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Coronavirus, metà Francia “zona rossa” e in Europa borse in picchiata per paura di nuovi lock-down

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Oltre la metà dei dipartimenti francesi è ormai dichiarato in “zona rossa” per allerta coronavirus. In particolare, 50 dipartimenti corrispondenti alla maggioran za del territorio nazionale sono stati dichiarati in “zona di circolazione attiva del virus”. Una classificazione che permette, tra l’altro, ai prefetti di adottare misure supplementari per bloccare l’avanzata del nemico invisibile. Questa situazione difficile in Francia ma anche in Spagna fa crollare i listini europei  per il rischio di diffusi lockdown in diversi Paesi dell’area euro. Milano perde il 3% con il Ftse Mib sotto i 19 mila punti. Parigi lascia il 2,63%, Londra il 3,07%, Francoforte il 2,85%, Madrid il 3,19%.

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Calcio, cambiano i protocolli Covid: test diagnostici anche rapidi antigenici

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Novità nel mondo del calcio: la FIGC, la Federazione Gioco Calcio, ha pubblicato un“Aggiornamento dei Protocolli Allenamenti e Gare per le Squadre di Calcio Professionistiche, la Serie A Femminile e gli Arbitri per la stagione 2020/2021. Una serie di chiarimenti e aggiornamenti dei Protocolli attualmente in vigore, elaborati a seguito della emanazione degli ultimi Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, delle Ordinanze e delle Circolari del Ministero della Salute, nonché sulla base dei dati epidemiologici aggiornati e delle nuove acquisizioni scientifiche.

Diverse le novità. Innanzitutto la possibilità di effettuare i test diagnostici di routine previsti 48 ore prima della gara e quelli necessari il giorno della gara in caso di individuazione di un calciatore positivo all’interno del “gruppo squadra” anche attraverso test rapidi di tipo antigenico e non solo con test molecolari, come fino ad oggi indicato. Ciò in linea con quanto espressamente previsto dalla Circolare 29 settembre 2020 del Ministero della Salute in merito all’“uso dei test antigenici rapidi per la diagnosi da infezione da SARS-CoV-2, con particolare riguardo al contesto scolastico” e al DPCM attualmente in vigore in materia di misure di contrasto e contenimento dell’emergenza Covid-19 che, in tutti i passaggi in cui prevede l’effettuazione di test per l’ingresso in Italia da paesi con obbligo di quarantena, consente i test antigenici in alternativa a quelli molecolari.

Un’altra novità riguarda gli aggiornamenti in materia di “durata e termine dell’isolamento e della quarantena” introdotti con circolare del Ministero della Salute del 12 ottobre 2020.

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Ecco perchè Conte ci richiuderà in casa la seconda volta: l’8 marzo avevamo un decimo di contagi e morti di oggi

Paolo Chiariello

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Sono trascorsi quasi 8 mesi dai giorni in cui alle 18 in punto eravamo tutti incollati alla tv o allo smartphone per ascoltare le conferenze stampa in diretta del capo della Protezione Civile Nazionale Angelo Borrelli. Erano claustrofobiche letture dei bollettini del contagio da Coronavirus in Italia. Diciamo che Angelo Borrelli ci porgeva con toni garbati numeri tragici. Ricordo ancora con tenerezza la cortesia di Borrelli quando iniziava la conferenza stampa dandoci il numero dei guariti da Covid. Indorava la pillola che pochi secondi dopo ci avrebbe somministrato quando sul suo volto si stampavano espressioni di dolore. Ci forniva il numero dei decessi o di italiani che entravano in terapia intensiva.

