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Politica

Crosetto sposa di nuovo Gaia Saponaro: nozze segrete in Provenza, nessun politico tra gli invitati

Guido Crosetto e Gaia Saponaro hanno celebrato il matrimonio religioso in Provenza, undici anni dopo le nozze civili. Meno di cinquanta invitati e nessun esponente politico alla cerimonia riservata.

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In alto i calici, ma non per tutti. Guido Crosetto e Gaia Saponaro si sono sposati nuovamente, questa volta con rito religioso e lontano dai palazzi della politica.

Il ministro della Difesa e la moglie hanno scelto una piccola chiesa di campagna in Provenza per pronunciare il loro secondo sì, undici anni dopo il matrimonio civile celebrato a Roma. Una cerimonia riservatissima, con meno di cinquanta invitati e nessun rappresentante del governo, del Parlamento o delle istituzioni.

La notizia, tenuta lontana dai riflettori per settimane, è stata ricostruita dal Messaggero, che racconta una festa familiare organizzata nel mese di luglio tra i vigneti e i campi di lavanda del Sud della Francia.

Nessun invito alla politica

La scelta più sorprendente riguarda proprio la lista degli invitati.

Fuori dalla cerimonia sarebbero rimasti tutti gli esponenti politici, compresa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, legata a Crosetto da una lunga amicizia personale e politica e testimone delle nozze civili del 2015.

Secondo il racconto, sarebbe stata proprio Meloni a rivelare la notizia dell’imminente matrimonio durante un pranzo al Quirinale. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella avrebbe immediatamente proposto un brindisi per il lieto evento.

Ma anche il capo dello Stato, come il resto della politica italiana, non avrebbe partecipato alla cerimonia.

Una piccola chiesa nella campagna provenzale

Crosetto avrebbe raggiunto l’altare al braccio della madre, indossando un abito color avorio con una boutonnière di fiori bianchi.

Gaia Saponaro avrebbe scelto un elegante vestito bianco per la funzione religiosa, accompagnata dalla musica di due violini e celebrata in una delle giornate più calde dell’estate europea.

Dopo lo scambio degli anelli, gli invitati si sarebbero riuniti attorno a un unico lungo tavolo apparecchiato su un prato.

Tra gli ospiti Brignano e Flora Canto

Tra i pochi volti conosciuti presenti alle nozze figuravano il comico Enrico Brignano e la moglie, l’attrice e conduttrice Flora Canto, amici di lunga data della famiglia Crosetto.

Per il resto, soltanto familiari e persone appartenenti alla cerchia più intima della coppia. Nessuna passerella, nessuna fotografia ufficiale, nessun esponente di partito pronto a trasformare il matrimonio in un appuntamento politico.

Una scelta probabilmente voluta proprio per proteggere la dimensione privata della giornata.

Il primo matrimonio celebrato da Ignazio Marino

Crosetto e Saponaro erano già sposati civilmente dal 4 luglio 2015. A celebrare l’unione era stato l’allora sindaco di Roma Ignazio Marino, mentre Giorgia Meloni aveva ricoperto il ruolo di testimone.

La relazione tra il ministro e Gaia Saponaro dura da circa vent’anni. La coppia ha due figli e Crosetto ha più volte descritto pubblicamente la moglie come il principale punto di riferimento della propria vita familiare.

Il rito religioso celebrato in Provenza ha dunque suggellato un legame già lungo e consolidato, più che rappresentare un nuovo inizio.

Ventiquattro ore dopo già al ministero

La festa sarebbe durata appena un giorno.

Ventiquattro ore dopo la cerimonia, il ministro era già tornato a Roma e nel proprio ufficio alla Difesa, senza concedersi una vera luna di miele e senza interrompere l’attività istituzionale.

Una celebrazione “mordi e fuggi”, elegante e riservata, nella quale la politica è rimasta volutamente fuori dalla porta.

Almeno per un giorno Guido Crosetto ha deposto dossier, vertici e divise per tornare semplicemente marito. E per dire ancora una volta sì alla donna con la quale condivide la vita da vent’anni.

