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Costanzo Scala, top manager del gruppo Zuma nel mondo: Ischia? È casa mia, ma non riesce a valorizzarsi a livello internazionale

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L’Italia è riconosciuta, nel mondo, quale la terra delle tradizioni, della cultura, delle arti, della cucina, della moda e di tutto ciò che esprime fine e audace creatività.  Il Bel Paese ha da sempre esportato bellezza, visioni e professionalità. Sebbene tutto questo, negli ultimi tempi, stia riscontrando una certa contrazione, la sua fama la precederà sempre. Il Made in Italy, in ogni sua declinazione, è un marchio di qualità e garanzia che si attesta in ogni tempo.

L’isola d’Ischia, quale microcosmo di questa realtà, ha offerto al mondo diversi uomini che si sono affermati, nei più svariati ambiti, forti della propria professionalità, ambizione, visione e coraggio. Fra questi uomini, ci interessa raccontare la storia di Costanzo Scala. 

Oriundo ischitano e caprese, partì dall’isola come molti altri giovani della sua generazione alla ricerca di un’esperienza all’estero. Recatosi in Inghilterra per lo studio dell’inglese, è riuscito ad inventarsi e costruirsi un’importante carriera manageriale nel settore dell’ospitalità. Manager dunque ma anche sommelier fino ad essere “director of operations” di importanti compagnie.

E’ stato insignito di diversi onori professionali tra i quali: wine director/sommelier of the year (Prochef Magazine – Dubai – UAE); favorite sommelier by UK wine Guru Olly Smith; UK restaurant personality of the year 2001 (IMBIBE Magazine UK); Consulting wine of Chile – winner of “Best Generic Campaign at the international Wine Challenge”; presentatore del Wine Seminars at the London Wine Fair 2010 and at the Restaurant Show 2010 &2011; ed altri ancora.

Oggi è Regional Head of Wine  per il Medio Oriente, l’Asia e la Turchia del gruppo ZUMA.

A tutta ragione, Costanzo Scala può essere considerato esempio di quanto l’audacia, la capacità, l’intraprendenza e la dedizione al lavoro di una persona possano proiettare la stessa fin su i più alti ranghi della professione, in ogni luogo.

E’ un esempio anche di quanto l’isola d’Ischia, e l’Italia in genere, sia  capace di produrre in termini di qualità personale e professionale. Nelle risposte dell’intervista, leggeremo, oltre che al nostalgico e cosciente amore verso la terra natia, anche opinioni riguardo la formazione delle nuove generazioni ed uno sguardo sull’isola dall’estero.

Quale è stato il tuo percorso formativo? Con quale indirizzo ti sei diplomato e quali altri studi hai poi conseguito?

Mi sono diplomato ad Ischia con la qualifica di geometra. Una volta partito e raggiunto Londra, mi sono sempre più avvicinato all’Hospitality. Ho cominciato anche lo studio del vino (WSET Wine Spirit Education Trust) ed ho conseguito la laurea, sempre a Londra,  in Hospitality e Tourism Management. Ho da subito iniziato ad arricchire le mie conoscenze su entrambi i settori che mi affascinavano.

Quando sei partito per la prima volta da Ischia, quali erano le tue aspettative e quali ambienti hai poi trovato e quale è stata poi l’evoluzione dell’ambiente.

La prima volta che sono andato via, l’ho fatto pensando di rimanere lontano per un massimo di sei mesi, imparare l’inglese e poi far ritorno ad Ischia. Una volta a Londra però, ho trovato da subito un ambiente stimolante. Andai a a lavorare in un albergo a cinque stelle a Mayfair street, la strada della moda a Londra. Capì immediatamente che le opportunità erano vastissime e valeva la regola del “se vuoi, puoi!”. Cambiarono immediatamente le aspettative. In un sistema basato sulla meritocrazia, in cui non si guarda a nulla se non alla tua capacità professionale, sapevo solo che avrei dovuto darmi da fare. 

