Ue avvia procedura d’infrazione sulle “case green”: Italia tra i 19 Paesi in ritardo sui piani edilizi
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Meta description SEO: La Commissione europea avvia la procedura d’infrazione contro Italia e altri 18 Paesi per il ritardo nella presentazione del piano nazionale previsto dalla direttiva sulle “case green”. Due mesi di tempo per rispondere.
Suggerimento per immagine: Edifici residenziali europei con pannelli solari e lavori di riqualificazione energetica in corso.
Bruxelles avvia l’iter d’infrazione contro 19 Paesi
La Commissione europea ha avviato una procedura d’infrazione contro l’Italia e altri 18 Stati membri per il mancato invio nei tempi previsti della bozza di piano nazionale di ristrutturazione degli edifici richiesto dalla direttiva europea sulle cosiddette “case green”.
La scadenza fissata da Bruxelles era alla fine di dicembre. Entro quella data i governi avrebbero dovuto presentare una prima versione del piano nazionale destinato a guidare la trasformazione energetica del patrimonio edilizio.
Tra i Paesi in ritardo non c’è solo l’Italia: nell’elenco figurano anche grandi economie europee come Germania, Francia e Belgio. I governi interessati hanno ora due mesi di tempo per rispondere alle osservazioni della Commissione e tentare di evitare il passo successivo della procedura, cioè l’invio di un parere motivato.
Cosa prevedono i piani richiesti dall’Unione europea
Le tabelle di marcia richieste dalla direttiva devono indicare come ogni Paese intende contribuire alla decarbonizzazione del patrimonio edilizio entro il 2050.
La prima bozza del piano nazionale avrebbe dovuto essere presentata entro la fine del 2025. La Commissione europea avrà poi sei mesi per esaminarla e formulare eventuali raccomandazioni.
Successivamente i governi dovranno preparare la versione definitiva dei piani entro la fine di dicembre di quest’anno.
I documenti dovranno includere una panoramica del patrimonio edilizio nazionale, obiettivi di riduzione delle emissioni per il 2030, il 2040 e il 2050, oltre alle politiche, alle misure operative e alle fonti di finanziamento necessarie per realizzare gli interventi di riqualificazione energetica.
Gli obiettivi della direttiva sulle emissioni degli edifici
La direttiva europea punta a rendere il patrimonio edilizio progressivamente a emissioni zero.
Secondo il calendario fissato dall’Unione europea, tutti i nuovi edifici dovranno essere a emissioni zero a partire dal 2030, mentre per gli edifici pubblici l’obbligo scatterà già dal 2028.
Sono previsti anche obiettivi di ristrutturazione per gli immobili con le peggiori prestazioni energetiche: almeno il 16% degli edifici pubblici meno efficienti dovrà essere riqualificato entro il 2030 e il 26% entro il 2033 rispetto ai livelli del 2020.
Il confronto politico in Italia e a Bruxelles
La procedura avviata dalla Commissione ha alimentato il confronto politico.
La vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna ha sostenuto che il numero elevato di Stati in ritardo dimostrerebbe come la norma europea imponga vincoli troppo stringenti o difficili da realizzare.
Posizione simile da parte della Lega, che ha criticato duramente la direttiva definendola un’impostazione ideologica e sostenendo che molti Paesi avrebbero preso le distanze dal progetto.
Di segno opposto le valutazioni delle opposizioni. Il Partito democratico parla di un’ulteriore bocciatura dell’operato del governo da parte delle istituzioni europee, mentre il Movimento 5 Stelle ironizza sulla scarsa attenzione dell’esecutivo verso il tema della transizione energetica degli edifici.
Un’altra procedura aperta sull’ambiente
Nel frattempo Bruxelles ha deciso di proseguire anche un’altra procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia su questioni ambientali.
La Commissione contesta infatti il recepimento incompleto della direttiva europea sulla plastica monouso e alcune violazioni degli obblighi previsti dalla normativa sulla trasparenza del mercato unico.
Il confronto tra Roma e Bruxelles proseguirà nelle prossime settimane, mentre i governi dei Paesi interessati dovranno fornire chiarimenti e indicare i tempi per l’adeguamento alle norme europee.