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Crew Dragon, ‘taxi’ di Musk per prendersi lo spazio

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Crew Dragon è la prima navicella spaziale certificata della Nasa dall’era degli Shuttle. Ma nell’ambito del programma per consegnare i voli spaziali verso l’Iss a compagnie private, e’ costruita dalla SpaceX di Elon Musk, il miliardario sudafricano che vuole diventare l’imperatore dello spazio (ma deve vedersela con l’altro titano, Jeff Bezos). Con le missioni di Crew Dragon, SpaceX puo’ essere ufficialmente considerata la prima azienda che ha inviato esseri umani in orbita a bordo di un veicolo spaziale di proprieta’ privata. Gli Stati Uniti non lanciavano i propri astronauti nello spazio da quando il programma Space Shuttle si era concluso nel 2011; da allora, gli astronauti della Nasa andavano in Russia e si addestravano con la navicella Soyuz ma quei passaggi verso l’Iss, la stazione spaziale internazionale, costavano alla Nasa fino a 90 milioni di dollari ciascuno. L’agenzia spaziale americana ha dunque deciso di non creare un proprio sostituto per la navetta; ha invece chiesto al settore privato di sviluppare un veicolo spaziale in grado di trasportare in sicurezza gli astronauti da e verso la Iss (una decisione assolutamente dirompente considerando che la Nasa non aveva mai esternalizzato lo sviluppo di un veicolo spaziale per il trasporto di essere umani). La Nasa ha pero’ pensato che le aziende private potessero tagliare i costi e guidare l’innovazione, e contemporanemanete avere piu’ tempo e risorse per concentrarsi sull’esplorazione del sistema solare piu’ a fondo, per esempio Marte. Adesso, dopo anni di attesa, le capsule Crew Dragon potrebbero essere pronte per iniziare a fare viaggi regolari da e verso la stazione spaziale; e poiche’ il programma Crew Dragon e’ tecnicamente di proprieta’ e gestito da SpaceX, la compagnia puo’ persino esplorare opportunita’ per portare nello spazio turisti o altri non astronauti. (

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Pentagono conferma l’autenticità del video su un Ufo del 2019

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Il Pentagono ha confermato l’autenticità  del filmato di un oggetto non identificato girato nel 2019 da una nave della Marina militare americana. Un Ufo insomma, che aveva caratteristiche tali da sfidare le leggi della fisica. Al termine delle indagini da parte della task force che all’interno del Dipartimento alla difesa si occupa dei fenomeni aerei non identificati, la portavoce Susan Gough ha spiegato come quelle immagini non siano una bufala. “Posso confermare che il video e’ stato effettivamente girato dal personale della Marina e che sulle immagini sono in corso delle indagini”, ha spiegato Gough. Il video, pubblicato dal documentarista Jeremy Corbell, mostra quello che gli esperti del Pentagono hanno definito “transmedium veichle”, un veicolo cioe’ in grado di muoversi in aria, in acqua e nel vuoto e che, come si vede dalle immagini, e’ entrato nelle acque dell’Oceano senza subire alcun danno. Intanto nelle prossime settimane e’ atteso dal Pentagono un rapporto comprensivo sull’attivita’ svolta per indagare sugli Ufo, rapporto che sara’ presentato al Congresso.

 

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Benzina eco da acqua e CO2, l’Enel collabora ad un progetto in Cile

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Entrera’ in funzione l’anno prossimo in Cile il primo impianto industriale su vasta scala per la produzione di e-benzina: un carburante “ecologico” prodotto con l’acqua e l’anidride carbonica presa dall’atmosfera, usando energia rinnovabile. In pratica, una benzina che va nei tradizionali motori endotermici, ma non produce effetto serra, e non emette neppure le sostanze inquinanti dei carburanti fossili. Il progetto, detto “Haru Oni”, e’ in cantiere nella Patagonia Cilena, a Cabo Negro, nella provincia di Magallanes. Sono coinvolte la societa’ elettrica cilena Ame, quella petrolifera Enap, la tedesca Siemens, l’italiana Enel e la casa automobilistica tedesca Porsche. La e-benzina, sintetica ed ecologica, verra’ prodotta a partire dall’idrogeno verde: quello prodotto con l’elettrolisi dell’acqua (la scissione in idrogeno e ossigeno) alimentata da energie rinnovabili. Nel caso di Haru Oni, sara’ energia eolica, abbondante in Cile.

