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Coronavirus, in Italia due vittime e 79 contagiati in poche ore: in arrivo le misure speciali

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Due morti e 79 contagiati tra Lombardia, Veneto, Piemonte, Lazio, Emilia Romagna. Paesi in isolamento, chiuse scuole, uffici, tribunali e universita’. In chiesa stop al segno di pace con la stretta della mano. Si estende il Coronavirus in Italia che, al momento, e’ il primo Paese europeo per numero di casi positivi al Covid-19. Sale la preoccupazione tra i cittadini, invitati a rimanere a casa nelle aree interessate ed il premier Giuseppe Conte convoca un Consiglio dei ministri straordinario per varare nuove “misure speciali”. Si tratterebbe di un decreto legge con una serie di misure speciali per contenere il diffondersi del virus e che consentirebbero di intervenire su diversi aspetti: dalla chiusura delle scuole alla sospensione di manifestazioni e attivita’ lavorative fino alla possibilita’ di utilizzare, in caso di necessita’, forze di polizia e militari per far rispettare le prescrizioni. “Siamo al lavoro senza sosta per reagire con la massima compattezza a questa emergenza”, ha detto Conte. Ed e’ assalto agli ospedali, mentre la Protezione civile invita a recarsi nelle strutture sanitarie e chiamare i numeri di emergenza “solo se strettamente necessario”. Mentre l’Ordine dei medici sollecita i colleghi a mettersi a disposizione per far fronte alle carenze determinate dall’obbligo di quarantena per i dottori delle zone colpite. Si fa sentire anche il capo dello Stato Sergio Mattarella, che esprime vicinanza “a quanti sono stati colpiti e alle loro comunita’ che vivono momenti di comprensibile ansia”. Ma Matteo Salvini attacca: “Se Conte non e’ in grado di fare tutto il necessario per difendere la salute dei nostri figli ne rispondera’ davanti agli italiani”. Il centro del focolaio e’ Basso Lodigiano, in particolare il Pronto soccorso e l’ospedale di Codogno, dove sono passati quasi tutti i contagiati lombardi, ed anche i tre che si trovano in Emilia Romagna e quello torinese. Proprio li’ la seconda vittima, una 77enne di Casalpusterlengo, era stata in contatto con il cosiddetto ‘Paziente 1′, il 38enne di Codogno le cui condizioni restano gravi anche se stabili (in serata i suoi genitori sono stati prelevati dalla loro abitazione con l’ambulanza biocontenitiva). L’anziana, che aveva varie patologie, e’ stata trovata morta a casa. Il tampone post mortem ha dato risultato positivo, ma, ha precisato l’assessore lombardo Giulio Gallera, “ad oggi non possiamo dire se e’ morta a causa del Coronavirus o per altre situazioni”. Tra i positivi anche una coppia di medici del Pavese, lei pediatra che lavorava proprio nella zona di Codogno. Il contagiato piemontese, un quarantenne torinese che lavora a Cesano Boscone (Milano), si e’ ammalato dopo esser entrato in contatto con il “ceppo lombardo”. In quest’area che comprende 11 comuni, oltre 50mila persone sono state esonerate dal servizio da amministrazioni ed aziende. E l’infezione arriva anche alle porte di Milano: a San Donato Milanese un 78enne ricoverato al San Raffaele e’ risultato positivo al Covid. Mentre l’amico del 38enne di Codogno che era stato a cena con lui dopo essere tornato dalla Cina, non ha mai avuto il Coronavirus, secondo i test fatti: dunque non e’ lui il ‘paziente zero’. In Veneto l’area sensibile si concentra invece a Vo’ Euganeo, comune padovano dove risiedeva la prima vittima del virus, il 78enne Adriano Trevisan. Dal paesino di tremila abitanti arrivano dieci contagiati veneti; l’undicesimo e’ di Mira (Venezia). E a Vo’ 8 cittadini cinesi che gestiscono un’attivita’ imprenditoriale, da cui potrebbe essere partito il contagio, sono stati portati in ospedale per verifiche sul loro stato di salute. Nell’ospedale di Schiavonia, dove e’ morto Trevisan, sono ben 450 le persone (300 pazienti e 150 dipendenti della struttura) tenute bloccate per essere sottoposte all’esame del tampone. Nei prossimi giorni prevista l’evacuazione della struttura per la ‘bonifica’. La vicina Regione Friuli Venezia Giulia ha dichiarato lo stato di emergenza fino al 31 luglio. Notizie positive invece dallo Spallanzani di Roma, dove il cittadino cinese ricoverato insieme alla moglie, primo caso registrato in Italia, “si e’ negativizzato”, mentre il giovane ricercatore italiano, anche lui contagiato e poi risultato negativo, e’ stato dimesso in giornata. Le istituzioni, ha sottolineato da parte sua il presidente della Camera, Roberto Fico, “stanno lavorando seriamente e in sinergia per garantire la salute di tutti. Non e’ il momento delle polemiche ne’ degli allarmismi”. Secondo il presidente del Senato Elisabetta Casellati, per superare la fase critica serve “il senso di responsabilita’ e la collaborazione degli italiani tutti”.

