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Economia

Grazie al covid ci sono 573 paperoni in più

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I ricchi sono sempre piu’ ricchi, e numerosi, soprattutto grazie alla pandemia che ha fatto registrare profitti record per le loro aziende energetiche, farmaceutiche e alimentari. Una ricchezza aumentata negli ultimi due anni piu’ di quanto non lo abbia fatto in 23 anni, e che porta Oxfam a chiedere ai Governi di tassare subito gli extraprofitti realizzati sulle spalle delle famiglie che invece hanno redditi al palo e spese sempre piu’ alte per l’inflazione e il caro-bollette. In un report pubblicato all’apertura di Davos, Oxfam sottolinea come il Covid abbia fatto schizzare la ricchezza dei miliardari al 13,9% del PIL mondiale, una quota piu’ che triplicata dal 4,4% del 2000. Non solo: e’ anche aumentato il numero dei miliardari. Se ne contano 573 in piu’ negli ultimi due anni, uno ogni 30 ore. Mentre quest’anno, ogni 33 ore, un milione di persone rischia la poverta’ estrema, vale a dire 263 milioni. Oxfam sottolinea che, mentre aumentano vertiginosamente i prezzi al consumo dei prodotti alimentari e dei beni energetici, e la spirale della poverta’ estrema rischia di inghiottire 1 milione di persone ogni giorno e mezzo nel 2022, i super ricchi che controllano le grandi imprese nei settori alimentare e dell’energia continuano ad accrescere le proprie fortune, aumentate dall’inizio della pandemia di 453 miliardi di dollari, al ritmo di 1 miliardo di dollari ogni due giorni. Oggi, 2.668 miliardari – 573 in piu’ rispetto al 2020 – possiedono una ricchezza netta pari a 12.700 miliardi di dollari, con un incremento pandemico, in termini reali, di 3.780 miliardi di dollari. A registrare profitti record sono state le imprese nei settori caratterizzati da un forte monopolio, come quello energetico, alimentare e farmaceutico. Per dare un’ordine di grandezza, cinque delle piu’ grandi multinazionali energetiche (BP, Shell, Total Energies, Exxon e Chevron) fanno 2.600 dollari di profitto al secondo. Nel settore alimentare, la pandemia ha prodotto 62 nuovi miliardari. Insieme ad altre tre imprese, la famiglia Cargill controlla il 70% del mercato agricolo globale, e ha realizzato l’anno scorso il piu’ grande profitto nella sua storia (5 miliardi di dollari di utile netto), record che potrebbe essere battuto nel 2022. La stessa famiglia conta ora 12 miliardari, rispetto agli 8 di prima della pandemia. Anche nel settore farmaceutico, i cui profitti sono stati spinti alle stelle dalla pandemia, ci sono ben 40 paperoni in piu’. Imprese come Moderna e Pfizer hanno realizzato 1.000 dollari di profitto al secondo grazie al solo vaccino COVID-19 ed Oxfam ricorda che, nonostante abbiano usufruito di ingenti risorse pubbliche per il suo sviluppo, fanno pagare ai governi le dosi fino a 24 volte in piu’ rispetto al costo di produzione stimato. Tutto questo mentre l’87% dei cittadini nei Paesi a basso reddito non ha ancora completato il ciclo vaccinale. E mentre le grandi ricchezze salgono, i salari invece rimangono stagnanti e i lavoratori sono esposti a un aumento esorbitante del costo della vita se paragonato agli ultimi decenni, spiega Oxfam. Un esempio su tutti: un lavoratore che si trova nel 50% degli occupati con retribuzioni piu’ basse, dovrebbe lavorare 112 anni per guadagnare quello che un lavoratore nel top 1% guadagna in media in un solo anno.

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Cronache

È morto Leonardo Del Vecchio, dall’orfanotrofio di Milano a capo di Luxottica

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È morto Leonardo Del Vecchio, dall’orfanotrofio di Milano a capo di Luxottica

Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica e attuale presidente di EssilorLuxottica, e’ morto stamattina al San Raffaele dove era ricoverato. L’imprenditore aveva 87 anni.