L’impianto sara’ poi in grado di catturare l’anidride carbonica dall’atmosfera (quindi decarbonizzando), e di combinarla con l’idrogeno verde per produrre metanolo (detto e-metanolo perche’ a zero emissioni). L’e-metanolo sara’ poi convertito in e-benzina, che potra’ alimentare i motori endotermici delle automobili tradizionali. Questo carburante sara’ a zero emissioni nette, perche’ la CO2 che produrra’ sara’ uguale a quella che e’ stata tolta dall’atmosfera per produrlo. Inoltre, non emettera’ ossido di zolfo e biossido di azoto, gli scarti della benzina fossile dannosi per la salute. Dall’e-metanolo, con procedimenti simili, si potra’ produrre anche e-diesel per i camion, gli autobus e le navi, ed e-cherosene per gli aerei. Il vantaggio degli e-carburanti e’ che potranno essere utilizzati nei veicoli tradizionali a motore endotermico, eliminando pero’ le emissioni di gas serra.

La loro utilita’ potrebbe essere soprattutto sul trasporto pesante su strada, su quello marittimo e su quello aereo. Qui (diversamente che sulle auto) il peso eccessivo delle batterie al momento rende l’elettrico improponibile. I combustibili sintetici a zero emissioni potrebbero quindi essere un sistema per decarbonizzare a costi contenuti. A patto naturalmente di avere energia da fonti rinnovabili in abbondanza. Il processo per catturare la CO2 dall’atmosfera e’ sperimentale. Tuttavia, per la produzione di e-carburanti puo’ essere usata anche la CO2 proveniente da lavorazioni industriali (acciaio, cemento, fertilizzanti, raffinerie), dove le tecnologie di cattura sono consolidate. Il progetto Haru Oni e’ co-finanziato con 8 milioni di euro dal governo tedesco. Capofila e’ la societa’ elettrica cilena Ame. Siemens fornisce la tecnologia per i processi, Enel collabora per la parte eolica e l’elettrolisi dell’acqua. Porsche testera’ la e-benzina sulle proprie auto sportive. L’impianto dovrebbe cominciare a produrre 130.000 litri all’anno nel 2022, per passare a 55 milioni nel 2024 e 550 milioni nel 2026.

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La Cina mette “piede” su Marte con la sonda Tianwen

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La sonda cinese Tianwen-1 ha toccato la superficie di Marte. Lo riferiscono i media cinesi.  Tianwen-1, la prima esplorazione interplanetaria della Cina, ha completato “con successo” le procedure di atterraggio posando “in sicurezza” il rover Zhurong sulle dune di Utopia Planitia, hanno riferito i media statali, dalla Cctv alla Xinhua. Dopo tre mesi di preparativi in ;;orbita e circa 8 minuti dall’ingresso nell’ atmosfera marziana, la sonda e’ sopravvissuta ai cosiddetti “sette minuti di terrore” o ai “nove minuti di ignoto”, in cui non e’ possibile ricevere dalla Terra i segnali in diretta a causa del naturale ritardo delle comunicazioni. Il rover ha toccato la superficie poco dopo le 7:00 locali (l’1:00 in Italia). La riuscita dell’operazione e’ stata confermata dalla China National Space Administration (CNSA), l’agenzia spaziale cinese, secondo cui i mezzi hanno mantenuto, come da previsioni, i contatti con la Terra. Il rover, alimentato a energia solare e del peso di 240 chilogrammi, ha sei carichi utili scientifici – tra un paio di telecamere di navigazione e un’altra multispettrale, un rilevatore di ioni, un radar penetrante, un magnetometro e una stazione climatica – allo scopo di studiare la topografia, la geologia, la struttura del suolo, i minerali, i tipi di roccia e l’atmosfera nell’area. La sonda Tianwen-1 ha permesso alla Cina di diventare la terza nazione ad aver realizzato un’impresa del genere, dopo Russia e Stati Uniti: l’approdo su Marte e’ avvenuto il 295/mo giorno del suo viaggio dopo il lancio tramite un razzo Long March-5 dalla base di Wenchang nella provincia di Hainan, avvenuto il 23 luglio 2020.

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