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Craxi, a Hammamet 3 giorni di eventi a 20 anni da morte

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Il ricordo di un leader caduto rovinosamente e in fondo la nostalgia di un’Italia che si sentiva piu’ ricca e felice, ma anche un’eredita’ politica importante e controversa. Ci sono i reduci del socialismo e un certo numero di parlamentari di oggi, qualche artista e molti giornalisti, ad Hammamet, per il ventennale della morte di Bettino Craxi, domenica. Della vecchia guardia Psi spiccano Ugo Intini, Claudio Signorile, Margherita Boniver, Carlo Tognoli e Fabrizio Cicchitto. Claudio Martelli e’ in arrivo. Ci sono il cantautore Eugenio Bennato e lo scultore Alessandro Romano, autore di un busto che Craxi teneva in ufficio. Tutti qui per tre giorni di eventi organizzati dalla Fondazione che porta il nome del segretario socialista e animata dalla figlia Stefania. Il 19 gennaio 2000 finivano la vita e l’esilio autoimposto dell’ex presidente del Consiglio, a 65 anni, gli ultimi sei passati nella cittadina tunisina sul mare, dopo aver ottenuto asilo politico perche’ in Italia si considerava perseguitato dalla magistratura. Due condanne per corruzione e finanziamento illecito ai partiti lo raggiunsero li’, latitante per la giustizia italiana. Il ventennale ha portato diversi libri e il film di Gianni Amelio. Il dibattito si e’ riaperto di colpo sulla parabola di un uomo che e’ stato capo del governo per oltre 3 anni, segretario di uno dei partiti italiani storici, numero due dell’Internazionale socialista e inviato speciale delle Nazioni Unite. Una discussione che divide sempre, tra gli estremi di chi lo considera uno statista innovatore vittima di un complotto giudiziario e chi, ancora oggi, una sorta di criminale politico. Proprio oggi le parole di Antonio Di Pietro, il grande inquisitore di Craxi. “E’ uno dei tanti che sono venuti fuori”, dice l’ex simbolo dell’inchiesta Mani Pulite al settimanale l’Espresso, “un normale politico, ha agito come tutti gli altri. Non fatelo piu’ grosso di quello che e'”. Il pm di Milano dei tempi di Tangentopoli racconta che in realta’ puntava un bersaglio piu’ tosto, Giulio Andreotti, ma sarebbe stato fermato. A Di Pietro risponde Lucio Barani, che ad Hammamet ha portato un mazzo di garofani rossi e uno lo sfoggia all’occhiello. “Meraviglia come la piccolezza umana possa essere sconfinata”, dice il segretario del Nuovo Psi. “L’ex magistrato ed ex politico oggi che fa? – dice Barani – Chi o cosa rappresenta? La risposta e’ semplice, assolutamente nulla”. In Tunisia e’ venuto a titolo personale il senatore Pd Gianni Pittella. “Non si tratta tanto di celebrare, quanto di aprire un dibattito su un tema fondamentale – dice -: la cultura socialista ha cittadinanza nella sinistra? Io credo di si’ e la sinistra non deve fare piu’ l’errore di regalarla alla destra come ha fatto per 20 anni”. Il Pd non ha pero’ mandato una delegazione ufficiale – oltre a Pittella c’e’ il sindaco di Bergamo Giorgio Gori – e secondo Stefania Craxi soprattutto gli ex comunisti “non vogliono fare i conti con il passato”. “Quando ammetteranno che c’e’ stata persecuzione giudiziaria?”, si chiede. C’e’ invece ufficialmente Italia Viva con il capogruppo al Senato Davide Faraone, che fa visita alla tomba di Craxi con il figlio Bobo. Diversi anche gli esponenti di Forza Italia, come Simone Baldelli, Alessandro Cattaneo e Luigi Cesaro. Per Intini, fedelissimo del leader Psi tra gli anni ’70 e l’inizio dei ’90, “storicamente i socialisti avevano ragione sulla politica: tutti si finanziavano illegalmente e Craxi non si e’ arricchito personalmente”. “Era un rappresentante della sinistra – sintetizza -. Ci fu una guerra civile a sinistra tra socialisti e comunisti e spesso le guerre civili lasciano conseguenze piu’ pesanti della guerre normali”.