PIEGHEVOLE-CORONAVIRUS

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Stuart Ramsay, l’inviato di Sky News mostra le differenze tra la “mitica” sanità del Nord e il Cotugno

Sal Sparace

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In tutti questi anni e sono circa 30 anni di lavoro per Sky News ho sempre apprezzato il lavoro del mio collega Stuart Ramsey. Ramsay è il principale corrispondente di Sky News che copre le principali notizie di eventi mondiali, tra cui 18 guerre. Con incarichi recenti incentrati principalmente sulle guerre in Siria e Iraq, sulla crisi dei migranti in America centrale e sulla crisi politica in corso in Venezuela. Sono rimasto molto colpito dei suoi recenti servizi dagli ospedali italiani dagli ospedali di Bergamo, Cremona e Napoli sull’ospedale Cotugno. Quest’ultimo servizio però ha scaturito tante polemiche su tutti i giornali italiani. Questo perche?

L’italia è un paese strano, fanno scalpore le notizie di giornalisti inglesi che in qualche modo mostrano realtà italiane che sono sotto il naso di tutti. Nessuno, per esempio ha pensato di evidenziare l’efficienza dell’ospedale Cotugno di Napoli. Qualcuno dirà sì è vero però Napoli non ha molti casi di Covid 19 e quindi non serve fare il paragone con gli ospedali del nord che hanno cosi tanti pazienti.

Stuart ha realizzato fin’ora 3 servizi dall’italia. Negli ospedali del nord italia come si vede dai link sotto tutti sono nello stesso spazio: pazienti e dottori; mentre l’ospedale Cotugno di Napoli ha usato un metodo piu ferreo per salvare le vite umane proteggendo anche il personale dell’ospedale che è parte vitale per combattere i casi d’infezione. Tutto qui.

Qui siamo a Bergamo

The shocking centre of the COVID-19 crisis

 

E qui siamo a Napoli, ospedale Cotugno: scoprite anche voi la differenza

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La nuova scuola, forse ci toglierà l’odore dei libri e riabiliterà i dispositivi ora vietati: ascoltiamo come vivono i docenti la quarantena

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Si potrà continuare con questo metodo, potrà essere solo di supporto o pian piano diverrà principale uso per le lezioni scolastiche o universitarie del prossimo futuro? Di scuole e Università telematiche se ne parla da tanto e molte sono ampiamente riconosciute e apprezzate, ma si puo’ rinnegare il rapporto umano? Si può, in una materia cosi particolare e formativa come l’insegnamento e l’apprendimento, relegare tutto ad un display o a tecnologie avanzate, ma non propriamente umane? Come si sta riscontrando in questo periodo di quarantena, chi potrà accedere alle lezioni? Solo coloro che possono permettersi di acquistare Computer o Smartphone in grado di poter accedere a questi servizi nel migliore dei modi? E le trasmissioni? Verrà definitivamente accettata e sdoganata la banda 5G che già oggi solleva grandi quesiti in merito alla salute e alle emissioni che a detta di esperti potrebbe generare? La scuola e il passaggio del sapere, durante questa emergenza, hanno portato al pettine i nodi con i quali solo verbalmente e teoricamente avevamo tentato di fare i conti. Oggi è realtà e solo ascoltando chi quotidianamente è impegnato in questa esperienza, potremmo tirare le somme, forse.  Le testimonianze che leggerete di seguito sono di docenti di ogni grado scolastico e universitario, che ringrazio per la loro disponibilità, come ringrazio tutti coloro che mi sotengono e mi hanno accompagnato in questo viaggio nei pensieri della quarantena.

