anni la presenza pubblica dei magistrati sui social ha assunto un peso crescente.
L’indicazione è chiara: chi esercita funzioni giudiziarie deve evitare comunicazioni ambigue, personalistiche o capaci di compromettere l’immagine di imparzialità dell’ordine giudiziario. La credibilità della magistratura passa anche dalla misura con cui i suoi rappresentanti intervengono nello spazio pubblico digitale.
Un equilibrio difficile tra informazione e garanzie
A difesa dell’impianto della delibera è intervenuto il consigliere indipendente Roberto Fontana, secondo cui il testo cerca di bilanciare tutela reputazionale, diritto all’informazione ed esigenze organizzative degli uffici giudiziari. È esattamente questo il punto di equilibrio più difficile.
La comunicazione giudiziaria non può trasformarsi in spettacolo, ma nemmeno chiudersi in una dimensione burocratica e poco trasparente. La presunzione di innocenza non è un ostacolo al giornalismo: è una regola di civiltà giuridica. Allo stesso tempo, il diritto di cronaca non è un fastidio da contenere: è una garanzia per i cittadini e per il controllo democratico sull’esercizio del potere pubblico.
Verità processuale e verità mediatica
Il fatto che la Scuola superiore della magistratura, presieduta dal professore Mauro Paladini, abbia dedicato un corso alla “verità processuale e verità mediatica” conferma quanto il tema sia ormai centrale. Il processo ha tempi, regole e garanzie diverse rispetto alla comunicazione pubblica. La rete, invece, accelera, semplifica, archivia e spesso cristallizza una versione dei fatti prima che il procedimento arrivi a conclusione.
La delibera del Csm prova a rispondere a questa frattura. Per i promotori non è un bavaglio alla stampa, ma un aggiornamento delle regole alla luce delle trasformazioni tecnologiche. Per la Fnsi, resta il rischio che alcune formulazioni possano restringere l’accesso alle informazioni giudiziarie. La sfida, ora, sarà evitare entrambi gli errori: la gogna mediatica e l’opacità istituzionale.
Cronache
Siccità, colpito oltre il 60% dell’Italia
Secondo una stima Coldiretti su mappe Copernicus, oltre il 60% del territorio italiano è interessato da diversi livelli di siccità.
Cronache
Malore nel Taro, bimbo salvato dai carabinieri
Un bambino di tre anni e mezzo ha perso conoscenza dopo un bagno nel Taro. Decisivo il massaggio cardiaco praticato da un carabiniere.
Un bambino di tre anni e mezzo ha accusato un malore dopo essere uscito dalle acque del fiume Taro, accasciandosi al suolo privo di sensi. È accaduto a Groppo, nel comune di Tornolo, sull’Appennino parmense.
Il piccolo, residente in provincia di Parma, stava partecipando a un campus estivo. Decisivo l’intervento dei carabinieri di Borgotaro: un sovrintendente, constatata l’assenza di reazioni agli stimoli, ha iniziato il massaggio cardiaco. Dopo pochi istanti il bambino ha ripreso conoscenza.
Il trasferimento in elisoccorso
Un altro militare ha allertato il 118 e messo in sicurezza l’area. Ai soccorsi hanno partecipato anche due infermiere dell’ospedale di Borgotaro, libere dal servizio e residenti nella zona.
Il bambino è stato mantenuto in condizioni di sicurezza fino all’arrivo del personale sanitario e successivamente trasferito in elisoccorso al pronto soccorso di Parma. Secondo le informazioni disponibili, non è in pericolo di vita.
Cronache
Deepfake su Mentana, stop del Garante a Rti
Il Garante della Privacy ammonisce Rti per alcuni deepfake di Enrico Mentana trasmessi da Striscia la Notizia. Vietato riutilizzare i dati con le modalità contestate.


