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Coronavirus, la Cina: abbiamo già la cura. L’Oms frena

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Sembra avere effetti la strategia di lotta all’epidemia da coronavirus adottata in Cina. Ci sono 100 milioni di cinesi chiusi in casa nella provincia di Hubei, la più colpita dalla malattia, per evitare che il contagio si diffonda. Devono rimanere chiusi per 14 giorni, il periodo di incubazione. Sono quasi alla fine del ciclo, secondo le autorità la strategia sembra avere conseguenze positive: la diffusione oltre la regione dello Hubei appare limitata e non particolarmente in aumento. E fuori dalla Cina è dell’ 1%, percentuale che permette agli esperti di sperare che si possa evitare il rischio di pandemia.
Si stanno facendo passi avanti anche nell’ analisi delle cause. Se tutti sono d’ accordo sulla nascita del virus nei mercati di animali selvatici, ora si sta facendo strada la notizia che fra questi animali ci siano anche i cani, che sono un cibo molto diffuso nella regione.
La Cina vorrebbe annunciare al mondo di avere già due farmaci in grado di fermare il coronavirus. La notizia è però stata accolta con  cautela dall’ Oms, secondo cui al momento “non ci sono terapie efficaci” approvate per per debellare l’infezione.
La notizia più preoccupante di ieri riguarda un bimbo positivo al virus dopo 30 ore dalla nascita a Wuhan. Circostanza che, secondo i medici dell’ ospedale pediatrico locale, suggerisce un contagio dalla madre, anche lei malata, durante la gravidanza ma che estende per la prima volta la diffusione della malattia ai bambini che finora invece sembravano risparmiati. Occorre capire come curare il piccolo e come reagirà alle cure.
Il Partito comunista cinese ha ammesso deficienze nel contrastare il contagio e ha deciso di punire centinaia di funzionari locali nel tentativo di disinnescare le polemiche dell’opinione pubblica.
Oltre 400 cinesi sono stati rimossi o puniti “per la cattiva gestione dell’epidemia” come risultato delle misure adottate dal Comitato permanente del Politburo.
In Italia ormai in tutti gli aeroporti sono state attivate le misure di controllo, con 628 volontari impegnati nei piani di sorveglianza. Negli aeroporti principali sono stati installati termoscanner per il controllo della temperatura corporea. Finora non sono emersi casi sospetti ma, avvertono gli epidemiologi, non si può escludere che nuovi casi possano verificarsi.
Restano gravi intanto le condizioni della coppia cinese ricoverata all’Istituto Spallanzani di Roma mentre si è dimostrato un falso allarme quello della donna di Verona che, impiegata nell’ Hotel dove aveva soggiornato la coppia, è risultata negativa al test dopo il ricovero precauzionale: la sua febbre è una normale influenza di stagione.

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Come ci cambia il virus? Saremo più generosi e meno “green”

