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Conte rilancia le primarie e gela Renzi: «Vogliamo vincere, non possiamo fermarci a lui»

Alla Festa dell’Unità Giuseppe Conte chiede le primarie per scegliere la leadership del centrosinistra, critica il peso attribuito a Matteo Renzi e apre al movimento civico di Alessandro Onorato. Ora cresce l’attesa per la posizione di Elly Schlein.

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Giuseppe Conte rilancia le primarie del centrosinistra e mette una distanza netta da Matteo Renzi. Alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia, il presidente del M5s entra direttamente nel confronto sulla costruzione dell’alleanza progressista e manda un messaggio al Pd: il candidato alla guida della coalizione non può essere deciso nelle stanze dei partiti.

Il giorno precedente Renzi aveva ricevuto un’accoglienza calorosa dallo stesso pubblico. E quando il leader di Italia Viva gli propone un caffè, Conte risponde con una battuta: «No, a quest’ora non posso, poi non dormo».

Conte: «Decida il popolo progressista»

Sul palco il tono diventa politico. Poco prima sia il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi sia Roberto Speranza avevano espresso contrarietà alle primarie.

Conte insiste invece sulla necessità di coinvolgere gli elettori: «Che facciamo? Ci riuniamo in qualche segreta stanza? Facciamo qualche caminetto dopo aver detto a tutto il popolo progressista che decideranno loro chi è il migliore o la migliore interprete?».

E respinge anche i dubbi sulla sua disponibilità a sostenere un eventuale vincitore diverso da lui: «Chiedere se sarò leale nel caso le perdessi è offensivo».

La questione, sostiene, non riguarda la sua candidatura personale: «Io sono al servizio di un progetto progressista. Se ci trovassimo in un governo che non fa cose progressiste, quello è il problema».

La stoccata a Renzi

Molto più complicato il rapporto con Renzi. Conte non nasconde le proprie perplessità sul peso elettorale dell’ex presidente del Consiglio.

«Renzi ha una sua capacità sull’elettorato che mi sembra ben circoscritta. Volete andare oltre o vi volete fermare a Renzi? Se vogliamo vincere, e noi vogliamo vincere».

Il leader del M5s mostra invece grande attenzione per il Progetto Civico di Alessandro Onorato, costruito coinvolgendo amministratori locali.

«Mi domandate sempre di Renzi, non se ne può più. Così lo farete diventare antipatico. Ma dobbiamo allargarlo questo spazio politico o vogliamo restringerlo? Onorato ha unito centinaia di amministratori civici, ha creato un movimento dal basso».

Onorato e il nodo delle firme

Proprio Onorato denuncia gli effetti delle nuove norme elettorali sulle formazioni appena costituite: secondo i suoi calcoli, sarebbero necessarie 370 mila firme in quindici giorni, distribuite nei collegi.

«Vuol dire creare degli ostacoli ad arte», sostiene.

Tra Onorato e Renzi, del resto, i rapporti sono tutt’altro che cordiali. Il leader di Italia Viva lo ha definito «il farmaco generico del M5s». La replica è arrivata altrettanto netta: «Renzi è stato protagonista di una stagione importante, ma passata».

Il presidente del Pd Stefano Bonaccini prova a raffreddare lo scontro e definisce «enorme» il numero delle firme previste, sollevando anche dubbi sulla sua costituzionalità. Poi chiarisce: «Noi siamo non per Renzi o per Onorato, noi siamo per il Paese».

Manfredi non si candida al ruolo di federatore

Intanto continuano le manovre per costruire un’area centrista compatibile con il centrosinistra. Onorato guarda al Psi di Enzo Maraio e ai Radicali di Riccardo Magi. Renzi, invece, ha indicato tra i possibili interlocutori anche Ernesto Maria Ruffini e Vincenzo Spadafora.

Il leader di Iv aveva inoltre fatto i nomi della sindaca di Genova Silvia Salis e dello stesso Manfredi come possibili figure capaci di contribuire al tavolo programmatico della coalizione.

Il sindaco di Napoli, però, raffredda immediatamente l’ipotesi: «Ho sempre detto che avrei dato un contributo di idee, ma niente di più di questo».

Ora tocca a Schlein

Tutte le strade portano così a Elly Schlein. Alla Festa dell’Unità cresce l’attesa per l’intervento conclusivo della segretaria del Pd, mentre continuano a emergere differenze sulla leadership, sulle primarie e soprattutto sul perimetro dell’alleanza.

