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Covid, in Italia la curva del contagio più bassa d’Europa ma sono troppi i focolai di varianti

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La curva epidemica da Covid-19 in Italia si presenta come tra le piu’ basse tra quelle dei principali Paesi europei. Un dato che si accompagna al calo dell’incidenza dei casi, che si colloca a 50 per 100mila abitanti, e ad un indice di trasmissibilita’ Rt stabile al 0,69. Tutti indicatori che lasciano ben sperare e che arrivano dall’ultimo monitoraggio settimanale della Cabina di regia. Tuttavia, l’epidemia non e’ finita, avverte l’Istituto superiore di sanita’, ed a preoccupare sono soprattutto i focolai della variante Delta del virus SarsCov2, presenti anche sul nostro territorio e che potrebbero eludere alla protezione vaccinale. Il quadro epidemiologico tracciato dal monitoraggio, ha spiegato il direttore della prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza in conferenza stampa, delinea una situazione che “procede in maniera molto buona e anche rispetto ad altri Paesi Ue ci troviamo in una situazione migliore perche’, insieme alla campagna vaccinale, sono stati presi provvedimenti ispirati alla cautela. Quindi la situazione puo’ essere osservata con un certo ottimismo”. Ma naturalmente, ha precisato, “l’epidemia non e’ finita e dobbiamo continuare con la campagna vaccinale a spron battuto”. Certamente, ha evidenziato il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro, la curva epidemica e’ “tra le piu’ basse in Ue e c’e’ una decrescita dei casi in tutte le Regioni, mentre cominciano ad essere numerosi i comuni dove non ci sono stati casi nelle ultime settimane”. Inoltre, “il tasso di mortalita’ continua a decrescere al crescere della copertura vaccinale” e induce all’ottimismo anche il fatto che la percentuale di casi che si riscontra in persone vaccinate sia “bassissima”. Insomma, sembra davvero di essere usciti dal tunnel, come confermano pure i numeri del bollettino quotidiano del ministero. Sono infatti 1.147 i positivi al test nelle ultime 24 ore (ieri erano stati 1.325) e sono invece 35 le vittime in un giorno, mentre ieri erano state 37. Pure Il tasso di positivita’ e’ in leggero calo rispetto a ieri e si colloca allo 0,5%, il livello piu’ basso del 2021. Ma la cartina di tornasole e’ rappresentata dal grado di stress delle strutture ospedaliere, che continua a diminuire. Sono infatti 416 i ricoverati in terapia intensiva per Covid, con un calo di 28 rispetto a ieri, mentre i ricoverati nei reparti ordinari sono 2.680, in calo di 208 unita’. Anche su base settimanale, il monitoraggio indica che nessuna Regione o provincia autonoma supera la soglia critica di occupazione dei posti letto in terapia intensiva o in area medica. Il tasso di occupazione nazionale in terapia intensiva e’ infatti al 6%, sotto la soglia critica, mentre quello in aree mediche scende ulteriormente (6%). C’e’ poi il valore chiave in vista delle decisioni per le misure nelle regioni, che e’ quello dell’incidenza: e’ scesa a circa 16.7 casi ogni 100 mila abitanti aggiornato a ieri, rispetto a 25 di 7 giorni fa. Cio’ vuol dire che e’ possibile la ripresa sistematica del tracciamento dei casi (considerato impossibile con un’incidenza di oltre 50 casi su 100mila abitanti). Nonostante questa fotografia positiva, continua pero’ ad incombere la minaccia della variante Delta del virus, che si e’ dimostrata il 60% piu’ contagiosa. “Vengono segnalati in Italia focolai di varianti, anche da variante Delta che possono eludere i vaccini – ha infatti messo in guardia Brusaferro -. Questi focolai devono essere monitorati con attenzione e cio’ implica anche una grande attenzione nel tracciamento e nel sequenziamento. Proprio individuazione dei casi, tracciamento e vaccinazione sono gli elementi che ci consentono di affrontare questa situazione”. Inoltre, si e’ visto che la “parziale evasione dai vaccini della variante Delta fa si che la dose unica possa non coprirla. Quindi in Gb si stanno velocizzando le seconde dosi. Noi invece – ha chiarito da parte sua Rezza – abbiamo sempre adottato un regime a doppia dose e questo dovrebbe proteggere di piu’ la popolazione”. Per ora dunque, e’ il messaggio conclusivo, “la situazione epidemiologica nel nostro Paese e’ piu’ favorevole”.

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Covid, ecco perché i bambini si ammalano molto meno

Lo hanno scoperto i ricercatori del CEINGE-Biotecnologie Avanzate di Napoli, studiando i meccanismi di attacco del virus all’interno delle prime vie respiratorie in soggetti di età inferiore o superiore ai 20 anni

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Fin dall’inizio della pandemia medici e ricercatori si sono interrogati riguardo i motivi della differente espressività clinica dell’infezione da SARS-CoV-2 in età pediatrica.  I bambini ed i giovani di età inferiore ai 20 anni hanno infatti una suscettibilità a contrarre l’infezione pari a circa la metà rispetto agli adulti e, oltre ad essere molto spesso asintomatici, presentano quadri clinici comunque molto meno severi (e più spesso a carico del tratto gastrointestinale) con una prognosi nettamente migliore ed una letalità decisamente inferiore rispetto agli adulti.

