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Covid: poche sequenze, spie varianti lungo Adriatico

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Pescara, Chieti, Ancona: le segnalazioni dei contagi dovute alle varianti del virus SarsCoV2 corrono soprattutto lungo la costa adriatica, ma ci sono segnalazioni a macchia di leopardo da tutta Italia: dalla Valle d’Aosta che ha rilevato il suo primo caso di variante inglese ai sei trovati oggi in Sardegna, fino alle segnalazioni dei giorni scorsi dalla provincia autonoma di Bolzano e al Lazio. Al momento, pero’, costruire una mappa delle varianti che stanno circolando nel nostro Paese e’ impossibile perche’ mancano le sequenze e gli unici dati disponibili, basati pero’ su un numero esiguo di casi, sono quelli della prima indagine rapida condotta dal ministero della Salute il 5 e 6 febbraio. Si attendono, infatti, a inizio marzo quelli della seconda indagine. Per questo “e’ possibile fare solo delle correlazioni”, osserva il fisico Roberto Battiston, coordinatore dell’Osservatorio dei dati epidemiologici del Dipartimento di Fisica dell’Universita’ di Trento e autore, con l’Agenzia nazionale per i servizi nazionali (Agenas) delle prime proiezioni a sette giorni dell’aumento delle infezioni di SarsCoV2 nelle province. Sono stime che riguardano il numero dei contagi da SarsCoV2 e dalle quali “e’ possibile vedere se una singola provincia si muove analogamente alla sua regione”, rileva Battiston. “Il prossimo passo – ha detto ancora il fisico – dovra’ essere vedere i dati sulle varianti nelle regioni e nelle province, ma al momento i dati non ci sono”. Certamente le stime sull’aumento dei contagi a una settimana frutto dell’analisi di Agenas e Universita’ di Trento potrebbero fornire un primo indizio utile. Segnalano, per esempio, che in 36 province su 107, nove hanno un incremento previsto superiore al 20% e 14 superiore al 10%. Nelle restanti 13 e’ stimata una crescita dei contagi inferiore al 10%. Fra le province con la stima di incremento maggiore c’e’ Pescara (21%), dove sono numerosi i casi di variante inglese, cosi’ come a Perugia e Chieti, dove l’aumento dei contagi e’ stimato rispettivamente del 12% e dell’11% a una settimana. Ancora la variante inglese e’ stata segnalata a Bolzano, dove la crescita attesa e’ del 6%, e a Livorno (8%). “Non ci sono pero’ elementi – rileva Battiston – che permettano di attribuire la crescita stimata a focolai legati a una frazione crescente di varianti, oppure se e’ la versione tradizionale del virus che ha preso vigore”. Secondo il fisico “ci sono comunque gia’ elementi sufficienti per ragionare su un lockdown a livello di singole province”.

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L’Ema ha avviato la valutazione dello Sputnik V, Mosca: pronti a fornire vaccini per 50 milioni di europei

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L’Ema ha avviato la valutazione del vaccino russo Sputnik V. Lo rende noto la stessa Ema. Nel comunicato, l’Ema specifica che a presentare domanda per l’Ue e’ stata la filiale tedesca del gruppo farmaceutico russo R-Pharm. La decisione di avviare la revisione in tempo reale, prosegue Ema, si basa sui risultati di studi di laboratorio e studi clinici sugli adulti. La revisione continuera’ fino a quando non saranno disponibili prove sufficienti per la domanda formale di autorizzazione all’immissione in commercio. L’Ema non e’ in grado di prevedere le tempistiche generali, ma precisa che “dovrebbe richiedere meno tempo del normale per valutare un’eventuale domanda a causa del lavoro svolto durante la revisione progressiva”. L’Ente comunichera’ ulteriormente quando sara’ stata presentata la domanda di autorizzazione all’immissione in commercio per il vaccino. “Dopo l’approvazione da parte dell’Ema” del vaccino Sputnik V contro il Covid, “saremo pronti a fornire vaccini per 50 milioni di europei a partire da giugno 2021”: lo ha dichiarato il capo del Fondo Russo per gli investimenti diretti, Kirill Dmitriev, in una nota dell’ente ripresa dall’agenzia Interfax.  “Accogliamo con favore l’inizio della procedura di esame del dossier di registrazione del vaccino Sputnik V da parte dell’Agenzia europea per i medicinali. Abbiamo fornito all’Ema tutti i dati necessari per un vaccino gia’ approvato da oltre 40 Paesi in tutto il mondo”, ha affermato – secondo quanto riferisce l’agenzia Ria Novosti – il capo del Fondo per gli investimenti diretti russo (Rdif), che ha partecipato allo sviluppo del vaccino. “Lo Sputnik V – ha affermato Dmitriev – puo’ dare un contributo fondamentale nel salvare milioni di vite in tutta Europa e attendiamo con impazienza l’esame dei dati da parte dell’Ema per l’impiego medico”. Dmitriev ha poi affermato che “il partenariato riguardante il vaccino deve stare al di sopra della politica” e che “la collaborazione con l’Ema e’ un ottimo esempio che conferma che solo l’unione degli sforzi e’ in grado di sconfiggere la pandemia”.