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Politica

De Luca copia l’ordinanza delle mascherine del ministro Speranza che aveva ridicolizzato: il video

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Diceva James Russell Lowell che “solo gli imbecilli e i morti non cambiano mai le loro opinioni”. Ebbene, Vincenzo De Luca, neo rieletto presidente della Giunta regionale della Campania, nella diuturna ed indefessa battaglia che conduce quasi in solitaria contro il Covid 19  certamente non possiamo considerarlo un  imbecille. Sulle modalità di lotta al virus più che cambiare idea, lui di idee ne trova una al giorno, una per ogni occasione, tutte utili pur di convincerci che le sue opinioni in questa materia sono le migliori possibili e che finora hanno salvato i campani da cataste di morti e contagiati.

Sulle mascherine, sulle ordinanze che ne impongono l’uso, poi, le sue idee assomigliano a piroette che prevedono avvitamenti, ripiegamenti, rivoluzioni, posizioni che sono buone ad ogni occorrenza. Un’orgia di idea, alcune anche pittoresche. Come quella di minacciare di mandare i carabinieri col lanciafiamme dove facevamo le feste i giovanotti. Nel giro di un mese, complice la campagna elettorale, De Luca è passato dal “chiudiamo tutto” al “riapriamo tutto”, da “la Campania chiuderà le sue frontiere” a “la Campania riparte”, da “le ordinanze del Governo sull’uso delle mascherine dalle 18 gettano discredito sull’autorità dello Stato” a “in Campania multe da mille euro per chi non indossa la mascherina tutto il giorno”.

Questo caleidoscopico frullato di opinioni è segno dell’intelligenza di De Luca? Chissà! Vediamo che cosa farà. Anche lui, per usare una sua espressione sanguigna, ha fatto una “ordinanza inutile”. Un’ordinanza che, sempre per usare sue parole, protrebbe gettare solo “discredito sulle Istituzioni”. Perché non sarà facile farla rispettare. Vediamo che cosa farà De Luca ora che inseguendo le ordinanze del Governo, ne ha fatto una più restrittiva di quella del ministro della Salute Roberto Speranza. Sarà capace De Luca di far rispettare la sua ordinanza ai campani di indossare la mascherina 24 ore su 24, forse pure a letto? Sarà capace De Luca di obbligare “il 90 per cento dei nostri concittadini che non indossano la mascherina” a metterla? Sarà capace di far lavorare le nostre “forze dell’ordine che sono state  finora assenti”? Eh sì, lo sceriffo-governatore in questi mesi di emergenza covid ha fatto vedere i sorci verdi ai Prefetti, ai questori e ai comandanti dei Carabinieri. Avrebbe voluto convocarli per spiegare loro che cosa devono fare per far rispettare le sue ordinanze. Poi però gli hanno spiegato che lui non è un Governatore vero ma lo è solo nelle chiacchiere dei giornalisti e che le polizie e i prefetti dipendono dal Governo centrale. In ogni casi per capire se De Luca ce la farà a far mettere la mascherina ai campani, anche abboffandosi di multe, occorrerà aspettare. Intanto l’ordinanza c’è. Porta la sua firma. Se molti non rispetteranno l’ordinanza di De Luca ci porremo il problema della serietà dei suoi repentini cambi di ideee e opinioni. Di sicuro o’ Governatore è in luna di miele con i campani vista anche la messe di voti incassata per rimanere sulla tolda di comando della Regione. In fondo, come diceva qualcuno, “il popolo non elegge chi lo cura, ma chi lo droga”.