Quali sono state le principali esperienze, in giro per il mondo, che più ti hanno formato? Perche?

Arrivando a Londra, mi sono accorto di riuscire a vedere il mondo, tutte le sue culture e le sue tradizioni in una sola, grande metropoli. Vi arrivai che non conoscevo l’inglese. La prima volta, per la durata dei sei mesi, imparai pochissimo. Sapevo che avrei dovuto far ritorno a casa per il servizio militare e, dunque, non mi dedicai troppo. La seconda volta invece, quando vi feci ritorno, riuscii in un mese e mezzo ad essere fluente nelle conversazioni.

Sebbene lavorassi come Supervisor nel primo Hotel di lusso e mi avessero chiesto anche di diventare un loro manager, rifiutai per poter iniziare la formazione nell’ambito dell’enologia. Intrapresa questa nuova strada, l’esperienza che più mi ha arricchito ed affascinato, è stata quella di andare a lavorare in un ristorante indiano: Benares! Vi andai senza troppe aspettative. Sapevo infatti quanto la cucina indiana, fortemente caratterizzata da spezie e profumi, fosse difficilmente associabile al mondo dei vini. Ma volli tentare proprio perchè, all’epoca, nessuno lo aveva ancora fatto. Sentì fosse giusto raccogliere quel guanto di sfida iniziando un percorso inesplorato nel mondo della ristorazione.

Iniziai come unico sommelier in un ristorante  che, per quanto splendido, contava solo 30 vini sulla carta. Arrivammo ad avere poi otto sommelier che mi coadiuvavano, a ricevere la Stella Michelin ( è stato il primo ristorante indiano al mondo a conseguirla) e 400 vini sulla lista. I clienti iniziarono a frequentare il ristorante per affrontare il “tasting wine” che proponevamo: associavamo il vino ad ogni singola portata. Arrivammo ad avere una cellar in cui il cliente entrava, sceglieva il vino e noi abbinavamo il cibo. Esperienza esaltante in cui ogni spezia veniva valorizzata dal vino stesso in una vera e propria esplosione di profumi e sapori. Da lì, nacque un riconoscimento mediatico importantissimo. Inizia ad essere contattato da ogni parte del mondo tanto da essere chiamato in ogni dove per consulenze. E’ stata talmente tanto importante per me quest’esperienza che ne sto scrivendo un libro. La seconda esperienza che mi ha formato enormemente è stata la collaborazione con l’Enoteca Pinchiorri a Dubai in cui ricoprii, per la prima volta in un ristorante italiano, il ruolo di general manager e wine director. L’Enoteca Pinchiorri rappresenta la storia dell’enogastronomia italiana. Infine, non posso non elencare il ristornate della catena Zuma, sempre a Dubai in cui ho rivestito il ruolo di general manager e wine director.

Quanto è importante oggi il ruolo che ricopri?

Dopo aver ricoperto il ruolo di General Manager e Wine Director per Zuma Abu Dhabi, mi sono spostato a Dubai dove oggi ricopro, per quanto riguarda il comparto vini, la direzione di 12 ristoranti in giro per il mondo. Il mio compito è quello di coordinare le squadre in ogni singolo ristorante affinchè i clienti vivano la stessa elevata qualità (in senso di accoglienza e prodotti) in ogni luogo in cui si recano. Sono il primo ad aver ricoperto questo ruolo  per la catena Zuma (al quale la compagnia stessa da una profonda e sostanziale importanza) che, amo precisare, oggi è da considerarsi forse la catena di ristorazione più importante esistente.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sento di non lavorare un solo giorno della mia vita poiché amo incondizionatamente quello che faccio. Le mie esperienze lavorative e i ruoli che ho ricoperto mi portano a dire, con cognizione di causa, di riuscire ad occuparmi della direzione completa di ogni comparto. Controllo le vendite, gli acquisti, l’accoglienza arrivando anche a controllare il dj set, le luci, gli eventi e l’ambiente in genere. Ho una particolare predilizione per il “mentoring” e  il “coaching” lavorando sulla formazione del personale sia quale singolo individuo che come team.  Vedo, nel mio futuro, la possibilità di lavorare in qualcosa di mio.

