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Coronavirus, “Cura Italia”: il disagio di medici e odontoiatri che chiedono strumenti assistenziali adeguati

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Sono migliaia di medici e odontoiatri che si sono riuniti in un gruppo su Facebook -ENPAM&Covid-19 -preoccupati dagli effetti del decreto “Cura Italia” .
“La repentina diffusione dell’epidemia da Covid-19 ha determinato, nel nostro paese, come dicono in una nota, uno stato di emergenza tale da indurre il governo nazionale a disporre, attraverso lo strumento dei DPCM , misure di distanziamento sociale sempre più stringenti fino al look down del 21 marzo us. A ciò si è aggiunta una manovra economica straordinaria di circa 25 miliardi di euro a sostegno dell’economia nazionale che però ha difatti estromesso da ogni tipo di provvedimento assistenziale tutti i professionisti iscritti a casse previdenziali private afferenti in AdePP. Tra queste c’è l’ENPAM, il cui presidente Alberto Oliveti è anche presidente di AdEPP. In ENPAM confluiscono i medici e gli odontoiatri, nel fondo quota B in dettaglio, coloro i quali esercitano in regime libero-professionale. Questi ultimi hanno spontaneamente costituito un gruppo Facebook denominato Enpam & Covid-19 che conta al momento della redazione di questo comunicato oltre 17000 adesioni”.

“Il gruppo ha come obiettivo la rappresentazione del disagio di tutta la categoria ed il riconoscimento urgente di strumenti assistenziali già previsti dallo statuto della relativa cassa(ENPAM). Per questo è stata già inoltrata istanza al presidente ADEPP(Associazione Enti previdenziali privati) per rappresentare il disagio e chiedere il riconoscimento di condizioni emergenziali ampiamente previste dallo statuto. Nello specifico si chiede ai presidenti di tutte le regioni italiane ed al ministero della salute la tempestiva chiusura con decreto, di tutti gli studi medici ed odontoiatrici privati al fine di impedire il contagio e la diffusione del covid-19 alla luce della difficoltà di garantire il rispetto delle linee guida nella prevenzione della diffusione del medesimo legate in particolare alla difficoltà nel reperire i necessari presidi e dispositivi di protezione individuale. Oltre al riconoscimento di adeguati strumenti assistenziali necessari a contenere gli effetti della crisi che mette a repentaglio l’intero indotto con la perdita di migliaia di posti di lavoro! Medici e Odontoiatri restano comunque sconcertati per non essere stati contemplati da nessuna disposizione governativa pur essendo parte determinante nella gestione di questa emergenza”.

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Dal 3 giugno gli itaiani possono viaggiare, ecco però tutte le regole da osservare per andare all’estero

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Dal 3 giugno si viaggerà in tutta Italia, tra regioni e via mare; e all’estero? Riprendono gli spostamenti tra i Paesi dell’area Schengen senza quarantene ne’ autocertificazioni, ma gli accordi tra le nazioni sono complicati e vengono adottate misure e regole diverse, caso per caso, sempre in base all’andamento dell’epidemia. La Grecia, per esempio, apre le frontiere ma per ora non agli italiani, la Spagna consente l’ingresso ai turisti ma solo da luglio mentre la Croazia vuole la prenotazione degli alberghi come garanzia. D’altronde le frontiere sono competenza dei singoli Paesi e la Commissione europea puo’ solo invitare tutti ad accordi coordinati e a garantire che ci sia una strategia comune per non svantaggiare alcuni Stati rispetto ad altri. Al momento pero’ l’apertura delle frontiere e’ a singhiozzo, come dimostra la Grecia che dal 15 giugno permette l’entrata a 29 Paesi ma non al nostro, alla Francia e alla Spagna. ha precisato il governo ellenico, ; Atene ha comunque fatto sapere che aggiornera’ l’elenco degli accessi consentiti il primo luglio e che ha adottato le misure chieste dalla Commissione Europea secondo la quale i 27 Stati devono seguire tre criteri: epidemiologico, usando le informazioni dell’Agenzia europea che monitora l’andamento del virus; la capacita’ di contenimento e di tracciamento attraverso le app e le prenotazioni. In attesa che i ministri Ue si incontrino il prossimo 5 giugno per un ulteriore confronto, ecco le regole base per viaggiare quest’estate.

Dal 3 giugno ci si spostera’ in Europa e dal 15 giugno nei Paesi extra Ue, ma con diverse regole: possiamo andare in vacanza in Croazia esibendo la prenotazione alberghiera ma non si puo’ passare attraverso la Slovenia, che ha chiuso le frontiere per l’emergenza sanitaria. Possiamo andare in Austria ma solo per motivi di lavoro e con una quarantena di 14 giorni: ; e’ probabile dunque che si potra’ entrare ma solo con una prenotazione alberghiera. E’ chiusa anche la Svizzera tranne ai frontalieri per ragioni di lavoro e probabilmente le frontiere potranno aprire solo dal 6 luglio. La Francia in realta’ non ha mai chiuso le frontiere, ma per ora gli italiani che vogliono andarvi in vacanza devono avere un’autocertificazione e dichiarazione di assenza di sintomi da Covid-19; gli spostamenti saranno piu’ facili dal 15 giugno quando le regole si allenteranno. La Spagna si apre al turismo internazionale dal primo luglio in condizioni di massima sicurezza: ha annunciato il presidente Pedro Sanchez. Dall’8 giugno chi vorra’ viaggiare in Gran Bretagna dovra’ fare una quarantena di 14 giorni, cosi’ come in Belgio, a Malta e in Irlanda. Isolamento obbligatorio per chi va in Polonia, ma dal 13 giugno le restrizioni si allenteranno anche se non per l’Italia, che resta ancora sotto osservazione. La Germania apre le frontiere dal 15 giugno senza restrizioni, ma per ora si viaggia solo per motivi di lavoro. Chi vuole fare una vacanza a Cipro – che da luglio apre le frontiere a molti Paesi tranne che all’Italia – dovra’ aspettare che migliori l’emergenza sanitaria. Le diplomazie sono dunque ancora al lavoro e in attesa di ulteriori aperture o chiusure e’ bene consultare il sito viaggiaresicuri.it a cura del Ministero degli Esteri.

