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Corona Virus

Coronavirus, segnali non c’è inversione tendenza e c’è il rischio Sud

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Segnali positivi arrivano anche oggi dall’analisi dell’andamento della curva epidemica dei casi di Covid-19 in Italia, ma cio’ conferma la necessita’ di andare avanti con le rigorose misure di isolamento in atto perche’, affermano gli esperti, non si vede ancora una vera inversione di tendenza. Il tutto con una particolare attenzione per il Sud che, sopratutto in questa fase, puo’ rappresentare un grande rischio e deve essere “sorvegliato speciale”. I numeri diffusi dal commissario Angelo Borelli nella conferenza stampa alla Protezione civile evidenziano un calo dei decessi (756 contro gli 889 di ieri) e dei ricoveri in terapia intensiva (50 contro i 124 di sabato), ma un leggero incremento dei contagi (3.815 contro 3.651 di ieri). Il totale dei guariti arriva invece a 13.030 (646 il dato odierno). Segnali positivi, appunto, ma ancora insufficienti per poter pensare che siamo ad una svolta. Tempo e gradualita’ e’ cio’ che raccomanda, interpretando i dati, il virologo Fabrizio Pregliasco dell’Universita’ di Milano: “Da quello che emerge, nei limiti della rappresentativita’ dei dati giornalieri, possiamo parlare di un segnale positivo che, al momento, conferma la necessita’ di continuare ad insistere con le rigorose misure di isolamento sociale in atto perche’ non siamo ancora davanti ad una vera inversione di tendenza”. In questo quadro, una particolare attenzione va alle Regioni del Centro-Sud, dove potrebbe verificarsi un aumento dei casi: “Ora la nuova frontiera e’ proprio il Sud. Per il momento – spiega l’esperto – ci sono focolai piu’ ristretti ma bisogna prepararsi per tempo al peggio ed al rischio di un’ondata. La speranza e’ di riuscire a migliorare il controllo per impedire che tali focolai possano espandersi ulteriormente”. Insomma, “bisogna organizzarsi per tempo per riuscire a gestire, se si dovesse verificare, lo scenario peggiore, ma continuano ad esserci dalle Regioni meridionali segnalazioni della necessita’ di implementare le dotazioni di dispositivi di protezione individuale spesso insufficienti”. Cruciale, secondo Pregliasco, e’ quindi “attrezzarsi da subito, perche’ anche al Nord l’epidemia e’ partita in modo subdolo e rallentato per poi avere uno sviluppo verticale repentino. Il rischio e’ che possa succedere anche al Sud”. Lo scenario dunque, dal punto di vista epidemiologico, e’ ancora in piena evoluzione, ma in questo contesto e’ comunque importante iniziare a pensare anche al ‘dopo’. Le attuali misure di rigore ed isolamento “saranno necessarie ancora per settimane, sicuramente fin dopo Pasqua, ma quando si avra’ la riapertura del Paese – sostiene Pregliasco – sarebbe opportuno effettuarla gradualmente per quanto riguarda le aziende, sulla base dell’utilita’ sociale delle produzioni, e sarebbe anche opportuno prevedere una tempistica differenziata per il ritorno alla vita sociale e l’uscita da casa, con le fasce anziane e fragili che andrebbero protette di piu'”. Sara’ comunque una “battaglia lunga”, ha affermato nella conferenza stampa alla Protezione civile anche lo pneumologo Luca Richeldi del Comitato tecnico scientifico, e “non possiamo abbassare la guardia”, ma la diminuzione dei casi gravi “indica che stiamo in qualche modo fermando il propagarsi del virus, sopratutto nella popolazione piu’ vulnerabile”. Riferendosi quindi all’alto numeri di contagi tra gli operatori sanitari, Richeldi ha rilevato come i dpi siano fondamentali ma “altrettanto importanti sono i percorsi ad hoc ed i triage differenziati di cui tutti gli ospedali si sono dotati”. Secondo alcuni studi, “il virus, sconosciuto, circolava in Italia gia’ dai primi di gennaio e il primo caso si e’ avuto il 20 febbraio. E’ chiaro – ha concluso – che inizialmente non si poteva essere preparati”.

