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Covid, bollettino del contagio in Italia: oltre 24 mila positivi e 297 morti, superati i 3 milioni casi

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In Italia sono stati superati i 3 milioni di casi di coronavirus accertati da inizio epidemia, oltre un anno fa, secondo i dati del ministero della Salute. Oggi infatti i contagi sono 24.036, portando il totale a 3.023.129.  Ad oggi in Italia, secondo i dati del ministero della Salute, ci sono 456.470 attualmente positivi, in aumento di 10.031 rispetto alla giornata di ieri. I guariti e i dimessi dall’inizio dell’emergenza sono invece 2.467.388, con un incremento di 13.682 nelle ultime 24 ore. Sono 297 le vittime per Covid in Italia nelle ultime 24 ore, a fronte delle 339 di ieri. Secondo i dati del ministero della salute, dall’inizio dell’emergenza sono morte 99.271 persone. Sono 378.463 i tamponi molecolari e antigenici per il coronavirus effettuati nelle ultime 24 ore in Italia, secondo i dati del ministero della Salute. Ieri erano stati 339.635. Il tasso di positivita’ e’ del 6,3%, in calo di 0.4 rispetto al 6,7% di ieri. Sono 2.525 i pazienti in terapia intensiva per il Covid-19 in Italia, 50 in piu’ rispetto a ieri nel saldo quotidiano tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri in rianimazione, secondo i dati del ministero della Salute, sono 222 (ieri erano 232). Nei reparti ordinari ci sono invece 20.374 persone, in aumento di 217 unita’ rispetto a ieri.

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Sport riparte: prima calcetto e stadi, poi palestre

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All’aperto si puo’. Lo sport esulta, dopo l’ok alla presenza di pubblico all’Olimpico per le quattro partite dell’Europeo, sono gli amatori e i tifosi a poter intravedere un ritorno alla normalita’. Il cronoprogramma emerge via via dopo l’annuncio di Draghi che il 26 aprile si torna alle zone gialle, ed e’ una scelta a sorpresa: si torna a giocare a calcetto da fine mese, si riaprono (per pochi) gli stadi e i palazzetti dall’inizio di maggio, piscine e palestre hanno la loro data a cavallo tra maggio e l’inizio di giugno. La scelta di prediligere, per la ripartenza delle attivita’ sociali, tutto cio che si fa all’aperto e’ definita nella cabina di regia del Governo e annunciata in conferenza stampa dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, e dal ministro della salute, Roberto Speranza. “Aperture graduali e caute”, dira’ poi Locatelli. Ma anche dal Cts c’e’ l’ok alla percentuale di pubblico a seguire i campionati di interesse nazionale di Coni e Paralimpici. Il dipartimento Sport si mettera’ subito al lavoro per portare nel cdm atteso per meta’ della prossima settimana il provvedimento che riguarda il settore. Le linee sono chiare: dal 26 aprile si puo’ tornare a fare qualsiasi tipo di sport all’aperto, anche quelli di contatto, dal calcetto alla partita di basket o di beach volley, purche’ ovviamente in zona gialla. Dal 1/o maggio – e questa e’ la vera scelta a sorpresa – si riaprono le porte degli stadi. Come per gli spettacoli, ci sono delle percentuali massima da definire: l’ipotesi e’ 25% della capienza, con un massimo di 500 persone in palazzetti e 1.000 negli stadi. L’apertura vale solo per gli sport agonistici, riconosciuti di interesse nazionale da Coni e Cip. In ogni caso, i dettagli e i parametri saranno messi a punto nei prossimi giorni: distanziamento, mascherine, controlli della temperatura all’ingresso sono tra i vincoli per le societa’ sportive e gli spettatori. Diverso il discorso per palestre e piscine, che da tempo premono per una riapertura e speravano in un anticipo. Il cronoprogramma del Governo qui invece prevede per meta’ maggio l’ok alle piscine all’aperto, per il 1/o giugno per “alcune attivita’ delle palestre al chiuso”. Da definire ulteriormente anche qui i protocolli sanitari, che dovrebbero ricalcare quelli gia’ usati nella scorsa estate: ad esempio i 7 metri d’acqua a persona, il divieto di doccia nelle palestre. “Eravamo pronti a ripartire per i primi di maggio – dice il presidente dell’Associazione nazionale impianti sport & fitness (Anif), Giampaolo Duregon – dopo oltre un anno di chiusura. Questa e’ un po’ una doccia fredda, anche se almeno c’e’ una data certa, ma l’1 giugno e’ molto, molto lontano, Un altro mese e’ mezzo fermi si traduce in un altro enorme danno”. Resta – magra o meno che sia – la consolazione di poter andare a giocare una partita con gli amici, all’aperto.