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Politica

Burgio: «Milano insicura». E apre al passo indietro per il centrodestra

L’ex generale dei carabinieri Carmelo Burgio, candidato sindaco di Futuro Nazionale, definisce Milano una città insicura e critica Sala sul caso Ramy. Ma si dice pronto a ritirarsi qualora il centrodestra trovasse un candidato unitario.

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La sicurezza sarà il tema centrale della campagna elettorale di Carmelo Burgio (nella foto Imagoeconomica assieme a Vannacci), l’ex generale dei carabinieri scelto da Roberto Vannacci come candidato di Futuro Nazionale alle elezioni comunali di Milano del 2027.

«Milano è una città insicura», afferma Burgio in un’intervista al Giorno, richiamando anche un episodio personale avvenuto nei pressi della Stazione Centrale.

«Per anni sono arrivato nel capoluogo lombardo alla Stazione Centrale. Un giorno un immigrato ha provato ad aggredirmi», racconta il generale in pensione. L’uomo si sarebbe allontanato dopo avere compreso di trovarsi davanti a un carabiniere.

Si tratta di un’esperienza personale che Burgio utilizza per motivare il giudizio sulla città. La percezione della sicurezza resta tuttavia un dato distinto dall’andamento statistico dei reati, sul quale il candidato non fornisce numeri.

L’attacco a Sala sul caso Ramy

Burgio critica il sindaco Giuseppe Sala anche per la posizione assunta dopo la morte di Ramy Elgaml, il diciannovenne deceduto nel novembre 2024 durante un inseguimento dei carabinieri allo scooter sul quale viaggiava come passeggero.

«Sala voleva persino premiare il papà di Ramy», sostiene il candidato, contestando anche l’educazione impartita al ragazzo e denunciando quella che considera una mancata difesa dei militari coinvolti nell’inseguimento.

Il riconoscimento ricevuto da Yehia Elgaml, padre di Ramy, non venne però assegnato personalmente dal sindaco. Si trattava del “Panettone d’oro”, premio alla virtù civica promosso dal Coordinamento dei comitati milanesi con il patrocinio del Comune.

La motivazione richiamava gli appelli del padre di Ramy alla calma, il rifiuto delle violenze scoppiate al Corvetto e la fiducia espressa nell’operato della magistratura. Sala aveva ricevuto la famiglia a Palazzo Marino e manifestato apprezzamento per il comportamento mantenuto dopo la tragedia.

«Difendere le forze dell’ordine»

Burgio sostiene che il Comune non abbia tutelato adeguatamente i carabinieri coinvolti nel caso. «Io sono sceso in campo anche per questo: bisogna difendere le forze dell’ordine», afferma.

La candidatura dell’ex generale conferma così l’intenzione di Futuro Nazionale di costruire la propria proposta milanese attorno ai temi della sicurezza, dell’ordine pubblico e del contrasto alla criminalità.

Burgio, 69 anni, è nato ad Anzio e ha alle spalle una lunga carriera nell’Arma dei carabinieri e nei reparti paracadutisti. La sua limitata conoscenza diretta di Milano è già diventata uno degli argomenti utilizzati dagli avversari politici per contestarne la candidatura.

Il rapporto con Vannacci

Il legame con Roberto Vannacci risale agli anni trascorsi nei reparti militari. Burgio racconta di avere conosciuto l’attuale leader di Futuro Nazionale quando quest’ultimo comandava una Compagnia Incursori.

«Alcuni miei cari amici del suo reparto mi parlavano bene di lui: persona perbene, preparata e professionale», afferma.

L’ex generale ricorda inoltre di avere difeso pubblicamente Vannacci dopo la pubblicazione del libro che lo ha reso un personaggio politico nazionale e durante le inchieste riguardanti alcuni aspetti della sua carriera militare, poi archiviate.

L’apertura al centrodestra

La candidatura di Burgio potrebbe non arrivare necessariamente fino al voto. L’ex generale si dice disponibile a fare un passo indietro qualora Futuro Nazionale raggiungesse un accordo con gli altri partiti del centrodestra.

«Se si raggiungesse un’intesa per cui Futuro Nazionale decidesse di aiutare un altro candidato, per me andrebbe benissimo. L’importante è vincere», conclude.

