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Salute

Covid, le malattie cardiache restano la prima causa di morte

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Ogni anno le malattie cardiovascolari hanno un record: sono la prima causa di morte in Italia e la diffidenza ad andare in ospedale per chi soffre di patologie cardiache sta portando l’Italia “indietro di due anni”. E’ questa una delle fotografie lanciate durante la campagna “Sicuri al cuore”, iniziativa promossa dal Gise, la Societa’ italiana di cardiologia interventistica, per riportare in ospedale i pazienti cardiovascolari spaventati dal contagio da Covid-19. “Il Covid-19 – ricorda Giovanni Esposito, direttore della Cardiologia, Emodinamica e dell’Utic dell’Azienda ospedaliera Universita’ Federico II di Napoli e presidente eletto del Gise – continua a mietere le sue vittime, ma le malattie cardiovascolari restano nettamente la prima causa di morte in Italia, con 240mila decessi ogni anno e 7,5 milioni di persone che nel nostro Paese hanno a che fare con problematiche legate alla salute del cuore”. “Milioni di persone che, in caso divengano positive al Covid-19, sono a loro volta esposte a un maggior rischio di complicanze cardiovascolari e di ricovero in terapia intensiva e a una probabilita’ di decesso piu’ che doppia (da 2 a 4 volte maggiore), rispetto a chi non ha problemi di questa natura. La diffidenza dei pazienti a rivolgersi alle strutture sanitarie, nonostante l’impegno a mantenere attivi tutti i percorsi di diagnosi e cura, di emergenza o urgenza, sta riportando il nostro Paese indietro di 20 anni sul tema della prevenzione delle patologie cardiovascolari”.

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Unico test per scoprire atrofia muscolare e immunodeficienze

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 Una goccia di sangue per un unico test sui neonati per individuare due gravi patologie, severe ma potenzialmente curabili: l’Atrofia muscolare spinale (Sma) e le Immunodeficienze combinate gravi (Scid). E’ il progetto pilota sperimentale portato avanti dall’Istituto pediatrico Gaslini di Genova che fara’ partire uno screening dell’intera popolazione neonatale della Liguria per la diagnosi simultanea di queste due patologie. Il programma iniziera’ entro i primi mesi dell’anno, in collaborazione con il punto nascita dell’Istituto Gaslini e di seguito con tutti i punti nascita della Liguria. La sperimentazione viene ritenuta un passo avanti molto importante nella prevenzione visto che una diagnosi nella prima settimana di vita puo’ anticipare la comparsa dei sintomi e permette un immediato avvio delle terapie, il trapianto di cellule staminali per le Scid e la terapia genica per la Sma.

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La lattuga selvatica nella terapia contro il glioblastoma: la ricerca di Neuromed

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Una molecola estratta da una pianta molto comune potrebbe potenziare le terapie antitumorali contro il glioblastoma. La lactupicrina, contenuta nella pianta Lactuca virosa, agisce sulle cellule tumorali in vitro.

Sono i risultati di una ricerca diretta dalla dottoressa Antonella Arcella, Laboratorio di Neuropatologia Molecolare dell’Unità di Neuropatologia dell’IRCCS Neuromed di Pozzilli, e pubblicata sulla rivista scientifica Molecules. Nel corso dell’esperimento, i ricercatori hanno sottoposto a un trattamento con lactucopicrina uno specifico tipo di cellule del glioblastoma, un tipo di tumore maligno cerebrale particolarmente aggressivo, nonché il più diffuso.

È nota come lattuga selvatica, e non è adatta al consumo alimentare in quanto tossica. Ma questa pianta (nome scientifico Lactuca virosa, dove “virosa” sta, appunto, per velenosa) contiene una molecola che potrebbe costituire un aiuto supplementare nelle terapie antitumorali contro il glioblastoma.

“Il trattamento –delle cellule di glioblastoma dice Antonella Arcella, coordinatrice del laboratorio – si è dimostrato efficace utilizzando vari meccanismi. La lactucopicrina è infatti capace sia di arrestare il ciclo cellulare che di indurre apoptosi (la morte programmata delle cellule). Inoltre la stessa molecola è capace di aumentare la sensibilità delle cellule tumorali verso la temozolomide, il chemioterapico di prima scelta contro il glioblastoma. Si è manifestata una sinergia tra il composto naturale e il farmaco. Questo ci fa pensare che la lactucopicrina possa entrare a far parte di una terapia multimodale che, combinando gli effetti della chemioterapia e dell’estratto naturale, possa rappresentare una strada terapeutica più efficiente contro questo insidioso tumore cerebrale”.