Il gruppo di ricercatori coordinati da Roberto Berni Canani, professore di Pediatria dell’Ateneo Federico II e Principal Investigator delCEINGE-Biotecnologie Avanzate, ha finalmente svelato la causa di queste differenze.  

Gli studiosi hanno analizzato i campioni biologici ottenuti dalle alte vie del respiro e dall’intestino (le due principali vie di ingresso del Coronavirus nel nostro organismo) di bambini e adulti sani ed hannodimostrato che una molecola, denominata Neuropilina 1, nel tessuto epiteliale nasale dei bambini è molto meno espressa.  Si tratta di un recettore in grado di potenziare l’entrata del virus SARS-CoV2 nelle cellule e la diffusione nell’organismo. La Neuropilina1 ha un ruolo cruciale nel consentire l’attacco al recettore ACE-2 con cui la proteina spike del Coronavirus si lega per entrare nelle cellule dell’ospite.

Lo studio, che sarà pubblicato sul prossimo numero della prestigiosa rivista Frontiers in Pediatrics*, è frutto di una collaborazione tra gruppi di ricerca operanti presso il CEINGEBiotecnologie Avanzate e guidati rispettivamente da Roberto Berni Canani (tra l’altro membro della Task Force per gli studi del Microbioma dell’Università di Napoli Federico II) e Giuseppe Castaldo (professore dell’Università Federico II, Principal Investigator e coordinatore della Diagnostica CEINGE), con i gruppi di ricerca dell’Università degli Studi Federico II, guidati da Elena Cantone e Nicola Gennarelli e dell’Università Vanvitelli, guidati da Caterina Strisciuglio.

Abbiamo identificato un importante fattore in grado di conferire protezione contro SARS-CoV-2 nei bambini – afferma Roberto Berni Canani – che si aggiunge ad altri fattori immunologici che stiamo studiando. La definizione di questi co-fattori sarà molto utile per la creazione di nuove strategie per la prevenzione ed il trattamento del COVID-19”.

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Erich Grimaldi consegnerà a Speranza 30mila firme per la revisione dei protocolli di cura domiciliare del Covid

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L’Unione per le Cure i Diritti e le Libertà, associazione che raccoglie centinaia di migliaia di cittadini italiani schierati a sostegno della battaglia del Comitato Cura Domiciliare Covid-19, consegnerà domani 27 luglio al Ministro della Salute Roberto Speranza quasi 30 mila firme raccolte nelle piazze italiane per la partecipazione dei medici che hanno agito sul campo nella revisione dei protocolli di terapia domiciliare precoce.

La consegna, corredata da due comunicazioni tramite posta certificata che non hanno ottenuto alcuna risposta, verrà effettuata alle ore 12.30, presso la sede del ministero della Salute, via lungotevere Ripa 1, Roma. Contestualmente, perché non sia dimenticato quanto scelto dal Ministro quale soluzione alla cura precoce, tutti i partecipanti consegneranno anche una confezione di tachipirina (vuota), a rappresentare tutte le mancate occasioni di cura per gli italiani, rimasti in vigilante attesa e che si sono, poi, aggravati.

A capitanare questa ennesima battaglia per i diritti e per la salute sarà sempre l’avvocato napoletano Erich Grimaldi, anima e motore di questo movimento che nei mesi più duri del covid si è distinto per assicurare cure e rassicurare pazienti che non riuscivano ad essere raggiunti dal Servizio sanitario nazionale. Ancora in queste ore il Comitato Cura Domiciliare Covid-19 è presente anche all’estero per aiutare quegli italiani che per varie ragioni rimangono bloccati in hotel, case o strutture sanitarie per scontare quarantene e perchè isolati in quanto riscontrati come positivi al covid o anche solo sospettati di essere stati contagiati.

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Covid in Campania, 115 casi e un morto: contagi al 6% ed aumentano i ricoveri tra non vaccinati

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Arriva al 5,98% il tasso di contagi in Campania, in aumento rispetto al 5,05 di ieri. Sono 115 i nuovi positivi su 1923 tamponi molecolari effettuati. Un morto nelle ultime 48 ore. Aumentano di 1 i ricoverati in terapia intensiva, ora abbiamo 12 pazienti in terapia intensiva. Altri 8 sono i posti letto di degenza ordinaria occupati. Sono in totale 188 i ricoverati covid con sintomi, siamo a + 8 rispetto a ieri con un incremento di 12 in due giorni. Sono dati che indicano purtroppo una tendenza e cioè ripresa del contagio e primo flebile impatto anche sulla sanità. Sia chiaro siamo a numeri davvero esigui, ma che indicano un trend di crescita. Altra indicazione che arriva dalla sanità: i ricoverati sono over 50 nella maggior parte dei casi inspiegabilmente non vaccinati. Così come la più parte dei contagiati sono giovani o giovanissimi non vaccinati.

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