Vi ho ripubblicato, in modo che possiate riascoltarla, la conferenza stampa del 9 marzo. Dura 19 minuti e 28 secondi. I primi sei minuti sono dedicati dal ministro Francesco Boccia alla denuncia di alcune miserie umane ai tempi della pandemia. Capirete perchè #andràtuttobene #neusciremomigliori #celafaremo e altri hashtag ipocriti erano minutaglia sociologica da quattro soldi venduta a buon mercato nella casbah della comunicazione e dell’informazione italiana.

covid

Stavamo entrando in lockdown, 60 milioni di italiani sarebbero stati rinchiusi in casa dal 9 marzo al 18 maggio. Quando fummo liberati, il contagio da covid 19 era ridotto a quasi zero. Impiegammo 69 giorni per fermare il virus. Senza farmaci. Senza vaccino. Senza immunità di gregge. Impedimmo al virus di usarci come vettori per contagiare e uccidere i più deboli della nostra società. In quei 69 giorni abbiamo seppellito circa 36 mila nostri concittadini. Il 19 maggio scrissi su questo giornale che “le prossime settimane saranno fondamentali per capire se i nostri comportamenti riusciranno a tenere lontano il contagio o dovremo ritornare a fare i conti con la virulenza del Covid-19”.

Bene, i nostri comportamenti sono stati irresponsabili, insensati, idioti e ci hanno riportato indietro al giorno 8 marzo. Badate bene, ho scritto che i “nostri” comportamenti sono stati insensati. Quelli di tutti. Non solo i vostri. Inutile in questi casi prendersela con i giovani che fanno l’aperitivo, con i vecchi abbandonati nelle case di cura, con gli alunni che sono tornati a scuola, con quelli che non mettono la mascherina, con quelli che non fanno le multe. Quando un “Paese” non  funziona, la colpa non è di qualcuno ma di tutti. Un sistema sano funziona quando non ci sono omissioni o commissioni che concorrono a farlo funzionare male. Voglio dire, usando parole di Fabrizio De Andrè che quand’anche qualcuno di voi si senta assolto sappia che è comunque coinvolto in questa tragedia. Non se la caverà da solo. Non se la caverà giudicando gli altri colpevoli.

Non sono un virologo. Non capisco nulla di epidemiologia. Non mi va di partecipare alle gare tra negazionisti e terroristi del covid. Ciò che mi terrorizza ancor di più delle dispute tra politici è l’insensatezza delle polemiche tra scienziati. Molti di loro, peraltro, non si capisce manco quando riescono ad entrare in un ospedale o in un laboratorio già che li vediamo in televisione o li ascoltiamo in radio dalle 6 del mattino alla mezzanotte. Sempre lì a sentenziare, terrorizzare, spiegarci che i loro colleghi che ci terrorizzano dicono stronzate senza alcuna evidenza scientifica. Mai a dare uno straccio di spiegazione semplice a milioni di persone terrorizzate perchè non riescono a capire che cos’è giusto fare, come possono davvero partecipare alla lotta al covid.

 

Ve la faccio breve. Sperando abbiate ascoltato quello che diceva Angelo Borrelli nel video che vi ho ripubblicato. Quando il premier Giuseppe Conte “chiuse” l’Italia, i numeri del contagio ci dicevano che la pandemia in Italia aveva prodotto 463 morti , 7985 malati di cui 733 in terapia intensiva. Erano questi i numeri del contagio e dei morti per covid 19 in Italia. Numeri prodotti dal virus da metà febbraio (quando scoprimmo i focolai di infezione a Vo’ Euganeo e Codogno) al 9 marzo, quando scoprimmo che l’intera Italia rischiava di infettarsi. Ebbene a guardare ora quei numeri di allora, sembra quasi una situazione rassicurante.

Ora, fissate bene in mente quei numeri del 9 marzo: 463 morti, 7985 malati, 733 persone nelle terapie intensive. Numeri ché raccontavano una realtà difficilissima soprattuto tra Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Al Sud il virus non esisteva. Sì c’era lo sceriffo della Campania De Luca che lo cavalcava per finalità tutt’altro che commendevoli. Ma a qualcuno un po’ più accorto e meno servile, la sua lotta al covid in  Campania assomigliava alle battaglie di Don Chisciotte contro i mulini a vento. Roba da psicologia clinica. Al sud c’era qualche piccolo focolaio d’infezione quà e là subito individuati, tracciati e spenti.

