Corona Virus
Count down per la mobilità tra le Regioni, saranno cruciali 21 parametri per tenere a basa il virus
È iniziato il conto alla rovescia per l’eventuale riapertura della mobilità tra le Regioni italiane prevista dal 3 giugno, con la Lombardia ancora sotto i riflettori per il numero di contagi ed una situazione molto differenziata tra le varie aree del Paese. Decisivi saranno i dati dei monitoraggi sull’andamento epidemiologico, a partire da quelli attesi per venerdì 29 maggio e che ci consegneranno la fotografia dei contagi, e non solo, avvenuti nella seconda settimana relativa alla prima riapertura del 4 maggio e quelli relativi al 18 maggio, data di riavvio di quasi tutte le attività commerciali. Sarà sulla base di tali dati, elaborati dal ministero della Salute e dall’Istituto superiore di sanità (Iss), che il Governo deciderà in merito al riavvio della mobilità tra le Regioni. A pesare, nella valutazione, non sara’ un solo elemento ma 21 indicatori individuati per ‘pesare’ il grado del rischio. Un algoritmo tra tutti gli indicatori permettera’ di definire se in un territorio le condizioni sono positive o di allerta. E le decisioni saranno conseguenti. Ventuno, dunque, sono gli indicatori ‘sorvegliati speciali’. Tra questi c’e’ anche l’indice di contagiosita’ R0 o Rt, che indica quante persone un soggetto positivo al virus puo’ infettare. Perche’ non scatti l’allerta e’ necessario che tale valore si mantenga sotto l’1, come e’ attualmente pressoche’ in tutte le Regioni italiane. Ma questo non e’ l’unico criterio dirimente, come ha rilevato lo stesso ministro della Salute Roberto Speranza. R0 “e’ molto importante – ha spiegato – ma non e’ un solo criterio a definire l’intero spettro del monitoraggio, e solo sulla base della ponderazione complessiva di tutti i 21 criteri indicati i presidenti di regione possono decidere misure di restrizione ulteriori”. In questa direzione si e’ gia’ espresso anche il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro, sottolineando che c’e’ grande oscillazione dell’indice Rt sul territorio e che tale parametro cambia su base settimanale.

Per questo Brusaferro lo escluderebbe, come ha dichiarato nell’ultima conferenza stampa all’Iss sull’andamento dell’epidemia, “come criterio per gli spostamenti tra Regioni”. Ad ogni modo, aveva affermato, “la mobilita’ tra Regioni va affrontata con un numero di nuovi casi ancora piu’ ridotto rispetto a quello che abbiamo”. Dal numero di tamponi effettuati al grado di saturazione delle terapie intensive al valore R0, i 21 indicatori sono previsti dal decreto del ministro della salute sui criteri per il monitoraggio dell’epidemia. Proprio sulla base dell’andamento della curva epidemica in relazione ai 21 ‘sorvegliati speciali’, si potranno decidere dunque ulteriori allentamenti o il ritorno a misure di lockdown e zone rosse. Il ‘check’ del rischio e’ affidato ad un’apposita cabina di regia e viene effettuato settimanalmente. Tre sono i macro criteri individuati i cui valori dovranno essere monitorati nella fase 2: capacita’ di monitoraggio; capacita’ di accertamento diagnostico e gestione dei contatti; tenuta dei servizi sanitari. Tra gli indicatori particolari da tenere sotto controllo costante ci sono il numero di casi sintomatici e la percentuale di tamponi positivi. Ed ancora: si dovra’ monitorare il numero di nuovi focolai e di accessi al Pronto soccorso (Ps). Per ogni indicatore e’ fissato un livello di “soglia” ed uno di “allerta”. Per i tamponi, ad esempio, la soglia accettabile e’ il trend di diminuzione in setting ospedalieri e Ps. Inoltre, si sara’ nella soglia se l’indice di contagio R0 e’ inferiore a 1. Per i Ps, il valore soglia e’ un numero di accessi con sindromi compatibili con Covid in diminuzione o stabile in almeno l’80% dei Ps parte della rete di sorveglianza nella Regione. E’ allerta se il numero di accessi e’ in aumento nel 50% dei Ps. Accettabile, poi, se il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva per Covid e’ inferiore al 30%, e’ allerta se e’ superiore.
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Napoli avvia monitoraggi ambientali su campi elettromagnetici e rumore: controlli diffusi e nuovi fondi
Il Comune di Napoli avvia un’azione sistematica di monitoraggi su campi elettromagnetici e rumore con ARPAC. Controlli in 30 siti e piano per il risanamento acustico.
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Covid in Toscana, contagi in calo ma quattro nuove vittime: ricoveri giù del 12%
In Toscana i nuovi casi Covid scendono a 43, ma si registrano quattro decessi. Ricoveri in calo del 12% e 29 pazienti in ospedale, di cui due in terapia intensiva.
