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Cristian Chivu lancia la nuova Inter: “Non siamo favoriti, ma pronti a vincere”

Cristian Chivu guida la nuova Inter: più ibrida, aggressiva e flessibile. Dopo la frattura Lautaro-Calhanoglu, si punta su empatia e cambi tattici. Obiettivo: tornare a vincere.

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L’Inter di Cristian Chivu è nata lontano da San Siro, nella tranquillità del Kimpton Hotel di Charlotte, in North Carolina, poche ore dopo l’eliminazione dal Mondiale per club contro il Fluminense. Una frattura interna, quella esplosa tra Lautaro e Calhanoglu, è stata ricomposta solo di recente. «A Charlotte è stata solo una discussione tra uomini maturi», minimizza Chivu con il suo solito tono ironico. Ma da quell’episodio, il tecnico nerazzurro ha iniziato a tracciare l’identità di una nuova Inter, che ora si allena ad Appiano Gentile, dove ieri è passato anche il c.t. azzurro Rino Gattuso.

Un nuovo corso con ambizione, nonostante l’attesa

Chivu eredita un’Inter reduce da 63 partite senza trofei, ma con introiti record. Ora, con un nuovo spirito, punta a essere l’anti-Napoli e a ritrovare il feeling con la vittoria: «Non siamo più i favoriti? Non conta, serve solo pedalare».

L’identità del gruppo e l’idea di squadra

Il tecnico romeno ha mostrato negli USA padronanza linguistica e leadership, ma in Italia sbaglia qualche espressione: parla di superare “atrocità” invece che “criticità” e dice di essere “focussato”. Ma al di là delle parole, la squadra lo segue, colpita dalla sua empatia e da una visione chiara: «Voglio un’Inter più ibrida, imprevedibile, pronta a cambiare modulo, ma sempre aggressiva e verticale, senza perdere l’equilibrio».

Centrocampo flessibile, attacco dinamico

La vera rivoluzione sarà nei meccanismi: Chivu annuncia che alternerà due o tre centrocampisti, in base a partite e avversari. Nega di voler usare tre punte fisse, ma chiede «dinamicità, duelli vinti, salti dell’uomo, pressione e velocità». In questo contesto, l’arrivo di Lookman apre a un’Inter più a trazione anteriore, ma serviranno anche fisicità e tenuta mentale, specie a centrocampo, dove solo Asllani sembra in uscita.

Chi resterà — da Calhanoglu a Zielinski, da Mkhitaryan ai nuovi — dovrà garantire gamba e lucidità per evitare i cali di concentrazione nel finale, uno dei punti deboli della scorsa stagione.

Una guida diversa, ma sempre interista

Chivu si prende la responsabilità: «Ho fatto sei anni nelle giovanili per imparare l’empatia. Oggi voglio incidere con il sorriso, con la preparazione e la cattiveria giusta. Credo nella comunicazione».

Il suo stile è diverso da quello di Inzaghi, che cambiava poco nei big match, ma il romeno potrebbe avere più opzioni offensive: «Non ho mai visto un tecnico bravo senza calciatori forti. Sono loro a fare la differenza, soprattutto se segnano».


 

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Processo Maradona, si riparte: sette imputati per la morte del Pibe

Riparte il processo per la morte di Diego Armando Maradona. Sette sanitari imputati per omicidio con dolo eventuale.

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Riparte oggi, dopo undici mesi di stop, il processo per la morte di Diego Armando Maradona nell’aula della Settima sezione del Tribunale orale di San Isidro.

Sono passati cinque anni e cinque mesi dalla scomparsa del campione argentino, avvenuta il 25 novembre 2020, poco dopo un intervento chirurgico al cervello.

L’accusa: assistenza inadeguata

Secondo i magistrati Patricio Ferrari e Cosme Iribarren, l’arresto cardiorespiratorio sarebbe stato provocato da un’assistenza sanitaria definita “precaria” o addirittura inesistente durante la convalescenza domiciliare.

Nel primo processo, poi sospeso per l’esclusione di un giudice, l’accusa aveva già delineato una linea netta, sostenendo che le condizioni di Maradona fossero evidenti e che non fossero state gestite adeguatamente.

Sette imputati a giudizio

Sono sette i sanitari rinviati a giudizio con l’accusa di omicidio con dolo eventuale, reato che prevede pene da 8 a 25 anni di carcere.

Il processo vedrà anche un filone separato per un’ulteriore imputata, che sarà giudicata con rito a giuria.

Nuovo collegio e 92 testimoni

Davanti al nuovo collegio giudicante sfileranno 92 testimoni, diversi rispetto a quelli ascoltati nel procedimento precedente. Le udienze sono previste due volte a settimana.

Gli inquirenti intendono ricostruire integralmente la vicenda, partendo dalla decisione di trasferire Maradona in un’abitazione privata dopo l’operazione, invece che in una struttura specializzata.

