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Covid e vaccini, Filippelli: stop agli scienziati tuttologi, la gente ha paura, va consigliata non confusa

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In un momento di enorme caos e incertezza sui vaccini, con tanti italiani spaventati dai possibili effetti collaterali, c’è chi mette le proprie conoscenze al servizio della collettività. Fiorella Filippelli, docente di farmacologia dell’Università di Salerno e membro del Comitato Prezzi/Rimborsi dell’Agenzia Italiana del Farmaco, con un post su Facebook ha invitato a contattarla chiunque abbia un dubbio o sia in cerca di consigli. In quest’ultimo anno abbiamo visto sfilare sotto i riflettori frotte di esperti, che si sono espressi spesso e volentieri su argomenti che non padroneggiavano a pieno. 

“Anche a me, per il lavoro che faccio, medico e farmacologo, è stato chiesto spesso un parere – si legge nel post di Filippelli -. Poche volte ho accettato, conscia dei miei limiti, ma quello che ho detto un anno fa potrei ripeterlo ora. E questo ha rinforzato in me la convinzione che bisogna dire qualcosa solo quando se ne è assolutamente certi!”. E chi allora meglio di una farmacologa, membro dell’Aifa, per sciogliere dubbi su un argomento spinoso e complesso come quello dei vaccini? 

Professoressa Filippelli, come nasce la sua idea?

È nata dal fatto che tante persone mi hanno scritto in privato per chiedermi informazioni; prima sui rischi legati al Covid e adesso sulla questione ancora più spinosa dei vaccini. La gente ha iniziato a non fidarsi dei vaccini anche perché alcune informazioni sono cambiate nel tempo. Si prenda il caso di Astrazeneca: prima si poteva somministrare entro i 55 anni, poi fino ai 65, poi ancora, hanno detto: no, meglio dopo i 60.

Che cos’è che non ha funzionato?

C’è stato un difetto grave di comunicazione. Questo mi ha spinto a pensare che, poiché è una battaglia che dobbiamo vincere, bisogna fare in modo che la popolazione si vaccini nel più breve tempo possibile, senza ritardi. Ogni paziente avrebbe bisogno di una risposta specifica, personalizzata, perché ciascuno ha le sue malattie, i suoi problemi. Non bastano risposte generiche del tipo: “se hai più di 60 anni puoi fare il vaccino”. Io credo che in un questo contesto il farmacologo sia il medico più adatto: è laureato in medicina e però ha studiato i farmaci per tutta la vita, la loro efficacia, le reazioni avverse, le interazioni. Perché non mettere a disposizione degli altri queste conoscenze?  

Si parla tanto di trombosi causate dai vaccini. Quanto è concreto questo rischio?

È un rischio assolutamente residuale. Ad essere molto alta è la possibilità di trombosi legate al Covid, mentre il rischio di trombosi legato al vaccino è infinitamente più basso. Però nell’immaginario collettivo sta diventando un problema grosso. 

Che tipo di domande e dubbi sta ricevendo su Facebook?

Ne stanno arrivando tantissime. La maggior parte è legata a persone che hanno una tendenza all’ipertensione arteriosa, all’ipercolesterolemia, problematiche connesse alla trombosi, e che sono per questo particolarmente preoccupate. A queste persone bisogna dire che il rischio di trombosi è residuale e che non c’è differenza fra i vaccini, perché anche per gli altri si sono registrati casi analoghi. Poi tante domande sulle allergie. Chiunque abbia avuto un’allergia teme che un vaccino possa scatenare una reazione allergica grave. 

Quali sono le conseguenze di queste ansie e preoccupazioni?

Non stiamo dicendo che i farmaci siano esenti da rischi, però a volte è più pericolosa l’automedicazione, perché molti medici suggeriscono ai pazienti di assumere dei farmaci prima di fare il vaccino. E quindi nei pronto soccorso stanno aumentando, per esempio, i casi di emorragia gastrica da aspirina. L’aspirina è pericolosa, invece la gente la prende perché pensa così di rendere il proprio sangue più fluido e quindi al riparo da rischi di trombosi. L’ipotetico rischio di trombosi, residuale, diventa così un rischio reale di emorragia.