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Campagna di vaccinazione, Italia come al solito divisa in due: Campania felix, Lombardia dolens

Angelo Turco

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Pfizer, 81 anni, Cardito (Na). Il mio amico FD, che ho sentito ieri per uno splendido libro che ha appena pubblicato, mi ha detto che ha fatto la seconda dose di vaccino, cioè il richiamo, già una decina di giorni fa. MB, che gestisce una RSA nel Sannio beneventano, ha fatto i vaccini tra fine gennaio e inizio febbraio: con t.u.t.t.o. il suo personale e t.u.t.t.i. i suoi ospiti. AM, sempre da quelle parti, insegna in un Liceo musicale, ed ha avuto un lieve malessere in seguito alla prima dose, passato nel giro di qualche ora. AR, che vive a Villa Literno (Ce), insegnante di Scuola Media, ha annunciato su FB la sua seconda inoculazione. 

Tutti pazzi per De Luca, insomma. Il quale, mi ha detto qualcuno che non lo ama particolarmente, potrà essere pure antipatico, ma i vaccini li sa fare. 

Potrei continuare: BC, da Teramo, Abruzzo, 60 anni, è registrata e in lista per la prenotazione. Mi ha spiegato che il sistema è un po’ lungo, ma praticabile, cioè ti fa arrivare alla fine senza incepparsi. Sua sorella, più giovane, maestra in una Scuola per l’infanzia, ha fatto in questi giorni la prima dose. Suo figlio, che si occupa di smaltimento di rifiuti ospedalieri, ha concluso il ciclo già a gennaio. 

Potrei continuare, sì: la suocera di CP, in Portogallo, 91 anni, ha concluso il ciclo vaccinale. Suo figlio, che lavora in Slovacchia, è prenotato per i prossimi giorni con il vaccino russo, Sputnik V: non ha cinquant’anni. FE, un ragazzo di Cinisello Balsamo (Mi) che lavora nel Qatar ha annunciato al padre che ha fatto il vaccino (probabilmente Sinopharma, cinese) e gli ha chiesto (!) quando lui, suo padre, lo avrebbe fatto. 

Per contro ieri, qui da noi, a Milano, un tonitruante personaggio, assunto dalla Lombardia per avviare e condurre il processo vaccinale nella regione più ricca d’Europa, la più popolosa, finanziariamente agguerrita e tecnologicamente avanzata d’Italia, ha annunciato -con il solito fracasso mediatico che gli è riservato, come se dicesse cose chissà quanto ponderose- che c’è “qualcosa che non va nel sistema delle prenotazioni degli ultraottantenni in Lombardia”. 

Mi domando: ma invece di annunciare -a settimane dall’ingaggio!- che c’è un problema tecnico-organizzativo (senza che i media battano ciglio!), non avrebbe dovuto annunciare la soluzione di quel problema?

Mi domando: coloro che hanno votato la Giunta che attualmente governa la Lombardia, che sono tanti, avranno ancora voglia di asfissiarci con quelle goliardiche, ma per nulla simpatiche, cantilene sui meridionali sfaticati, che “meglio così”, perché non sapendo fare niente, fanno meno danno non facendo niente che facendo qualcosa?

Mi domando infine: non potrebbe l’assessora Moratti ingaggiare qualche ingegnere mediamente bravo, non iscritto a nessun partito e magari napoletano, che sia in grado di risolvere questo problema: che si pone da lei e, a quanto pare, solo da lei? 