Netto calo dei nuovi casi Covid in Toscana, che scendono a 43 nell’ultima settimana secondo il rapporto regionale. Ma si registrano altre quattro vittime nelle province di Livorno, Arezzo, Siena e Grosseto. Il totale dei decessi dall’inizio della pandemia arriva così a 12.816.
Ospedali meno sotto pressione: -12% di ricoveri
I nuovi casi individuati – 35 con tampone molecolare e 8 con test rapido – portano a 1.672.139 il totale dei contagiati in Toscana da febbraio 2020.
I guariti salgono a 1.658.976, pari al 99,2% dei casi totali, con altre 47 persone risultate negative al tampone.
I positivi attuali sono 347. Tra questi 29 pazienti sono ricoverati in ospedale, quattro in meno rispetto alla settimana precedente (-12,1%). Due restano in terapia intensiva, con un saldo invariato.
Quasi tutti i positivi in isolamento domiciliare
La quota più consistente dei casi attivi – 318 persone – è in isolamento a casa. La Regione sottolinea che si tratta di pazienti con sintomi lievi o asintomatici. Anche questo dato è in lieve calo (-1,2%).
Una fase stabile ma da monitorare
La curva dei contagi continua a mostrare numeri contenuti, ma la presenza di quattro nuovi decessi ricorda che il Covid non è scomparso del tutto. La Regione invita a mantenere attenzione soprattutto tra le fasce fragili, mentre il sistema ospedaliero conferma una pressione limitata.
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Pamela Genini, una vita spezzata da un amore malato: violenze, minacce e paura prima del delitto di Milano
Dai racconti di amici ed ex fidanzati emerge il ritratto di un rapporto tossico, segnato da violenze e minacce. Pamela Genini, uccisa a Milano, aveva già subito aggressioni mai denunciate per paura.
Un rapporto tossico, fatto di violenza, minacce e paura. È il quadro che emerge dalle testimonianze raccolte in Procura a Milano sull’omicidio di Pamela Genini, la 29enne uccisa a coltellate il 14 ottobre dal compagno Gianluca Soncin, 52 anni, ora in carcere con l’accusa di omicidio pluriaggravato per crudeltà e premeditazione.
Le amiche della giovane e due suoi ex fidanzati hanno descritto agli inquirenti un legame malato, dominato da soprusi e aggressioni ripetute. Pamela – fragile, spaventata, ma incapace di allontanarsi definitivamente dal suo aguzzino – aveva subito pestaggi, umiliazioni e minacce di morte.
Le testimonianze: “Voleva lasciarlo ma aveva paura”
Il primo a essere ascoltato oggi in Procura è stato Andrea, ex fidanzato della giovane, con cui Pamela aveva mantenuto un rapporto di amicizia dopo la fine della relazione nel 2023. Insieme a un altro ex, Francesco, che aveva sentito al telefono le ultime parole della ragazza prima di morire, aveva tentato di proteggerla dalle violenze di Soncin.
“Era terrorizzata – hanno raccontato gli amici – ma non trovava la forza di denunciarlo. Temeva ritorsioni.”
Anche l’ex compagna dell’assassino ha confermato il profilo di un uomo “violento e prevaricatore”, denunciato per maltrattamenti già nel 2011, ma poi mai condannato perché la donna aveva ritirato la querela.
Le aggressioni e il codice rosso mancato
Gli inquirenti stanno ricostruendo una lunga catena di episodi di violenza. All’Isola d’Elba Soncin avrebbe colpito Pamela con calci e pugni, minacciandola con cocci di vetro e tentando di buttarla dal balcone di un albergo. A Cervia le avrebbe rotto un dito, costringendola al ricovero all’ospedale di Seriate, dove la ragazza aveva compilato il questionario antiviolenza, senza che però scattasse il codice rosso.
L’indagine e le prossime mosse
Oggi, al Palazzo di Giustizia di Milano, si è tenuta una riunione operativa tra la Procura e i vertici della Questura per coordinare i prossimi passi. La Squadra Mobile curerà le analisi forensi dei cellulari, mentre i Carabinieriraccoglieranno nuovi elementi sugli episodi di stalking e sulle frequentazioni dell’assassino, la cui vita e i cui affari verranno ora passati al setaccio.
Il dolore della famiglia
Intanto, domani pomeriggio a Villa D’Almè sarà allestita la camera ardente per Pamela Genini, mentre i funerali si terranno venerdì a Strozza, in provincia di Bergamo.
La famiglia ha chiesto silenzio e rispetto:
“Lasciateci nel nostro lutto – hanno dichiarato la madre e i parenti – chiediamo solo di essere lasciati soli.”
Un’altra giovane vita spezzata da un amore malato e da una violenza ignorata troppo a lungo, che riaccende il drammatico tema della protezione delle vittime di femminicidio in Italia.


