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Ambiente

Contro il dissesto 2,5mld Pnrr, gare nel 2023

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Circa 2,5 miliardi di euro dal Pnrr, 160 milioni in manovra, e 200 milioni per le Marche: sono diversi i fondi destinati alla lotta contro il dissesto idrogeologico, con interventi da pianificare e realizzare al più presto. Le gare per quelli che rientrano nel piano italiano di rilancio vanno completate entro dicembre 2023, e i lavori dovranno terminare nel 2026. I 2,5 miliardi del Pnrr fanno parte della componente ‘Tutela del territorio e della risorsa idrica’ del piano, e puntano a mettere in sicurezza 1,5 milioni di persone oggi a rischio. Si procederà in modo preventivo, con interventi strutturali, per mettere in sicurezza da frane o ridurre il rischio di allagamento. Nelle aree colpite da calamità si ripristineranno strutture e infrastrutture pubbliche danneggiate, e si cercherà di ridurre i ‘rischi residui’. Collegato all’investimento sul rischio idrogeologico c’è quello sulla resilienza del territorio, in particolare dei piccoli comuni: a disposizione ci sono 6 miliardi per mettere in sicurezza edifici come ad esempio le scuole, adeguandoli alle norme più recenti. Nella manovra è stato inserito invece un nuovo “Fondo per il contrasto al consumo di suolo”, finanziato con 10 milioni di euro nel 2023, 20 milioni nel 2024, 30 milioni di euro nel 2025 e 50 milioni di euro all’anno nel biennio 2026-2027. Inoltre, è previsto lo stanziamento di 200 milioni per il recente nubifragio che ha colpito le Marche. Inseriti fondi anche per il sisma di Molise e Sicilia, quello dell’Italia centrale del 2016 e dell’Emilia del 2012 oltre che per l’Abruzzo. E, come aiuti diretti alla popolazione, sempre nella legge di bilancio vengono prorogate fino a tutto il 2023 le agevolazioni (dall’Imu alla sospensione dei mutui) per le popolazioni colpite dal sisma di Ischia del 2017. Mentre un’apposita normativa d’urgenza consentirà la sospensione dei termini dei versamenti e degli adempimenti tributari e contributivi in favore dei soggetti residenti o operanti nei comuni di Casamicciola e Lacco Ameno.

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Ambiente

Acqua: Anbi, Italia spreca 89% piogge, Spagna ne conserva 30% 

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 In Italia va sprecato l’89% della pioggia mentre la Spagna, paese simile al nostro per le condizioni climatiche riesce a trattenerne il 30%. E’ quanto spiega l’Anbi, in una nota nella giornata dello Spreco alimentare. Secondo Anbi, una costante ricerca applicata e l’innovazione tecnologica sono riuscite progressivamente a contenere i fabbisogni d’acqua in agricoltura, limitandoli ormai a circa il 50% delle disponibilità idriche del Paese; non altrettanto può dirsi per altri settori: dalle reti duali scomparse nelle programmazioni urbanistiche (si continuano ad annaffiare giardini e lavare automobili con acqua potabile) al ridottissimo utilizzo di acque reflue, a causa dell’inadeguatezza della rete di depuratori, senza considerare le quote idriche, utilizzate in inquinanti processi industriali o per il raffreddamento di grandi data center oppure perdute per l’eccessiva cementificazione.

“Di fronte a questa complessa realtà – dichiara Francesco Vincenzi, presidente di Anbi – è da considerarsi spreco anche il lasciare scorrere inutilizzato l’89% dei 300 miliardi di metri cubi d’acqua, che annualmente piovono sul Paese, seppur con modalità assai diverse: più concentrate e più violente nel tempo e nello spazio, aumentando così anche il rischio idrogeologico” Dotare il territorio di multifunzionali infrastrutture idriche, come laghetti e bacini di espansione, ottimizzando al contempo l’esistente – aggiunge Massimo Gargano, direttore generale di Anbi – deve essere un obbiettivo primario per incrementare la resilienza dei territori, aumentando l’autosufficienza alimentare, producendo energia rinnovabile e dando valore ai benefici ecosistemici, garantiti da un’oculata gestione dell’acqua. Non conservarla per i momenti di bisogno soprattutto in anni di perdurante siccità, pregiudica innanzitutto l’agricoltura, che produce cibo e garantisce ambiente, limitando anche le prospettive occupazionali dei giovani in un settore vitale.

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Ambiente

Transizione energetica, Agenzia del Demanio al Forum Internazionale della Sostenibilità organizzato da Fortune Italia

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L’Agenzia del Demanio partecipa al Forum Internazionale della Sostenibilità organizzato da Fortune Italia che chiude oggi la sua due giorni all’Università Ca’ Foscari a Venezia e dedicato alla transizione energetica con uno specifico focus sull’impatto che essa sta avendo sul sistema culturale, economico e geopolitico europeo e sul ruolo della cooperazione per facilitare questo processo. Giunto alla quinta edizione il Sustainability Forum, organizzato in collaborazione con VeniSIA, sotto il titolo “Path to a just transition. Innovation and international cooperation” ha visto l’allestimento di 12 tavoli tematici composti ciascuno da esperti, accademici e rappresentanti di istituzioni e aziende nazionali e internazionali. Ogni tavolo ha avuto uno schema omogeneo di lavoro secondo un discussion paper predisposto dalla redazione di FortuneItalia o dal Knowledge Partner, posto alla base del confronto.