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Campania, Emilia e Abruzzo in zona rossa l’8 marzo, decisione quasi certa

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Con il virus che continua a correre e le varianti del Covid sempre piu’ diffuse in tutto il paese, l’Italia si avvia verso nuove restrizioni: gia’ venerdi’, con i dati del nuovo monitoraggio, la maggior parte delle Regioni sara’ in zona arancione o rossa. Piu’ della meta’ degli italiani dovranno dunque fare nuovamente i conti con negozi chiusi, spostamenti limitati all’interno del proprio comune o vietati, milioni di bambini e studenti dall’asilo alle superiori in didattica a distanza. “A me sembra che tutta Italia, tranne la Sardegna, si stia avvicinando a passi lunghi verso la zona rossa” dice l’ex capo della Protezione Civile e attuale consulente della Lombardia Guido Bertolaso, esprimendo senza mezzi termini quella che e’ la preoccupazione della maggioranza dei governatori. “Se questa crescita, avvenuta in 10-15 giorni, non trova un’accelerazione nella risposta, rischiamo di essere travolti” conferma il presidente dell’Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini, secondo il quale le restrizioni previste dalla “zona arancione classica” non bastano piu’. Una situazione certificata anche dai dati quotidiani del ministero della Salute: quasi 21mila contagi in 24 ore, con la Lombardia che ne ha uno su quattro, altri 347 morti, un tasso di positivita’ tornato al 5,8%, oltre mezzo punto piu’ di martedi’, ricoveri in aumento sia in terapia intensiva sia nei reparti ordinari.

La stretta, dunque, arrivera’ con il monitoraggio di venerdi’ anche se fonti di governo continuano a ripetere che un lockdown nazionale al momento non e’ all’orizzonte e si continuera’ con il sistema delle fasce. In rosso potrebbero andare da lunedi’ 8 marzo l’Emilia Romagna, la Campania, che ormai da 10 giorni fa segnare piu’ di duemila casi al giorno, e l’Abruzzo, che ha comunque gia’ due province – quelle di Pescara e Chieti – in lockdown. A rischio arancione sono invece la Calabria, il Friuli Venezia Giulia e il Veneto, con Lazio e Puglia sul limite. Di fatto, in due terzi dell’Italia saranno in vigore le restrizioni piu’ dure. Senza contare che gia’ molti governatori sono intervenuti con proprie ordinanze, dichiarando zone rosse o arancioni locali. Bologna e Modena saranno in lockdown nelle prossime ore, ha annunciato Bonaccini, mentre le province di Udine e Gorizia passeranno in arancione da venerdi’ per decisione del presidente Massimo Fedriga che ha disposto la didattica a distanza per tutti gli studenti delle medie, delle superiori e delle universita’”. Niente scuola in presenza anche per i ragazzi delle seconde e terze medie e delle superiori del Piemonte. “Abbiamo una situazione che ci dice che quotidianamente le cose stanno peggiorando – sottolinea il presidente Alberto Cirio – Dobbiamo essere pronti ad intervenire chirurgicamente dove necessario”. Nella Sardegna bianca, invece, da lunedi’ chiunque vorra’ entrare nell’isola dovra’ sottoporsi a tampone rapido. Chiusure e interventi che, da soli, non bastano pero’ a fermare la curva del virus. Servono i vaccini e serve che la campagna di massa possa decollare. E sia la riunione al Mise in cui sono state gettate le basi per la produzione del siero in Italia entro 4-8 mesi, sia l’incontro in programma venerdi’ tra il ministro per gli Affari regionali Mariastella Gelmini e le regioni, al quale parteciperanno il nuovo commissario per l’emergenza Francesco Paolo Figliuolo e il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio, vanno in questa direzione. “L’auspicio di tutti – ha sottolineato Bonaccini – e’ una svolta nelle forniture”.

Che pero’ dipende dall’Ue e da quanto Bruxelles riuscira’ a fare pressione sulle case farmaceutiche. E va letta in quest’ottica la conversazione tra il premier Mario Draghi e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen con al centro proprio la necessita’ di un’accelerazione per quanto riguarda i vaccini. A Figliuolo e Curcio spetta invece far funzionare la macchina delle somministrazioni seguendo quello che e’ stato l’input dato dal premier Mario Draghi: centralizzare e uniformare la campagna vaccinale. La riunione di venerdi’ sara’ dunque un primo confronto per individuare come uniformare i vari sistemi individuati dalle regioni ma anche per mettere sul tavolo possibili soluzioni: dall’utilizzo dei drive in della Difesa a quello dei 300mila volontari della protezione civile fino al coinvolgimento delle farmacie nelle somministrazioni. Alle Regioni verra’ inoltre ribadita la necessita’ di accelerare le iniezioni con Astrazeneca – del milione e mezzo di dosi consegnate ne sono state somministrate 442mila – anche in vista del probabile via libera al modello inglese per questo farmaco, dunque niente piu’ scorte visto che il richiamo e’ previsto 12 settimane dopo la prima iniezione.

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