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Corona Virus

Coronavirus, a Milano 3.979 casi e 1.882 a Napoli

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A Milano sono 3.979 i nuovi casi di coronavirus registrati nelle ultime 24 ore. Lo si legge nel bollettino del ministero della Salute del 30 ottobre. Ben 1.882 i nuovi positivi registrati a Napoli, 1.754 a Roma e 1.631 a Torino. Sono numeri che indicano una forte circolazione del virus in tre aree metropoli enormi, le più grandi d’italia (Milano e Napoli) e in una grande città come Torino.

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Green pass base e rafforzato, dal 6 dicembre senza questo documento si vivrà quasi da “reclusi” : ecco tutte le regole

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Le norme del decreto in vigore dal 6 dicembre al 15 gennaio prevedono due green pass: base e rafforzato.
È il green pass base che viene rilasciato anche con il tampone, antigenico o molecolare, oltre che con vaccino e guarigione dal Covid.
Si ottiene gratuitamente andando sul sito del governo ( dgc.gov.it ) con tessera sanitaria o identità digitale (Spid/Cie). Si può ottenere anche scaricando l’app Immuni o andando sul sito del Fascicolo Sanitario Elettronico Regionale.
Per io controllo occorre la nuova versione dell’app del ministero della Salute. Verifica C19 riconosce se il green pass è base o rafforzato.
Con il green pass base si può andare al lavoro. Il green pass si ottiene anche con il tampone e resta valido per tutti i lavoratori che non hanno l’obbligo vaccinale.
Con il green pass base non si può entrare a ristorante, cinema, teatro, allo stadio o in discoteca. Dal 6 dicembre per entrare in un ristorante al chiuso serve il green pass rafforzato.
In zona arancione bar e ristoranti restano aperti. Ma chi ha solo il green pass base non può entrare nei locali pubblici al chiuso. Possono andarci solo se ci sono zone all’aperto per le consumazioni.
In zona gialla, dal 6 dicembre non c’è più il limite di persone al tavolo. Possono sedersi solo vaccinati e guariti.
In zona gialla le discoteche saranno aperte ma il green pass base non vale.
Chi è positivo al Covid non può muoversi liberamente con il green pass base. Se pescati in fallo alle persone positive il green pass viene sospeso.
Sul bus, treni e sulla metro si sale solo con il green pass base o rafforzato da lunedì 6 dicembre. Va bene anche un tampone negativo.
La validità dei tamponi per il green pass hanno validità di 72 ore per il molecolare e per l’antigenico a 48 ore.
I controlli saranno fatti a campione dalle forze dell’ordine. Anche il personale delle aziende di trasporto pubblico locale è autorizzato a verificare se il passeggero è in regola.
Per aerei e treni ad alta velocità basta il tampone e il green pass base.
I ragazzi sopra i 12 anni per salire sull’autobus o sulla metropolitana devono avere il green pass perchè anche per loro dal 6 dicembre è obbligatorio. Il governo sta lavorando per ridurre il costo dei tamponi a carico delle famiglie. I test potrebbero diventare gratuiti per gli studenti.
I ragazzi che compiono 12 anni a dicembre rischiano di passare il Natale senza green pass, perché in attesa del vaccino per la fascia 5/11 (e del giorno del loro compleanno) non hanno ancora potuto fare l’iniezione. Per avere il certificato devono passare 15 giorni dalla prima dose, il che è un problema sia per gli studenti che devono prendere il bus, sia per le famiglie in vista delle vacanze natalizie.
Per entrare nei musei basta il green pass base.
Per partecipare a nozze, battesimi, comunioni e altre cerimonie civili o religiose è sufficiente il base.
Per frequentare palestre e piscine serve il green pass base. La nuova regola vale anche per gli spogliatoi.
Per entrare in hotel e per frequentare ristorante, piscina, palestra, centro benessere e spogliatoio è richiesto il green pass base.
Gli impianti sciistici restano aperti. In zona bianca e gialla si può sciare con il base, in zona arancione entrano solo vaccinati e guariti. In zona rossa non si scia.
Per le fiere quale green pass serve? Basta il base in tutte le zone di rischio.