Come è vivere lontano da Ischia? Cosa significa per un isolano vivere lontano dalla propria terra? E’  vero quel che si dice e cioè che l’Ischia ha un forte richiamo a farvici ritorno?

Ischia è splendida ma ha i suoi limiti soprattutto per chi cerca sempre nuovi stimoli e dinamiche differenti. Essere lontano ti fa sentire ancor più accesa la fiamma dell’amore ma, nel mio caso, sento molto l’attitudine ad essere cittadino del mondo con opportunità e scelte sempre diverse con cui confrontarsi. Adoro l’isola verde tanto quanto amo Capri (sono entrambi mie terre d’origine da parte, rispettivamente, di padre e madre). Oggi però le identifico quali posti in cui venire in vacanza e che prediligo, non solo perchè le mie terre, ma tra migliaia di altri posti. Quello che non riuscirei più a sopportare è la stagionalità alla quale sono troppo vincolati tutti i luoghi turistici stagionali e, in particolar modo, proprio la nostra isola. 

Cosa consigli ai formatori ischitani e ai ragazzi stessi che si stanno formando per il loro avvenire?

Il primo consiglio ai formatori è quello di comprendere, da subito, le persone che hanno di fronte e strutturare la formazione stessa favorendo le peculiarità di ognuno. Esistono intelligenze matematiche, artistiche, letterarie, comunicative: non possono tutte avere approcci uguali ma, ad ognuna di esse, andrebbe riservato un particolare percorso che ne sviluppi le potenzialità. Se si spera di insegnare ad un pesce di salire su un albero, questo si sentirà stupido una vita intera; se lo si indirizza invece al suo ambiente naturale, è ovvio (ma non così tanto), che darà il meglio di sé. Bisogna dunque essere capace di identificare i talenti di ognuno, far crescere i semi della pianta individuale magnificandone i pregi e correggendone le spigolature. 

Oserei quasi consigliare di intraprendere gli studi universitari solo dopo aver fatto esperienze diverse lavorative magari anche di sei mesi ciascuna. Così, dopo essersi messi alla prova, si potrà scegliere l’indirizzo di studi migliore, più congeniale ed essere in grado di studiare ed applicare di continuo la materia studiata ed amata. In questo modo, ritengo, vi può essere il più eloquente dei risultati.

Come ti piacerebbe vedere la tua terra? Sia con lo sguardo di chi è all’estero sia nel pensiero di farvi ritorno?

Adoro la mia terra. Lo ripeterò all’infinito ma… All’estero, quando si parla di Ischia non sempre è conosciuta quanto invece molte altre isole che, di fatto, hanno meno da offrire in quanto a biodiversità, scenari ed accoglienza.  Più che vederla, mi piacerebbe sentirla a livello internazionale. Ad Ischia hai la possibilità di vivere percorsi naturalistici praticando il treccking e l’escursionismo, hai il vino, hai l’arte, hai il mare, le terme, la montagna, la tradizione in cucina… Mi piacerebbe vederla con le giuste luci di notorietà che le sarebbero dovute. Mi sembra di vedere una voce, tra le più belle al mondo, sprecare il proprio talento cantando in solitudine nella propria stanza senza che nessuno ne possa apprezzare le qualità. Ischia è molto di più di tutto quello che oggi riesce ad esprimere ma non la si riesce a posizionare adeguatamente sul palcoscenico planetario del mercato turistico. Dovrebbe essere percepita dalla gente allo stesso livello di quel che è nella sua sostanza.