Il ruolo della famiglia

Le figlie del campione hanno più volte sostenuto che il padre fosse isolato e non adeguatamente seguito. Secondo l’accusa, in quel contesto la morte sarebbe stata “prevedibile”.

Il processo punta ora ad accertare eventuali responsabilità penali. Come previsto dalla legge argentina, gli imputati sono da considerarsi presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

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Napoli, rinnovo McTominay: Conte lo vuole al centro del progetto fino al 2030

Il Napoli prepara il rinnovo di McTominay fino al 2030. Conte lo considera centrale nel progetto dopo una stagione da protagonista.

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Il SSC Napoli accelera sul rinnovo di Scott McTominay, uno dei protagonisti della stagione. Con il campionato verso la chiusura e il secondo posto come obiettivo concreto, la società vuole blindare uno dei pilastri del progetto tecnico.

Il contratto attuale scade nel 2028, ma l’idea è quella di prolungarlo almeno fino al 2029 con opzione al 2030, accompagnato da un adeguamento dell’ingaggio rispetto agli attuali circa 3 milioni netti.

Conte e McTominay, stessa mentalità

Il rapporto con Antonio Conte è uno dei punti di forza. I due condividono la stessa mentalità competitiva, una tensione costante verso la vittoria che si riflette anche nelle dichiarazioni del centrocampista dopo il pareggio contro il Parma.

Nonostante i risultati complessivamente positivi, McTominay non si accontenta e guarda già al prossimo step.

Un centrocampista totale

McTominay si è imposto come un giocatore “all around”, capace di ricoprire più ruoli: mezz’ala, mediano, trequartista e, all’occorrenza, anche attaccante. Una duttilità che lo rende indispensabile nello scacchiere del Napoli.

I numeri confermano il rendimento: 12 gol in stagione, con margini per migliorare nelle ultime partite. Negli ultimi due anni è tra i centrocampisti più prolifici in Europa.

Priorità Napoli

Nonostante l’interesse di altri club, il giocatore ha sempre dato priorità al Napoli. La società punta a chiudere l’accordo prima dell’estate e degli impegni internazionali, per garantire stabilità e programmazione.

Un pilastro per il futuro

McTominay è considerato centrale nel Napoli di oggi e di domani. Il rinnovo rappresenterebbe un segnale chiaro di continuità e ambizione, con l’obiettivo di alzare ancora il livello competitivo, anche in Champions League.

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Napoli, infortuni e “piccole” costano lo scudetto: nove punti persi decisivi

Il Napoli paga infortuni e risultati contro le piccole: nove punti di distacco dal primo posto spiegano il mancato scudetto.

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Il SSC Napoli chiude la corsa scudetto con nove punti di distacco dalla vetta. Un gap che nasce da diversi fattori, ma due emergono con forza: i troppi infortuni e il rendimento deludente contro le squadre della parte destra della classifica.

Gli infortuni che hanno condizionato la stagione

La squadra di Antonio Conte ha dovuto fare i conti per lunghi tratti con assenze pesanti. In diversi momenti chiave, il Napoli si è trovato con uomini decisivi fuori, incidendo sulle rotazioni e sulla qualità del gioco.

Una gestione complicata che ha limitato continuità e rendimento, soprattutto nelle fasi più delicate del campionato.

Il nodo delle “piccole”

Se gli infortuni spiegano parte delle difficoltà, l’altro elemento determinante è stato l’approccio contro le cosiddette “piccole”. Gare che nella stagione dello scudetto erano state risolte con concretezza, e che quest’anno si sono trasformate in punti persi.

Il dato è chiaro: almeno 12 punti lasciati per strada contro squadre di bassa classifica. Un peso enorme in una corsa al vertice.

I casi simbolo: Parma, Torino, Udinese

Il Parma rappresenta il simbolo di queste difficoltà, con risultati negativi sia all’andata sia al ritorno. Ma non è l’unico episodio.

Le sconfitte per 1-0 contro il Torino e contro l’Udinese, oltre al pareggio con il Verona, hanno segnato una stagione fatta di occasioni sprecate, spesso in trasferte complicate e con una rosa ridotta.

Il confronto con l’Inter

A fare la differenza è stato anche il rendimento della capolista. L’Inter ha lasciato pochi punti contro squadre di seconda fascia, dimostrando continuità e solidità.

Una differenza che, alla lunga, ha inciso in maniera decisiva sulla classifica.

Da qui ripartire

Per il Napoli il punto di ripartenza è evidente: ridurre l’impatto degli infortuni e ritrovare concretezza contro le squadre meno attrezzate.

Perché, in una stagione lunga, sono proprio queste partite a fare la differenza tra lottare per il titolo e restare indietro.

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