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Arriva il green pass rafforzato, aggiornata App verifiche

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A tre settimane dal Natale e con ancora 16mila casi e 75 morti in 24 ore, l’Italia prova a resistere alla quarta ondata del Covid con sempre piu’ Regioni e Comuni che introducono l’obbligo di mascherina anche all’aperto – l’ultimo in ordine di tempo e’ il governatore della Calabria Roberto Occhiuto che ha anche dichiarato zona arancione il comune di Isola Capo Rizzuto – ma soprattutto con il green pass rafforzato, lo strumento individuato dal governo per spingere ulteriormente chi non lo ha ancora fatto a vaccinarsi. Una misura che, a poche ore dall’entrata in vigore, sembra gia’ produrre dei risultati, con il boom di prime dose negli ultimi sette giorni e le somministrazioni giornaliere che hanno quasi raggiunto le 500mila, numeri che non si vedevano da prima dell’estate. Proprio in vista di lunedi’ il governo ha aggiornato ‘Verifica C19′, la App del ministero della Salute per il controllo dei certificati verdi. La nuova versione presenta un’unica modifica: la possibilita’ di selezionare il tipo di verifica che si vuole effettuare. Se si indica la ‘verifica base’, la app riconoscera’ tutti i i green pass, quelli ottenuti con il vaccino, la guarigione o con l’esito negativo di un tampone. Se invece si seleziona la ‘verifica rafforzata’, il sistema leggera’ solo i Qr Code di vaccinati e guariti. L’aggiornamento della app, basato sulla necessita’ che chi e’ chiamato ad effettuare le verifiche non conosca lo stato sanitario di chi vuole usufruire del servizio, apre pero’ un problema: se l’esercizio commerciale – un ristorante, un cinema o una discoteca – non attiva la modalita’ di verifica ‘rafforzata’, anche i non vaccinati risulteranno in regola. Una questione al momento irrisolta e che scarica di fatto su chi deve effettuare le verifiche ogni onere. E non e’ un caso che sia palazzo Chigi sia il Viminale hanno ribadito piu’ volte che i controlli saranno rafforzati e vi parteciperanno tutte le forze di polizia. Sabato prossimo, inoltre, sul tavolo del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese arriveranno le relazioni dei prefetti sulla prima settimana di verifiche, dati che serviranno per capire se serve rimodulare le modalita’ di controllo. Per evitare ogni fraintendimento, sulla piattaforma che rilascia il green pass il governo ha pubblicato uno schema riassuntivo di cosa si potra’ e cosa non si potra’ fare da lunedi’: solo con il pass rafforzato si potra’ accedere, fin dalla zona bianca, ai servizi di ristorazione al chiuso, agli spettacoli aperti al pubblico, agli eventi sportivi, alle sale da ballo e alle discoteche, alle cerimonie pubbliche. Con il pass base, invece, in zona bianca e gialla si potra’ accedere ad alberghi e strutture ricettive, compresi i servizi di ristorazione, a musei, piscine, palestre, circoli sportivi (spogliatoi inclusi), sagre, fiere, convegni e congressi, centri termali, parchi tematici, centri culturali, sociali e ricreativi, feste per cerimonie civili e religiose, sale da gioco, scommesse bingo e casino’. In caso pero’ di passaggio in zona arancione, tutte queste attivita’ saranno consentite solo con pass rafforzato. Per i trasporti, invece, il pass base consentira’ in zona bianca e gialla di prendere aerei, navi e treni a lunga percorrenza, interregionali e regionali, bus e metro del trasporto pubblico locale, bus con conducente e di usufruire degli impianti di risalita nelle stazioni sciistiche. Quello rafforzato servira’ invece in caso di zona arancione per uscire dal proprio comune e per prendere gli impianti di sci. Una differenziazione che, ha ribadito il presidente della Lombardia Attilio Fontana, ha lo scopo di scongiurare le misure piu’ restrittive e soprattutto di far crescere le vaccinazioni. “Spero che la campagna vaccinale in corso, magari con una spinta ulteriore possa evitare ulteriori restrizioni”. I dati dicono che le somministrazioni hanno ripreso a correre, soprattutto grazie alle terze dosi: nelle ultime 24 ore ci sono state quasi 500mila somministrazioni, con ben 423mila booster, oltre 30mila seconde dosi e 33mila prime dosi. Numeri che potrebbero salire ancora proprio grazie al super pass, anche perche’ la curva continua a crescere lentamente, le ospedalizzazioni salgono (in terapia intensiva ci sono 732 persone, 24 in piu’ di ieri mentre l’incremento nei reparti ordinari e’ di 43 pazienti in piu’, per un totale di 5.428) e altre 6 regioni – Lombardia, Veneto, Marche, Lazio, Campania e Calabria – rischiano di cambiare colore e raggiungere in zona gialla Friuli Venezia Giulia e Alto Adige. Provincia quest’ultima dove e’ stato individuato un altro caso di variante Omicron (il nono in Italia, dopo i sette della Campania e il paziente del Veneto): una donna rientrata dal Sudafrica a fine novembre, che e’ in isolamento e non presenta sintomi gravi, mentre il suo unico contatto stretto e’ asintomatico ed e’ in quarantena.