 

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Il Pentagono chiama Mosca: cessate il fuoco

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Erano 79 giorni – da prima dell’inizio della guerra in Ucraina – che a Mosca il telefono squillava invano. Nessuno rispondeva alle ripetute chiamate di Washington, un blackout totale nei rapporti come non si era visto nemmeno ai tempi della Guerra Fredda. Ma negli ultimi giorni qualcosa e’ cambiato. Cosi’ il ministro della Difesa russo Sergey Shoigu si e’ deciso ad alzare la cornetta: all’altro capo del filo il capo del Pentagono Lloyd Austin. Un colloquio durato un’oretta, i toni della conversazione freddi, ma pur sempre la ripresa di un canale di comunicazione interrottosi lo scorso 18 febbraio e che l’amministrazione Biden, pressata da molte cancellerie europee, ha auspicato possa restare d’ora in poi aperto. Come del resto ha chiesto nei giorni scorsi anche il presidente del Consiglio Mario Draghi nel corso della sua visita alla Casa Bianca. Ferma la richiesta avanzata a Shoigu dal collega americano: la Russia si deve impegnare “per un cessate il fuoco immediato”, ha spiegato il portavoce del Dipartimento alla Difesa John Kirby. Spiegando che la telefonata al momento non e’ servita a risolvere “nessuno dei gravi problemi” aperti. Tanto piu’ che ad acuire le tensioni e ad ostacolare una de-escalation nelle relazioni tra Stati Uniti e Russia c’e’ la questione dell’adesione di Finlandia e Svezia alla Nato. Con il presidente americano Joe Biden che, quasi in contemporanea col colloquio Austin-Shoigu, dallo Studio Ovale ha chiamato i leader di Helsinki e Stoccolma per garantire il suo sostegno alla “politica delle porte aperte dell’Alleanza Atlantica”. E al diritto di Finlandia e Svezia “di decidere il proprio futuro, la propria politica estera e le proprie disposizioni in materia di sicurezza”.

E mentre il capo degli 007 di Kiev rilancia i dubbi sullo stato di salute di Vladimir Putin, parlando di un grave cancro e di un golpe che sarebbe gia’ in corso in Russia per rimuovere il presidente, lo zar tira dritto per la sua strada. In un colloquio telefonico con il cancelliere tedesco Olaf Scholz (il primo dal 30 marzo) ha respinto le accuse del mondo occidentale di non voler dialogare con il leader ucraino Volodymyr Zelensky. “Le discussioni tra Russia e Ucraina sono state bloccate da Kiev”, le sue parole al cancelliere secondo quanto riferito dal portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Una telefonata in cui Putin e’ tornato anche a puntare il dito sulle presunte “pesanti violazioni del diritto internazionale da parte dei neo-nazisti ucraini”. Da Scholz e’ invece arrivato l’invito al Cremlino perche’ si lavori “per arrivare a una tregua il piu’ velocemente possibile”. Da Mosca pero’ arriva l’ennesima stoccata anche verso l’Ue, nonostante a Bruxelles non si sia ancora raggiunto un accordo sul sesto pacchetto di sanzioni alla Russia. Il ministro degli Esteri Sergei Lavrov non ha nascosto la forte irritazione per la prospettiva di un ingresso di Kiev nella comunita’ europea: “Ci sono forti dubbi sul fatto che questo desiderio da parte di Kiev sia innocuo”, ha affermato, sostenendo che la Ue “si e’ trasformata da una piattaforma economica costruttiva in un attore aggressivo e militante che ha dichiarato le proprie ambizioni ben oltre il continente europeo”. “E’ Putin che non vuole fermare la guerra, perche’ ha obiettivi militari e finche’ non li raggiunge continuera’ a combattere. Lo ha detto a chiunque gli ha parlato”, la risposta dell’Alto Rappresentante per la politica estera della Ue, Josep Borrell, a margine del G7 dei ministri degli Esteri svoltosi in Germania, dal quale ha annunciato altri 500 milioni di aiuti per le armi pesanti a Kiev. “Continueremo a supportare militarmente l’Ucraina finche’ sara’ necessario e richiesto”, hanno spiegato da Bruxelles. Mentre il capo della diplomazia ucraina, Dmytro Kuleba, ha chiesto di sequestrare gli asset russi per poterli utilizzare nella ricostruzione del suo Paese devastato dal conflitto.

