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Covid, da Ema ok a Evusheld: è un mix di monoclonali per prevenzione

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L’Agenzia europea dei medicinali (Ema) ha raccomandato l’autorizzazione all’immissione in commercio di Evusheld, sviluppato da AstraZeneca, per la prevenzione del Covid negli adulti e negli adolescenti dai 12 anni di eta’ prima della potenziale esposizione al virus. Evusheld e’ costituito da due principi attivi, due anticorpi monoclonali. Dai dati valutati emerge che, somministrato in due iniezioni, il farmaco riduce del 77% il rischio di infezione, con la durata della protezione dal virus stimato in almeno sei mesi. Il profilo di sicurezza di Evusheld, spiega Ema in una nota, è favorevole e gli effetti collaterali generalmente lievi.

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In Italia contagio Covid in crescita. Oms: fine vicina ma cautela

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In Italia il Covid-19 non molla la presa e, anche questa settimana, fa registrare curve in salita a partire dall’occupazione dei posti letto ospedalieri, con reparti e terapie intensive che vedono aumentare sensibilmente i pazienti ricoverati. Anche i decessi segnano una crescita del +9,5% e questo trend generale, avvertono gli esperti, è destinato a durare ancora. Tuttavia, rassicura l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), almeno il 90% della popolazione globale ha una immunità al Covid e ciò rende più vicina la fine della fase di emergenza della pandemia, anche se la cautela è d’obbligo.

“Si stima che il 90% della popolazione mondiale abbia raggiunto una qualche forma di immunità al virus SarsCoV2 o in seguito a precedenti infezioni o per la vaccinazione. Di conseguenza siamo vicini a dire che la fase di emergenza della pandemia sia finita, ma non è ancora finita – ha detto il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus -. Sono perciò ancora necessari sorveglianza, test, sequenziamento e vaccinazioni: interrompere queste attività significa creare le condizioni perfette che potrebbero portare all’emergere di una nuova variante in grado di causare una mortalità significativa”.

Il monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di sanità e ministero della Salute evidenzia però parametri per ora in aumento nel nostro Paese. L’indice di trasmissibilità Rt ha raggiunto quota 1,14, superiore alla soglia epidemica dell’unità. L’incidenza dei casi è invece stabile e pari a 386 per 100.000 abitanti. E se rimane contenuto l’impatto complessivo sugli ospedali, l’occupazione dei posti letto è in aumento sia nelle aree mediche che in Terapia Intensiva. Il tasso di occupazione in intensiva sale infatti al 3,2% e quello in aree mediche al 13,3%. Aumentano inoltre da cinque a sette le Regioni in cui l’occupazione dei reparti ordinari da parte dei pazienti Covid si colloca sopra la soglia di allerta fissata al 15%.

A scattare la fotografia dell’andamento dell’epidemia sono anche i dati pubblicati settimanalmente dal ministero della Salute, che segnalano una lieve diminuzione dei nuovi casi ed una crescita dei decessi. Nella settimana 25 novembre – 1 dicembre, rileva il ministero, si registrano 227.440 nuovi casi con una variazione di -0,7% rispetto alla settimana precedente; 635 deceduti con una variazione di +9,5%; 1.324.969 tamponi con una variazione di +3,8%. Il tasso di positività è di 17,2% (-0,7%). E scendono da 6 a 3 le Regioni a rischio alto (Emilia Romagna, Liguria e Marche).

L’andamento epidemiologico nel mese di novembre in Italia “indica che solo i contagi sono entrati in una fase di stabilità, mentre gli altri indicatori sono in chiara crescita”, rileva l’epidemiologo Cesare Cislaghi. Lettura analoga da parte del virologo Fabrizio Pregliasco, che sottolinea come i modelli matematici “dicono che ci sarà ancora una crescita dei parametri epidemici per qualche settimana e che non siamo in una fase di plateau. Per questo, va rinnovato l’invito alla vaccinazione per coloro che si sono immunizzati o che sono guariti dalla malattia da oltre 4 mesi”. Attualmente, rileva, “siamo in una situazione di crescita”. In questo contesto, “ribadisco il consiglio di fare la quarta dose, soprattutto per le categorie a rischio, insieme alla vaccinazione antinfluenzale. Inoltre, anche coloro che si sono vaccinati o che sono guariti dal Covid da oltre 4 mesi dovrebbero effettuare un’ulteriore vaccinazione”.