Il problema del centrosinistra non sembra più essere soltanto chi dovrà guidarlo, ma anche chi dovrà farne parte.

Conte una linea l’ha tracciata: primarie per scegliere il candidato, apertura alle nuove esperienze civiche e molta freddezza verso Renzi. Adesso la risposta più attesa è quella della leader del Pd.

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Giuseppe Conte rilancia le primarie del centrosinistra e prende le distanze da Matteo Renzi. Apertura invece al Progetto Civico di Alessandro Onorato.

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Alla Festa dell’Unità Giuseppe Conte chiede le primarie per scegliere la leadership del centrosinistra, critica il peso attribuito a Matteo Renzi e apre al movimento civico di Alessandro Onorato. Ora cresce l’attesa per la posizione di Elly Schlein.

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Ucraina, Meloni attesa alle Camere dopo gli attacchi di Trump a Zelensky

Il governo mantiene cautela dopo gli attacchi di Trump a Zelensky, mentre le opposizioni chiedono una posizione esplicita di Meloni. Nella maggioranza si discute di sostegno a Kiev, acquisti energetici dalla Russia e tredicesimo pacchetto di aiuti. Il confronto parlamentare è previsto il 14 ottobre, prima del Consiglio europeo.

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Gli attacchi di Donald Trump a Volodymyr Zelensky mettono sotto pressione il governo italiano: le opposizioni chiedono una presa di posizione, mentre nella maggioranza riemergono differenze sul rapporto con Mosca. Il prossimo passaggio politico sarà mercoledì 14 ottobre, quando Giorgia Meloni interverrà alle Camere in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre.

La presidente del Consiglio è attesa a un chiarimento sulla linea italiana, mentre il confronto sul sostegno a Kiev si intreccia con le forniture energetiche russe e con la preparazione del nuovo pacchetto di aiuti.

La cautela del governo e il sostegno a Kiev

Nelle ore successive alle dichiarazioni del presidente americano, dai vertici del governo non è arrivata una risposta pubblica diretta agli attacchi contro Zelensky.

Secondo le ricostruzioni politiche, l’orientamento è attendere l’evoluzione dello scenario prima di intervenire. Gli esponenti vicini alla premier ribadiscono però che la posizione favorevole al sostegno all’Ucraina non è cambiata.

Nelle prime bozze della risoluzione di maggioranza compaiono riferimenti a “sostegni multidimensionali” a Kiev e alla necessità di mantenere la pressione sulla Russia. Si tratta di testi ancora in preparazione, che potranno essere modificati prima del voto.

La Lega chiede una riflessione sugli acquisti dalla Russia

Il confronto con Washington rende più visibili le differenze interne al centrodestra. La Lega sollecita una nuova riflessione sugli acquisti dalla Russia, nel contesto delle iniziative americane relative al diesel russo.

La posizione del partito di Matteo Salvini introduce un tema delicato per la coalizione: conciliare la continuità del sostegno a Kiev con le richieste di rivedere alcuni aspetti dei rapporti economici con Mosca.

Dal governo viene richiamata anche la partecipazione della Lega alle decisioni finora assunte sugli aiuti all’Ucraina.

Il tredicesimo pacchetto di aiuti ancora atteso

Un altro nodo riguarda il tredicesimo pacchetto italiano di aiuti, non ancora partito verso Kiev secondo le informazioni disponibili.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenendo a Firenze, ha indicato un orizzonte di settimane. I tempi dell’invio restano quindi uno degli elementi sui quali si concentra il confronto politico.

Crosetto ha inoltre ribadito che sostenere l’Ucraina significa difendere il diritto internazionale e il principio secondo cui nessuna nazione può imporre con la forza la propria volontà a un’altra.

Borghi e Ruffino chiedono una posizione della premier

Le opposizioni favorevoli al sostegno a Kiev contestano la cautela di Palazzo Chigi.

Enrico Borghi, vicepresidente di Italia Viva, chiede di conoscere la posizione di Meloni sulle dichiarazioni di Trump, che a suo giudizio rischiano di favorire Mosca e dividere l’Europa.

Anche Daniela Ruffino, di Azione, richiama l’assenza di una presa di posizione della presidente del Consiglio. Sono valutazioni politiche delle opposizioni, alle quali il passaggio parlamentare offrirà un’occasione di risposta.

