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Coronavirus, Raffaele Fitto positivo: l’annuncio su Fb

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E’ positivo al Covid l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Raffaele Fitto, candidato sconfitto di centrodestra alla presidenza della Regione Puglia. Lo ha annunciato lui stesso con un post su Facebook. “Dopo aver ricevuto, mercoledi’ scorso, la notizia da parte di un mio stretto collaboratore della sua positivita’ al test covid-19 – scrive – ho chiesto immediatamente alla Asl di essere sottoposto a tampone insieme alla mia famiglia. Solo io e mia moglie siamo risultati positivi anche se al momento senza sintomi. Continuero’ ovviamente la quarantena fino a nuove indicazioni da parte delle autorita’ sanitarie”.

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Conte media coi sindaci sulle chiusure, il presidente di Confindustria Bonomi: Paese in confusione

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Il supporto dei Prefetti, un protocollo che fissi dei parametri sulla stretta alla movida e la bozza del decreto corretta. Scatta la mediazione del Governo dopo la rabbia dei primi cittadini d’Italia per le nuove misure contenute nell’ultimo Dpcm, secondo cui – almeno nella prima stesura, poi smussata – i sindaci dovrebbero individuare strade e piazze da chiudere per evitare gli assembramenti. Neppure il tempo di soffocare le polemiche, che gli industriali riaccendono la miccia: “Provo sconforto per un Paese in confusione. Basta una conferenza stampa per lasciare un intero Paese senza indicazioni – tuona il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi – Non possiamo accettare un altro lunedi’ in cui nessuno ha contezza di cio’ che c’e’ da fare. Siamo ancora in fase di emergenza non in fase di ripartenza”. E la Lombardia – dopo la previsione di 600 ricoverati in terapia intensiva sul territorio – chiede al Governo di condividere lo stop di tutte le attivita’ e degli spostamenti, esclusi casi eccezionali, nell’intera regione dalle 23 alle 5 del mattino a partire da giovedi’ prossimo: la richiesta arriva dal governatore Attilio Fontana e dai sindaci di tutti i Comuni capoluogo, che hanno subito incassato l’approvazione del ministro della Salute Roberto Speranza: “ho sentito Fontana e il sindaco Sala e lavoreremo assieme in tal senso nelle prossime ore”, annuncia. Lo sguardo dell’Esecutivo va comunque oltre, ai prossimi provvedimenti. “La curva e’ obiettivamente preoccupante – riflette il premier Giuseppe Conte – ci stiamo predisponendo per evitare il lockdown generalizzato, ma non possiamo escludere che se le misure non daranno effetti saremo costretti a tararle piu’ efficacemente e arrivare a lockdown circoscritti”. Lo stesso ministro delle Autonomie, Francesco Boccia – pur bollando come “prematura” l’eventuale chiusura delle Regioni – si prepara ad “interventi territoriali che dobbiamo inevitabilmente prevedere” perche’ “l’Italia non e’ tutta uguale”. Sulle ultime disposizioni, Conte andra’ in Parlamento per riferire mercoledi’ al Senato e giovedi’ alla Camera. Al momento, pero’, il provvedimento piu’ discusso sono le chiusure mirate dei locali nei quartieri delle citta’, gia’ partite in alcune citta’. Dopo l’annuncio della misura e le proteste dell’Associazione nazionale Comuni, guidata da Antonio Decaro, e’ ripartito il dialogo e la cucitura dello strappo: nel testo finale del documento, all’articolo 1, e’ scomparsa la parola ‘sindaci’: “delle strade o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, puo’ essere disposta la chiusura al pubblico dopo le 21”, si legge ora. “Quella norma e’ stata smussata, ma se c’e’ un quartiere da chiudere lo decidono i sindaci. Loro sanno che lo Stato e’ sempre al loro fianco”, ha chiarito Boccia. La correzione non cambia la sostanza della procedura gia’ oggi prevista, ma basta a gettare acqua sul fuoco: “avevo considerato una scorrettezza istituzionale approvare una norma di cui non si era discusso”, ha lamentato Decaro riferendosi alla serie di vertici a cui aveva partecipato fino a qualche ora prima della stesura definitiva. E, risolto l’incidente politico, sulla modifica ha aggiunto: “per come e’ scritto il decreto non si capisce chi deve fare che cosa”. Per l’intera giornata e’ proseguita l’attivita’ di mediazione del Viminale con gli Enti Locali per fissare dei criteri “ragionevoli” (il numero di giorni della durata dell’ordinanza, ad esempio) che possano fornire una linea alle decisioni, comunque autonome, che ciascun sindaco potra’ prendere: l’idea, che sara’ presentata in un incontro previsto a breve nella Conferenza Stato-Citta’, e’ quella di stilare un protocollo da seguire. Come prevede la circolare che il Viminale sta inviando ai Prefetti, i primi cittadini – anche in qualita’ di autorita’ sanitarie locali – proporranno le chiusure e saranno supportati in tutto dai Prefetti negli appositi Comitati provinciali di ordine pubblico, a cui parteciperanno anche le Asl. In quella sede si potranno valutare eventuali chiusure di strade o piazze, stabilendo anche le modalita’. “Ma se sottoscriveremo le ordinanze lo Stato dovra’ assicurare il controllo attraverso le forze dell’ordine”, ha chiesto Decaro, al telefono prima con il premier Conte, poi con ministro Luciana Lamorgese. E dopo qualche ora ha gia’ firmato a Bari l’ordinanza di chiusura di alcune zone della citta’. Il fronte dei sindaci non e’ pero’ compatto sulla questione. Se da una parte quelli di Napoli, Bergamo e Pescara – quest’ultima chiede l’invio dell’esercito – bollano come un ‘pasticcio’ la misura del Dpcm, i primi cittadini di Aosta, Genova, Imperia e La Spezia spiegano: “stiamo gia’ applicando da tempo questo provvedimento”.

