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Corona Virus

Coronavirus, ecco chi sono i pazienti morti e perchè fa più paura il virus della cattiva informazione

Paolo Chiariello

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Proviamo a fare informazione fornendo notizie, fatti, evitando commenti. Quando non ci comportiamo in questo modo, sbagliamo. È l’approccio normale. Questo metodo lo usiamo, ovviamente, anche nel raccontare l’Italia ai tempi del Coronavirus. Trattandosi poi di questioni mediche, evitiamo qualsiasi commento perché un giornalista non ha conoscenze scientifiche tali da commentare in maniera puntuale e seria informazioni mediche. E allora proviamo a tirare un pochino di somme alla fine di una prima settimana di informazione main stream spasmodica, asfissiante sulla presunta epidemia da coronavirus in Italia. Abbiamo capito anche noi di Juorno che non è una banale influenza, ma che non è nemmeno la peste bubbonica, il colera che fa centinaia di morti nello Yemen tra le popolazioni sotto le bombe o Ebola che uccide da anni migliaia di persone in Africa nel silenzio assoluto dei media. E allora nel racconto di questa influenza da coronavirus (una variante più virulenta della normale influenza)  occorre trovare un equilibrio tra allarmismo o terrorismo mediatico e indifferenza. Il punto di equilibrio si chiama buona informazione. La si fa con dati, numeri, fatti, facendo parlare medici, scienziati, istituzioni scientifiche. I politici capiscono di questioni mediche più o meno quanto i giornalisti. Nulla.

E allora parlando di Coronavirus diciamo che il numero di morti provocati in Italia direttamente dalla normale influenza (cioè la morte causata dalla influenza) varia tra i 200 e 300 ogni anno. Altri 7/8mila morti sono invece causati indirettamente dalla influenza. Vuol dire che l’influenza è una concausa della morte perchè come patologia si innesta su altre patologie più gravi e causa il decesso dei pazienti.

Dunque ogni anno, secondo dati dell’istituto Superiore di Sanità, non dati di Juorno, in Italia muoiono direttamente (2/300 persone) e indirettamente (7/8mila) tra le 7mila e le 8mila persone. Davanti a quella che nei numeri è una carneficina non ci risulta che venga usata la stessa attenzione mediatica riservata al coronavirus. Oggi, mediamente, ogni media italiano dedica a questa pagina di informazione circa la metà del tempo o dello spazio (su carta o sul web) a disposizione. Ma per raccontare che cosa? O meglio, o peggio per esaltare quali aspetti?

Dare spazio ad iniziative estemporanee di politici, amplificare idiozie di sfaccendati che tirano fuori le profezie di Nostradamus o ancora dare fiato a tesi complottiste sull’utilità dei vaccini ed altre scemenze sui virus scappati dai laboratori di guerra o inoculati sulla terra dall’esercito degli extraterrestri che sta per invaderci. C’è poi il capitolo dei social e dei virologi della domenica. Ma quella è patologia seria che andrebbe curata con altri vaccini o con psicoterapeuti.

Il coronavirus, dicono gli scienziati, è una influenza determinata da un virus assai coriaceo che necessita di un vaccino specifico per evitare che si propaghi (se un virus non lo uccidi evolve in epidemia e poi pandemia) e faccia danni devastanti a livello globale.

Su questo sta lavorando la comunità scientifica internazionale, collaborando per trovare il farmaco killer del coronavirus. Sono state tre ricercatrici italiane dello Spallanzani a isolare il virus. E la loro scoperta non l’hanno conservata ma messa a disposizione della comunità scientifica mondiale.

Davanti ad una situazione come questa, tutto sommato lineare, ci stiamo affannando in Italia a dare una rappresentazione del Paese quasi caricaturale. Mi spiego. Telegiornali, speciali, dirette, approfondimenti, documentari, giornalisti vestiti da inviati di guerra con maschere antigas e microfono come se raccontassero una guerra nucleare e batteriologica in corso, uso di termini come epidemia, pandemia, isolamento, cordone sanitario che quasi mai hanno attinenza con la realtà. Insomma piuttosto che dare informazioni o meglio fare informazione, stiamo allarmando e terrorizzando milioni di italiani e convincendo la comunità internazionale che siamo un paese infetto da evitare. E infatti l’isterismo con cui i media hanno contagiato l’Italia ha anche convinto alcuni paesi (Grecia, Austria, Romania, isole Mauritius, Israele) a dichiarare l’Italia un Paese da evitare o a bloccare nostri connazionali e rispedirli a casa. Siamo alla follia. Che cosa è successo in Italia? Ci sono alcuni focolai di infezione che il Governo ha individuato e isolato, abbiamo poche decine di migliaia di persone che devono restare a casa per due settimane. Non decine di milioni come in Cina. C’è la difficoltà a individuare il paziente zero perchè l’infezione si è sviluppata in un ospedale. Davanti a questa situazione oggettiva di difficoltà, lo Stato (con tutte le sue articolazioni) si sta muovendo e verrà a capo di questa infezione.

