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Conte media coi sindaci sulle chiusure, il presidente di Confindustria Bonomi: Paese in confusione

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Il supporto dei Prefetti, un protocollo che fissi dei parametri sulla stretta alla movida e la bozza del decreto corretta. Scatta la mediazione del Governo dopo la rabbia dei primi cittadini d’Italia per le nuove misure contenute nell’ultimo Dpcm, secondo cui – almeno nella prima stesura, poi smussata – i sindaci dovrebbero individuare strade e piazze da chiudere per evitare gli assembramenti. Neppure il tempo di soffocare le polemiche, che gli industriali riaccendono la miccia: “Provo sconforto per un Paese in confusione. Basta una conferenza stampa per lasciare un intero Paese senza indicazioni – tuona il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi – Non possiamo accettare un altro lunedi’ in cui nessuno ha contezza di cio’ che c’e’ da fare. Siamo ancora in fase di emergenza non in fase di ripartenza”. E la Lombardia – dopo la previsione di 600 ricoverati in terapia intensiva sul territorio – chiede al Governo di condividere lo stop di tutte le attivita’ e degli spostamenti, esclusi casi eccezionali, nell’intera regione dalle 23 alle 5 del mattino a partire da giovedi’ prossimo: la richiesta arriva dal governatore Attilio Fontana e dai sindaci di tutti i Comuni capoluogo, che hanno subito incassato l’approvazione del ministro della Salute Roberto Speranza: “ho sentito Fontana e il sindaco Sala e lavoreremo assieme in tal senso nelle prossime ore”, annuncia. Lo sguardo dell’Esecutivo va comunque oltre, ai prossimi provvedimenti. “La curva e’ obiettivamente preoccupante – riflette il premier Giuseppe Conte – ci stiamo predisponendo per evitare il lockdown generalizzato, ma non possiamo escludere che se le misure non daranno effetti saremo costretti a tararle piu’ efficacemente e arrivare a lockdown circoscritti”. Lo stesso ministro delle Autonomie, Francesco Boccia – pur bollando come “prematura” l’eventuale chiusura delle Regioni – si prepara ad “interventi territoriali che dobbiamo inevitabilmente prevedere” perche’ “l’Italia non e’ tutta uguale”. Sulle ultime disposizioni, Conte andra’ in Parlamento per riferire mercoledi’ al Senato e giovedi’ alla Camera. Al momento, pero’, il provvedimento piu’ discusso sono le chiusure mirate dei locali nei quartieri delle citta’, gia’ partite in alcune citta’. Dopo l’annuncio della misura e le proteste dell’Associazione nazionale Comuni, guidata da Antonio Decaro, e’ ripartito il dialogo e la cucitura dello strappo: nel testo finale del documento, all’articolo 1, e’ scomparsa la parola ‘sindaci’: “delle strade o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, puo’ essere disposta la chiusura al pubblico dopo le 21”, si legge ora. “Quella norma e’ stata smussata, ma se c’e’ un quartiere da chiudere lo decidono i sindaci. Loro sanno che lo Stato e’ sempre al loro fianco”, ha chiarito Boccia. La correzione non cambia la sostanza della procedura gia’ oggi prevista, ma basta a gettare acqua sul fuoco: “avevo considerato una scorrettezza istituzionale approvare una norma di cui non si era discusso”, ha lamentato Decaro riferendosi alla serie di vertici a cui aveva partecipato fino a qualche ora prima della stesura definitiva. E, risolto l’incidente politico, sulla modifica ha aggiunto: “per come e’ scritto il decreto non si capisce chi deve fare che cosa”. Per l’intera giornata e’ proseguita l’attivita’ di mediazione del Viminale con gli Enti Locali per fissare dei criteri “ragionevoli” (il numero di giorni della durata dell’ordinanza, ad esempio) che possano fornire una linea alle decisioni, comunque autonome, che ciascun sindaco potra’ prendere: l’idea, che sara’ presentata in un incontro previsto a breve nella Conferenza Stato-Citta’, e’ quella di stilare un protocollo da seguire. Come prevede la circolare che il Viminale sta inviando ai Prefetti, i primi cittadini – anche in qualita’ di autorita’ sanitarie locali – proporranno le chiusure e saranno supportati in tutto dai Prefetti negli appositi Comitati provinciali di ordine pubblico, a cui parteciperanno anche le Asl. In quella sede si potranno valutare eventuali chiusure di strade o piazze, stabilendo anche le modalita’. “Ma se sottoscriveremo le ordinanze lo Stato dovra’ assicurare il controllo attraverso le forze dell’ordine”, ha chiesto Decaro, al telefono prima con il premier Conte, poi con ministro Luciana Lamorgese. E dopo qualche ora ha gia’ firmato a Bari l’ordinanza di chiusura di alcune zone della citta’. Il fronte dei sindaci non e’ pero’ compatto sulla questione. Se da una parte quelli di Napoli, Bergamo e Pescara – quest’ultima chiede l’invio dell’esercito – bollano come un ‘pasticcio’ la misura del Dpcm, i primi cittadini di Aosta, Genova, Imperia e La Spezia spiegano: “stiamo gia’ applicando da tempo questo provvedimento”.