Eppure, ricorda il ministro della Salute Orazio Schillaci, meno del 30% della platea di riferimento ha fatto la seconda dose booster. E intanto corre anche l ‘influenza come non avveniva dalla stagione 2009-2010, l’anno della pandemia da influenza ‘suina’. Secondo gli ultimi dati della rete di sorveglianza InfluNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella scorsa settimana sono stati 771mila gli italiani messi a letto da sindromi simil-influenzali, pari a 12,9 ogni mille. Sono oltre 2,5 milioni quelli che hanno contratto l’infezione dall’inizio della stagione.

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Tra poche ore multe ai no vax, la Consulta decide sull’obbligo

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Una montagna di sanzioni che sfiorano i due miliardi. Scatteranno da domani per chi era tenuto a vaccinarsi contro il Covid e non l’ha fatto. Si tratta di professori, operatori sanitari, forze dell’ordine e over 50 che dovranno pagare multe pari a 100 euro a testa. L’avversione al vaccino è stata più forte in alcune regioni. La maglia nera in termini di multe ai no vax over 50va al Friuli Venezia Giulia, seguito dalla Calabria e dall’Abruzzo. Mentre tra i territori più virtuosi ci sono Puglia, Lazio, Toscana e Molise, con percentuali delle persone che si sono vaccinate almeno con due dosi che superano il 90% nella fascia di età tra i 50 e i 59 anni .

La nuova stretta per chi ha rifiutato l’iniezione arriva proprio mentre la Corte Costituzionale si appresta a decidere sulla legittimità dell’obbligo vaccinale e la sospensione dal lavoro e dalla retribuzione per chi non lo ha rispettato, introdotti dal governo Draghi. E mentre i no vax tornano a far sentire la loro voce con una protesta proprio davanti alla Consulta in nome della libertà di autodeterminazione: si ritrovano in una cinquantina da tutta Italia, con cartelli e tricolori stretti al collo; tra di loro anche un uomo in carrozzina, Andrea, di 44 anni, che racconta di essere finito sulla sedia a rotelle a causa del vaccino. Mentre loro manifestano in una piazza blindata dalle forze dell’ordine, dentro il Palazzo della Consulta va in scena la maxi udienza, con una quarantina di avvocati decisi a fare a pezzi il decreto 44 del 2021 che ha introdotto il vincolo. I loro assistiti, dicono, sono stati “privati della possibilità di lavorare e sopravvivere” e “traditi” dallo Stato che ha imposto un “ricatto: o ti vaccini o sei fuori dalla società” .

Ma così , sostengono, sono stati violati principi fondamentali su cui si fonda la Repubblica, a partire dal diritto al lavoro, ed è stata calpestata la loro dignità sociale, visto che i no vax non sono stati più in condizione di “assicurare il pane ai propri figli”. Il tutto, affermano, senza alcun beneficio per la collettività, visto che il vaccino anti Covid – a loro dire- non solo non ha impedito la diffusione dei contagi, ma ha avuto anche “effetti collaterali gravi” e anche mortali con “29 decessi, solo in Italia, accertati come correlati alla campagna vaccinale”. Alla fine però nel giudizio costituzionale restano solo gli avvocati di chi ha visto in parte riconoscere le proprie ragioni dai cinque uffici giudiziari – i tribunali di Brescia, Catania e Padova, il Tar della Lombardia e il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana- che con 11 ordinanze, hanno chiesto la pronuncia della Corte. Casi che hanno al centro una psicologa, sospesa dal servizio nonostante svolgesse la sua attività prevalentemente da remoto, uno studente e altri lavoratori che lamentavano un trattamento peggiore di quello riservato a chi è sospeso per ragioni disciplinari.

