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Coronavirus, il bollettino del contagio in Italia: 19.143 positivi e 91 morti. Più di mille pazienti in terapia intensiva

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Continuano a salire i contagi da Covid19 in Italia: secondo il bollettino del ministero della Salute l’incremento nelle ultime 24 ore è di 19.143, individuati con 182.032 tamponi, il numero piu’ alto dall’inizio dell’emergenza. Il totale dei contagiati – comprese vittime e guariti – sale a 484.869. In calo invece l’incremento delle vittime, 91 in un giorno (ieri erano 136) che portano il totale a oltre 37mila (37.059. Ma il dato più grave è quello delle terapie intensive che cominciano a ingolfarsi.  Superata la soglia dei mille ricoveri per Covid nelle terapie intensive: secondo i dati del ministero della Salute ci sono nelle rianimazioni 1.049 pazienti, 57 in piu’ rispetto a giovedi’, mentre nei reparti ordinari i ricoverati sono saliti a 10.549, 855 in piu’ rispetto a ieri. Complessivamente gli attualmente positivi sono 186.002, con un incremento di 16.700 in 24 ore, dei quali 174.404 sono in isolamento domiciliare (+15.788). L’ aumento dei dimessi e i guariti, infine, e’ di 2.352 pazienti che portano il totale a 261.808. E’ ancora una volta la Lombardia la regione che fa segnare l’incremento piu’ alto, 4.916 nuovi casi in 24 ore, seguita da Campania (2.280), Piemonte (2.032), Veneto (1.550), Lazio (1.389) e Toscana (1.290). Queste sei regioni hanno complessivamente il 70% dei nuovi casi in Italia. Ancora in crescita il rapporto tra contagiati e tamponi effettuati: dal 9,4% di ieri e’ salito sopra il 10%

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Coronavirus, il dato del contagio in Campania: 1.842 positivi e 43 morti

Marina Delfi

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Scende finalmente sotto il 10 per  cento il rapporto tra contagiati da Covid19 e tamponi effettuati nelle ultime 24 ore in Campania: 1.842 positivi su 19.759 test. 185 i sintomatici e 43 i deceduti.

 

Questo il bollettino dell’Unità di crisi della Regione Campania di  oggi:

Positivi del giorno: 1.842
di cui:
Asintomatici: 1.657
Sintomatici: 185
Tamponi del giorno: 19.759

Totale positivi: 158.274
Totale tamponi: 1.615.159

​Deceduti: 43 (*)
Totale deceduti: 1.764

Guariti: 2.183
Totale guariti: 54.015

* 22 deceduti nelle ultime 48 ore e 21 deceduti in precedenza ma registrati ieri

​Report posti letto su base regionale:

Posti letto di terapia intensiva disponibili: 656
Posti letto di terapia intensiva occupati: 173
Posti letto di degenza disponibili: 3.160 (**)
Posti letto di degenza occupati: 2.064

** Posti letto Covid e Offerta privata

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Covid, Speranza: pronti a vaccinare gli italiani ma occorre responsabilità perchè la terza ondata è dietro l’angolo

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“Abbiamo sottoscritto in quota parte per il 13,46% tutti i contratti che la Ue ha formalizzato, perché non vogliamo correre il minimo rischio di non poter disporre di un vaccino efficace”, ha detto Speranza in Senato, ricordando come la decisione Ue di centralizzare negoziazione e stipula dei contratti sia partita da un’iniziativa dell’Italia del giugno scorso. Queste le quote elencate dal ministro, opzionate dall’Italia per casa farmaceutica e tipologia di vaccino a partire dal primo trimestre 2021 e con completamento nel quarto trimestre: AstraZeneca, 40,38 mln di dosi; Johnson & Johnson, 26,92 milioni di dosi; Sanofi, 40,38 milioni di dosi; Pfizer-Biontec: 26,92 milioni di dosi; CureVac: 30,285 milioni di dosi; Moderna: 10,768 milioni di dosi.