Floriana Tursi

“Tempi duri, tempi inauditi e inaspettati, quelli che stiamo vivendo, quelli del Covid 19. Giornate che passeranno alla storia, che racconteremo ai nostri nipoti. Inaspettati, dicevo, e noi non eravamo pronti, nessuno di noi lo era: gli ospedali e la sanità che hanno dovuto far fronte con pochi mezzi ad un vero e proprio tsunami, e la scuola, che in 24 ore ha dovuto riconvertirsi in didattica a distanza. Proprio la scuola ha affrontato la cosa con un’iniziale resistenza e riottosità, eppure con grande generosità, non senza qualche risvolto tragicomico, ancora una volta per pochezza di strumenti e di adeguata preparazione. Il nostro è un Paese disuguale, e le disuguaglianze, in questo frangente sono venute fuori alla grande. Tuttavia, man mano che i giorni passavano, molte resistenze psicologiche ed alcuni nodi tecnici si sono sciolti, noi professori ci siamo accorti che la didattica a distanza dà delle opportunità per la rielaborazione di contenuti e concetti e sorprendentemente stimola la partecipazione non passiva, è più diretta e più vicina ai ragazzi di oggi. Noi prof ci siamo sforzati di riempire i computer dei nostri alunni di sollecitazioni costruttive, di fornire loro un supporto non solo educativo, ma anche emotivo e psicologico all’altezza della situazione, li abbiamo esortati a non rimanere passivi ed inermi tutto il santo giorno, col dito indice incollato sugli schermi degli smartphone in cerca solo di svago e di socialità virtuale, seppur utile, ancor di più, adesso. Loro, quelle “figurine in pigiama” che sono i nostri ragazzi al tempo del CoVid, hanno risposto presente. In questo momento difficile, in cui tutti, adulti e ragazzini, sopportano sulle coscienze un peso emotivo enorme come un macigno, la scuola, parte dalle case, le nostre, e arriva nelle case, le loro, per dare scopo e prospettiva alle nostre giornate, e insieme, professori e alunni ci facciamo compagnia (bene prezioso in questa planetaria solitudine) ci incoraggiamo a vicenda e impariamo insieme, cioè diamo un senso nuovo, ulteriore alla parola scuola”.

