Doveva essere l’alba della de-escalation. Nel giro di ventiquattro ore si è trasformata in un nuovo salto verso la crisi. Lo Stretto di Hormuz, annunciato riaperto dall’Iran, è stato nuovamente chiuso. Le tensioni tra Teheran e Washington sono tornate a salire, mentre sul campo si registrano episodi che segnalano un peggioramento concreto della situazione.
Lo stretto torna chiuso e partono gli attacchi
Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno comunicato la nuova chiusura dello Stretto, accusando gli Stati Uniti di non aver rimosso il blocco navale contro i porti iraniani. La Casa Bianca aveva chiarito che le restrizioni sarebbero rimaste fino alla firma di un accordo.
La risposta iraniana è stata immediata: unità navali hanno aperto il fuoco contro alcune navi mercantili in transito. Due petroliere indiane sono state colpite. Solo una dozzina di imbarcazioni è riuscita ad attraversare lo Stretto, tra cui otto petroliere e una nave da crociera.
Successivamente Teheran ha fatto sapere che il passaggio sarebbe stato consentito solo alle navi disposte a pagare un pedaggio, introducendo di fatto un controllo diretto su una delle principali arterie energetiche del mondo.
Reazioni internazionali e tensione militare
L’India ha convocato l’ambasciatore iraniano per protestare contro gli attacchi. Intanto emergono indiscrezioni su un possibile rafforzamento delle operazioni statunitensi: le forze americane si starebbero preparando a sequestrare navi legate all’Iran anche in acque internazionali.
Il rischio di un allargamento del conflitto si accompagna alla prospettiva di una crisi economica ed energetica globale, legata proprio alla chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico petrolifero.
Libano, tregua già compromessa
Parallelamente vacilla il cessate il fuoco nel sud del Libano. Israele ha condotto nuovi raid contro obiettivi riconducibili a Hezbollah, sostenendo di rispondere a violazioni della tregua.
Nel corso degli scontri è stato ucciso un militare francese della missione Unifil, mentre altri tre caschi blu sono rimasti feriti. La Francia attribuisce la responsabilità dell’attacco a Hezbollah, che respinge le accuse.
Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha espresso solidarietà alle forze francesi e ha scritto al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, sostenendo che la missione Unifil “non ha più senso nelle attuali condizioni”.
Negoziati fermi e posizioni inconciliabili
Sul piano diplomatico, i segnali sono altrettanto negativi. Non è stata fissata alcuna data per un nuovo ciclo di negoziati. Fonti iraniane parlano di colloqui bloccati a causa delle richieste statunitensi e del mantenimento del blocco navale.
La guida suprema Mojtaba Khamenei ha ribadito una linea dura, affermando che la Marina iraniana è pronta a nuove azioni. Da parte americana, il presidente Donald Trump continua a alternare dichiarazioni di apertura a toni più aggressivi, sostenendo che il dialogo procede ma mantenendo una posizione di fermezza.
Teheran, dal canto suo, ha escluso qualsiasi ipotesi di trasferimento dell’uranio arricchito negli Stati Uniti, smentendo uno dei punti indicati da Washington come base per un accordo.
Scenario aperto e rischio escalation
Il quadro complessivo mostra un arretramento netto rispetto alle aperture annunciate nei giorni precedenti. Lo Stretto di Hormuz resta chiuso, la tregua in Libano appare fragile e i negoziati tra Iran e Stati Uniti risultano fermi.
Con la scadenza imminente del cessate il fuoco e l’assenza di progressi diplomatici concreti, il rischio di una nuova escalation militare resta elevato. Un passo avanti, seguito da tre indietro, in uno scenario internazionale sempre più instabile.