La disponibilità conferma che il nome di Burgio rappresenta anche uno strumento negoziale nella partita per la scelta del candidato unitario. Futuro Nazionale annuncia di essere pronto a correre da solo, ma lascia aperta la porta a un’intesa con Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia.

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Politica

+Europa, Rotella presidente: cambiano i rapporti di forza nel partito

Tommaso Rotella, sostenuto dall’area di Benedetto Della Vedova e Matteo Hallissey, è il nuovo presidente dell’Assemblea nazionale di +Europa. L’elezione rovescia i rapporti di forza interni e riapre la partita sul congresso anticipato e sulle alleanze.

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C’è voluta una decisione del Tribunale civile di Roma per sbloccare la paralisi di +Europa e consentire all’Assemblea nazionale di eleggere il proprio presidente.

La scelta è caduta su Tommaso Rotella, esponente dell’area che fa riferimento a Benedetto Della Vedova e al presidente del partito Matteo Hallissey. Rotella ha ottenuto 60 voti favorevoli e quattro astensioni, mentre i delegati vicini al segretario Riccardo Magi non hanno partecipato alla votazione.

L’elezione rappresenta l’ultimo atto di un braccio di ferro interno che dura da mesi e che ha ormai superato i confini del confronto politico, arrivando nelle aule giudiziarie.

La sentenza che ha sbloccato l’Assemblea

Dopo le dimissioni della precedente presidente dell’Assemblea, Agnese Balducci, la nuova maggioranza aveva chiesto di procedere con l’elezione del successore. Il voto era però rimasto bloccato.

Della Vedova, Hallissey e gli altri esponenti dell’opposizione interna avevano quindi presentato un ricorso d’urgenza. Il Tribunale di Roma ha accolto la loro richiesta, consentendo la convocazione dell’organismo e l’elezione della nuova presidenza.

Una decisione che non interviene direttamente sulla guida politica del partito, affidata fino al 2028 a Riccardo Magi, ma che modifica profondamente gli equilibri negli organismi dirigenti.

Il bilancio approvato

L’Assemblea si è chiusa con l’approvazione del bilancio consuntivo. Lo stesso documento era stato bocciato a maggio dalla nuova maggioranza, intenzionata a inviare un segnale politico di sfiducia alla segreteria.

Questa volta non sono state approvate mozioni sul congresso o sulle alleanze. Il voto sul bilancio ha permesso al partito di superare una scadenza delicata, ma non ha ricomposto la frattura.

La maggioranza dell’Assemblea è ormai nelle mani dell’area critica verso Magi. Il segretario conserva la propria carica, ma dovrà confrontarsi con un organismo nazionale guidato dai suoi oppositori.

Due linee per il centrosinistra

Dietro lo scontro sulle regole esiste una distanza politica sulla futura collocazione di +Europa.

L’area di Della Vedova e Hallissey guarda alla costruzione di una più ampia aggregazione liberale e riformista, nella quale potrebbe trovare spazio anche Italia viva di Matteo Renzi. L’obiettivo sarebbe quello di presentare nella coalizione di centrosinistra un blocco centrista più consistente e dotato di maggiore forza negoziale.

Magi difende invece l’autonomia politica e organizzativa di +Europa. Secondo questa impostazione, il partito deve conservare il proprio simbolo e la propria identità radicale, europeista e liberale, mantenendo riconoscibile l’impegno sui diritti civili senza confluire in un contenitore centrista più moderato.

La partita del congresso

L’elezione di Rotella può riportare all’ordine del giorno la richiesta di un congresso straordinario. Il nuovo presidente dell’Assemblea potrà favorire la discussione, ma la convocazione dovrà rispettare le maggioranze e le procedure previste dallo statuto.

Magi ha già espresso la propria contrarietà a un nuovo congresso, essendo stato rieletto segretario nel febbraio 2025 con un mandato triennale. Un’eventuale forzatura potrebbe quindi produrre altri ricorsi e prolungare lo scontro legale.