Gestire in modo sicuro e trasparente la campagna di vaccinazione: si sta predisponendo un sistema informativo per ottimizzare tutti i processi organizzativi e gestionale. Dovranno essere predisposte procedure uguali per tutte le aree del Paese. Infine, l’obiettivo fondamentale è predisporre una sorveglianza monitorando gli eventi avversi ai vaccini, individuando eventuali problematiche. L’Aifa, in aggiunta alle attività di farmaco vigilanza, promuoverà alcuni studi indipendenti su vaccini covid predisporrà un comitato scientifico che per tutto il periodo della campagna vaccinale avrà il compito di analizzare i dati raccolti e nell’individuazione di possibili interventi. Importante la sorveglianza immunologica per indivduare la risposta immunitaria.

La vaccinazione sarà centralizzata, con l’individuazione di siti ospedalieri o para-ospedalieri e in unità mobili. Con l’ampliarsi della campagna saranno coinvolti ambulatori vaccinali, medici di famiglia, sanità militare. Il personale delle unità vaccinali sarà costituita da medici, infermieri e personale di supporto. Si stima un fabbisogno di 20 mila persone: a tal riguardo si pensa di agire ad un ricorso a persone presenti nel Paese, con contratti ad hoc, anche con la pubblicazione di “invito” per partecipare alla campagna di vaccinazione nonché a stipula di accordi con il ministero della Ricerca per contatti con le scuole di specializzazione medica.

In via prioritaria saranno vaccinati operatori sanitari e socio sanitari, che hanno un rischio più elevato (1,4 milioni). In secondo luogo residenti e operatori delle Rsa: i residenti di tali strutture sono ad alto rischio di malattia grave (570 mila). In terzo luogo, saranno vaccinati le persone della terza età, che sono anche quelle che hanno più spesso patologie a rischio (4,4 milioni). Poi personale scolastico, forze dell’ordine, e personale delle carceri. Se poi si sviluppassero focolai in specifiche aree del Paese, si distribuiranno vaccini anche in quei luoghi. Competenza della logistica per la distribuzione e vaccinazione sarà del commissario straordinario, con l’Esercito che interverrà per la parte pratica. Cuore della campagna vaccinale secondo le previsioni sarà tra la prossima primavera e l’estata. Per i vaccini che necessitano di catena del freddo standard ci sarà un sito nazionale di stoccaggio e siti territoriali, per i vaccini con catena del freddo estrema questi saranno consegnati da aziende presso 300 punti vaccinali.

“Siamo stati tra i primi in Europa a costruire l’alleanza per i vaccini nel mese di maggio e a porre il tema di un impegno comunitario. Serve ancora prudenza e cautela, la verità al momento – ha aggiunto – è che nessun vaccino è stato approvato, ma i segnali che arrivano sono incoraggianti”. Il ministro ha chiarito che “al momento non è intenzione del governo disporre l’obbligarietà della vaccinazione, il nostro obiettivo è quello di raggiungere al più presto l’immunità di gregge. La campagna di vaccinazione sarà imponente e richiederà uno sforzo senza precedenti”. L’immissione in commercio dovrebbe avvenire entro l’anno: ma l’Ema ha dato due date, il 29 dicembre sul vaccino Pzifer, e il 13 gennaio sul vaccino Moderna.

“Stiamo vedendo la luce in fondo al tunnel: i primi vaccini pronti da gennaio, è la svolta che aspettavamo”, ha detto Speranza al Senato. “Il primo asse è l’acquisto del vaccino centralizzato, verrà somministrato gratuitamente a tutti gli italiani. Il vaccino è un bene comune, va assicurato a tutte le persone. Il secondo asse è altrettanto importante: l’Italia ha opzionato 202 milioni e 573mila dosi di vaccino, che rappresenterebbero una scorta abbastanza per vaccinare tutta la popolazione: ma serviranno probabilmente due dosi per ciascuna persona, è per questo che la scelta è stata effettuata per la massima precauzione. Abbiamo sottoscritto tutti i contratti che l’Ue ha formalizzato, non vogliamo correre il rischio di non poter disporre di un vaccino”. Il terzo asse è “il tempo relativo all’autorizzazione dei vaccini acquistati: la corsa contro il tempo della comunità scientifica cammina con la massima sicurezza e tutti i protocolli: disporre di vaccini sicuri non può essere subordinata da qualsiasi altro interesse”.