Ma la diffusione del coronavirus in Italia che cosa ha determinato? Allora la sanità pubblica sta cercando persone infette e dunque sta facendo migliaia di tamponi faringei. Abbiamo scoperto 250 e più persone infette. Le abbiamo messe in quarantena. Tutto normale. Anzi, tutto serio. In altri paesi non se ne fanno di tamponi faringei. Dunque è normale che in Italia ci sono infetti, noi li cerchiamo per curarli e guarirli.

Dunque il livello di allerta stabilito dall’Italia è figlio della serietà di scelte delle istituzioni per salvaguardare la salute dei propri cittadini. Non è accettabile che in altri Paesi cittadini italiani vengano cacciati, messi in quarantena, costretti a chiudersi in albergo o a lasciare piscine e altri luoghi pubblici solo perchè italiani. Anzi, il Governo, col suo ministro degli Esteri, si muova e protesti ufficialmente per episodi di razzismo e discriminazione contro gli italiani. Sono inaccettabili.

Per provare a capire di che cosa stiamo parlando, i  termini di lutti, in termini di perdite di vite umane, per le quali dobbiamo avere il massimo rispetto, vi diamo i numeri di questa infezione in Italia.

  • Adriano Trevisan, 78 anni di Vo’ Euganeo (Padova) è morto il 21 febbraio. Era ricoverato da una decina di giorni all’ospedale di Schiavonia (Padova) con una diagnosi di polmonite. Poiché non era mai stato in Cina, solo pochi giorni prima del decesso gli era stato effettuato il test sul coronavirus, risultato positivo. Trevisan frequentava un bar del suo paese assieme a un amico a sua volta trovato positivo.
  • Una donna di 75 anni residente a Casalpusterlengo, uno dei comuni della «zona rossa» del Lodigiano, muore il 22 febbraio. Fatale per la donna sarebbe stata una visita al pronto soccorso di Codogno nelle stesse ora in cui si trovava lì il cosiddetto «paziente 1», il trentottenne di Codogno da cui si ritiene sia partito l’intero contagio. Alla donna di Casalpusterlengo il tampone sul virus è stato eseguito post mortem.
  • Angela Denti, 68 anni, di Trescore Cremasco (Cremona) muore domenica all’ospedale di Crema. Aveva un quadro clinico molto compromesso: era ricoverata nel reparto di oncologia con una diagnosi di tumore e poco prima del decesso aveva avuto un attacco cardiaco. In seguito a una crisi respiratoria, era stata trovata positiva anche al coronavirus.
  • Un uomo di 84 anni di Villa di Serio è morto a Bergamo, all’ospedale Papa Giovanni: era stato trasferito lì dall’ospedale di Alzano Lombardo con un quadro clinico già compromesso e positivo al coronavirus.
  • Un uomo di 88 anni, nato a Caselle Landi e residente a Codogno è la quinta vittima del coronavirus in Italia. Il paese del Lodigiano ed è uno dei dieci centri inseriti nel «focolaio» dal decreto del ministero della salute e della Regione Lombardia.
  • Un uomo di 80 anni, residente a Castiglione d’Adda (uno dei paesi della «zona rossa» lombarda) è morto all’ospedale Sacco di Milano. Giovedì era stato ricoverato per un infarto all’ospedale di Lodi. Inizialmente era stato ricoverato in rianimazione ma una vola risultato positivo al test, era stato trasferito a Milano.
  • Un uomo di 62 anni residente a Castiglione d’Adda, è morto nel pomeriggio all’ospedale di Como. È la settima vittima legata al coronavirus in Italia. Anche Castiglione è uno dei comuni compresi nel focolaio del Lodigiano. Anche in questo caso si tratta di un paziente che soffriva già di altre di patologie cardiache e doveva sottoporsi a dialisi.