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Turismo lento, una via per dare senso all’incontro tra luoghi e persone

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Gli antichi faraoni egizi erano soliti affermare: “Non ti affrettare, il buon camminatore arriva”. Capita molto spesso quando sono in cammino sui sentieri della mia isola di incontrare persone che non conosco: gli sguardi si incrociano, l’empatia ci avvolge ed è naturale salutarsi, scambiare una chiacchiera, entrare in relazione, essere umani. Sicuramente anche a voi, se amate il lento peregrinare nella natura, sarà capitato. Il riconoscersi pellegrini erranti ci fa entrare in una dimensione più vera e, a prescindere da quanto sia lungo o breve il percorso, ci permette di vivere il qui ed ora. Ecco perché ci riconosciamo ed entriamo in relazione. Sembra banale ma non lo è. Provate a vivere la stessa scena in città: il risultato sarà nettamente diverso. In un’epoca in cui si corre, anche quando si è in vacanza, ed i viaggi magari prevedono fitti programmi a tappe, con orari prestabiliti, per accompagnare i turisti a visitare una moltitudine di luoghi in poco tempo, si perde completamente il senso dell’esperienza, si perde il senso.

Il camminare in natura, ma non con finalità prestazionali, ci riporta sulla via del senso delle cose. C’è infatti una tendenza che sta crescendo negli ultimi anni (anche prima del COVID-19) e che vede sempre di più la ricerca, da parte dei viaggiatori, di un tipo di viaggio diverso, che permetta loro di entrare in connessione con i luoghi che visitano e con la natura. Questa filosofia di viaggio invita i turisti a viaggiare in modo lento, consapevole e sostenibile per scoprire le destinazioni, rispettandole e valorizzando il patrimonio e le ricchezze che hanno da offrire. E’ lo Slow Tourism, che si pone l’obiettivo di lasciare ai turisti un ricordo indelebile dei luoghi visitati, arricchendo la loro esperienza di emozioni e sensazioni indimenticabili. Una volta tornati a casa i viaggiatori si sentiranno arricchiti e appagati, oltre che più rilassati e in pace con se stessi, perché viaggiare “lenti” permette di vivere la propria esperienza in modo più sostenibile, in netto contrasto con i ritmi frenetici a cui siamo abituati ogni giorno e nel pieno rispetto dell’ambiente che ci circonda. In questo modo gli incontri che facciamo hanno una senso ed ci arricchiscono interiormente ed esteriormente. Se ci riflettiamo è probabilmente quello che avveniva alle origini dello sviluppo del turismo anche sull’isola d’Ischia.

La BIT (Borsa Internazionale del Turismo) in un comunicato ha anticipato che anche per quest’anno le tendenze turistiche mettono in luce l’importanza della sostenibilità, il riavvicinamento alla natura e alla cultura. 

Tema molto sentito nell’ultimo periodo è proprio quello del rapporto tra uomo e natura. Ultimamente, oltre all’escursionismo, si sono diffuse nuove iniziative per questo tipo di turismo più verde, come le immersioni nelle foreste, la meditazione e  lo yoga. Sono tutte attività svolte in mezzo alla natura, proprio per ritrovare un rapporto con essa che possa anche beneficiare al benessere psicofisico dell’uomo. Tante persone ormai si appassionano sempre di più a queste pratiche, tutti modi per stare a contatto con la natura e per esplorare il territorio, permettendo al contempo di incontrare gente che, sposando la stessa filosofia, è più aperta ad instaurare relazioni vere e sane.