Stefania Tarantino

“Ho avuto quest’anno l’incarico di una docenza a contratto per il corso di Semiotica dell’arte all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Neanche il tempo di entrare per conoscere personalmente gli studenti e le studentesse che l’Accademia è stata chiusa a seguito dei provvedimenti adottati per il contrasto alla diffusione del coronavirus. Così, anche se con ritardo, ho iniziato il corso attraverso una delle piattaforme disponibili per le video lezioni. L’iniziale sensazione di estraneità e di distanza corporea è stata subito superata dal modo in cui ho cercato di approcciarmi a loro attraverso la disciplina che insegno. La semiotica, infatti, consente di fare un’esperienza diretta del procedimento indiziario: anche attraverso uno schermo si possono scoprire cose che, a prima vista, passano inosservate. Ci si concentra molto sui particolari e si focalizza tutta l’attenzione sui minimi dettagli visivi e auditivi. Ho giocato molto sul fatto che la semiotica è una disciplina che richiede senso dell’avventura: bisogna avventurarsi nei meandri più reconditi del linguaggio e del silenzio, del senso e del significato, della mente e del modo stesso in cui pensiamo, della visione evidente e di ciò che quella stessa visione può nascondere. In un certo senso, è una disciplina che ci mette in gioco richiedendoci una capacità massima di attenzione. Ecco, forse l’attenzione è la cosa che mi ha colpito più di tutte nel mondo virtuale delle video lezioni. Lo dico anche alla luce di un’altra esperienza che sto facendo come supplente di italiano in una terza media (ahi, pene e dolori di un lungo precariato che da sempre mi costringe a saltare da una parte all’altra!). L’ho iniziata a ottobre, quando tutto era ancora nella piena normalità (tranne le numerosissime allerte meteo di novembre e dicembre) e nulla faceva presagire la situazione in cui ci saremmo trovati a metà febbraio. La maggior parte dei ragazzi e delle ragazze proviene dal quartiere della Sanità. Dopo i primi difficilissimi giorni di assestamento e di reciproca conoscenza, sono riuscita a entrare in relazione con loro acquistando la loro fiducia. Ho avuto modo di sperimentare i loro limiti, le loro potenzialità, la carica energetica e disobbediente che caratterizza in particolare alcuni di loro. Non essendo abituata a interfacciarmi da un punto di vista dell’insegnamento alla loro età, ho fatto uno sforzo enorme che si è rivelato prezioso proprio per la tenuta di questa attuale distanza. Mi spiego meglio: nella piccola aula in cui passavamo le nostre ore, era veramente arduo mantenere alto il livello di attenzione e di partecipazione. Il grande dilemma era per me capire come riuscire a ottenerla senza utilizzare i classici metodi coercitivi che, dalla mia stessa esperienza adolescenziale, mi avevano irrimediabilmente allontanato dalla scuola. Non ho mai amato i luoghi di costrizione e di disciplinamento. Men che mai gli edifici scolastici che, tranne rare eccezioni, hanno l’aspetto di case circondariali. Quando le scuole sono state chiuse, mi sono messa subito in comunicazione con loro e ho attivato sin da subito le video lezioni. Mi aspettavo poca partecipazione, soprattutto da quei ragazzi con cui avevo avuto più difficoltà all’inizio. E invece no, erano tutti lì, desiderosi di capire il funzionamento dell’applicazione da me indicata. Nonostante l’assenza di computer e, a volte, anche della rete wi-fi di casa, sono tutti lì ogni volta che arriva l’ora e il giorno dei nostri appuntamenti. Sono presenti e attenti. Ultimamente abbiamo anche sperimentato una lettura teatrale a viva voce sulla piattaforma in cui ciascuno di loro doveva leggere e interpretare la parte assegnata di un personaggio. Ci siamo riusciti ed è stato bello. Non credo che ci saremmo riusciti così bene da vicino. È incredibile dirlo, ma è così. Non so neanche io come sia potuto accadere ma questa distanza ha in un certo modo disattivato e depotenziato i meccanismi che di solito scattano in presenza, in cui il contatto fisico tra loro  diventa pretesto per fare  qualsiasi cosa. Certo, so bene che di questo contatto e delle sue conseguenze hanno bisogno. Eppure, con questo tempo sospeso e solitario, so che hanno anche capito il valore dell’attenzione e dell’ascolto delle parole dell’altro e di sé. Sono stati capaci di darsi da soli una misura e questa mi sembra una cosa importante per la loro crescita e la loro formazione perché, per ritornare alla semiotica, è sempre del senso delle cose e di noi stessi di cui abbiamo estremo bisogno”.

Gianni Fiorito

“Questa triste esperienza ci ha regalato, fra tante notizie tristi e drammatiche, la possibilità di approfondire la conoscenza e l’utilizzo dell’interconnessione web. In particolare, per quanto mi riguarda, dovendo svolgere le mie lezioni del corso di Fotografia di Spettacolo all’Accademia di Belle Arti di Napoli, e nell’impossibilità di farle in classe e da vicino, ho dovuto acquisire una piattaforma per la didattica a distanza ed organizzarmi con i miei studenti per somministrare gli insegnamenti. Come il detto antico ci ricorda ogni impedimento diventa giovamento, ho quindi colto l’occasione per, prima di tutto, ripensare e riorganizzare le mie lezioni, adattandole al nuovo mezzo e, tra webcamere, microfoni, desktop interfacciati e chat simultanee, provare a svolgere una lezione quanto più dinamica possibile evitando probabili cali di attenzione.  Al contrario di quello che si potrebbe pensare, la mediazione della webcam ha accresciuto la partecipazione e lo svilupparsi di interruzioni e richieste di chiarimenti, probabilmente grazie ad una maggiore consuetudine degli studenti ad utilizzare messaggi vocali e whatsapp, o, forse, soltanto per un più banale superamento della barriera di soggezione intrinseca nel contatto diretto. Augurandoci, ora che possiamo soltanto sognare di godere della visione di uno spettacolo dal vivo, di tornare quanto prima a fotografarlo”.

