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Cristoforetti su Iss: triste per quel che accade in Ucraina, si lavora insieme

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“Tutti qui sulla Stazione Spaziale siamo tristi per il conflitto in corso in Ucraina, ma penso che sia importante continuare a lavorare tutti insieme”: Samantha Cristoforetti ha sintetizzato cosi’ la convivenza fra russi, americani e lei, unica europea, a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (Iss). Lo ha fatto in collegamento dalla Iss con il forum economico di Davos, e dal direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), Josef Aschbacher, ha pecisato che la collaborazione fra gli astronauti a bordo della Iss e’ soprattutto una necessita’, indispensabile per garantire la sicurezza degli astronauti e della stessa stazione orbitale. E’ diverso, ha aggiunto, il caso della collaborazione su altri programmi spaziali, a partire da ExoMars, che quest’anno avrebbe dovuto portare su Marte un rover progettato da Esa e agenzia spaziale russa Roscosmos, destinato a cercare tracce di vita. “La Stazione Spaziale Internazionale e’ un esempio importante di collaborazione internazionale e la Russia e’ un partner importante”, ha aggiunto l’astronauta dell’Esa, che sta affrontando la sua seconda missione nello spazio, Minerva, e che fa parte dell’attuale equipaggio della Iss con tre russi e tre americani. “Con tutti i colleghi a bordo siamo legati da amicizia e professionalmente siamo uniti dall’impegno comune nel lavorare insieme qui sulla Stazione Spaziale”, ha detto ancora Cristoforetti. “Qui a bordo ci sono strutture costruite da Paesi diversi, ma che funzionano tutte insieme” e “la collaborazione e’ un elemento fondamentale per garantire il successo dell’esplorazione spaziale”. Per Aschbacher collaborare sulla Iss e’ essenzialmente una necessita’: “nello spazio abbiamo astronauti e cosmonauti che stanno lavorando insieme. Non e’ una questione di scelte: devono lavorare insieme per la sicurezza della Stazione Spaziale”, ha osservato. “Gli astronauti sono addestrati a lavorare insieme perche’ tutto a bordo proceda bene, secondo i programmi”, ha aggiunto. E’ sostanzialmente questa la ragione per cui l’avamposto dell’esplorazione nello spazio e’ diventato anche un simbolo di pace. In altri casi, come sta avvenendo per ExoMars, si stanno cercando nuove strade e stanno nascendo nuove collaborazioni. Il 2026 resta al momento la data piu’ probabile per il lancio della missione su Marte, ha detto Aschbacher all’ANSA a margine del forum: “si tratta di una situazione complessa” in quanto “molti componenti del rover sono europei, ma non tutti, e stiamo lavorando con la Nasa in cerca di alternative. Per sostituire i componenti di fabbricazione russa “abbiamo bisogno di sviluppare tecnologie critiche. Le opzioni sono al momento sotto esame”. Non appena saranno definite, le proposte saranno presentate agli Stati membri dell’Esa. Sempre senza la Russia, lo spazio europeo guarda alla Luna e il programma di riferimento e’ Artemis, gestito dalla Nasa e nel quale l’Esa e’ fortemente coinvolta, dal contributo alla futura stazione spaziale Gateway nell’orbita lunare alle proposte di un lander e di moduli abitativi sul suolo lunare, che verranno discusse nella prossima Conferenza ministeriale dell’Esa, in programma in novembre a Parigi. Uno degli obiettivi piu’ ambizioni sui quali l’Esa sta trattando con la Nasa, consiste nel portare un astronauta europeo a camminare sulla Luna entro questo decennio.

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Usa cercano di bloccare le nozze Microsoft-Activision

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 Le autorità americane bocciano le nozze da 69 miliardi di dollari fra Microsoft e Activision Blizzard, e presentano un’azione legale per bloccarle. L’annuncio affonda il colosso dei videogiochi che, in una seduta positiva per i listini americani, arriva a perdere quasi il 4%. “Cerchiamo di bloccare Microsoft dall’assumere il controllo” di una società di videogiochi indipendente e dall’usarlo per “danneggiare la concorrenza nei dinamici e crescenti mercati dei videogiochi”, afferma la Federal Trade Commission ritenendo l’unione dannosa per anche per i consumatori. Microsoft infatti potrebbe “manipolare i prezzi di Activision e diminuire la qualità dei suoi giochi per le piattaforme rivali a danno dei consumatori”, mettono in evidenza le autorità americane, in quello che è un pesante schiaffo alle ambizioni di Microsoft nel settore.