Nelle agende di molti governi, il tema cruciale della decarbonizzazione sembra oggi superato da quelli imminenti dell’indipendenza energetica e della messa in sicurezza delle filiere produttive: queste criticità possano/debbano invece richiamare tutti a un maggior impegno al rispetto ai programmi nazionali, europei e internazionali per la neutralità climatica e, ancor di più, che transizione energetica e sicurezza economica siano concetti inscindibili in termini di politica estera e industriale. In questa ottica la Cooperazione Internazionale è emersa come unica chiave efficace per affrontare i problemi della contemporaneità. Non ‘solo’ transizione ecologica quindi ma transizione verso una nuova economia, meno rapace, e meno centrata sui consumi e sulla finanza ma più sugli esseri umani.

L’Agenzia del Demanio, in particolare, ha preso parte alla tavola rotonda riguardante la riqualificazione urbana, con un particolare focus su Venezia, a cui hanno partecipato Benno Albercht, rettore IUAV, Alessandro Costa, direttore generale Fondazione Venezia Capitale mondiale sostenibilità, Massimo Gambardella, direttore regionale Veneto dell’Agenzia, Elisabetta Spitz, commissario straordinario MOSE e Patricia Viel, Acpv Architects Antonio Citterio-Patricia Viel. Faro puntato su come l’Agenzia declina oggi il tema della sostenibilità grazie soprattutto ai progetti per la costruzione dei nuovi “Parchi della Giustizia” e all’impegno della struttura per la progettazione di beni ed edifici pubblici. Nei prossimi giorni verrà redatto da Fortune Italia un position paper di sintesi, in termini di Just Transition, degli elementi emersi nell’ambito dei tavoli tematici.

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Venezia, al via quinto Forum Sostenibilità: oggi e domani l’evento Fortune Italia

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Venezia ospita oggi e domani la quinta edizione del Forum Sostenibilità, organizzato dalla testata Fortune Italia, in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari. L’evento è stato inaugurato nel pomeriggio, nell’auditorium di campo Santa Margherita, dall’assessore allo Sviluppo economico Simone Venturini, in rappresentanza dell’Amministrazione. Il dibattito è stato introdotto da Emanuele Bevilacqua, direttore editoriale di Fortune Italia. Sul palco sono saliti inoltre anche Antonio Marcomini, prorettore di Ca’ Foscari, il quale ha ricordato come l’ateneo veneziano sia la prima università ad aver inserito il tema della sostenibilità nel suo statuto, ed Elena Donazzan, assessore all’Istruzione della Regione Veneto. Il forum, che quest’anno si intitola “Path to a Just Transition – Innovation and International Cooperation”, mira a creare un dibattito sul tema della transizione energetica (alla luce dei risultati della COP 27 tenutasi a novembre in Egitto) con un focus specifico sull’impatto che la transizione sta avendo sul sistema culturale, economico e geopolitico europeo. Al meeting parteciperanno oltre 100 manager e amministratori delegati d’impresa.

Simone Venturini: “Grazie perché questo forum costituisce una possibilità di confronto ulteriore. Incontri come questo, con una platea così allargata al mondo dell’impresa, della cultura, dell’università, ci consentono di uscire dall’equivoco che la parola sostenibilità significhi astenersi dal fare qualcosa. Concezione iper-ambientalista che rischia di inquinare il dibattito sul tema. Sostenibilità vuol dire una rinnovata concezione dell’ambiente che ci porta a cambiare le nostre abitudini di vita, le modalità di trasporto, la raccolta dei rifiuti e così via. Ma anche, prima di tutto, ripensare ai problemi sociali ed economici. Farlo a Venezia assume un significato importante. Non solo perché la città si è candidata ad essere ‘Capitale mondiale della Sostenibilità’, ma anche perché per tanti anni ha rappresentato un modello di sostenibilità, nei commerci e nell’organizzazione democratica. Un modello di gestione del territorio: uno Stato che ha manipolato la sua natura per sopravvivere. Questa proattività della Repubblica Serenissima di Venezia può stare alla base di una riflessione sulla sostenibilità.

Non c’è tuttavia sostenibilità senza crescita. Se non ci sono dei soggetti che investono per ricercare nuove tecnologie, nuovi processi produttivi sostenibili. La Pubblica Amministrazione oggi ha bisogno di coraggio: la sua collaborazione con impresa e università può portare a grandi risultati. Il mondo deve salvare Venezia – ha concluso l’assessore – ma anche Venezia può contribuire a salvare il mondo”. Venezia, come spiegano gli organizzatori, è stata scelta come scenario per la sua solida tradizione mercantile e la secolare attitudine al dialogo. Inoltre la città “Capitale Mondiale della Sostenibilità” rappresenta una porta verso l’Europa orientale, luogo adatto a promuovere lo sviluppo di modelli ambientali, economici e sociali virtuosi e sostenibili. L’evento è realizzato con il patrocinio, tra gli altri, dell’Università Ca’ Foscari e del Comune di Venezia.

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