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Gli italiani, alle prese con l’emergenza coronavirus, si riscoprono piu’ generosi ma meno ‘green’, preoccupati per il futuro dell’economia e, soprattutto, per i propri risparmi ma fiduciosi nel complesso della sanita’ pubblica. E’ la fotografia scattata dall’ultimo sondaggio condotto in Italia da BVA Doxa sui principali impatti sullo stile di vita della popolazione determinati dalla diffusione del Covid-19. L’indagine e’ stata condotta dal 20 al 24 marzo su un campione rappresentativo di circa mille persone. Nella scala dei valori i temi ‘green’ e ambientali perdono posizione scalzati dalla preoccupazione per problematiche piu’ stringenti. Per piu’ della meta’ degli italiani, le questioni ambientali passeranno in secondo piano una volta finita l’emergenza. Se quasi la meta’ della popolazione continua a lavorare (di cui il 19% in smart working), un lavoratore su 5 e’ stato invece costretto a interrompere la propria attivita’. Per i lavoratori in smart working il lavoro agile funziona: l’82% ritiene adeguata la tecnologia utilizzata. Guardando al futuro, lo spettro della recessione spaventa il 70% degli intervistati. Quasi 3 su 4 sono preoccupati per i propri risparmi e poco piu’ della meta’ (il 52%) teme di non riuscire a pagare neanche le bollette. Alta anche la preoccupazione rispetto alla solidita’ finanziaria degli istituti di credito (51%). La quarantena forzata ha avuto ricadute importanti su cio’ che si fa nel tempo libero, con un netto aumento nelle attivita’ di lettura. Cresce infatti la lettura di notizie online (+71%), ma anche di libri (+43%) e quotidiani o riviste cartacei (+35%). Per quanto riguarda i social, il 54% li usa piu’ spesso del solito, soprattutto per fare videochiamate con colleghi e amici (70%) e condividere iniziative legate all’emergenza, ma il 70% del campione ha detto di aver letto sui social un articolo o un post che si e’ poi rivelato una fake news. Nonostante le limitazioni negli spostamenti il 92% del campione dichiara infatti di fare prevalentemente la spesa di persona o facendosi aiutare da qualche familiare. Il 63% tende a fare scorte accontentandosi spesso delle marche disponibili. Il 41% degli intervistati ha apportato modifiche alle proprie abitudini alimentari, anche a favore di comportamenti piu’ virtuosi. Dal sondaggio emerge anche l’89% degli italiani si fida del SSN e l’83% degli ospedali della propria regione. Non solo gratitudine, ma anche aiuti concreti per la sanita’ nazionale. Il 24% della popolazione (pari secondo gli autori della ricerca a circa 10/12 milioni) ha gia’ fatto una donazione dall’avvio dell’emergenza Coronavirus. Si tratta di un aumento di circa il 30% rispetto alla somma totale degli italiani che donano ogni anno a fini di ricerca scientifica. Vacilla invece la fiducia nelle istituzioni europee con il Parlamento europeo al 31% e la Bce al 28%.

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Coronavirus e isolamento forzato, i consigli dello psichiatra: risate e libri, poi pensiamo all’effetto euforizzante della riconquistata libertà

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Paolino Cantalupo è uno psichiatra ed un eccellente saggista. Ha diretto, nel cento storico di Napoli,  la Unità di Salute Mentale dell’ASL Napoli 1. È docente di “Psicopatologia Clinica” presso la Scuola di Psicoterapia Strategica Integrata di Roma. Coordinatore Regionale sindacato della dirigenza medica CIMO per la Psichiatria.

Professore,  come ha reagito, secondo lei, la popolazione italiana e, in particolare quella napoletana all’isolamento forzato da coronavirus?

Gli italiani hanno dato prova di grande maturità. E, in questo, non ha giocato un ruolo solo la paura, ma anche il senso civico e il senso di responsabilità. Anche i napoletani, nonostante la presenza in città di un proletariato marginale molto esteso tendente, spesso, alla extralegalità, si sono comportati in maniera assennata. La presenza di molte persone in particolari strade della città (Montesanto) è dovuta alla concentrazione di molti esercizi di alimentari in pochi metri. L’amministrazione comunale, che potrebbe disciplinare l’accesso, è, purtroppo, assente su questo problema.

Le risulta un aumento delle patologie psichiatriche sul territorio e della domanda di assistenza in questo periodo?

No. Nella città di Napoli, almeno, non c’è stato un aggravio del quadro assistenziale in Salute Mentale. La continuità delle cure è garantita. In sofferenza sono solo i gli SPDC, ossia i reparti di psichiatria degli Ospedali. Qui numero dei posti letto è quasi un quarto di quello delle altre regioni. I pazienti sono curati spesso in sovrannumero su barelle. Ma questo è un problema che si trascina da anni. Il sindacato CIMO – di cui sono il Coordinatore Regionale per la Salute Mentale – si batte da tempo per una perequazione dei posti letto e la dignità delle cure.

L’isolamento forzato ha provocato gravi conseguenze sulle persone?

Paura e angoscia sono cresciute solo negli individui che già erano predisposti e tendenzialmente depressi. Questo è comprensibile perché non è vero, come ho sentito dire, che l’isolamento ci mette in contatto con noi stessi, e che siamo, così, finalmente padroni del nostro tempo. Il tempo, in realtà è sospeso, perché è sospesa la libertà, la possibilità di scegliere. Il tempo è fermo. Sono le scelte libere a cadenzare il tempo. E la depressione è, appunto, il tempo immobile.