In questo modo, oltre che allungare la stagione turistica, si seleziona naturalmente anche una determinata tipologia di viaggiatori che di certo qualifica e migliora l’impatto sul territorio. L’isola d’Ischia da questo punto di vista ha un potenziale enorme ( un piccolo assaggio sullo scorso numero https://www.juorno.it/il-sentiero-del-tufo-verde-un-tuffo-nellidentita-dellisola-dischia/) che di certo merita di essere valorizzato ed affrontato con criterio da chi ha l’onore e l’onere di prendere decisioni su questi temi; ma forse per farlo bisognerebbe intanto andare lenti e vivere l’esperienza degli incontri sui sentieri di questa terra magica al centro del Mediterraneo.  Friedrich Nietzsche diceva che “Tutti i più grandi pensieri sono concepiti mentre si cammina”. Ci credo molto e spero di incontrare il vostro sguardo mentre cammino. A presto.

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Arrivano gli alieni, uno studio traccia le “specie” che si diffondono tramite biofouling nel Mar Mediterraneo

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Le imbarcazioni da diporto (yacht e barche a vela) che si spostano nelle acque Mare Mediterraneo portano con sé numerose specie aliene, favorendone la dispersione: lo rivela uno studio pubblicato di recente sul Journal of Applied Ecology. Questo interessante studio riporta i risultati di una indagine a larga scala, condotta su circa 600 imbarcazioni private attraccate in 25 marine turistiche di tutto il Mediterraneo, dalla Francia alla Turchia.


Gli esseri umani dipendono completamente dalle risorse naturali, ma hanno sistematicamente mostrato una scarsa previsione ambientale nei confronti della salute dell’ecosistema marino. Questa scarsa previsione ha enormi conseguenze sui mari che sono stati afflitti da molti fattori di stress come il cambiamento climatico globale, il sovrasfruttamento, l’inquinamento chimico, le alterazioni fisiche dell’habitat costiero e le specie invasive.
Tali fattori di stress sono spesso inflitti simultaneamente a grandi ecosistemi marini, e il Mar Mediterraneo è particolarmente soggetto a essi.

Il “Mediterraneo” è una destinazione molto popolare per il traffico nautico da diporto grazie al suo clima soleggiato favorevole, i suoi brevi tempi di percorrenza verso porti turistici e baie, le sue coste paesaggistiche e storiche e la sua diversità sociale e culturale. Questa diversità costiera si rispecchia anche nella sua vita marina, in primo luogo perché ospita il più alto numero “microspecie” conosciuto al mondo per le sue dimensioni, il che lo rende un hotspot perfetto di biodiversità marina, e in secondo luogo per ospitare il più alto numero conosciuto di specie non autoctone (gli alieni) di qualsiasi altro mare. Questi alieni possono essere trasportati in nuove località da navi e imbarcazioni attraverso lo scambio di acqua di zavorra e/o come parte della comunità di biofouling sugli scafi.
Il biofouling è definito come “l’accumulo indesiderato di microrganismi, piante, alghe e animali sulle strutture sommerse, in particolare sugli scafi delle navi”.

Il biofouling ha un costo economico elevato per i diportisti, poiché la pulizia professionale delle loro barche può essere molto costosa. Inoltre, il biofouling è considerato un vettore importante nella diffusione di specie non autoctone ed è anche nocivo negli habitat dell’acquacoltura dove può inibire la crescita dei molluschi.

Sta diventando sempre più chiaro che il vettore di biofouling può essere responsabile di tante introduzioni di specie aliene, se non di più, di quelle causate da acqua di zavorra non trattata. La gestione globale del vettore di biofouling è attualmente allo studio dall’Organizzazione marittima internazionale per aiutare a ridurre le introduzioni di queste specie tramite questo vettore.