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Il percorso della cautela opera di Roberto Fico, già battagliero attivista del M5S

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Un tempo, tre o quattro anni fa, il presidente Roberto Fico, a capo dei meet up napoletani, era un rivoluzionario e incendiario attivista che rivoltava come un guanto la politica a Napoli e in Campania. Con argomenti seri: camorra onnipresente, rifiuti affare di mafia, assenza di trasparenza nella pubblica amministrazione. Ora che indossa i panni del presidente della Camera dei Deputati sta molto attento al politically correct. Ogni giorno dispensa consiglio utili di buonsenso del buon padre di famiglia su quel che accade nel Paese. La sua parola del giorno, oggi, è leadership collegiale. Va bene sia per mettere a posto le cose nel M5S dilaniato da lotte intestine, sia per le prossime elezioni comunali, soprattutto quelle di Napoli. E allora vediamolo il Presidente Fico all’opera, a dire la sua opinione su queste due vertenze importanti. Fico, certo per questi suoi percorsi di cautela operosa, ricorda molto da vicino, in questa stagione politica, a Pinuccio Tatarella, ex vicepremier del primo governo Berlusconi. In un Governo dove quello che si diceva la mattina veniva disfatto nottetempo e dove i leader litigavano su tutto, Tatarella era quello che mediava. Lo chiamavano il ministro dell’Armonia. Così come Fico oggi sembra essere  il Presidente dell’Armonia.

Roberto Fico. In questa foto di 5 anni fa è attivista del Movimento 5 Stelle che serve pizze per finanziare la campagna elettorale dell’allora candidata Valeria Ciarambino

“Io dico che un percorso verso un’idea nuova di movimento e verso una leadership collegiale e’ senza dubbio buono. Ma ci vuole un luogo di discussione in cui si fa un percorso e si trovano soluzioni. Un luogo reale? Un luogo che sia reale e anche partecipato in rete” dice il Presidente  Fico rispondendo ai giornalisti sulle ipotesi prospettate  in assemblea dal reggente del M5s Vito Crimi. “Le cose – spiega Fico da Napoli, dove partecipa ad un convegno sulla salute mentale – sono vasi comunicanti, possono parlare e anzi può essere anche più funzionale, non è per forza uno o l’altro. Insieme, anche con gli strumenti che oggi ci mette a disposizione la tecnologia, possiamo fare anche più cose e avere più discussioni”. Avete capito qual è la sua posizione in un Movimento che ha necessità di recuperare identità, capire dove vuole andare e con chi andarci? Bene, questa è la posizione di Fico.  Sulle amministrative napoletane in programma il prossimo anno, il Presidente Fico auspica un percorso partecipato e senza fughe in avanti. “Io sono convinto – ha spiegato a margine di un convegno in corso nel capoluogo partenopeo – che più il percorso è partecipato in generale, senza fughe in avanti, sui contenuti, su quello che dobbiamo fare per una città che è così importante, così bella e così strategica per il Paese, prima riusciamo a fare qualcosa insieme sulle visioni, sui progetti e su quello che dovrà essere il futuro non da qui al prossimo anno, ma nei prossimi 15 anni della città e meglio sarà per tutti”. “Però – ha aggiunto commentando l’annuncio di Luigi de Magistris di voler presentare il proprio candidato già la settimana prossima – è legittimo anche il percorso che vuole fare Luigi de Magistris”.

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Senato, per la Giunta delle elezioni va a Lotito il seggio conteso in Campania

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La Giunta delle elezioni del Senato proporrà all’Aula di annullare l’elezione del senatore Vincenzo Carbone in seguito al ricorso presentato da Claudio Lotito. La decisione definitiva sull’assegnazione del seggio sarà comunque presa dall’Assemblea. Carbone, eletto in Campania con Forza Italia, è poi passato ad Italia viva. Se l’aula dovesse decidere di riassegnare il seggio, la maggioranza giallorosa già in forte difficoltà a Palazzo Madama andrebbe in crisi.

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