Lisa Sicignano

“il momento più difficile è stato prendere piena consapevolezza della situazione di distacco sociale che stiamo vivendo. Il processo didattico è da sempre considerato come un’esperienza in cui entrano in gioco anche aspetti legati al mondo dell’emotività, della gestione delle relazioni, dell’apprendimento di una prossemica adeguata al contesto classe, del confronto con gli altri, ed in questo l’emergenza ci ha costretti a trasmettere i saperi in modo più semplificato ed allo stesso tempo meno coinvolgente e stimolante, anche ridere con gli studenti per favorire la concentrazione è adesso un momento vissuto con meno spensieratezza. Dal confronto con i colleghi mi sono resa conto che tutti più o meno viviamo le stesse difficoltà: gli studenti che provengono da contesti socio-culturali svantaggiati, poiché privi di mezzi, sono inesorabilmente tagliati fuori dalla didattica a distanza, alcuni addirittura sono difficili da reperire magari perché le famiglie non riescono a far fronte alla spesa di una ricarica telefonica… e le difficoltà riguardano anche i bambini diversamente abili, che hanno la necessità di vivere un apprendimento fortemente basato sull’esperienza e l’integrazione. Più positivo, invece, è stato il successo del coinvolgimento degli alunni introversi durante le videolezioni, anche se ritengo che la sicurezza data dallo schermo non li aiuti a pieno a venir fuori dal proprio guscio emotivo. Negli anni si è parlato spesso dell’innovazione dell’insegnamento, ovvero dalla sostituzione della figura fisica dell’insegnante con robot dotati di intelligenza artificiale. Quest’esperienza potrebbe averci già dato un assaggio di quello che potrebbe essere lo scenario futuro, anche se tutti siamo più che consapevoli che sarebbe un approccio che non svilupperebbe adeguate competenze trasversali negli studenti, competenze senza i quali non sarebbero capaci di affrontare le mille prove che gli riserverebbe la vita. Vivo questo momento sperando che, una volta superato, sia l’occasione storica per ripensare ad una didattica veramente inclusiva, come un’opportunità di cambiamento positivo per le generazioni future”.

