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Covid: 11.629 nuovi casi e 299 vittime, 216mila test, tasso positivita’ risale al 5,3%

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Sono 11.629 i nuovi casi di Covid in Italia nelle ultime 24 ore, per un totale, dall’inizio dell’emergenza, di 2.466.813. L’incremento delle vittime, invece, e’ di 299, che porta il numero complessivo ad 85.461. Sono 216.211 i test per il coronavirus (molecolari e antigenici) effettuati in Italia nelle ultime 24 ore. Ieri, secondo i dati del ministero della Salute, erano stati 286.331. Il tasso di positivita’ risale al 5,3% (ieri era al 4,6%).

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Merkel, aperture in 5 step ma con freno di emergenza

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In Germania,le aperture sono previste in cinque step, ma esiste “un freno di emergenza” per evitare di innescare di nuovo la crescita esponenziale dei contagi: lo ha spiegato Angela Merkel dopo il vertice con i Laender incontrando la stampa a Berlino. “Si rispettano per ogni tappa due modelli”, ha spiegato, con condizioni “piu’ leggere” alla presenza di dati stabili e discendenti sotto i 50 nuovi contagi su sette giorni (per 100 mila abitanti), e misure piu’ strette sopra i 50 nuovi contagi. Le prime aperture riguardano le scuole e i parrucchieri, e sono gia’ avvenute all’inizio di marzo, ha spiegato Merkel. Quindi tocchera’ a librerie, mercati di fiori e di giardinaggio. Il terzo step prevede l’apertura di negozi (un cliente per 10 metri quadrati per i primi 800 di superficie, e gli altri clienti per ogni 20 metri quadrati ulteriori); ma potranno aprire anche musei, gallerie e giardini zoologici e botanici; e gli sport senza contatto in piccoli gruppi (massimo 10) all’aperto. Se l’incidenza settimanale sale, sopra i 50, si potra’ aprire i negozi soltanto su appuntamento. E le visite ai musei etc. potranno avvenire solo presentando una certificazione che renda possibile il tracciamento. Il quarto passo prevede l’apertura di gastronomia, teatri, concerti, teatri dell’opera, cinema e sport in spazi interni ma senza contatto. Il quinto e ultimo step prevede la possibilita’ di fare sport anche al chiuso e avere eventi oltre le 50 persone. Per ogni step sono definite le restrizioni, nel caso in cui i contagi superino la soglia dei 50 contagi, facendo ricorso anche ai test.

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Campania, Emilia e Abruzzo in zona rossa l’8 marzo, decisione quasi certa

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Con il virus che continua a correre e le varianti del Covid sempre piu’ diffuse in tutto il paese, l’Italia si avvia verso nuove restrizioni: gia’ venerdi’, con i dati del nuovo monitoraggio, la maggior parte delle Regioni sara’ in zona arancione o rossa. Piu’ della meta’ degli italiani dovranno dunque fare nuovamente i conti con negozi chiusi, spostamenti limitati all’interno del proprio comune o vietati, milioni di bambini e studenti dall’asilo alle superiori in didattica a distanza. “A me sembra che tutta Italia, tranne la Sardegna, si stia avvicinando a passi lunghi verso la zona rossa” dice l’ex capo della Protezione Civile e attuale consulente della Lombardia Guido Bertolaso, esprimendo senza mezzi termini quella che e’ la preoccupazione della maggioranza dei governatori. “Se questa crescita, avvenuta in 10-15 giorni, non trova un’accelerazione nella risposta, rischiamo di essere travolti” conferma il presidente dell’Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini, secondo il quale le restrizioni previste dalla “zona arancione classica” non bastano piu’. Una situazione certificata anche dai dati quotidiani del ministero della Salute: quasi 21mila contagi in 24 ore, con la Lombardia che ne ha uno su quattro, altri 347 morti, un tasso di positivita’ tornato al 5,8%, oltre mezzo punto piu’ di martedi’, ricoveri in aumento sia in terapia intensiva sia nei reparti ordinari.