Calenda propone un confronto sulla sicurezza nazionale

Il leader di Azione, Carlo Calenda, torna a chiedere alla premier di convocare le opposizioni per un briefing sulla sicurezza nazionale ed energetica.

La richiesta punta a un confronto sulle conseguenze delle crisi internazionali per l’Italia. Calenda accompagna la proposta con una critica anche alle divisioni del centrosinistra, mostrando come il dossier ucraino attraversi entrambi gli schieramenti.

Mercoledì il confronto parlamentare

Le comunicazioni di Meloni e il voto sulle risoluzioni rappresenteranno una verifica della posizione italiana e della coesione della maggioranza.

Al centro ci saranno il sostegno a Kiev, la pressione sulla Russia, i rapporti con gli Stati Uniti e la sicurezza energetica. Il contenuto definitivo degli impegni sarà chiarito dagli interventi e dai testi sottoposti alle Camere.

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Politica

Legge elettorale e Ucraina, il confronto alla festa del Foglio

La Festa dell’ottimismo a Firenze mette a confronto maggioranza e opposizioni su Ucraina e nuova legge elettorale. Crosetto apprezza la posizione di Schlein, mentre Appendino ribadisce il dissenso. Amoroso richiama i precedenti della Consulta, Amato critica il nodo firme e La Russa esclude un’alleanza con Vannacci. La data delle elezioni resta da definire.

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L’Ucraina divide ancora il centrosinistra, la nuova legge elettorale apre il confronto sulla sua costituzionalità e i partiti preparano le prossime alleanze senza conoscere la data del voto. Alla Festa dell’ottimismo del Foglio, a Firenze, maggioranza e opposizioni si misurano con i temi destinati a segnare la campagna elettorale: sostegno a Kiev, regole per le urne e composizione delle coalizioni.

La decima edizione della manifestazione riunisce ministri, leader politici ed esponenti delle istituzioni nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. Sullo sfondo resta il carovita, alimentato dalle crisi internazionali e dai rincari energetici.

Il direttore Claudio Cerasa indica nell’Europa e nell’Ucraina i riferimenti della giornata, richiamando le stelle della bandiera europea e i colori giallo e blu di quella ucraina.

Crosetto apprezza Schlein, Appendino ribadisce il dissenso

Il sostegno all’Ucraina continua a evidenziare differenze dentro il centrosinistra e convergenze tra esponenti di schieramenti opposti.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto esprime apprezzamento per la posizione di Elly Schlein. La segretaria del Pd sostiene l’assistenza a Kiev, mentre Chiara Appendino, del M5s, ribadisce il proprio no a un’«economia di guerra».

Paolo Gentiloni sollecita una linea chiara del Partito democratico, sostenendo che sull’aiuto all’Ucraina «non si può transigere».

Il vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto evita di entrare nelle dinamiche dei partiti italiani, ma richiama la dimensione comune della sicurezza: i confini estone e finlandese sono anche confini europei, sui quali occorre mantenere una posizione netta.

La questione resta uno dei nodi del campo largo, impegnato a costruire un programma condiviso nonostante le divergenze tra Pd e M5s.

La Consulta e i precedenti di Porcellum e Italicum

Un altro fronte riguarda la nuova legge elettorale, chiamata Stabilicum dai sostenitori e Melonellum dai critici.

Il presidente della Corte costituzionale, Giovanni Amoroso, richiama i principi fissati nelle pronunce sul Porcellum e sull’Italicum. Saranno quei precedenti a orientare un’eventuale valutazione della riforma, qualora la questione venga portata davanti alla Consulta attraverso le procedure previste.

Le sue parole non anticipano un giudizio sulla nuova legge. Anche l’ipotesi di una decisione prima delle prossime elezioni dipenderà dai tempi e dall’ammissibilità delle questioni sollevate.

La Russa difende la riforma, Amato critica il nodo firme

Ignazio La Russa si dice fiducioso che la legge supererà un eventuale vaglio costituzionale. Il presidente del Senato interpreta la rapida promulgazione da parte di Sergio Mattarella come un segnale dell’assenza di evidenti motivi di incostituzionalità.

È una valutazione politica di La Russa: la promulgazione non impedisce un successivo controllo della Corte costituzionale, che conserva piena autonomia di giudizio.