Il ministro Speranza ha ammesso che “non bisogna farsi illusioni, se abbassiamo la guardia la terza ondata è dietro l’angolo, non dobbiamo perdere la memoria, conosciamo il virus, sappiamo i danni che fa”. Per Speranza “servono altre settimane di sacrifici”, anche alla luce di ciò che è accaduto dopo il primo lockdown, quando si è determinato un clima da “liberi tutti sbagliato e ingiustificabile”. Un “monito e un allarme” quello che arriva da Speranza, “senza polemiche”, perché non si ripetano le stesse leggerezze viste in estate.

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Linea dura su Natale: Comuni “chiusi”, ristoranti aperti

amministratore

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Divieto di uscire dal proprio Comune a Natale e Capodanno, ma con la possibilita’ di andare a pranzo al ristorante. No ai ricongiungimenti con i parenti o ai viaggi verso le seconde case fuori Regione. Niente sci, niente crociere. Sono le misure che il governo dovrebbe proporre tra poche ore al Parlamento, in vista del varo del nuovo dpcm anti-Covid, che sara’ in vigore dal 4 dicembre. Una lunga riunione del premier Giuseppe Conte con i capi delegazione, conferma che nelle prossime settimane nulla cambiera’ nelle Regioni gialle, arancioni o rosse. Ma dal 21 dicembre (la data ancora non e’ “blindata”), dovrebbe entrare in vigore la “zona gialla rafforzata” per evitare che le festivita’ natalizie facciano salire la curva del contagio, precipitando il Paese nella terza ondata. Le misure sono per ore al centro di una discussione a tratti tesa tra i ministri: a confronto la linea rigorista del ministro della Salute Roberto Speranza e dei ministri Pd Dario Franceschini e Francesco Boccia, con la linea della prudenza espressa dal 5s Alfonso Bonafede, e quella piu’ ‘aperturista’ della ministra di Iv Teresa Bellanova. Il premier Giuseppe Conte, che nel pomeriggio aveva aperto alle richiesta dei capigruppo di valutare un allentamento di alcune misure, alla fine sposa la linea piu’ prudente. Unica eccezione, i ristoranti: potranno restare aperti a pranzo, nelle zone gialle, il 25 e 26 dicembre e il primo gennaio. L’ipotesi e’ che le misure piu’ restrittive per le festivita’ valgano dal 21 dicembre al 6 gennaio, ma non sono escluse variazioni dopo il confronto con il Parlamento e le Regioni. Sugli spostamenti, dopo lungo dibattito, nel governo vince intanto la linea della prudenza. Nel periodo natalizio ci si potra’ spostare tra le Regioni solo per raggiungere la propria residenza e forse anche il proprio domicilio, oltre che per provati motivi di lavoro, salute o necessita’. Non ci si potra’ invece spostare per incontrare i parenti o andare verso le seconde case fuori Regione: “Non possiamo rischiare di far ammalare i nostri nonni e non possiamo ignorare che abbiamo ancora centinaia di morti ogni giorno”, spiega un ministro rigorista. In piu’, il governo decide di blindare il Natale e il Capodanno stabilendo che il 24 e 25 dicembre e il primo gennaio non si potra’ uscire dal proprio Comune. Sulle persone da ospitare a cena o a pranzo a casa non arriveranno regole e divieti, ma raccomandazioni e l’invito a evitare di stare con persone non conviventi. In tutto il periodo, compreso il Natale, restera’ il coprifuoco dalle 22 e l’apertura dei negozi fino alle 21. La messa di Natale – ma su questo valuta la Cei – dovrebbe svolgersi alle 20. Altri nodi restano da sciogliere e lo saranno solo dopo il confronto con il Parlamento e con le Regioni: qualcosa potrebbe cambiare. Sulla chiusura degli alberghi vicini alle piste da sci, ad esempio, si dibatte a lungo ma una decisione non viene presa. Cosi’ come resta l’incognita del possibile ritorno in classe degli studenti delle superiori da dicembre. Ma ci sono alcuni punti fermi: gli impianti sciistici restano chiusi fino a gennaio (Francia e Germania dovrebbero fare come l’Italia, avrebbe detto il premier nel pomeriggio) e per evitare il contagio di ritorno da altri Paesi che hanno gli impianti aperti, dovrebbe esserci obbligo di quarantena. Le crociere dovrebbero subire uno stop, per evitare che le feste vietate a terra, si svolgano in mare.

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