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Napoli avvia monitoraggi ambientali su campi elettromagnetici e rumore: controlli diffusi e nuovi fondi

Il Comune di Napoli avvia un’azione sistematica di monitoraggi su campi elettromagnetici e rumore con ARPAC. Controlli in 30 siti e piano per il risanamento acustico.

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Il Napoli, con la regia del sindaco Gaetano Manfredi e l’impegno dell’assessore alla Salute e al Verde Vincenzo Santagada, ha messo in campo per la prima volta un’azione strutturata di monitoraggi ambientali per misurare e prevenire l’inquinamento da agenti fisici, in particolare campi elettromagnetici e rumore.

L’iniziativa è stata avviata a partire dal 2024 attraverso la sottoscrizione di due convenzioni con ARPAC, firmate dal direttore generale Stefano Sorvino e dalla dirigente del servizio Tutela dell’Ambiente, della Salute e del Paesaggio Giuliana Vespere.

Campi elettromagnetici: 30 siti controllati

Per il monitoraggio dei campi elettromagnetici sono state effettuate misurazioni in 30 siti distribuiti sull’intero territorio comunale, selezionati in aree caratterizzate da un’elevata concentrazione di impianti radioelettrici. L’intervento è stato ritenuto necessario dopo l’innalzamento dei limiti di esposizione da 6 V/m a 15 V/m, introdotto dalla legge 214/2023 ed entrato in vigore il 29 aprile 2024.

I rilievi effettuati dai tecnici ARPAC, pubblicati sul sito istituzionale per garantire trasparenza, indicano che nella maggior parte dei siti i valori risultano entro i limiti di legge e spesso anche al di sotto dei 6 V/m previsti dalla normativa precedente, con rare eccezioni. Con il bilancio di previsione 2026-2028, il Comune ha già stanziato ulteriori risorse per proseguire l’attività di monitoraggio.

Rumore ambientale e movida nel centro storico

Sul fronte del rumore ambientale, l’Amministrazione comunale ha attivato una specifica convenzione per limitare l’inquinamento acustico prodotto da diverse sorgenti sonore, inclusi i fenomeni legati alla movida notturna. I primi siti monitorati sono stati individuati nel centro storico, in collaborazione con gli assessori Armato e De Iesu, area con la più alta concentrazione di attività di somministrazione e asporto e con forti flussi di aggregazione giovanile nelle ore serali.

L’obiettivo dichiarato è bilanciare le esigenze delle attività economiche e turistiche con il diritto alla vivibilità dei residenti, attraverso interventi fondati su dati oggettivi.

Verso un piano di risanamento acustico

A seguito dei monitoraggi, il Comune intende adottare un piano di risanamento acustico, con particolare attenzione agli effetti della movida cittadina. La linea è già stata tracciata dalla Giunta comunale con la delibera n. 358 del 24 luglio 2025, che prevede il supporto tecnico-scientifico di dipartimenti universitari specializzati delle università campane.

Aeroporto e rumore aereo: nuova fase di controlli

Un ulteriore capitolo riguarda il monitoraggio acustico aeroportuale. Grazie al recupero delle risorse IRESAriconosciute per la prima volta al Comune nel 2023 dalla Regione Campania, è stata avviata la richiesta di un Protocollo di intesa con Regione e ARPAC per rafforzare i controlli sul rumore prodotto dagli aeromobili.

Il sistema andrebbe a integrare la rete già gestita da GESAC, composta da 8 centraline, di cui 7 collocate nel territorio comunale di Napoli. I monitoraggi dovranno proseguire anche nel 2026, sia per valutare l’impatto del traffico aereo sia per misurare il rumore residuo durante la chiusura dell’aeroporto prevista per i lavori di riqualificazione annunciati da Gesac.