Crede che gli esperti siano andati in tv un po’ troppo a cuor leggero? Penso soprattutto alle fasi iniziali in cui il comportamento del virus non era noto.

 A volte mi fanno domande di cui non conosco la risposta, ad esempio fra quanto tempo dovremo rifare il vaccino. Io onestamente non rispondo, perché sono cose che stiamo imparando dalla realtà, giorno dopo giorno. Non possiamo far altro che riflettere su quello che sta succedendo. Molti altri invece hanno dato risposte su argomenti che non erano di loro pertinenza. Un professore di malattie infettive non è un epidemiologo, un epidemiologo non è un farmacologo, ci sono invece persone che hanno dato risposte su tutto. Molti si sono esposti in maniera poco intelligente. 

Quale deve essere secondo lei il ruolo di un uomo o di una donna di scienza in questo momento?

Dispensare consigli con prudenza e con molta umiltà, rassicurando ma solo su ciò di cui si è competenti. A me a volte chiedono dei consigli e io invito le persone a rivolgersi al loro medico di fiducia, che li conosce e li ha seguiti nel tempo e potrà aiutarli meglio e più di me. 

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In 5mila a Roma per la conferenza del Comitato Cura Domiciliare Covid, Grimaldi: Ora Speranza consideri il lavoro dei nostri medici 

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“È stata una grande manifestazione, una giornata che resterà nella storia del nostro gruppo e nella mente di tanti: abbiamo portato cinquemila persone a piazza del Popolo, un risultato incredibile”. L’avvocato Erich Grimaldi, portavoce del Comitato Cura Domiciliare Covid-19, commenta così su Facebook i risultati della conferenza nazionale per le cure domiciliari precoci, svoltasi sabato 8 maggio dalle 14:30 in piazza del Popolo, a Roma. Circa cinquemila persone hanno raggiunto la capitale da ogni Regione d’Italia, per dare il proprio contributo alla causa del comitato di Grimaldi.  

L’obiettivo dell’evento era quello di rivolgere un appello al ministro della Salute Roberto Speranza, a cui si chiede di adottare lo schema terapeutico messo a punto dai medici del comitato, o quanto meno di far partecipare alcuni dei medici alla revisione dei protocolli di cura. A tal fine, durante la conferenza, è stata avviata anche una raccolta firme per una petizione rivolta al ministro. 

“Il Comitato ha chiesto un incontro al Ministero della Salute – si legge in un comunicato stampa del comitato – per comprendere le ragioni per le quali i medici che hanno operato sul campo non siano stati presi in considerazione nella redazione delle ultime linee guida nazionali per la cura domiciliare precoce del Covid-19”. Aggiornate lo scorso 26 aprile, le nuove linee guida per le cure domiciliari riproducono le prescrizioni del protocollo precedente, sconfessato dal lavoro sul campo dei medici del comitato. Permane, ad esempio, la discussa formula “paracetamolo e vigile attesa” come strada maestra da seguire nei primissimi giorni di insorgenza dei sintomi. 

Durante la manifestazione, si legge ancora nel comunicato stampa, “medici e cittadini guariti grazie al gruppo hanno raccontato la loro esperienza, spazzando via qualsiasi ombra rispetto alla genuinità del lavoro del comitato e dei medici”. Questi ultimi non hanno fatto altro che “curare i pazienti presi in carico in scienza e coscienza, utilizzando come griglia di orientamento lo schema terapeutico elaborato dal Consiglio Scientifico del comitato stesso, per poi tarare le terapie sul singolo caso e utilizzando farmaci che sono assolutamente validati dal nostro sistema sanitario nazionale”.

L’auspicio del Comitato adesso è quello di riprendere “il tavolo di lavoro per il quale il viceministro Sileri si è impegnato dopo un primo confronto con il comitato, unitamente al senatore Massimiliano Romeo, concretizzatosi in una riunione organizzata da Agenas il 23 aprile scorso. È imprescindibile, dopo oltre un anno di lavoro, che il contribuito di migliaia di medici di tutto il territorio italiano sia preso in considerazione”. 