Giovanbattista Alfano

“Ci siamo tutti trovati improvvisamente a dover reimpostare la nostra vita, un po’ disorientati dalla novità che non ci era stata spiegata e interpretata quando era ancora confinata in Cina, e in ogni famiglia italiana si sono ridefinite la vita quotidiana e le abitudini: niente più è “normale” intorno a noi, nelle nostre case e nel rapporto con i nostri figli. Questi stanno subendo un’esperienza assolutamente nuova rispetto alla quale in famiglia non sempre trovano risposte ai loro interrogativi poiché quasi nessuno dei componenti della famiglia ha un’idea ben precisa di ciò che sta accadendo. La scuola in questi mesi ha il fondamentale compito di assicurare ai suoi principali frequentatori un assetto stabile in un orizzonte di incertezze che si definisce con difficoltà giorno dopo giorno: deve assicurare un certo numero di ore di impegno ai ragazzi, in web-presenza o nello studio domestico, una normalità che li aiuta moltissimo, da quello che vedo, a superare lo sconforto e la monotonia, se non in alcuni casi la depressione. Ma fare il nostro lavoro di insegnanti in modo così diverso e adeguarsi in tempi così rapidi non è assolutamente facile e richiede un impegno nelle fasi iniziali doppio o triplo. Ho visto con gioia la mia scuola, un istituto superiore di Ischia, reinventarsi nel giro di tre giorni ed emigrare in una dimensione liquida che 30 giorni fa non esisteva: ogni giorno migliaia di click animano la piattaforma web nella quale si sta compiendo un interessantissimo salto di crescita nella comunità scolastica: abbiamo scoperto come siamo indispensabili l’uno all’altro e come non possiamo viverne senza. La rimodulazione e curvatura delle programmazioni (da ridefinire in un quadro orario comunque ridotto) e  la trasformazione delle stesse modalità di conduzione della lezione chieste dal ministero ai docenti hanno l’obiettivo di ottimizzare l’impegno davanti al monitor di milioni di persone: in questa nuova prospettiva non ha senso spiegare per cinquanta minuti un argomento e non ha senso separare la valutazione in ore dedicate in cui non avresti il controllo fisico degli interlocutori o la percezione della concentrazione degli alunni. Ecco allora che l’ora di connessione deve evolversi in un momento dinamico di apprendimento in cui, attraverso l’ausilio della multimedialità e il continuo coinvolgimento anche operativo dei ragazzi, il docente coordina quella che per gli studenti si è ridotta ad una “esperienza percettiva audiovisiva”, composta di ascolto e visione di contenuti ma non più di presenza fisica, niente di diverso dal loro rapporto con i social o altre tipologie di piattaforme web di contenuti audiovisivi. Alla valutazione periodica bisogna sostituire la continua verifica degli apprendimenti anche più volte durante la stessa ora di “video-lezione”: in attesa di precise disposizioni ministeriali tocca a noi comunque controllare la crescita del gruppo classe e questa operazione non deve lasciare delusi coloro che coltivano aspettative di voto. Questi soggetti meritano la nostra attenzione e il nostro sforzo per garantirgli comunque un percorso di crescita e di avvio, nel caso delle quinte classi ad esempio, a percorsi universitari nei prossimi anni durante i quali non dovranno sentirsi penalizzati.  Il controllo del grado di attenzione dei ragazzi diventa un’operazione molto complicata che ci costringe a passare da un alunno all’altro per controllare la presenza o l’attività ma ciò è particolarmente impegnativo quando la classe è formata da venti o più alunni. Da questo punto di vista è utilissimo spostare l’attenzione dalle conoscenze alle competenze (anche meramente operative nel caso degli istituti tecnici e professionali, interpretative nel caso dei licei) in quanto cattura maggiormente l’attenzione degli studenti e le rende più partecipi al dialogo educativo. Sto compiendo un grosso sforzo per trasformare il rapporto con i miei studenti, seguirli, garantirgli una presenza e a tratti anche un supporto “motivazionale” per aiutarli ad interpretare la realtà in continua evoluzione, ma purtroppo noto che questo evoluzione è assolutamente asimmetrica all’interno del corpo decente: molti colleghi hanno oggettive difficoltà a gestire dinamicamente la piattaforma, altri cadono nello sconforto difronte alla webcam mentre parte degli alunni riesce comunque a non impegnarsi. Altri ancora si sono difesi, supportati dall’azione, ahimè, di alcuni sindacati, dietro la mancanza di precisi vincoli contrattuali rispetto all’uso di queste piattaforme, per cui quello di cui sto parlando non gli spetta o solo in minima parte. Mi rivolgo a quei pochi colleghi che non hanno avvertito adeguatamente il senso di responsabilità nei confronti di una generazione di adolescenti lasciata sul divano in preda alle notifiche sul display dello smartphone o sul letto a subire la visione passiva di film anche in orari non adeguati perché non costretti a svegliarsi presto la mattina per connettersi in aula. In tutto questo hanno giocato un ruolo non da poco la sensibilità e le capacità organizzative e operative dei diversi dirigenti scolastici e dei loro staff da un lato e la debolezza di alcune scelte operate dal ministero dall’altro, per cui sul territorio nazionale la didattica a distanza al momento è realizzata in modo non omogeneo tra gli istituti e tra i diversi ordini di scuola.In tutto questo non dobbiamo dimenticare la dimensione territoriale della scuola alla quale quanto prima dobbiamo tornare:  la scuola è innanzitutto fatta di sguardi, di sopracciglia ingrottate o di sorrisi dolci, il suono della voce si sparge in ambienti reali che rimbombano e non viene riprodotto da altoparlantini in qualità lo-fi ovvero bassa; la scuola non è piccoli contenuti confezionati in test ma il continuo monitoraggio della crescita dei ragazzi attraverso tutti gli strumenti a disposizione a partire dal monitoraggio della frequenza e dalla obbligatorietà fino ai sedici anni.La Scuola è un luogo fisico in cui lo Stato alle 8:15 del mattino dice: Presente!”

 

Napoli – Italia – Studenti durante la prova di Italiano per l’ esame di Maturit‡ nella scuola Mercalli.
Ph Salvatore Laporta

 

 

 

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Il Coronavirus uccide una bambina di 5 anni a Vipiteno

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E morta all’ospedale di Vipiteno, in Alto Adige, una bambina di 5 anni, affetta da Covid-19. La piccola della alta valle Isarco soffriva di gravi patologie e da tempo era in cura. Ieri – scrive il portale news Stol.it – le sue condizioni sono peggiorate e la bambina e’ stata ricoverata in ospedale, dove pero’ oggi e’ deceduta.  La bimba e’ una delle otto vittime del virus registrate nelle ultime ore in Alto Adige. Il numero complessivo dei morti per covid-19 sale cosi’ a 128. Oggi si sono aggiunti, inoltre, 45 nuovi casi, facendo salire il numero delle persone positive al test del Coronavirus a 1.443.

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