Confermare la legittimità dell’obbligo vaccinale per il Covid, una misura disposta “nel pieno rispetto degli insegnamenti della Corte costituzionale” è invece la richiesta dei rappresentanti dell’Avvocatura dello Stato, secondo cui il legislatore ha rispettato tutte le condizioni poste dalla Consulta con le sue sentenze sui trattamenti sanitari obbligatori: lo ha fatto dicendo sì all’obbligo del vaccino se migliora la salute dell’individuo e della collettività, se le conseguenze sono tollerabili e se, in caso di danni ulteriori e non prevedibili, è previsto un equo indennizzo. Alla fine dell’udienza pubblica i giudici sono entrati in camera di consiglio, ma probabilmente la decisione non arriverà prima di domani.

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Covid, ricoveri a +19% in Italia. L’Europa stanzia 1 mld per le emergenze

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Curve Covid stabili. Verso l'estate senza mascherine

Salgono ancora i numeri del Covid-19 in Italia e nell’ultima settimana si registra un nuovo balzo dei ricoveri sia nei reparti ordinari, con un aumento del 19,5%, sia nelle terapie intensive anche se più contenuto (+9%). La Fiaso evidenzia che in una settimana i pazienti Covid ricoverati sono cresciuti del 19,5%. La rilevazione del 29 novembre, effettuata tra gli ospedali sentinella, mostra un significativo incremento dei ricoverati e si tratta della seconda settimana di crescita a due cifre: già nel report del 23 novembre era stato registrato un rialzo del 24%.

Il 65% dei ricoveri in ospedale sono di pazienti Con Covid, il 34% sono ricoverati Per Covid. Peggiora inoltre l’andamento dei ricoveri con sindromi respiratorie e polmonari per i non vaccinati che salgono oltre il 28% nei reparti ordinari e sopra il 30% nelle intensive. Il virus SarsCoV2 continua dunque a colpire e l’Unione europea si prepara ad una pronta reazione in caso di nuove eventuali emergenze sanitarie: per questo ha stanziato un fondo da 1,3 miliardi per il 2023. Sempre da Bruxelles arriva inoltre la nuova strategia sulla salute globale, i cui principi cardine sono stati presentati oggi.

A fronte dell’emergere di un “nuovo ordine sanitario globale”, rileva Ue, occorre migliorare la “sovranità sanitaria”, rafforzando i sistemi sanitari, promuovendo la copertura sanitaria universale e combattendo le minacce per la salute come le pandemie “con un approccio che unisca benessere dei cittadini e del pianeta”. Tra le azioni indicate: rafforzare l’Oms e la cooperazione con G7 e G20, ampliare i partenariati internazionali, garantire uno stretto coordinamento delle politiche e dei finanziamenti degli Stati membri.

Il prossimo anno l’Autorità europea per la risposta alle emergenze sanitarie Hera, nata dall’esperienza del Covid-19, investirà circa 1,3 miliardi per essere preparata a reagire alle possibili emergenze sanitarie. Lo ha reso noto la Commissione Ue. In particolare, 180 milioni saranno spesi per i vaccini e la ricerca medica in risposta alle crisi sanitarie. Cento milioni saranno destinati ai progetti sulle contromisure mediche contro le minacce sanitarie transfrontaliere e 80 per promuovere lo sviluppo di vaccini di nuova generazione con l’obiettivo di trovare tecnologie promettenti che possano essere utilizzate oltre il Covid-19.

Hera sta inoltre negoziando accordi commerciali con aziende con impianti in Europa che possano convertire la produzione in tempi rapidi, per garantire l’approvvigionamento di contromisure mediche ‘salvavita’ in tempi di crisi. Sempre sul fronte Covid, si allenta la tensione in Cina che è stata teatro di accese proteste nei giorni scorsi. Segnali di ammorbidimento delle misure anti-Covid si sono infatti registrati a Guangzhou, il capoluogo del ricco Guangdong, dove nella notte si sono avuti nuovi scontri tra residenti e polizia sulle restrizioni draconiane per combattere un’ondata di infezioni. Vari distretti hanno revocato le aree di controllo della pandemia, mentre quello di Haizhu, il più colpito dai focolai del virus, ha consentito ai “contatti stretti qualificati” di essere messi da oggi in quarantena domiciliare.

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