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“Corleone by Lucia Riina”, il ristorante di Parigi dove si mangia italiano, un locale dove la figlia del capomafia oltre ai suoi quadri ha appeso i ritratti del padre mafioso e della mamma

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“Le colpe dei padri non possono ricadere sui figli”. Queste sono le poche parole pronunciate da Rosario, lo chef del ristorante ‘Corleone by Lucia Riina’, la trentanovenne ultimogenita del boss di Cosa Nostra Totò Riina, trasferitasi nel settembre del 2018 a Parigi per cominciare – come ebbe modo di scrivere lei stessa su Facebook – una “vita nuova” con la famiglia. La sua famiglia è il marito Vincenzo Bellomo e la figlia, che ha poco più di due anni, una bella bimba con occhi chiari e belli come quelli della mamma. Il locale “Corleone by Lucia Riina”, è molto piccolo. Una 70ina di metri quadrati. Appena una trentina di posti. È però un posto accogliente ed elegante: Arredato bene, sulle pareti ci sono  quadri firmati dalla ‘padrona di casa’.

Tra questi c’è un ritratto con la bimba in fasce, diversi stemmi di Corleone con un cuore al centro nonchè un ritratto stilizzato del papà mafioso morto in cella al 41 bis, secolo sotto una valanga di ergastoli. E poi c’è il ritratto della madre, Ninetta Bagarella. Robert Fratellini, il proprietario del locale assieme a Lucia, è persona tranquilla.

Sul quadro del mafioso appeso alla parete, a chi gli chiede qualcosa, risponde sempre che se dà fastidio, è pronto a rimuoverlo subito. Roberto Fratellini, discendente di una famiglia circense fiorentina, conobbe Lucia Riina, sostiene lui, attraverso i quadri. La contattò per acquistarne alcuni e cominciò  un’amicizia. Una amicizia che si cementò quando a Corleone cominciava a diventare difficile per Lucia Riina restare e vivere. Ci furono una marea di polemiche sul bonus bebè e altri problemi a trovare una casa in affitto. Da qui ci fu la proposta di Fratellini di trasferirsi insieme alla famiglia a Parigi e creare un locale a suo nome in cui avrebbe potuto continuare a dipingere in un atelier messo a sua disposizione nel sottoscala. Fratellini spiega anche se nessuno glielo chiede che non c’è nessuna volontà di lucrare sul suo pesante cognome o sulle azioni del padre. Nel ristorante, sostiene Fratellini perchè Lucia non parla con nessun giornalista, si vuole solo offrire ai clienti una cucina di alta qualità e un posto carino dove accogliere i clienti. Per garantire la sua buona fede, cita l’esempio degli Usa, Chicago o New York, dove ci sono tanti locali intestati ad Al Capone o i Soprano. Il locale è intestato alla società per azioni Luvitopace con un capitale sociale di mille euro e il cui presidente è Pierre Duthilleul. I prezzi non sono esattamente a buon mercato, con gli Spaghetti al pomodoro di San Marzano e la Burrata e le Orecchiette alla Corleonese (Specialità della Casa) a 18 euro.

Lucia Riina. La figlia del capomafia morto in cella in fuga dal passato ingombrante del papà

Per ora, la figlia del boss preferisce non esprimersi, ma lo farà, fanno sapere, in un’intervista che rilascerà al quotidiano Le Parisien quando avrà garanzie precise che sarà trattata con rispetto e senza pregiudizi.

Nel ristorante di cui si e’ fatta ‘madrina’ anche la moquette è decorata con lo stemma della Trinacria. Mentre la musica di sottofondo ha poco a che vedere con l’immaginario del Padrino – con pezzi a ripetizione di Franco Battiato, Fabrizio De Andrè o Rino Gaetano.

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Lavoratori trattati come schiavi: blitz della Polizia a Latina, coinvolti anche un sindacalista e un ispettore del lavoro

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Sfruttavano centinaia di stranieri e li impiegavano nei campi a fare lavori agricoli in condizioni disumane. È in corso un’operazione della Polizia di Stato di Latina nei confronti di un’organizzazione criminale dedita allo sfruttamento del lavoro ed al caporalato ai danni di centinaia di persone.

Nel blitz coinvolti fra gli altri un sindacalista ed un ispettore del lavoro che operavano nella provincia di Latina: anche loro sono stati raggiunti da una misura cautelare, eseguita dai poliziotti della Squadra Mobile e del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato.

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Non si ferma all’alt dei carabinieri e va a schiantarsi contro un albero a Monteforte Irpino: morto un quarantenne di Mercogliano

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Un incidente con dei punti oscuri quello avvenuto a Monteforte Irpino, sulla strada nazionale, in località Gaudi nel quale un uomo che guidava una Fiat Bravo non si sarebbe fermato all’alt dei carabinieri finendo con l’impattare contro un albero. Antonio Dello Russo, 40 anni, di Mercogliano morto incastrato nelle lamiere della sua auto. I Vigili del Fuoco ci hanno messo ore a recuperare l’auto, a tirare fuori Dello Russo e a liberare la strade.

La ricostruzione di quanto accaduto non è ancora ben chiara: Dello Russo, potrebbe aver urtato l’auto dei carabinieri e poi sarebbe scappato, inseguito dai militari lungo la strada che da Baiano porta ad Avellino. La sua corsa è finita all’altezza dell’incrocio con la provinciale per Taurano, nella zona del ponte dell’autostrada, quando Dello Russo è andato a schiantarsi contro un albero. L’uomo che è molto conosciuto nella zona, non solo a Mercogliano dove risiedeva, aveva lavorato per un corriere ma attualmente sembra fosse disoccupato: questo però non spiega perché non si sia fermato all’alt dei carabinieri.

 

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Bombe ad Afragola e alla pizzeria Sorbillo, l’analisi di Salvatore Calleri della Fondazione Caponnetto: camorra sovrana in certi posti

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Salvatore Calleri parla con Juorno.it, analizza il fenomeno camorra dentro quel perimetro più ampio e pericoloso che sono le mafie d’Italia. Calleri ne parla con la competenza dello studioso, di chi quotidianamente analizza pervasività, perniciosità, eversività delle mafie in Italia. Lo fa dall’Osservatorio privilegiato della Fondazione Caponnetto che presiede. L’abbiamo ascoltato sul ritorno delle bombe nell’area nord di Napoli (Afragola, Sant’Antimo, Melito, Grumo Nevano) e sull’ordigno fatto esplodere davanti alla pizzeria di Gino Sorbillo.

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