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Il “rischio ragionato” di Draghi per ripartenza

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Ci sono ancora oltre 400 morti al giorno, e’ consapevole Mario Draghi. Ma, con il conforto dei dati del contagio e dei vaccini in miglioramento, dopo aver ascoltato gli esperti, il premier sceglie di imprimere un’inversione di rotta. Assume il “rischio ragionato” di dare il via libera dal 26 aprile a tutte le attivita’ all’aperto. E’ un rischio che va di pari passo alla “scommessa” fatta sull’economia con il Documento di economia e finanza: accumulare altro debito “buono” nei prossimi anni per spingere la crescita del Paese. La scelta di riaprire e’ sofferta per il governo: dura due ore e mezza la cabina di regia del premier con esperti e ministri, in un confronto a tratti rude. Nel dettaglio, la discussione promette di proseguire fino al Consiglio dei ministri che, tra martedi’ e mercoledi’, dovrebbe approvare il decreto con le nuove misure anti contagio. Alla fine, tutti dichiarano soddisfazione. La decisione finale, assicura il premier, e’ unanime. Ma l’unita’ della maggioranza e’ equilibrio ogni volta difficile da raggiungere e continuamente traballante. E’ il momento di alleviare, e’ convinto Draghi, il “disagio” di intere categorie, famiglie, ragazzi: bisogna dare “serenita’” al Paese dopo un anno di pandemia. Ma attenzione, avverte i partiti e i cittadini: se non si riapre con prudenza si rischia poi di dover richiudere. Alla delegazione di Forza Italia che in serata gli consegna la propria road map per aperture ancora piu’ spinte, il premier ricorda il dato ancora allarmante delle vittime. Di qui la scelta di mantenere una dose di prudenza: riaprire si’, ma solo all’aperto dove piu’ basso e’ il rischio di contagio e con la richiesta di rispettare “scrupolosamente” distanze e precauzioni. “Non sono decisioni prese cosi’, per vedere l’effetto che fa…”, assicura in conferenza stampa, allargando un sorriso. Draghi spiega che aprire serve anche a far ripartire l’economia, che il suo esecutivo sosterra’ nei prossimi anni accumulando ancora debito. Se la scommessa sara’ vinta, spiega Draghi, non saranno necessarie manovre correttive e il debito scendera’ per effetto della crescita. Ma intanto gli aiuti devono farsi piu’ selettivi, sostenere le aziende “vive”. E deve partire il piano di investimenti e opere del Recovery plan, accompagnato da “forti semplificazioni”. Draghiprova a stemperare anche le tensioni della sua maggioranza, prima di incontrare in serata le delegazioni di Fi e Pd. Lo fa tornando a difendere il ministro Roberto Speranza, che Fdi vorrebbe sfiduciare: “trovi pace” chi attacca il ministro della Salute – dice perche’ Salvini senta – le critiche “non sono giustificate”, “lo stimo e l’ho voluto io nel governo”. Ma non c’e’ bisogno, assicura il premier, di fare appelli all’unita’ come quello rivolto giovedi’ alla delegazione leghista incontrata a Palazzo Chigi: “L’unita’ e’ insita nella composizione della maggioranza, non ci sono fazioni da calmare”. Tutto a posto? Non proprio, a giudicare dal continuo scambio di accuse tra gli alleati: Antonio Tajani per Fi paventa dossier divisivi come ius soli o patrimoniale, i Dem osservano che si dovrebbe abbassare toni e bandiere. Nella cabina di regia che Draghi riunisce in mattinata per decidere le aperture, il clima si fa rovente. Due gli ‘schieramenti’: sul fronte piu’ ‘aperturista’ il leghista Giancarlo Giorgetti e Maria Stella Gelmini per Fi, con il sostegno di Elena Bonetti per Iv, sul fronte piu’ ‘prudente’ il ministro della Salute Roberto Speranza, con Dario Franceschini per il Pd e Stefano Patuanelli per il M5s. Gli aperturisti accusano i rigoristi di voler aprire poco e solo a maggio, i rigoristi ribattono che gli aperturisti vorrebbero aprire tutto subito, senza criterio. Si discute sulla data (a un certo punto spunta l’idea 28 aprile) e di come e quanto allargare la maglie. Giorgetti e’ il piu’ veemente, piu’ volte si alza spazientito come pronto ad andarsene: “Se non volete aprire, mostrate i dati che vi sorreggono. Altrimenti ha ragione Salvini, volete che la Lega vada fuori dal governo”, sbotta. “Ora pero’ – gli ribatte un ministro rigorista – non spacciate la ‘road map’ per una vittoria della Lega, serve responsabilita’ per stare in maggioranza”. E’ una “liberazione” ma non una vittoria della Lega, spiegano i leghisti, anche perche’ gia’ Salvini preme per fare di piu’ e allungare il coprifuoco, ora confermato alle 22. Se si apre troppo, poi si rischia in fretta di dover richiudere, ribattono i ministri rigoristi. In cabina di regia si discute anche a lungo della scuola: far tornare tutti in classe vede i leghisti su una linea piu’ prudente. E poi: quali regole dare a chi apre? C’e’ un “limite di sostenibilita’”, osservano gli aperturisti: se un catering riparte, deve avere almeno 50 posti di capienza, perche’ se si fissa l’asticella a 30 tanto vale non riaprire. Alla fine tutti benedicono la mediazione “ragionevole” di Draghi. Virare verso l’apertura e’ una scelta che sposano tutti, con piu’ o meno prudenza. Le scorie pero’ in maggioranza restano.