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Covid, sprint della campagna di vaccinazione: da lunedì si parte con gli over 40

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Da lunedì le regioni italiane potranno aprire alle vaccinazioni degli over 40. Il commissario per l’emergenza, Francesco Figliuolo, lancia lo sprint della campagna in vista dell’estate, confortato dal calo della curva epidemiologica (oggi ancora sotto i diecimila nuovi casi per il quarto giorno consecutivo) e dall’impennata delle somministrazioni, che oggi hanno superato quota 25 milioni, pari cioe’ ad un terzo della platea. L’ennesimo step di una road-map che sembra avanzare spedita e che vedra’, gia’ da giugno, l’arrivo delle fiale anche nelle aziende. Ed intanto il premier Mario Draghi, durante il question time alla Camera, ha invitato ad “accelerare sullo sblocco dell’export” prima di “arrivare ad una liberalizzazione dei brevetti”. Dal Senato, invece, e’ arrivata l’approvazione ad un emendamento al dl Covid che prevde lo scudo penale per medici e infermieri durante il periodo di emergenza. “Un segnale importante – il commento del ministro alla Salute, Roberto Speranza – a chi ha lavorato in primissima linea in una fase cosi’ dura ed ha aiutato il Paese con il massimo dello sforzo e dell’impegno”. Sulla questione del richiamo Pfizer, infine, l’Ema ha confermato ufficialmente l’efficacia della seconda dose a 42 giorni, come deciso da tempo dal Comitato Tecnico Scientifico, e ribadito questa mattina dallo stesso coordinatore Franco Locatelli. Da lunedi’, dunque, si aprira’ ufficialmente una nuova fase della campagna vaccinale, alla quale potranno aderire anche i nati fino al 1981, vale a dire gli over 40. In una lettera inviata alle Regioni, Figliuolo raccomanda comunque ai governatori “l’assoluta necessita’ di continuare a mantenere particolare attenzione per i soggetti fragili, classi di eta’ over 60, cittadini che presentano comorbidita’, fino a garantirne la massima copertura”. Per questo l’inizio delle somministrazioni per i piu’ giovani non partiranno contemporaneamente in tutta Italia, ma solo nelle regioni che sono gia’ pronte e che hanno gia’ completato la vaccinazione di gran parte delle categorie citate dal commissario. Nel frattempo, con l’avvicinarsi delle vacanze, il governo sta pensando alla possibilita’ di consentire le vaccinazioni anche ai turisti in visita in regioni diverse da quella di residenza. L’accordo sembra essere vicino, come ha anticipato l’assessore alla Salute della Regione Lazio, Alessio D’Amato. “Il commissario Figliuolo e’ determinato – ha detto -, c’e’ un tema di sistemi informativi da mettere in comunicazione tra di loro, ma attraverso l’anagrafe vaccinale nazionale io credo che ci si arrivera’ in breve tempo”. Le regioni hanno utilizzato il 91% delle dosi a loro disposizione, con Puglia, Lombardia e Sardegna tra le piu’ virtuose. E proprio oggi e’ cominciata la distribuzione di altre 2,1 milioni di dosi, alle quali – entro il fine settimana – si aggiungeranno le restanti dei previsti 3 milioni. Nel Lazio si punta ad arrivare all’immunita’ di gregge gia’ ad agosto. In Campania, invece, con l’arrivo di altre 215 mila dosi e’ ripartita la campagna che aveva subito un piccolo rallentamento. Inusuale, poi, il caso di San Marino che proprio da lunedi’ aprira’ al cosiddetto “turismo vaccinale”. La doppia dose costera’ 50 euro, con prenotazione alberghiera 7 giorni prima del soggiorno che dovra’ essere di almeno tre notti per due volte in 21 giorni. L’iniziativa e’ aperta a tutti, tranne che agli italiani per via del mancato accordo ancora con il governo. Sul fronte Pfizer, infine, l’Ema mette la parola fine alla disputa sui 42 giorni del richiamo. “Non e’ una deviazione rispetto alla raccomandazione”, spiega l’Agenzia europea spiegando che nei test clinici la somministrazione della seconda dose era prevista fino a 42 giorni. Informazioni, tra l’altro, presenti anche nel bugiardino del vaccino.