Con Activision e i suoi Call of Duty e Candy Crush, Microsoft sarebbe infatti balzata al terzo posto fra i colossi dei videogiochi per ricavi alle spalle di Tencent e Sony. L’accordo le avrebbe inoltre concesso un’arma in più contro Meta, considerata la leader per il metaverso. Le autorità americane non sono comunque le uniche ad aver sollevato dubbi sull’operazione. Agli inizi di novembre già la Commissione europea aveva espresso perplessità e avviato un’indagine approfondita per valutarla. Per l’amministrazione Biden lo stop alle nozze è una sfida. Lo è soprattutto per Lisa Khan, la presidente della Federal Trade Commission salita alle cronache per le sue critiche contro Amazon. L’azione legale avviata sarà per lei un test per verificare se i suoi aggressivi piani per controllare lo strapotere di Big Tech possono sopravvivere in tribunale.

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Esteri

La barbarie degli ayatollah, impiccato un manifestante

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Impiccato all’alba a poco più di un mese dalla condanna a morte. Mohsen Shekari, di 23 anni, era stato arrestato per aver partecipato alle proteste anti governative che scuotono l’Iran da quasi tre mesi. È stato ritenuto colpevole di “inimicizia contro Dio”, per “aver bloccato una strada, aver estratto un’arma con l’intenzione di uccidere e avere ferito intenzionalmente un ufficiale durante il servizio”.

I fatti risalgono alla fine di settembre, quando da pochi giorni erano esplose le dimostrazioni per Mahsa Amini, la 22enne di origine curda morta per le bastonate alla testa mentre era in custodia della polizia morale perché non indossava il velo in modo corretto. I familiari del ragazzo, che avevano presentato appello contro la sentenza di morte, hanno saputo che la condanna era stata eseguita mentre attendevano sue notizie fuori dal carcere dove era detenuto. Il corpo, ha fatto sapere lo zio, non è stato consegnato ai parenti. Quella di Shekari è la prima esecuzione di un manifestante di cui si è avuta notizia, anche se alcuni attivisti ritengono che ve ne siano già state altre e che altre 11 persone sono state condannate a morte, tra cui Fahimeh Karimi, allenatrice di pallavolo e madre di tre bambini piccoli.

La magistratura iraniana ha confermato nei giorni scorsi la pena capitale per cinque persone, per avere per aver ucciso a pugnalate un membro delle forze paramilitari Basij il 3 novembre a Karaj, durante duri scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. “Corriamo il rischio di avere esecuzioni di manifestanti ogni giorno”, ha detto Mahmood Amiry-Moghaddam, direttore della ong Iran Human Rights con sede ad Oslo, chiedendo iniziative a livello internazionale. Anche Amnesty International ha lanciato un appello affinché le autorità iraniane pongano “immediatamente fine alle esecuzioni previste e smettano di utilizzare la pena di morte come uno strumento per la repressione politica contro i manifestanti”.

Secondo l’Ong, il giovane è stato condannato in un “processo farsa, esageratamente iniquo”, mentre la magistratura iraniana ha fatto sapere che la sentenza è arrivata dopo che il ragazzo aveva ammesso i suoi crimini in tribunale. Una “confessione” che secondo gli attivisti, e i media dissidenti con sede all’estero, è stata forzata, dal momento che i video in cui il giovane ammette le sue colpe, diffusi da canali televisivi legati alle Guardie della rivoluzione, lo ritraggono con il volto tumefatto. Le proteste, in corso da settembre, sono continuate anche oggi, seppure in poche città, ma si erano invece intensificate nei giorni scorsi trovando ancora una dura reazione da parte delle forze di sicurezza. Gli agenti reprimono le manifestazioni anche sparando da distanza ravvicinata alle donne e colpendole al volto, agli occhi, al seno e ai genitali. Lo hanno denunciato al Guardian medici iraniani di varie città del Paese che trattano i feriti in segreto per evitare l’arresto: raccontano di essere ormai traumatizzati dai corpi delle donne che vedono arrivare.

Mentre il governo mantiene una linea durissima rispetto alle proteste, la condanna a morte inflitta oggi ha attirato aspre critiche da Stati Uniti ed Europa, inclusa l’Italia. “E’ un punto di non ritorno”, ha avvertito il ministro degli Esteri Antonio Tajani, assicurando che “continueremo in ogni sede, con le nostre pressioni diplomatiche, a difendere la libertà e i diritti umani violati da Teheran”. Dure condanne sono arrivate anche dalla Francia, dalla Germania e dalla Gran Bretagna. Per Washington si è trattato di “una escalation sinistra dei tentativi del regime per eliminare tutte le critiche e reprimere le manifestazioni”, di cui gli Usa “chiederanno conto al regime”. Teheran ha replicato con un contrattacco.