 

Rotondo, Rossella; Oliva, Maria A.; Staffieri, Sabrina; Castaldo, Salvatore; Giangaspero, Felice; Arcella, Antonietta. 2020. “Implication of Lactucopicrin in Autophagy, Cell Cycle Arrest and Oxidative Stress to Inhibit U87Mg Glioblastoma Cell Growth” Molecules 25, no. 24: 5843.

https://doi.org/10.3390/molecules25245843

L’IRCCS Neuromed
L’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) Neuromed di Pozzilli (IS) rappresenta un punto di riferimento a livello italiano ed internazionale per la ricerca e la terapia nel campo delle malattie che colpiscono il sistema nervoso. Un centro in cui i medici, i ricercatori, il personale e gli stessi pazienti formano una alleanza rivolta a garantire il miglior livello di assistenza possibile e cure all’avanguardia, guidate dagli sviluppi scientifici più avanzati.

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Salute

Effetto Covid, quest’anno l’influenza è quasi inesistente

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e misure prese per contenere la pandemia di Covid-19 stanno avendo un ‘effetto collaterale’ molto positivo, con i casi di influenza ai minimi degli ultimi anni e, se la tendenza verra’ confermata, almeno per quest’anno si eviteranno i circa 8mila morti che il virus stagionale fa ogni anno nel nostro Paese. A certificare l’andamento ‘piatto’ di quest’anno c’e’ il bollettino settimanale dell’Istituto Superiore di Sanita’ (Iss), secondo cui i livelli sono almeno cinque volte piu’ bassi rispetto alla stagione 2019-2020. “In Italia – si legge – nella seconda settimana del 2021, l’incidenza delle sindromi simil-influenzali si mantiene stabilmente sotto la soglia basale. con un valore pari a 1,5 casi per mille assistiti. Nella scorsa stagione in questa stessa settimana il livello di incidenza era pari a 8,5 casi per mille assistiti. In tutte le Regioni italiane che hanno attivato la sorveglianza il livello di incidenza delle sindromi simil-influenzali e’ sotto la soglia basale”.

L’incidenza e’ molto sotto la media anche nelle regioni, come la Puglia, che registrano il piu’ alto numero di casi nel paese.Anche a livello europeo la stagione influenzale non e’ praticamente iniziata, scrive il sito Flu News Europe. Il merito, spiega Giancarlo Icardi direttore del dipartimento di Igiene del Policlinico San Martino di Genova, e’ di una serie di fattori, alcuni dei quali dovrebbero rimanere nei comportamenti collettivi anche una volta che il Covid sara’ sconfitto. “L’uso delle mascherine e altre misure – spiega l’esperto – hanno un ruolo importante, ma dobbiamo anche considerare altri fattori: uno di questi e’ sicuramente la vaccinazione antinfluenzale, di cui quest’anno e’ decisamente aumentata la copertura, e poi c’e’ la cosiddetta ‘competizione virale’. Il virus Sars-CoV-2 ha trovato una popolazione largamente suscettibile all’infezione, e quindi e’ diventato competitivo per quelli influenzali. Se il prossimo inverno avremo debellato, o comunque ridotto fortemente il coronavirus e’ probabile che gli altri tornino”. Se si conservassero alcune delle misure anche nei prossimi inverni, sottolinea Icardi, le epidemie influenzali sarebbero molto piu’ gestibili. “E’ chiaro che non si puo’ stare in lockdown perenne – spiega -, ma aspetti come l’igiene delle mani, con il gel idroalcolico che dovrebbe essere sempre utilizzato in certe situazioni, l’uso dei fazzoletti monouso, lo starnutire o tossire nell’incavo del gomito sono importanti. Inoltre e’ possibile che chi si e’ vaccinato per la prima volta quest’anno decida di continuare. Sul far diventare comune l’uso della mascherina sono piu’ scettico, ricordiamoci che fino a prima del Covid chi andava per strada con una mascherina veniva guardato quasi con curiosita’”.

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