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Cadono pregiudiziali Solinas, domani arrivi ‘liberi’ in Sardegna

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 Cielo e mare liberi da domani: la Sardegna torna ad essere accessibile, lei isola al centro del Mediterraneo. “Il presidente della Sardegna Solinas non ha piu’ posto una condizione pregiudiziale, sta lavorando con tutti gli altri su meccanismi che consentano di rafforzare la prevenzione territoriale”. Cosi’ il ministro Boccia a La vita in diretta su Rai1, mette fine nel pomeriggio ad possibile, estenuante tira e molla con il governatore sardo su come ‘aprire’ l’Isola. “Da domani c’e’ liberta di circolazione senza condizioni ma poi e’ giusto – precisa sempre il ministro degli Affari regionali – che ogni presidente di Regione rafforzi i propri sistemi di controllo e di prevenzione sanitaria”. Disinnescata una ‘bomba’ – l’opposizione la derubrica in una bolla di sapone – rimane l’incognita turismo: quanto sara’ l’afflusso gia’ domani Ischia di offuscare la gioia per la fine delle restrizioni che hanno impedito la libera circolazione fra tutte le regioni italiane. La Sardegna e’ diventata un caso: la voglia di riavere in casa quest’estate almeno 2 milioni di turisti – sforbiciati rispetto al passato per via del Covid – si e’ scontrata con la tutela della salute di chi arriva e chi riceve. Dall’idea rigidissima di un passaporto sanitario – bocciato dal governo perche’ anticostituzionale e benzina sul fuoco delle polemiche – si e’ arrivati ad una sorta di maxi autocertificazione che comprende la registrazione volontaria sulla piattaforma informatica della Regione, la compilazione di un questionario epidemiologico e il tracciamento con una app, sempre su base volontaria. L’ultima idea del governatore Christian Solinas prevede poi un bonus-voucher per il turista che scegliera’ autonomamente di farsi un test e di esibirla suo arrivo il certificato di negativita’ prodotto da un laboratorio autorizzato. Domani dunque e’ il d-day. Ma non ci sara’ una partenza a razzo da ‘liberi tutti’. A pesare sono ancora le scarse frequenze dei voli nazionali – bisognera’ aspettare la seconda meta’ di giugno per veder tornare i low cost – e la reazione di quella parte degli italiani che si e’ sentita rifiutata da una regione sino a qualche giorno fa in testa alle classifiche nazionali, e non solo, per gradimento e desideri tra chi sceglie una vacanza. Riprendono cosi’ a volare sui cieli sardi solo i collegamenti in continuita’ territoriale con Roma e Milano e i tre scali isolani di Cagliari, Olbia e Alghero. Tutti operati da Alitalia. Il primo volo da Fiumicino atterrera’ domani a Cagliari alle 9.05, poi ne arriveranno ancora tre nel corso della giornata piu’ altri tre da Malpensa. Ad Alghero il debutto e’ da Fiumicino con atterraggio alle 10.25 e da Malpensa alle 16.35; a Olbia, infine, si aspetta l’arrivo alle 10.15 del volo partito da Fiumicino e alle 16.40 di quello decollato da Malpensa. Dal numero dei passeggeri sbarcati, dalla loro provenienza e dai motivi che li hanno spinti in Sardegna, si capira’ se l’isola Covid-free ha vinto la sfida dell’estate 2020.

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Catania, 24enne clinicamente guarita, torna positiva al coronavirus e muore

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L’avevano dimessa perché dichiarata clinicamente guarita dal coronavirus invece adesso è morta: si tratta di una ragazza disabile di 24 anni che era ospite dell’Oasi di Troina, in provincia di Enna, e che poi era risultata nuovamente positiva al Covid19.

La giovane  è stata sottoposta ad un altro tampone, risultato positivo: le sue condizioni in poco tempo si sono aggravate, è stata trasportata d’urgenza a Catania per un’insufficienza respiratoria e ricoverata in terapia intensiva ma per lei non c’è stato niente da fare.

In precedenza la giovane era stata ospite dell’Oasi di Troina. Le cause della morte, secondo i sanitari non sarebbero riconducibili al coronavirus, ma la 24enne sarebbe deceduta per un arresto cardiocircolatorio dovuto ad una grave insufficienza respiratoria.