“Nel contrastare le rivolte, l’Iran ha mostrato la massima moderazione e, a differenza di molti regimi occidentali che diffamano e reprimono violentemente anche i manifestanti pacifici, l’Iran ha impiegato metodi antisommossa proporzionati e standard. Lo stesso vale per il processo giudiziario: moderazione e proporzionalità”, ha affermato il ministero degli Esteri, respingendo “l’ipocrita paternale” da parte dell’Occidente.

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Esteri

Difesa: Roma, Londra e Tokyo insieme per caccia del futuro

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L’Italia, il Regno Unito e il Giappone hanno stretto un’alleanza “senza precedenti” nel settore della difesa per lo sviluppo e la costruzione del caccia del futuro, un jet supersonico di sesta generazione destinato a sostituire l’attuale Eurofighter Typhoon (frutto della collaborazione tra Italia, Regno Unito, Germania e Spagna): il nuovo aereo da combattimento si chiamerà Tempest e dovrebbe essere operativo nel 2035, con l’avvio della fase di sviluppo nel 2024. Lo ha annunciato il premier britannico Rishi Sunak, confermando le recenti indiscrezioni dei media internazionali.

“Come leader di Italia, Giappone e Regno Unito, siamo impegnati a sostenere l’ordine internazionale basato sulle regole, libero e aperto, che è più importante che mai in un momento in cui questi principi sono contestati e le minacce e le aggressioni sono in aumento. Poiché la difesa della nostra democrazia, della nostra economia e della nostra sicurezza e la protezione della stabilità regionale sono sempre più importanti, abbiamo bisogno di forti partenariati di difesa e di sicurezza, sostenuti e rafforzati da una credibile capacità di deterrenza”: affermano in un comunicato congiunto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il premier britannico Rishi Sunak e quello giapponese Fumio Kishida.

“Le nostre tre nazioni hanno relazioni strette e di lunga data, basate sui valori condivisi di libertà, democrazia, diritti umani e Stato di diritto. Oggi stiamo compiendo il passo successivo nel rafforzamento della nostra partnership trilaterale. Annunciamo il Global Combat Air Programme (GCAP), un ambizioso progetto per lo sviluppo di un aereo da combattimento di nuova generazione entro il 2035”, proseguono i tre leader.

“Attraverso il GCAP, ci baseremo sulle nostre relazioni di lunga data in materia di difesa. Il GCAP accelererà la nostra capacità militare avanzata e il nostro vantaggio tecnologico. Approfondirà la cooperazione nel campo della difesa, la collaborazione scientifica e tecnologica, le catene di fornitura integrate e rafforzerà ulteriormente la nostra base industriale della difesa – sottolineano -. Questo programma produrrà benefici economici e industriali più ampi, sostenendo l’occupazione e i mezzi di sussistenza in Italia, Giappone e Regno Unito. Attirerà investimenti in ricerca e sviluppo nella progettazione digitale e nei processi di produzione avanzati. Fornirà opportunità per la nostra prossima generazione di ingegneri e tecnici altamente qualificati. Lavorando insieme in uno spirito di partnership paritaria, condividiamo i costi e i benefici di questo investimento nelle nostre persone e nelle nostre tecnologie.

È importante notare che il programma sosterrà la capacità sovrana di tutti e tre i Paesi di progettare, fornire e aggiornare capacità aeree da combattimento all’avanguardia, anche in futuro”. “Questo programma è stato progettato tenendo conto dei nostri alleati e partner. La futura interoperabilità con gli Stati Uniti, con la Nato e con i nostri partner in Europa, nell’Indo-Pacifico e a livello globale si riflette nel nome che abbiamo scelto per il nostro programma. Questo concetto sarà al centro del suo sviluppo – concludono -. Condividiamo l’ambizione che questo velivolo sia il fulcro di un più ampio sistema aereo da combattimento che funzionerà in più ambiti. La nostra speranza è che il Global Combat Air Programme, e attraverso di esso il nostro partenariato di capacità, sia una pietra miliare della sicurezza globale, della stabilità e della prosperità nei prossimi decenni”.

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