La stretta, dunque, arrivera’ con il monitoraggio di venerdi’ anche se fonti di governo continuano a ripetere che un lockdown nazionale al momento non e’ all’orizzonte e si continuera’ con il sistema delle fasce. In rosso potrebbero andare da lunedi’ 8 marzo l’Emilia Romagna, la Campania, che ormai da 10 giorni fa segnare piu’ di duemila casi al giorno, e l’Abruzzo, che ha comunque gia’ due province – quelle di Pescara e Chieti – in lockdown. A rischio arancione sono invece la Calabria, il Friuli Venezia Giulia e il Veneto, con Lazio e Puglia sul limite. Di fatto, in due terzi dell’Italia saranno in vigore le restrizioni piu’ dure. Senza contare che gia’ molti governatori sono intervenuti con proprie ordinanze, dichiarando zone rosse o arancioni locali. Bologna e Modena saranno in lockdown nelle prossime ore, ha annunciato Bonaccini, mentre le province di Udine e Gorizia passeranno in arancione da venerdi’ per decisione del presidente Massimo Fedriga che ha disposto la didattica a distanza per tutti gli studenti delle medie, delle superiori e delle universita’”. Niente scuola in presenza anche per i ragazzi delle seconde e terze medie e delle superiori del Piemonte. “Abbiamo una situazione che ci dice che quotidianamente le cose stanno peggiorando – sottolinea il presidente Alberto Cirio – Dobbiamo essere pronti ad intervenire chirurgicamente dove necessario”. Nella Sardegna bianca, invece, da lunedi’ chiunque vorra’ entrare nell’isola dovra’ sottoporsi a tampone rapido. Chiusure e interventi che, da soli, non bastano pero’ a fermare la curva del virus. Servono i vaccini e serve che la campagna di massa possa decollare. E sia la riunione al Mise in cui sono state gettate le basi per la produzione del siero in Italia entro 4-8 mesi, sia l’incontro in programma venerdi’ tra il ministro per gli Affari regionali Mariastella Gelmini e le regioni, al quale parteciperanno il nuovo commissario per l’emergenza Francesco Paolo Figliuolo e il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio, vanno in questa direzione. “L’auspicio di tutti – ha sottolineato Bonaccini – e’ una svolta nelle forniture”.

Che pero’ dipende dall’Ue e da quanto Bruxelles riuscira’ a fare pressione sulle case farmaceutiche. E va letta in quest’ottica la conversazione tra il premier Mario Draghi e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen con al centro proprio la necessita’ di un’accelerazione per quanto riguarda i vaccini. A Figliuolo e Curcio spetta invece far funzionare la macchina delle somministrazioni seguendo quello che e’ stato l’input dato dal premier Mario Draghi: centralizzare e uniformare la campagna vaccinale. La riunione di venerdi’ sara’ dunque un primo confronto per individuare come uniformare i vari sistemi individuati dalle regioni ma anche per mettere sul tavolo possibili soluzioni: dall’utilizzo dei drive in della Difesa a quello dei 300mila volontari della protezione civile fino al coinvolgimento delle farmacie nelle somministrazioni. Alle Regioni verra’ inoltre ribadita la necessita’ di accelerare le iniezioni con Astrazeneca – del milione e mezzo di dosi consegnate ne sono state somministrate 442mila – anche in vista del probabile via libera al modello inglese per questo farmaco, dunque niente piu’ scorte visto che il richiamo e’ previsto 12 settimane dopo la prima iniezione.

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Bollettino del contagio in Italia, 20.884 positivi e 347 morti

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Sono 20.884 i test positivi al coronavirus nelle ultime 24 ore in Italia, che portano il totale dei contagiati a 2.976.274. Ieri i positivi erano stati 17.083. L’incremento delle vittime in un giorno, secondo i dati del ministero della Salute, e’ di 347. Dall’inizio della pandemia sono morte 98.635 persone Ad oggi in Italia, secondo i dati del ministero della Salute, ci sono 437.421 attualmente positivi, in aumento di 6.425 rispetto alla giornata di martedi’. I guariti e i dimessi dall’inizio dell’emergenza sono invece 2.440.218 con un incremento di 14.068 nelle ultime 24 ore.  Sono stati effettuati 358.884 tamponi (molecolari e antigenici) per il coronavirus in Italia nelle ultime 24 ore. Ieri i test, secondo i dati del ministero della Salute, erano stati 335.983. Il tasso di positivita’ e’ al 5,8%, in aumento rispetto al 5,1% di ieri.

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