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Scudo penale per i medici, punibili solo per colpa grave

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Punibili penalmente solo per “colpa grave”, ma nel definire il grado di gravita’ della responsabilita’ del professionista il giudice dovra’ tener conto in particolare di tre fattori legati alla straordinarieta’ dell’emergenza pandemica. A prevedere una maggiore tutela per medici, infermieri e personale sanitario in prima linea contro l’epidemia da nuovo coronavirus e’ il cosiddetto scudo penale, introdotto con un emendamento al decreto Covid, approvato oggi dall’aula del Senato e che passa ora alla Camera. L’emendamento prevede che i reati di omicidio colposo e lesioni personali colpose compiuti nell’esercizio di una professione sanitaria e legati alla situazione di emergenza Covid, sono dunque punibili solo “nei casi di colpa grave” e ai fini della valutazione del grado della colpa, e’ previsto che il giudice tenga conto di alcuni fattori che possono escludere la gravita’. In particolare, dovra’ considerare, tra le altre, tre condizioni: la “limitatezza delle conoscenze scientifiche al momento del fatto sulle patologie da SarsCoV2 e delle terapie appropriate”, la “scarsita’ delle risorse umane e materiali concretamente disponibili in relazione al numero dei casi da trattare” e “il minor grado di esperienza e conoscenze tecniche possedute dal personale non specializzato, impiegato per far fronte all’emergenza”. Soddisfatto il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo) Filippo Anelli, secondo il quale la norma e’ “una prima importante risposta ai bisogni della classe medica ed un omaggio – afferma – ai colleghi deceduti, che si sono spesi per la comunita’ pur sapendo di operare quasi in condizioni di guerra”. Lo scudo, sottolinea, che “varra’ fino alla fine dello stato di emergenza Covid fissata al 31 luglio, rappresenta una garanzia per medici e professionisti sanitari, che potranno ora operare con maggiore serenita’”. Altro elemento importante, spiega, e’ che lo scudo penale “non riguarda solo l’atto della vaccinazione anti-Covid, come inizialmente previsto, ma e’ esteso a tutti i trattamenti che il medico effettua in relazione all’infezione Covid-19”. Sul piano civile, precisa inoltre Anelli, “non si nega il risarcimento al soggetto leso, perche’ questa norma riguarda esclusivamente l’aspetto penale”. In questi mesi, varie sono state le cause aperte nei confronti di medici, con avvii di procedimenti che ora, pero’, rileva, “dovranno essere valutati diversamente proprio alla luce di questo provvedimento”. Lo scudo penale e’ un grande passo avanti anche per il maggiore sindacato dei medici ospedalieri, l’Anaao-Assomed, che dallo scorso anno ne chiede l’istituzione. Soprattutto nei primi mesi della pandemia, osserva il segretario nazionale Carlo Palermo, “degli errori sono ovviamente stati commessi, ma non per responsabilita’ dei medici. Eravamo infatti di fronte ad un virus sconosciuto, con cui si aveva a che fare per la prima volta”. Ora, nel valutare la punibilita’ penale, “si dovranno considerare appunto vari fattori, tra i quali proprio le conoscenze disponibili sul virus al momento del fatto. I medici avranno dunque una maggiore tranquillita’ nello svolgere il proprio lavoro”. Lo scudo, osserva inoltre la Federazione degli ordini dei farmacisti italiani (Fofi), “non costituisce un salvacondotto, ma inserisce stabilmente tra gli elementi necessari alla valutazione delle responsabilita’ del professionista anche le condizioni, spesso estreme, in cui i professionisti della sanita’ si sono trovati e si trovano a operare in questa terribile emergenza sanitaria”.

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