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Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità: le prime vaccinazioni Covid in primavera 2021  

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Il traguardo di un vaccino anti Covid appare sempre piu’ prossimo e vanno proprio in questa direzione le previsioni di Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanita’ e componente del Comitato tecnico scientifico: “Si sta facendo un grande sforzo internazionale sui vaccini e realisticamente – ha affermato – credo che potremmo far partire le vaccinazioni per le persone fragili, le forze dell’ordine e gli operatori sanitari nei primi mesi della prossima primavera”. Una previsione ancora piu’ ottimistica arriva dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio che, su Facebook, ha scritto che “presto arrivera’ il vaccino e torneremo a guardare avanti”. Nei giorni scorsi Di Maio aveva inoltre gia’ sottolineato come “la verita’ e’ che questo potrebbe essere l’ultimo miglio: per fine anno arriveranno in Italia le prime dosi del vaccino. E da gennaio inizieremo le vaccinazioni”, ha affermato. Il ministro ha anche ricordato che l’Italia ha firmato un accordo con diversi Paesi europei per 250 milioni di dosi. Dunque, e’ il suo commento, “potremo cominciare a respirare e sara’ un segnale di fiducia per i mercati mondiali”. A rafforzare le speranze sono state anche le recenti dichiarazioni del direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) Guido Rasi, secondo il quale le “prime dosi importanti per le popolazioni a rischio potrebbero arrivare nella primavera del 2021 con un inizio di vaccinazione importante. La disponibilita’ di dosi – ha aggiunto – andra’ aumentando molto rapidamente dopo l’approvazione; credo che, se siamo fortunati, molti di quelli che vorranno essere vaccinati potrebbero esserlo per l’estate del 2021”. In effetti sono vari i candidati vaccini gia’ giunti in fase di sperimentazione avanzata e cio’ lascia ben sperare. Secondo i dati aggiornati dell’Istituto superiore di sanita’, infatti, nel mondo sono 75 gli studi registrati su vaccini per Covid-19, con nove candidati arrivati alla fase 3, l’ultima prima della richiesta di autorizzazione. In totale, gli studi prevedono di arruolare quasi 310mila pazienti. La Cina continua a guidare la ‘classifica’, con 23 test, quasi il doppio degli Usa che ne hanno in corso 12, mentre l’Italia ne ha uno. Tra i candidati vaccini che sembrerebbero essere piu’ vicini al traguardo vi e’ quello messo a punto dalla Oxford University con la collaborazione della Irbm di Pomezia a che sara’ prodotto dalla multinazionale farmaceutica AstraZeneca. Dopo una sospensione temporanea di alcuni giorni per una reazione avversa in uno dei volontari partecipanti alla sperimentazione – poi dimostratasi non collegata alla vaccinazione – i test di fase 3 sono ripresi nei giorni scorsi, e ieri Jonathan Van-Tam, vicecapo dei consiglieri medici del governo britannico, in un’udienza a porte chiuse con una commissione della camera dei Comuni, ha annunciato che “non siamo ad anni luce di distanza e non e’ completamente irrealistico aspettarsi che potremo distribuire il vaccino subito dopo Natale”. In corsa e’ anche l’azienda farmaceutica Pfizer, che prevede di chiedere l’autorizzazione per il suo vaccino anti-Covid la terza settimana di novembre. L’azienda e’ pronta infatti a richiedere la procedura di emergenza all’autorita’ regolatoria statunitense per i farmaci, la Fda, se i dati della sperimentazione di questo mese saranno positivi. Ad ogni modo, la prudenza resta d’obbligo e l’arrivo del vaccino, pur rappresentando “l’inizio della fine della pandemia – ha avvertito Rasi – non e’ la fine”. Infatti, solo “dopo un anno che avremo a disposizione il vaccino – ha chiarito il direttore esecutivo dell’Ema – vedremo la pandemia diminuire in maniera importante”.