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Omicron,i test per scoprire se sfugge ai vaccini

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Se sono necessarie due settimane per capire se la variante Omicron riesce a sfuggire ai vaccini, come e’ stato detto piu’ volte da quando e’ arrivata la prima segnalazione dal Sud Africa, e’ perche’ questo e’ il tempo richiesto dai due test che permettono di avere la risposta. Su questa base, le aziende produttrici dei vaccini potranno decidere se aggiornare o meno i vaccini. I due test possibili, che probabilmente sono gia’ in corso in molti laboratori del mondo, si basano sull’analisi degli anticorpi presenti nei sieri ottenuti da soggetti vaccinati e sull’analisi del comportamento dei linfociti T, ossia delle cellule immunitarie legate alla cosiddetta memoria indotta. “Si tratta di due tipi di esperimenti che, in modo diverso, permetteranno di capire la tenuta dei vaccini attuali”, rileva il virologo Francesco Broccolo, dell’Universita’ di Milano Bicocca. Al primo gruppo appartengono i “test di sieroneutralizzazione”, che utilizzano sieri ottenuti da soggetti vaccinati e permettono di vedere come gli anticorpi siano o meno in grado di neutralizzare il virus Omicron. “A questo scopo – osserva – si puo’ utilizzare la variante Omicron tal quale del virus SarsCoV2, ma questa e’ una strada rischiosa poiche’ richiede l’isolamento della stessa su colture cellulari con produzione di stock virali di variante Omicron, oppure si possono utilizzare pseudovirus, ossia virus modificati inerti, inserendo tutte le 35 mutazioni della variante Omicron”. Mettendo a contatto il virus con gli anticorpi contenuti nei sieri dei soggetti vaccinati a diverso titolo e’ possibile osservare se la variante riesce o meno a sfuggire agli anticorpi neutralizzanti indotti dal vaccino. Il secondo banco di prova e’ un test di citofluorimetria per verificare l’efficienza della memoria dei linfociti T, ossia l’immunita’ cellulo-mediata: “potrebbe essere piu’ plastica e proteggere dalla variante Omicron. In questo caso si va a vedere se, a contatto con l’antigene Spike della nuova variante, i linfociti T memoria sono ancora in grado di riconoscerla nonostante le diversita’ presenti tra la proteina Spike della Omicron e quella del vaccino, misurando la produzione specifica di interferone a seguito della stimolazione antigenica”, spiega il virologo. La tecnica che permette di controllare se questo avviene e in che misura si chiama Elispot (dall’inglese Enzyme-Linked immunoSPOT): “E’ un approccio molto usato per misurare la risposta della memoria cellulare”, osserva. “Entrambi questi tipi di esperimenti richiedono un tempo di circa due settimane”, aggiunge. Sarebbe interessante, inoltre, misurare la risposta dei linfociti T dei pazienti che hanno avuto la malattia per valutare la protezione cellula-mediata in soggetti che hanno avuto il COVID. Dal punto di vista epidemiologico, intanto, si potrebbe verificare la percentuale di infezioni da variante Omicron rispetto alla Delta nelle persone vaccinate. Molto probabilmente, rileva Broccolo, “per avere la risposta non dovrebbe essere necessario il sequenziamento per tutti: considerando che Delta e’ di gran lunga la piu’ diffusa, i tamponi molecolari multitarget permettono gia’ di individuare un sospetto caso da variante Omicron”. Quest’ultima ha infatti una caratteristica che i test possono riconoscere in quanto e’ presente solo nella variante Alfa, ora praticamente scomparsa: si tratta delle delezione 69-70. “Se i test individuassero questa delezione, allora – conclude l’esperto – si potrebbe cercare la conferma nel sequenziamento”.

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