Nonostante il Mediterraneo sia la seconda destinazione per eccellenza per la nautica da diporto dopo gli Stati Uniti, non sono praticamente disponibili dati sulle abitudini o sugli itinerari di questa porzione della nautica, ad eccezione di una recente indagine limitata ai diportisti italiani. La maggior parte delle imbarcazioni da diporto rientra nella dimensione minime di “studio” e quindi i loro movimenti spesso non sono tracciati con i normali metodi di indagine. Tuttavia, è stato recentemente dimostrato il ruolo considerevole dei porti turistici del Mediterraneo come hotspot per i nostri alieni, ed il ruolo che le barche da diporto svolgono come importante mezzo di trasporto per essi.

In seguito all’identificazione dei macroinvertebrati incrostati sulle navi, l’82% di tutte le navi campionate presentava delle incrostazioni sugli scafi delle imbarcazioni. Di questi, il 71% ospitava almeno una specie non autoctona, un altro 11% conteneva biofouling ma ospitava solo specie autoctone o criptogenetiche mentre il restante 18% era pulito, quindi privo di incrostazioni visibili.

Questo studio rivela l’alto potenziale del settore della nautica da diporto nel facilitare la diffusione delle specie di microvetebrati nel Mediterraneo attraverso il biofouling. Questo bacino è già la regione marina più ricca conosciuta di esseri alieni del pianeta con uno straordinario livello di movimento delle barche, fornendo un’alta probabilità di introduzioni successive. È probabile che un’ulteriore diffusione continui a causa della visita di navi contaminate da questi organismi, purché il nuovo ambiente sia adatto per eventi riproduttivi e successivo insediamento; questo punto è indicato dai porti turistici che hanno una variabilità maggiore rispetto alle barche, poiché sono visitati da molte barche di diverse regioni, e anche dall’evidenza di molte navi in visita che portano nuovi Alieni nei porti turistici. Il numero di specie trovate è probabilmente sottostimato poiché le macroalghe non sono state identificate in questo studio.

A causa dei frequenti viaggi interregionali delle navi nel Mar Mediterraneo, lo scenario ottimale per il controllo degli alieni sarebbe che tutti i 22 paesi confinanti con il bacino seguano una strategia comune per limitare la diffusione di questi organismi marini. Ciò potrebbe essere controllato mediante campionamento di routine negli hotspot (vale a dire porti turistici, porti marittimi e località di acquacoltura) per disporre di dati di riferimento accurati sulle distribuzioni dei nostri “viaggiatori”, rimozione frequente delle incrostazioni dai pontoni da quei porti turistici con un’elevata ricchezza di microrganismi e pulizia obbligatoria del bacino di carenaggio e smaltimento sicuro di quelle specie. Poiché la prevenzione è considerata il metodo migliore per inibire le nuove introduzioni, sono gli ingressi situati allo Stretto di Gibilterra e al Canale di Suez a destare maggiori preoccupazioni per la futura gestione del problema. Gli organismi sulle barche che entrano attraverso i canali europei e lo stretto turco avrebbero una probabilità molto inferiore di sopravvivenza mentre viaggiano attraverso ambienti di acqua dolce o di salinità molto più bassa rispetto al loro ingresso nel Mediterraneo.
Pertanto, per dissuadere nuovi “migranti” dall’entrare nel bacino, sarebbe necessario avviare un’efficace tecnica di screening e misure di quarantena applicabili (ad esempio tramite lavaggio elettrico o immersioni in acqua dolce) per le navi in arrivo, sia allo Stretto di Gibilterra che agli ingressi del Canale di Suez.

Il mare è sempre incontro di specie, di esperienze e soprattutto di vita; è fondamentale capire come per la nautica sia importante valutare il proprio impatto sulla vita marina per rendersi sostenibile ed, in primis, futuribile come veicolo “socio-ambientale” imprescindibile al mondo moderno e sostenibile che affannosamente rincorriamo.

Basta alla fine ricordare Darwin che ci diceva “Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento” per capire che rispetto a certe specie siamo noi quelli deboli e non il contrario.

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