Giornalista. Ho lavorato in Rai a Cronache in Diretta. Ho scritto per Panorama ed Economy, magazines del gruppo Mondadori. Sono stato caporedattore e socio fondatore assieme al direttore Emilio Carelli di Sky tg24. Ho scritto libri: "Monnezza di Stato", "Monnezzopoli", "i sogni dei bimbi di Scampia" e "La mafia è buona". Ho vinto il premio Siani, il premio cronista dell'anno e il premio Caponnetto.

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Istituto Zooprofilattico, Limone: facciamo 700 tamponi al giorno grazie all’aiuto gratis di un laboratorio privato, e allora?

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No alle polemiche, sì ad una strategia integrata di approvvigionamento. Ecco come l’Istiuto Zooprofilattico di Portici fa 700 tamponi al giorno. Rispondono così alle polemiche di queste ore sui rapporti con un laboratorio privato, sulle collaborazioni in tempi di epidemia.

Come siete riusciti a compiere questo sforzo?
In una crisi sanitaria dalle conseguenze senza precedenti, in cui ogni giorno ci ritroviamo a compiere scelte difficili a  tutela del più alto diritto alla Salute, scopriamo questa mattina che non è solo dalla minaccia invisibile di un virus che dobbiamo difenderci, ma anche da chi mistifica, gettando ombre sul nostro operato.
Da dove nasce la sua amarezza?
L’IZSM, in quanto ente di sanità pubblica, è dotato di un laboratorio di bio-sicurezza di livello 3 , dotato di macchine per l’estrazione e l’indentificazione di RNA dei virus e, come tutti i laboratori italiani ed europei, deve ricorrere per le forniture del materiale di consumo alle ditte che producono queste tecnologie.  Questi approvvigionamenti, in condizioni normali, sono garantiti senza problemi.  Con l’esplosione dell’emergenza da Covid-19 è partita la corsa selvaggia per accaparrarsi i  kit per le analisi dei tamponi ed i macchinari. Il mercato è andato in sofferenza perché  in tutto il mondo c’è bisogno di questi strumenti e la Campania, così come le altre regioni d’Italia, sta facendo i conti con un grave problema di approvvigionamento.  Intuendo che si sarebbe andati incontro ad una carenza di  reagenti e di macchinari e, visto il protrarsi dei tempi di attesa degli ordini, l’IZSM già alcune settimane fa ha adottato una precisa strategia, rivolgendosi alla AB-Analitic, azienda italiana dalla quale avevamo già acquistato i macchinari mesi fa per condurre altri studi clinici e screening regionali quali l’HPV ed altre attività.

E allora?
Le spiego: la AB-Analitic, ha in dotazione le macchine con le quali riesce in maniera dinamica a creare dei kit di estrazione anche per virus nuovi, consentendo di effettuare 800 analisi di tamponi al giorno.  Abbiamo quindi ottenuto la consegna di tutte le macchine che gìà avevamo comprato precedentemente e ci siamo assicurati la fornitura di kit, ma dovevamo individuare un laboratorio dove metterle in funzione. In pochissimo tempo abbiamo preparato un protocollo d’intesa con Ceinge e ASL di Salerno che individuava nel laboratorio di classe tre dell’Ospedale di Eboli la sede di destinazione del macchinario e per condurre attività diagnostica per i tamponi e per l’ attività di ricerca su un farmaco.
Ottenuto un consenso formale del direttore Iervolino abbiamo sollecitato, non senza difficoltà, la consegna del materiale acquistato e nel  frattempo, il 24 marzo, quando la macchina è arrivata, non avendo avuto più riscontro dall’ASL di Salerno in relazione alla firma della convenzione per l’utilizzo condiviso del laboratorio dell’ospedale di Eboli, abbiamo dovuto fare altro.

E cioè?
L’emergenza non conosce i tempi della burocrazia e noi, con le macchine ed i kit fermi sui furgoni, non potevamo attendere oltre. Abbiamo incassato, pertanto, la disponibilità del laboratorio AMES, che  già in virtù di una gara europea si era aggiudicato, nel dicembre 2019, i servizi delle attività di analisi indetta dall’izsm nel settembre dello stesso anno. Aggiungiamo che nelle more del contratto che si è sottoscritto a marzo, dopo le opportune verifiche amministrative, abbiamo ricevuto da AMES la disponibilità gratuita degli spazi per l’emergenza covid-19.

