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Cori razzisti e antisemiti all’Olimpico, l’arbitro non sente, i calciatori fingono di nulla e il calcio muore

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Chiamiamolo effetto Salvini sul calcio italiano. Quello che é successo oggi all’Olimpico nel corso del match di Coppa Italia di cui nessuno se ne fotte tra Lazio e Novara passa in quarto piano rispetto allo spettacolo vergognoso e razzista che si respirava nello studio dei biancocelesti. Prima, durante e dopo la partita cori di una minoranza di minorati psichici che hanno insultato i poliziotti (la Polizia é una istituzione di questo Paese), hanno offeso Israele e gli ebrei e ogni tanto qualche slogan razzista riservato ai romanisti. Tutto questo si sentiva nitidamente in Tv e nello stadio era vomitevole. L’arbitro Abbattista ha fatto finta di nulla. I suoi giudici di gara, il quarto uomo e i team manager delle fue società non hanno detto e fatto nulla. E dunque é come se nulla fosse successo. Ma la cosa vergognosa é che mentre la minoranza di minorati ragliava questi cori razzisti, tutti gli altri tifosi non hanno fatto nulla per zittirli. Questo per dire che quello che sostiene il ministro Salvini che “non bisogna fermare le partite, non si può far pagare alla maggioranza il razzismo di pochi imbecilli” farà allargare l’infezione razzista in tutti i gangli vitali del calcio fino ad ucciderlo. Come dice Carlo Ancelotti, allenatore del Napoli ma soprattutto uomo di sport che ha vinto tutto in Italia, Germania, Spagna e Inghilterra, la questione razzismo “non é un problema del Napoli ma una gigantesca é irrisolta questione del calcio italiano”.

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Figlio di Salvini sulla moto acqua della polizia, i pm chiedono l’archiviazione per agenti che impedirono di filmare

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Il fatto è di tenue entità. E allora la Procura della Repubblica di Ravenna non vuole procede contro i tre agenti della scorta di Matteo Salvini che il 30 luglio tentarono di impedire a un giornalista di Repubblica di riprendere la scena del figlio dell’allora ministro dell’Interno che dalla spiaggia di Milano Marittima, dove era in vacanza col padre, partì per un giro su una moto d’acqua della polizia guidata da un agente. La Procura , infatti, ha chiesto al gip di archiviare l’inchiesta per “tenuità del fatto”. Anche perchè il reato, ammesso sia stato commesso, non è perseguibile. Che cosa era accaduto? Che il giornalista di Repubblica Valerio Lo Muzio filmò il figlio di Salvini mentre saliva su una moto d’acqua della polizia di Stato per fare un giro nel mare di Milano Marittima. Tre agenti cercarono di impedire al giornalista di documentare quel giro in moto del figlio dell’allora ministro Salvini. La procura aveva poi chiesto al Viminale di identificare i cinque agenti coinvolti nella vicenda: i due addetti alla moto d’acqua e i tre che avevano invece cercato di impedire a Lo Muzio di riprendere la scena. Per i primi due la vicenda era parsa sin da subito risolversi con un procedimento disciplinare interno alla Polizia. Non dovevano far salire il ragazzo sulla moto d’acqua. Gli altri tre agenti, sono stati indagati dalla procura di Ravenna e sono stati sentiti nelle settimane scorse. Insieme ai rispettivi legali hanno spiegato al pm la loro ricostruzione della vicenda. Al termine di questo ciclo di indagini, gli inquirenti hanno chiesto al gip di archiviare il fascicolo per la “tenuità del fatto”. Ora tocca capire che cosa vuole fuori il giornalista, Valerio Lo Muzio. Possono opporsi  alla richiesta della procura.

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Ancora un sequestro di marijuana: più di 100 chili nascosti sotto il fieno. Arrestati due incensurati

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Avevano nascosto 112 chili di marijuana sigillati in buste di cellophane all’interno di fusti di plastica interrati e poi coperti da balle di fieno: i carabinieri hanno trovato la droga ed arrestato due persone incensurate un 46enne di Mugnano Napoli ed un 18enne albanese. Il terreno agricolo, a Marano di Napoli, era riconducibile ai due arrestati. Sequestrati anche quasi 50 mila euro in contanti e materiale per il confezionamento della droga oltre a un panetto di hashish da 50 grammi.

 

 

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Docente universitaria arrestata per stalking ai danni di due colleghi

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Una docente universitaria dell’Ateneo Vanvitelli,  Facoltà di  Giurisprudenza di Santa Maria Capua Vetere, è finita agli arresti domiciliari per stalking.  Si tratta di C.C. 30enne di Grazzanise (Caserta). La donna non riusciva a rassegnarsi alla decisione del capo dipartimento della Facoltà che l’aveva sostituita con un’altra docente di Pignataro Maggiore (Caserta). Sono stati i carabinieri di Capua diretti dal tenente Franco Ciardiello  ad eseguire il provvedimento restrittivo emesso dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere dopo la denuncia presentata dalle due vittime.

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