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14 milioni di vaccini fatti, entro giugno 1/a dose a over 60

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Entro giugno tutti gli over 60 dovranno aver ricevuto almeno una dose di vaccino. Con oltre 14 milioni di somministrazioni e piu’ di 4 milioni di italiani immunizzati anche con il richiamo, il ministro della Salute Roberto Speranza indica il nuovo obiettivo del governo, auspica chiarezza su Johnson & Johnson il piu’ presto possibile e ribadisce: “solo vaccinando decine di milioni di italiani riconquisteremo le nostre liberta’ e sara’ possibile una duratura ripresa economica”. E proprio la percentuale di somministrazione dei vaccini potrebbe essere uno dei nuovi parametri che potrebbe entrare nel nuovo decreto per determinare il livello di rischio dei singoli territori e, di conseguenza, le riaperture: le Regioni e l’Istituto superiore di Sanita’ lavorano ad un’ipotesi che prevede un tasso di copertura del 70% per over 80 e fragili, dunque l’immunita’ di gregge per questa fascia d’eta’. Nonostante lo stop delle autorita’ Usa e la diffidenza verso Astrazeneca, il governo continua ad ostentare fiducia e si dice convinto che la campagna vaccinale non subira’ ulteriori rallentamenti, forte anche dei 7 milioni di dosi in piu’ per l’Italia che Pfizer anticipera’ dal quarto al secondo trimestre, dunque entro giugno, come annunciato dalla presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen e confermato in un’intervista al Corriere e altri 3 giornali europei dall’Ad dell’azienda americana. “In questo trimestre consegneremo 250 milioni di dosi all’Europa” dice Albert Bourla rivelando anche uno studio su 46mila persone in base al quale al momento il siero di Pfizer “risulta sicuro anche sulle varianti”. Si va avanti, dunque. “L’organizzazione c’e’, la macchina e’ stata messa a punto e con le dosi in arrivo sono sicuro che porteremo a casa gli obiettivi e riusciremo a riaprire il paese”, afferma il Commissario per l’emergenza Francesco Figliuolo che sta proseguendo il suo tour per l’Italia per verificare la situazione delle diverse regioni. Dopo un paio di giorni, le somministrazioni sono tornate sopra le 300mila in 24 ore e l’input dato dal generale e’ che si continui a viaggiare costantemente su questi ritmi, visto che gia’ l’obiettivo delle 500mila vaccinazioni al giorno a meta’ aprile e’ saltato. L’altra indicazione non derogabile e’ quella che riguarda le categorie: prima si vaccinano gli over 80 e i fragili, poi i settantenni e i 60enni. “Vaccinare i piu’ anziani e’ corretto perche’ consente di salvare vite umane. E tutte le regioni devono attenersi a queste indicazioni”, ripete Speranza nella sua informativa alla Camera indicando appunto l’obiettivo di giugno e dove pero’ deve incassare l’annuncio della mozione di sfiducia da parte di Fratelli d’Italia. “Sono mesi che denunciamo la sua incompetenza e inadeguatezza” dice Giorgia Meloni. Ad oggi, secondo i dati del ministro, e’ stata somministrata la prima dose al 76% delle persone con piu’ di 80 anni e al 30% di quelle tra 70 e 80. Numeri che per il Gimbe significano pero’ il contrario: la campagna stenta, visto che un ottantenne su 4 non ha avuto neanche una dose e tra i 70 e i 79 questa percentuale si sale a 3 su quattro. Certo e’ che se si vuole legare, come ha detto il premier Mario Draghi, le aperture alle vaccinazioni, bisogna accelerare. Su questo fronte un aiuto arrivera’ dalle farmacie: sono gia’ 11mila quelle che diventeranno luoghi di somministrazione, con 25mila farmacisti che hanno gia’ iniziato il corso di formazione. Ma servono piu’ dosi e qui torna di nuovo in ballo Johnson & Johnson. “La sicurezza delle persone che utilizzano i nostri prodotti e’ la nostra massima priorita’” dice il vice presidente del Comitato esecutivo dell’azienda Paul Stoffels con l’azienda convinta del “profilo beneficio-rischio del nostro vaccino”. Secondo Figliuolo la questione si risolvera’ a breve ma in ogni caso e’ probabile che, come avvenuto per Astrazeneca, ne verra’ raccomandato l’utilizzo con delle limitazioni. Il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri definisce “verosimile” un limite di eta’ come per il siero dell’azienda anglo svedese, dunque sopra i 60 anni. E’ un vaccino “importante” per la campagna, ripete Speranza, come Astrazeneca, che e’ “sicuro, efficace”.

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