Leonardo Del Vecchio aveva da poco compiuto 87 anni ed e’ stato uno dei maggiori imprenditori italiani, fondatore e presidente di Luxottica che poi ha condotto alla fusione con la francese Essilor per creare EssiloLuxottica, un gruppo che oggi conta oltre 180mila dipendenti. Azionista tra l’altro di Mediobanca, Generali e Covivio, la sua ricchezza attraverso l’holding di famiglia Delfin quest’anno e’ stata valutata dalla rivista Forbes in circa 25 miliardi di euro. Nato a Milano, era l’ultimo di quattro fratelli. Il padre Leonardo, di origini pugliesi, muore poco prima della sua nascita, e la madre sceglie di dargli lo stesso nome. Poi viene affidato al collegio dei ‘Martinitt’, dove resta fino alla fine della scuola media, per poi andare a lavorare come garzone in una fabbrica produttrice di medaglie e coppe. Dopo corsi serali all’Accademia di Brera, a 22 anni si trasferisce in un paese del Trentino dove lavora come operaio. Nel 1958 si trasferisce quindi ad Agordo, in provincia di Belluno, per aprire una bottega di montature per occhiali: dopo tre anni, nel 1961, la trasforma in Luxottica, con quattordici dipendenti. Da li’ la crescita fino a diventare uno dei maggiori imprenditori del Paese ed europei.

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Economia

Russia in default su debito estero, è la prima volta dal 1918

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La Russia fa default sul debito estero per la prima volta dal 1918. Era infatti dalla rivoluzione bolscevica, quando Vladimir Lenin ripudio’ il debito dell’Impero Russo, che Mosca non mancava un pagamento. Ma il Cremlino rigetta in tronco l’idea: parlare di default – spiega – e’ “assolutamente illegale” visto che la Russia ha cercato di rispettare i suoi obblighi avendo le possibilita’ economiche per pagare. “Le accuse di default sono illegittime, il pagamento in valuta estera e’ stato effettuato a maggio”, spiegano quindi a Mosca, parlando di mancati pagamenti “imputabili ad altri” e rivendicando di aver le cifre dovute in maggio su due bond in dollari ed euro. I fondi pero’ non hanno raggiunto i creditori esteri a causa delle sanzioni imposte dall’Occidente per la guerra in Ucraina. Il default a breve termine non avra’ probabilmente effetti sull’economia russa, visto che Mosca da anni ha ridotto la sua dipendenza da capitali esteri e continua a beneficiare delle entrate dalle esportazioni di petrolio e del gas. Nel lungo periodo pero’ sara’ piu’ difficile per il Cremlino rientrare sui mercati finanziari internazionali, senza contare l’onta sulla reputazione e sull’affidabilita’ del Paese gia’ minate dall’invasione dell’Ucraina. “E’ un colpo alla fiducia degli investitori e probabilmente scoraggera’ ulteriormente gli investimenti esteri, di cui la Russia ha bisogno per migliorare le sue prospettive di crescita”, osserva Levon Kameryan dell’agenzia Scope Rating. Per i creditori esteri della Russia il default rappresenta una sfida legale senza precedenti, visto che Mosca ritiene di aver pagato e di aver ripetutamente mostrato la volonta’ a rispettare i suoi obblighi. Sui bond russi, contrariamente a quanto accade per la maggiore parte dei debiti sovrani, non e’ indicata una giurisdizione specifica per risolvere la disputa, anche se appare probabile che la responsabilita’ ricada sulle corti britanniche o americane. Il primo passo legale per i creditori esteri e’ quello di raggiungere la soglia del 25% per invocare la cosiddetta clausola di scadenza anticipata, che consente loro di chiedere l’immediato pagamento dei bond. “E’ un caso complesso e incerto dal punto di vista legale”, anche perche’ gli investitori non vedono di buon occhio la prospettiva di fare causa al governo russo, spiegano alcuni legali mettendo l’accento sulle poche armi a disposizione dei creditori per ottenere i loro fondi e rimpatriarli. L’alternativa varata da Mosca, ovvero il pagamento in rubli dei creditori esteri tramite le banche russe non sanzionate, non risolve il dilemma degli investitori. L’esperienza passata dell’Argentina suggerisce ai creditori la possibilita’ di cercare di mettere le mani sugli asset russi congelati all’estero. Ipotesi comunque non allettante considerato il campo minato legale nel quale si rischia di scivolare.

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Economia

Autostrade per l’Italia: su rincaro tariffe ancora in corso istruttoria

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“E’ in corso un’istruttoria in sede ministeriale e dunque, come specificato questa mattina dall’Amministratore Delegato Aspi Roberto Tomasi, non ancora deliberata dalle Istituzioni preposte”. Lo chiarisce in una nota Autostrade per l’Italia in merito ai rincari delle tariffe dell’1,5% ipotizzati dall’ad. “Gia’ inserita nel Pef (il Piano Economico e Finanziario di Autostrade per l’Italia), recepito il nuovo modello Art, questa rimodulazione – spiega in una nota la societa’ – prevede un aggiornamento calmierato del +1,5% del pedaggio, dopo un periodo di blocco tariffario durato 4 anni, a partire dal 2018”. Autostrade chiarisce inoltre che la revisione tariffaria, essendo gia’ inserita nel Pef, “e’ precedente e dunque non e’ consequenziale all’attuale incremento dei costi dei materiali”.

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