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Emergenza covid, è coprifuoco dalle 23 alle 5 in Lombardia

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Regione, sindaci e tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione: davanti all’impennata dei contagi e alle previsioni allarmanti di tecnici e scienziati la Lombardia si compatta intorno alla necessita’ di nuove misure di contenimento del virus piu’ stringenti rispetto a quelle nazionali varate con il nuovo Dpcm dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Da qui la decisione unanime di chiedere al Governo la condivisione di quello che a tutti gli effetti puo’ essere definito un coprifuoco, con lo stop di ogni attivita’ e degli spostamenti, salvo comprovati motivi di necessita’, nell’intera regione dalle 23 alle 5 del mattino, a partire dal prossimo giovedi’. A strettissimo giro la risposta el ministro della Salute, Roberto Speranza: “Sono d’accordo sull’ipotesi di misure piu’ restrittive in Lombardia. Ho sentito il Presidente Fontana e il sindaco Sala e lavoreremo assieme in tal senso nelle prossime ore”, ha detto il ministro. La decisione lombarda nasce dalla rapida evoluzione della curva epidemiologica e dalla previsione del Comitato tecnico-scientifico regionale, secondo cui, da qui alle prossime due settimane, potrebbero esserci circa 600 ricoverati in terapia intensiva e fino a 4 mila in terapia non intensiva. Una situazione allarmante, che ha portato gli amministratori lombardi a tutti i livelli a condividere anche l’opportunita’ della chiusura, nelle giornate di sabato e domenica, dei centri commerciali non alimentari, lasciando aperti i supermercati e i negozi di generi di prima necessita’. All’incontro convocato dal governatore Fontana sulle nuove limitazioni hanno partecipato i sindaci dei Comuni capoluogo, il presidente di Anci Lombardia, Mauro Guerra e i capigruppo di maggioranza e di opposizione del Consiglio regionale, tutti collegati videoconferenza tranne il sindaco di Milano Beppe Sala, presente fisicamente a Palazzo Lombardia, sede della Giunta. E proprio Milano continua ad essere la sorvegliata speciale, da dove arriva la meta’ dei nuovi positivi della regione (814 casi nell’area metropolitana, 436 a Milano citta’). In questi giorni il Covid ha colpito anche il Palazzo di Giustizia, dove questa mattina sono state effettuate diverse sanificazioni in uffici e locali della Procura, dopo tre casi di pm positivi, e un intero corridoio e’ stato chiuso per la disinfezione. “Non riusciamo a tracciare tutti i contagi, a mettere noi attivamente in isolamento le persone. Chi sospetta di aver avuto un contatto a rischio o sintomi stia a casa” e’ stato l’allarme lanciato dal direttore sanitario dell’Ats di Milano, Vittorio Demicheli. Mentre il numero crescente dei malati di Covid-19 ma anche il gran numero di pazienti non Covid che arrivano in pronto soccorso per altre malattie rischiano di mettere in affanno la macchina organizzativa. Se si dovessero superare i 150 ricoveri per Covid in terapia intensiva, nei prossimi giorni e’ pronta a scattare la cosiddetta “fase 2” del piano ospedaliero lombardo, con l’attivazione anche delle terapie intensive alla Fiera di Milano e di Bergamo, per i quali in queste ore si lavora anche al reclutamento del personale. Oggi i nuovi contagiati in tutta Lombardia sono stati 1687, con 14.577 tamponi effettuati, per una percentuale pari al 11,5%, in netta crescita rispetto a ieri (9,6%). I nuovi decessi sono 6 per un totale di 17.084 decessi in regione dall’inizio della pandemia. In salita sia i ricoveri in terapia intensiva: (+3, 113), che quelli negli altri reparti (+71, 1.136).

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