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Via agli spostamenti in tutta Italia con 55 nuovi morti e risalgono i contagi: Lombardia sempre in affanno

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A quasi tre mesi dall’inizio del lockdown e 33.530 morti cade un altro dei divieti ancora in vigore: si torna a circolare liberamente in tutta Italia “senza condizioni”, con i cittadini dell’area Schengen e della Gran Bretagna che potranno venire nel nostro paese senza obbligo di quarantena e senza altre restrizioni che non siano quelle in vigore per tutti: divieto di assembramento, mantenimento della distanza interpersonale e uso della mascherina nei luoghi chiusi. “Oggi sembra una conquista – dice il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia – ma ce l’abbiamo fatta con il sacrificio di tutti e senza dimenticare le vittime e gli operatori sanitari che hanno lavorato in modo incredibile”. La riapertura dei confini regionali non significa pero’ che il virus e’ sconfitto, come confermano ancora una volta i numeri: a fronte di un incremento giornaliero di ‘sole’ 55 vittime (il dato piu’ basso dal 2 marzo), sei regioni piu’ la provincia di Bolzano senza morti, meno di 40mila attualmente positivi e 160mila guariti, i contagi tornano a salire. E’ vero che il bollettino di ieri scontava i pochi tamponi eseguiti di domenica, ma e’ altrettanto evidente che l’incremento c’e’ stato visto che da 178 casi si’ e’ arrivati a 318. Con il nord ovest e la Lombardia che fanno una corsa diversa rispetto al resto d’Italia: 8 regioni (Puglia, Trentino Alto Adige, Umbria, Sardegna, Valle d’Aosta, Calabria, Molise e Basilicata) non hanno nuovi contagiati, altre sette ne hanno meno di dieci mentre Lombardia, Piemonte e Liguria insieme ne hanno 259 su 318, l’81,4% del totale. La Lombardia, da sola, ne ha il 58,8%. “Da un lato c’e’ la felicita’ nel vedere che le nostre citta’ si stanno ripopolando ma dall’altro c’e’ il senso di responsabilita’ che noi rappresentanti delle istituzioni dobbiamo avere e chiedere”, dice Boccia chiedendo dunque agli italiani di essere ancora attenti, anche perche’ i costi pagati finora al virus “sono stati altissimi” e non ci si possono permettere errori. Domani dunque inizia la Fase 3, che sara’ ben diversa da quanto l’Italia intera e’ stata costretta a chiudersi in casa ma che non sara’ ancora la normalita’ che tutti conoscevamo prima del 20 febbraio. Una fase piu’ complessa in cui saranno fondamentali, forse piu’ di prima, i comportamenti e il senso di responsabilita’ degli italiani. Ci saranno poi una serie di novita’ che riguardano le stazioni ferroviarie. Con un decreto firmato dal ministro dei Trasporti Paola De Micheli, da domani diventa obbligatoria la misurazione della febbre per chi viaggia con l’Alta Velocita’ o con gli intercity: ci saranno degli ingressi dedicati nelle stazioni e, in caso si abbia piu’ di 37,5 C, non sara’ consentito l’accesso a bordo del treno. Fondamentale in questa nuova fase sara’ anche la capacita’ dei sistemi sanitari regionali di individuare nel piu’ breve tempo possibile nuovi casi e isolare eventuali nuovi focolai. Ogni Regione potra’ agire autonomamente, sempre nel rispetto delle misure decise a livello nazionale, e decidere attraverso quale strumento aumentare o migliorare i controlli. “E’ giusto – sottolinea ancora Boccia – che ogni presidente di regione rafforzi i propri sistemi di controllo e di prevenzione sanitaria”. C’e’ chi si e’ attrezzato con il contact tracing, come il Lazio, chi con una App regionale, come la Sicilia, chi con un questionario e una piattaforma per la registrazione di chi arriva, come la Sardegna. La settimana prossima, inoltre, sara’ in funzione ‘Immuni’, la app per il contact tracing scelta dal governo: dall’8 nelle quattro regioni in cui partira’ la sperimentazione (Liguria, Marche, Abruzzo e Puglia), dopo pochi giorni nel resto d’Italia. “Ho studiato bene come funziona Immuni – dice l’epidemiologo Pierluigi Lopalco, capo della task force pugliese – e vi consiglio di non scaricarla se non siete interessati a sapere di essere entrati in contatto con un soggetto positivo al Coronavirus, potenzialmente contagioso, e non avete a cuore la vostra salute e quella di chi e’ vicino. In tutti gli altri casi, usatela”.

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