Per il momento la segreteria resta al suo posto. Politicamente, però, i rapporti di forza sono cambiati: l’opposizione interna controlla l’Assemblea e può condizionare le scelte sulla linea, sulle alleanze e sul futuro stesso di +Europa.

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Politica

Vannacci apre a Meloni, ma Forza Italia chiude: «Non lo vogliamo in coalizione»

Vannacci attende una telefonata di Giorgia Meloni e propone Futuro Nazionale come alleato del centrodestra. Forza Italia chiude la porta, mentre nella Lega aumentano i timori per una nuova perdita di consensi.

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Roberto Vannacci corregge la rotta e apre a un’alleanza con Giorgia Meloni. Dopo aver presentato alla Versiliana Futuro Nazionale come un partito pronto a «correre come un treno per vincere, da solo o in compagnia», l’ex generale lancia un messaggio alla presidente del Consiglio.

L’ipotesi di un ingresso nella coalizione incontra però il netto rifiuto di Forza Italia e alimenta le preoccupazioni della Lega, già attraversata dal confronto interno sulla leadership di Matteo Salvini.

«Aspetto una telefonata di Meloni»

Intervistato dalla Verità, Vannacci afferma di non avere avuto ancora alcun colloquio con esponenti del governo, ma di attendere una telefonata della premier.

«Considero Giorgia Meloni la padrona di casa e mi aspetto che parli con tutte le persone che si trovano all’ingresso della sua casa», spiega il leader di Futuro Nazionale.

Vannacci rivendica per il proprio partito il ruolo di «principale interlocutore del centrodestra», senza rinunciare alle critiche verso l’esecutivo. Accusa il governo di portare avanti politiche simili a quelle della sinistra e cita, tra i punti di contrasto, le scelte fiscali europee e il mancato sostegno agli emendamenti sulla legittima difesa.

Il no di Roberto Occhiuto

La risposta più dura arriva da Roberto Occhiuto, presidente della Calabria e vicesegretario di Forza Italia. Intervistato dal Foglio, il governatore esclude un’alleanza con Futuro Nazionale.

«Con Vannacci in coalizione, Meloni, che è la nostra risorsa più importante, sarebbe costretta a ribattere a un generale che le sparerebbe ogni giorno sempre più grosse», afferma Occhiuto.

Secondo il presidente calabrese, un’intesa sposterebbe la campagna elettorale su un terreno populista, mettendo in difficoltà la premier e allontanando l’elettorato moderato. È una posizione coerente con la linea adottata finora da Forza Italia.

Il silenzio preoccupato della Lega

La Lega per ora non replica pubblicamente. L’avanzata del partito dell’ex generale viene però osservata con crescente preoccupazione, soprattutto nei territori settentrionali.

Nel Carroccio è aperto il confronto sulla perdita d’identità e sulla necessità di tornare a parlare di autonomia, federalismo e amministrazioni locali. Dal direttivo lombardo sono emerse critiche alla strategia nazionale e alla rincorsa di Fratelli d’Italia e dello stesso Vannacci sui temi della sicurezza.

Un’eventuale alleanza tra Meloni e Futuro Nazionale potrebbe accentuare la concorrenza sulla base elettorale leghista, già segnalata dai dirigenti di province come Monza, Varese e Bergamo.

I gadget “identitari” sulla spiaggia

Vannacci prosegue intanto la propria campagna elettorale. A Lido di Camaiore è arrivato in bicicletta per partecipare a un gazebo allestito sul lungomare.

Nel comizio ha contestato il richiamo al «voto utile», invitando gli elettori a giudicare i risultati ottenuti dal governo su immigrazione, sicurezza e difesa dell’identità nazionale. Ha poi rilanciato la proposta della «tolleranza zero», evocando pattuglie impegnate a controllare le strade.

L’iniziativa si è conclusa con la distribuzione ai bambini di un kit da spiaggia trasformato in messaggio politico: paletta e secchiello per simboleggiare la costruzione di case e imprese italiane, una pistola ad acqua per rappresentarne la difesa.

Una comunicazione destinata a far discutere, mentre la vera partita resta quella dell’alleanza con il centrodestra. Vannacci attende Meloni, ma almeno per ora Forza Italia ha già chiuso la porta.

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