Questi penosi effetti sulla psiche si protrarranno anche dopo la fine dell’emergenza coronavirus? 

No, non credo proprio. Penso, invece, in un primo momento, a un effetto euforizzante della riconquistata libertà, e a una normalizzazione, successivamente, di modalità comportamentali. Anche i soggetti più vulnerabili riprenderanno le attività con maggiore vigore e ottimismo. E i ragazzi che, a causa della chiusura delle scuole, fanno lezione a casa, riprenderanno a correre per le strade.

Ma Crepet sostiene che il danno psicologico resterà a lungo. 

Non mi meraviglia che Crepet pensi queste cose: non ho mai visto un sorriso accennarsi sul suo  viso. 

Il Papa sta sollecitando il governo a un provvedimento di clemenza nei confronti dei carcerati. Lei cosa ne pensa? 

Quella sì, è una bomba a orologeria. Le carceri sovraffollate scoppiano, anche quelle della Campania. Il Pontefice ha ragione. Il coronavirus lì potrebbe essere devastante. L’ossessione punitivista e giustizialista, in un momento come questo, è un segno di debolezza delle istituzioni. Segno di frustrazione e impotenza della politica di fronte al fenomeno diffuso dell’extralegalità. La risposta politica è inadeguata e manca di fantasia. Ripeterla nella situazione attuale di grave emergenza è un serio errore.

Lei cosa consiglia a chi soffre di ansia in questo momento?

A essere sinceri, io non vedo tutta questa ansia. Sui social si diffondono vignette e video satirici, comici e scherzosi. La paura viene esorcizzata dalle risate. Consiglio di mantenere la disponibilità al gioco e conservare e difendere  legami amicali e rapporti. Cosa che tutti già fanno con telefoni e chat. Poi, ovviamente, leggere libri. Agli psicologi, cui faccio lezione, che mi chiedono come si è formata la mia identità, rispondo sempre: io sono quello che ho letto.

E film? Lei ha scritto “Curarsi con il Cinema”, quali film consiglierebbe?

Beh, adesso è impossibile andare al cinema. Che ciascuno segua le proprie predilezioni, scegliendo tra l’ampia offerta televisiva. Su Sky , mi pare che circoli “Eyes Wide Shute” di Kubrick, importante per capire,  e in qualche modo superare, la separazione che viviamo, nel profondo, tra desiderio e sentimento; e  “The Judge”di  Dobkin , con Robert Downey e Robert Duvall, fondamentale per conciliarsi con la figura paterna, evocare ed elaborare “il non detto” all’interno della famiglia. Che questa pausa sia, insomma, per tutti un’opportunità. Ex malo bonum. Dal male, il bene.

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Bilancio del contagio in Campania, il covid 19 non sfonda. 3148 positivi, 204 morti

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L’Unità di Crisi della Regione Campania comunica che sono pervenuti i seguenti dati:

  • – Ospedale Cotugno di Napoli: 287 tamponi di cui 35 positivi;
  • – Ospedale Ruggi di Salerno: 113 tamponi di cui 7 positivi;
  • – Ospedale Sant’Anna di Caserta: 102 tamponi, di cui 2 positivi;
  • – ASL di Caserta presidi di Aversa e Marcianise: 20 tamponi, di cui 1 positivo;
  • – Ospedale Moscati di Avellino: 49 tamponi di cui 1 positivo;
  • – Ospedale San Paolo di Napoli: 77 tamponi di cui 27 positivi;
  • – Azienda Universitaria Federico II: 66 tamponi di cui 1 positivo;
  • – Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno: 387 tamponi di cui 6 positivi;
  • – Ospedale San Pio di Benevento 61 tamponi di cui 5 positivi;
  • – Ospedale di Eboli: 91 tamponi di cui 5 positivi.

Positivi di oggi: 90

Deceduti: 204

Tamponi di oggi: 1253

Totale complessivo positivi Campania: 3.148

Totale complessivo tamponi Campania: 25.779

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