Da qui nasce la notizia che l’izs del Mezzogiorno utilizza un laboratorio privato?
Un Laboratorio privato che a titolo gratuito ci offre solo la struttura però. Ma certo non abbiamo lavorato in modo clandestino perché abbiamo inviato, preventivamente,  tutte le comunicazioni dovute al Ministero della Salute e alla Regione Campania. Quindi le macchine sono state consegnate al laboratorio Ames di Casalnuovo con una importante precisazione, però, che l’IZSM ha eseguito gli esami lì con proprie macchine, con propri kit e materiali di consumo e con il proprio personale specializzato.

Ames che cosa ci guadagna però in questa storia?
Niente nemmeno un centesimo.

Non c’è niente di strano in questo rapporto?
Bah? Mi piacerebbe qualcuno lo spiegasse.

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Torna Agorà, Serena Bortone parla di pandemia con politici, giornalisti e scienziati: dagli Usa sarà collegato Antonio Giordano

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Torna domani, lunedì 6 aprile, il programma del mattino di Rai3, Agorà, condotto da Serena Bortone. Dalle 8 alle 10 si parlerà, ovviamente, di coronavirus, della emergenza sanitaria in Italia, del momento delicato che sta attraversando il paese e di come il Covid 19 sta colpendo il mondo intero, mettendo in difficoltà gli Usa, dove Donald Trump, a New York, ha schierato l’esercito. Gli ospiti di Agorà saranno, Pierpaolo Sileri, viceministro della Salute – M5S; Maurizio Martina, Partito Democratico; Giulio Gallera, assessore al Welfare Regione Lombardia; Stefano Bonaccini, presidente Regione Emilia Romagna – PD; Maurizio Gasparri, Forza Italia; Marco Marsilio, presidente Regione Abruzzo – FDI; Maurizio Molinari, direttore La Stampa.  Sin qui il parterre della politica e del giornalismo. Ci saranno poi gli scienziati che proveranno a far capire a che punto è il contagio e come lo si sta combattendo. Ci saranno Giuseppe Remuzzi – direttore Istituto Mario Negri; Eleonora Lombardi, infermiera Ospedale Maggiore Bologna; Nicola Cilloni, responsabile Terapia Intensiva Ospedale Maggiore Bologna e dagli Usa,  Antonio Giordano, ricercatore e direttore dello Sbarro Institute di Philadelphia che spiegherà la situazione sempre più difficile negli States,  le scelte del virologo capo della Casa Bianca, Anthony Fauci, e le sperimentazioni di un vaccino a Pittsburgh da parte di un ricercatore italiano, Andrea Gambotto, barese ma da anni come Giordano negli States.

 

Lunedì 6 aprile, dalle 8 alle 10, Agorà, Rai 3

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Contagio sotto controllo in Campania, ma ecco il bilancio di sangue: 189 morti e 3068 contagiati

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L’Unità di Crisi della Regione Campania comunica che sono pervenuti i seguenti dati:

– Ospedale Cotugno di Napoli: 406 tamponi di cui 20 positivi;

– Ospedale Ruggi di Salerno: 203 tamponi di cui 23 positivi;

– Ospedale Sant’Anna di Caserta: 99 tamponi di cui 3 positivi;

– ASL di Caserta presidi di Aversa e Marcianise: 92 tamponi di cui 12 positivi;

– Ospedale Moscati di Avellino: 94 tamponi di cui 17 positivi;

– Ospedale San Paolo di Napoli: 17 tamponi di cui 2 positivi;

– Azienda Universitaria Federico II: 125 tamponi di cui 5 positivi;

– Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno: 178 tamponi di cui 1 positivo;

– Ospedale di Nola: 170 tamponi di cui 20 positivi;

– Ospedale di Eboli: 61 tamponi di cui 5 positivi.

  • Positivi di oggi: 108
  • deceduti 199
  • Tamponi di oggi: 1.445
  • Totale complessivo positivi Campania: 3.068
  • Totale complessivo tamponi Campania: 24.584

 

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