Anche Giuliano Amato, già presidente del Consiglio e della Consulta, ritiene che la riforma possa funzionare. Contesta l’equivalenza tra dissenso politico e incostituzionalità, ma esprime una riserva sui requisiti per presentare le liste.

La richiesta di firme, secondo Amato, si colloca «ai margini dell’irragionevolezza». È un punto particolarmente rilevante per le nuove formazioni, impegnate a organizzarsi per partecipare alle politiche.

Il centrodestra chiude a Vannacci

Sul versante delle alleanze, La Russa assegna oggi «lo zero per cento» di probabilità a un’intesa tra il centrodestra e Roberto Vannacci. Anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi esclude uno spazio per l’ex generale nella coalizione.

Crosetto evita invece di commentare, confermando la scelta di non intervenire sull’argomento.

Intanto procede il confronto tra Fratelli d’Italia e Sud Chiama Nord. Secondo Cateno De Luca, l’operazione potrebbe rendere elettoralmente ininfluente Futuro nazionale, la formazione di Vannacci. Una previsione politica che dovrà essere verificata con gli accordi definitivi e con il voto.

Nuove sigle in movimento, ma il calendario resta aperto

Le nuove formazioni cercano soluzioni organizzative e parlamentari per affrontare il nodo della presentazione delle liste. Si muovono Progetto Civico di Alessandro Onorato e Più Uno di Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli, mentre De Luca prepara un’iniziativa da annunciare martedì.

Il cantiere elettorale è dunque avviato, ma manca ancora una data ufficiale per le urne.

La Russa indica ottobre 2027 come ipotesi più probabile, nel quadro della conclusione naturale della legislatura, ricordando che il calendario potrebbe estendersi fino a dicembre. Si tratta di una previsione, non della convocazione delle elezioni.

A Firenze emerge così una politica già proiettata verso il voto, con tre questioni ancora aperte: le regole elettorali, l’assetto delle alleanze e la capacità di trovare posizioni comuni sui principali dossier internazionali.

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Alla Festa dell’ottimismo del Foglio il confronto su Ucraina, legge elettorale e alleanze anticipa la campagna per le prossime politiche.

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Alla festa del Foglio, Ucraina e legge elettorale dominano il confronto. La Russa chiude a Vannacci e indica ottobre 2027 come ipotesi per il voto.

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La Festa dell’ottimismo a Firenze mette a confronto maggioranza e opposizioni su Ucraina e nuova legge elettorale. Crosetto apprezza la posizione di Schlein, mentre Appendino ribadisce il dissenso. Amoroso richiama i precedenti della Consulta, Amato critica il nodo firme e La Russa esclude un’alleanza con Vannacci. La data delle elezioni resta da definire.

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In Evidenza

Nasce Più Uno, un altro cespuglio nel campo largo

Ruffini e Gabrielli presentano Più Uno, nuova formazione centrista che guarda al centrosinistra e alle prossime elezioni. Il progetto si aggiunge a Progetto Civico di Onorato in un’area già occupata da Italia Viva e Più Europa. Tabacci lavora per agevolare la presentazione delle liste, mentre Ruffini auspica un candidato condiviso alternativo al duello Schlein-Conte.

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Il campo largo aggiunge un’altra sigla prima ancora di avere un programma condiviso e un candidato alla guida della coalizione. Si chiama Più Uno, è la nuova formazione di Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli (foto Imagoeconomica) e si prepara a partecipare alle prossime elezioni nell’area del centrosinistra. Accanto a Progetto Civico di Alessandro Onorato, rappresenta un altro potenziale “cespuglio” dell’alleanza in costruzione: una forza che punta ad allargarne il consenso, ma il cui peso elettorale deve ancora essere misurato.

La presentazione al Salone delle Colonne, all’Eur di Roma, dà un volto pubblico al progetto dell’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate e dell’ex capo della Polizia. Il partito c’è, il simbolo anche. Restano da definire gli strumenti per presentarsi alle urne e la collocazione concreta nella coalizione.

Più Uno e Progetto Civico: il centrosinistra moltiplica le sigle

Più Uno nasce in uno spazio politico già affollato. Nell’area centrista e riformista che guarda al centrosinistra si muovono Italia Viva, Più Europa e Progetto Civico, oltre alla nuova formazione di Ruffini e Gabrielli.