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“Infezione sotto controllo, possibile seconda ondata meno violenta” dice il presidente dell’Istituto superiore sanità

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Il monitoraggio dei dati del contagio dell’ISS (istituto superiore di Sanità) sta funzionando. L’infezione è, più o meno, sotto controllo. Possiamo essere cautamente ottimisti. Se dovesse arrivare una seconda ondata, sarà meno violenta, meno letale della prima. Questo è quanto pensa Silvio Brusaferro, il presidente dell’Istituto superiore di sanità. Ora che c’è possibilità di fare ragionamenti e non inseguire una drammatica emergenza sanitaria, Brusaferro sostiene che abbiamo molti più strumenti per contrastare e controllare la malattia. Secondo il professore Brusaferro “i dati raccolti su base settimanale insieme alle Regioni stanno evidenziando una capacità di controllo dell’infezione da parte dell’Italia”. Non  risponde però Brusaferro a domande sui rischi regionali, territoriali e cioè se la Lombardia, ad esempio, può riaprire come le altre regioni. “Io guardo al quadro generale.
Osservando le regioni, ci rendiamo conto che praticamente quasi tutte hanno un decremento dei nuovi casi, che oltretutto sono sempre più asintomatici, e i vari sistemi sanitari non sono sotto pressione. Gli indicatori ci dicono questo. Ricordo che il monitoraggio è frutto di uno sforzo collettivo di professionisti e ricercatori dell’Istituto, del ministero della salute, della Commissione tecnico scientifica e delle Regioni” dice Brusaferro.

Silvio Brusaferro. Presidente dell’Istituto superiore di sanità

Che cosa succederà se dopo una possibile riapertura di tutta l’Italia dovessero verificarsi problemi seri localizzati in una regione, in un pezzo di territorio? “Il monitoraggio – spiega Brusaferro – è molto sensibile ed è in grado di individuare i primi segnali di una aumentata circolazione. Man mano che dovesse emergere e confermarsi un aumento dei casi preoccupante, le regioni saranno in grado di adottare subito misure di controllo. Dobbiamo essere cauti e attenti ma consapevoli che gli strumenti in campo possono consentire di intervenire precocemente per evitare gli scenari più drastici”. Timori di una seconda ondata di contagio? “No, una seconda ondata non è scontata ma nemmeno si può escludere” spiega Brusaferro che però aggiunge che “non si possono fare paragoni con quanto abbiamo vissuto, comunque non avrà lo stesso impatto della prima. La disponibilità di un vaccino farà poi la differenza. Lo sforzo che dobbiamo fare è immaginarci un immediato futuro dove dovremo convivere ancora un po’ con questa situazione”.

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Coronavirus Campania, dati del contagio buoni: nessun decesso e 5 positivi al covid 19

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L’Unità di Crisi della Regione Campania comunica che sono pervenuti i seguenti dati:

– Ospedale Cotugno di Napoli: sono stati esaminati 368 tamponi di cui nessuno risultato positivo;
– Ospedale Ruggi di Salerno: sono stati esaminati 525 tamponi di cui nessuno risultato positivo;
– Ospedale Sant’Anna: sono stati esaminati 110 tamponi di cui nessuno risultato positivo;
– Asl di Caserta presidi di Aversa-Marcianise: son​o stati esaminati 239 tamponi di cui 1 risultato positivo;
– Ospedale Moscati di Avellino: sono stati esaminati 148 tamponi di cui nessuno risultato positivo;
– Ospedale San Paolo di Napoli: sono stati esaminati 160 tamponi di cui 1 risultato positivo;
– Laboratorio dell’Azienda ospedaliera Federico II: sono stati esaminati 165 tamponi di cui nessuno risultato positivo;
– Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno: sono stati esaminati 348 tamponi di cui nessuno risultato positivo;
– Ospedale di Nola sono stati esaminati 225 tamponi di cui 3 risultati positivi;
– Ospedale San Pio di Benevento: sono stati esaminati 105 tamponi di cui nessuno risultato positivo;​​
– Ospedale di Eboli: sono stati esaminati 298 tamponi di cui nessuno risultato positivo;
– Laboratorio del CEINGE/IZSM sono stati esaminati 403 tamponi di cui nessuno risultato positivo;
– Laboratorio Biogem: sono stati esaminati 363 tamponi di cui nessuno risultato positivo;​
– Cardarelli/IZSM sono stati esaminati 53 di cui nessuno risultato positivo.​

  • Positivi di oggi: 5
  • Tamponi di oggi: 3.510
  • Totale complessivo positivi Campania: 4.802
  • Totale complessivo tamponi Campania: 201.543

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