Nella sola giornata di ieri, 28 ottobre, i dati del ministero della Salute ci raccontano un’altra realtà, assai più tragica di quella che registrammo l’8 marzo. Ecco i dati che ha fornito ieri il ministero della Salute per il giorno 28 ottobre: 24.991 casi di positività al covid 19; 276.457 italiani malati di covid 19, di cui quasi 260mila in isolamento domiciliare senza sintomi o con lievi sintomi ma contagiosi. Ci sono 1536 persone in terapia intensiva, cioè persone che speriamo ce la facciano a guarire ma sappiamo che rischiano la vita.

Volendo essere pedanti con i numeri, vi forniamo un altro dato (fonte sempre Ministero della Salute) sull’evoluzione del contagio negli ultimi 30 giorni:  231.410 persone positive al covid (8.080 di questi sono  operatori sanitari);  1.491 persone morte causa covid.

Ora, ripeto, senza voler partecipare alle discussioni dei virologi nei salotti televisivi. Lasciate da parte la vostra legittima fede politica che inevitabilmente vi porta a scimmiottare il vostro capataz di turno. Fate finta di essere appena atterrati in Italia dopo un soggiorno di un anno sulla Luna. La domanda è: se i numeri dell’8 marzo ci portarono a chiuderci in casa, quelli di oggi e quelli dell’ultimo mese, che numeri sono? Ripeto, numeri non dati ad capocchiam. Numeri tratti dalla fonte più autorevole in assoluto: il ministero della Salute.

Certo, molti di voi (oramai esperti virologi di fede Burionana o Zangrilliani osservanti) sapranno spiegare che il virus ha perso la sua “virulenza”, il virus non uccide come una volta, contro il virus ora abbiamo affinato alcuni farmaci benché non siano specifici. Sono sicuro che saprete fare mille obiezioni di natura sociologica, politica e persino scientifica. Ma io non sono un virologo, non sono un epidemiologo. Non capisco di virus come molti di voi. Vi ho solo fornito dei numeri. Numeri del contagio in Italia che tutti noi dovremmo conoscere. Sono dati del ministero della Salute che portano verso una sola direzione: lockdown. Ci chiuderanno in casa. Metteranno la Polizia, i Carabinieri e l’Esercito in strada a controllare che schiattiamo in casa. Che cantiamo sui balconi. Che impastiamo il pane. Che ammicchiamo con la signora o il signore vicino di balcone che fino a ieri manco conoscevamo benché vivessimo da una vita sullo stesso pianerottolo. E sapete perchè? Perchè dopo 69 giorni di chiusura in casa abbiamo dilapidato tutto con i nostri comportamenti irresponsabili che non riusciamo a correggere manco ora che siamo ad un passo dall’essere rinchiusi nuovamente in casa. Se è necessario, se è inevitabile come dicono i numeri, speriamo questo Governo faccia ora come allora scelte veloci e coraggiose. Questo vorrei ma non posso ritarda solo l’agonia, aumenta il contagio e fa arricchire solo i cassamortari. Perchè oramai mi pare assodato che il covid 19 non lo sconfiggiamo fidando sul senso di responsabilità collettivo degli italiani. Lo sconfiggeremo solo col vaccino. Oppure con farmaci specifici che non ci sono ancora. O la mitica immunità di gregge che non c’è visto che molti di noi entrano in ospedale su due piedi e ne escono in posizione orizzontale col cappotto di legno. E tra due settimane senza manco “degna” sepoltura. Siamo italiani. Inguaribili e inguardabili perdigiorno specializzati nel giudicare gli altri e dare “buoni “consigli sentendosi come Gesù nel tempio” visto che non possiamo più “dare il cattivo esempio”. Perdonatemi, ho usato ancora una volta parole di De Andrè, ma non riesco a trovarne di più educate per manifestarvi lo stupore di chi non si riesce più a stupire degli italiani. Bava gente ma…

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Covid, America Latina: superati i 400 mila morti

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In America Latina e Caraibi, la zona del mondo piu’ colpita dal Coronavirus, si sono sorpassati i 400 mila morti a causa del Covid, secondo un bilancio dell’Afp. La regione latino-americana e caraibica conta 400.524 decessi: il Brasile e’ in testa con 159.477 vittime da inizio pandemia.

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