L’obiettivo dichiarato è intercettare cittadini che non si riconoscono nell’offerta esistente e recuperare una parte dell’astensione. La questione politica è se queste nuove organizzazioni riusciranno ad aggiungere elettori alla coalizione oppure si contenderanno soprattutto consensi nello stesso bacino.

È in questo senso che Più Uno si profila come un altro cespuglio del campo largo: una componente destinata, nelle intenzioni dei promotori, a concorrere alla costruzione dell’alternativa al centrodestra. L’ingresso nell’alleanza e gli eventuali accordi elettorali restano però da definire.

Una federazione potrebbe ridurre la frammentazione, ma al momento non emerge un’intesa in questa direzione. Anche il confronto sul possibile coinvolgimento di Matteo Renzi, per il quale Riccardo Magi ha chiesto garanzie, mostra quanto il cantiere sia ancora aperto.

Il nodo delle firme e il sostegno di Tabacci

Prima del confronto con gli elettori, le nuove formazioni devono affrontare il problema della raccolta delle firmenecessarie per presentare le liste.

Per Più Uno si è mosso Bruno Tabacci, mettendo a disposizione il contributo di Centro democratico e lavorando a una soluzione parlamentare che consenta di accedere a condizioni meno onerose. Il percorso richiede ulteriori adesioni e non risulta ancora completato.

«Ci sono 15 giorni, abbiate fede», ha rassicurato Tabacci. L’interlocuzione riguarda anche Più Europa e l’area riformista del Pd, senza che siano state annunciate tutte le adesioni necessarie.

Sul fronte di Progetto Civico, invece, il M5s ha favorito un percorso parlamentare volto ad agevolare la presentazione della nuova lista. Due progetti distinti, dunque, accomunati dalla ricerca di uno spazio nel centrosinistra e dalla necessità di organizzarsi per le prossime politiche.

Ruffini preferisce un terzo nome a Schlein e Conte

Il nuovo partito entra anche nel dibattito sulla leadership del campo largo, mentre prende forma l’ipotesi di una sfida alle primarie tra Elly Schlein e Giuseppe Conte.

Ruffini auspica una soluzione condivisa prima di arrivare alla competizione: «Spero ci sia un ultimo scatto di generosità e responsabilità» per individuare una terza figura.

La scelta del nome, precisa, deve essere preceduta dall’accordo sui contenuti e da un’offerta politica credibile. Se invece gli alleati confermeranno la strada delle primarie, Più Uno intende partecipare: «Se poi ci saranno le primarie è ovvio che dovremo esserci».

È una disponibilità che non equivale ancora all’annuncio di una candidatura.

Costituzione e partecipazione al centro del progetto

Ruffini indica nella Costituzione il riferimento dell’alleanza che immagina. A suo giudizio, le prossime elezioni rappresenteranno uno spartiacque sul rispetto dei valori costituzionali e della Resistenza.

È la lettura politica proposta dal fondatore di Più Uno, sintetizzata anche nello slogan del nuovo simbolo: «Uguali per Costituzione».

Il progetto richiama inoltre la partecipazione civica e l’ambizione di riportare al voto cittadini che si sono allontanati dalla politica. La sua capacità di raggiungerli sarà uno dei principali elementi con cui misurarne il risultato.

Le radici democristiane e il riferimento a Prodi

Ruffini e Gabrielli arrivano alla politica di partito dopo incarichi di primo piano nelle istituzioni. Il primo è figlio di Attilio Ruffini, esponente della Democrazia cristiana e più volte ministro. Il secondo rivendica il proprio passato nei giovani democristiani in Toscana.

Alle battute dei detrattori, che hanno ribattezzato la coppia «l’esattore e lo sbirro», Gabrielli risponde con un’altra battuta: «Sempre meglio dell’evasore e del delinquente».

Tra i riferimenti politici compare Romano Prodi, autore della prefazione al libro di Ruffini. Quest’ultimo chiarisce però che non si tratta di una benedizione al nuovo partito: Prodi, sostiene, resta un punto di riferimento per tutto il centrosinistra.

Il campo largo continua così ad allargarsi sul piano delle sigle. La verifica arriverà con il programma, gli accordi e il voto: solo allora si capirà se Più Uno e Progetto Civico avranno ampliato la coalizione anche in termini di consenso.

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