L’impianto complessivo dell’azione comunale punta a trasformare il controllo ambientale in uno strumento permanente di governo del territorio, basato su dati misurabili e verificabili.

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Covid in Toscana, contagi in calo ma quattro nuove vittime: ricoveri giù del 12%

In Toscana i nuovi casi Covid scendono a 43, ma si registrano quattro decessi. Ricoveri in calo del 12% e 29 pazienti in ospedale, di cui due in terapia intensiva.

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Netto calo dei nuovi casi Covid in Toscana, che scendono a 43 nell’ultima settimana secondo il rapporto regionale. Ma si registrano altre quattro vittime nelle province di Livorno, Arezzo, Siena e Grosseto. Il totale dei decessi dall’inizio della pandemia arriva così a 12.816.

Ospedali meno sotto pressione: -12% di ricoveri

I nuovi casi individuati – 35 con tampone molecolare e 8 con test rapido – portano a 1.672.139 il totale dei contagiati in Toscana da febbraio 2020.
I guariti salgono a 1.658.976, pari al 99,2% dei casi totali, con altre 47 persone risultate negative al tampone.

I positivi attuali sono 347. Tra questi 29 pazienti sono ricoverati in ospedale, quattro in meno rispetto alla settimana precedente (-12,1%). Due restano in terapia intensiva, con un saldo invariato.

Quasi tutti i positivi in isolamento domiciliare

La quota più consistente dei casi attivi – 318 persone – è in isolamento a casa. La Regione sottolinea che si tratta di pazienti con sintomi lievi o asintomatici. Anche questo dato è in lieve calo (-1,2%).

Una fase stabile ma da monitorare

La curva dei contagi continua a mostrare numeri contenuti, ma la presenza di quattro nuovi decessi ricorda che il Covid non è scomparso del tutto. La Regione invita a mantenere attenzione soprattutto tra le fasce fragili, mentre il sistema ospedaliero conferma una pressione limitata.

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Pamela Genini, una vita spezzata da un amore malato: violenze, minacce e paura prima del delitto di Milano

Dai racconti di amici ed ex fidanzati emerge il ritratto di un rapporto tossico, segnato da violenze e minacce. Pamela Genini, uccisa a Milano, aveva già subito aggressioni mai denunciate per paura.

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Un rapporto tossico, fatto di violenza, minacce e paura. È il quadro che emerge dalle testimonianze raccolte in Procura a Milano sull’omicidio di Pamela Genini, la 29enne uccisa a coltellate il 14 ottobre dal compagno Gianluca Soncin, 52 anni, ora in carcere con l’accusa di omicidio pluriaggravato per crudeltà e premeditazione.

Le amiche della giovane e due suoi ex fidanzati hanno descritto agli inquirenti un legame malato, dominato da soprusi e aggressioni ripetute. Pamela – fragile, spaventata, ma incapace di allontanarsi definitivamente dal suo aguzzino – aveva subito pestaggi, umiliazioni e minacce di morte.

Le testimonianze: “Voleva lasciarlo ma aveva paura”

Il primo a essere ascoltato oggi in Procura è stato Andrea, ex fidanzato della giovane, con cui Pamela aveva mantenuto un rapporto di amicizia dopo la fine della relazione nel 2023. Insieme a un altro ex, Francesco, che aveva sentito al telefono le ultime parole della ragazza prima di morire, aveva tentato di proteggerla dalle violenze di Soncin.

“Era terrorizzata – hanno raccontato gli amici – ma non trovava la forza di denunciarlo. Temeva ritorsioni.”

Anche l’ex compagna dell’assassino ha confermato il profilo di un uomo “violento e prevaricatore”, denunciato per maltrattamenti già nel 2011, ma poi mai condannato perché la donna aveva ritirato la querela.

Le aggressioni e il codice rosso mancato

Gli inquirenti stanno ricostruendo una lunga catena di episodi di violenza. All’Isola d’Elba Soncin avrebbe colpito Pamela con calci e pugni, minacciandola con cocci di vetro e tentando di buttarla dal balcone di un albergo. A Cervia le avrebbe rotto un dito, costringendola al ricovero all’ospedale di Seriate, dove la ragazza aveva compilato il questionario antiviolenza, senza che però scattasse il codice rosso.

L’indagine e le prossime mosse

Oggi, al Palazzo di Giustizia di Milano, si è tenuta una riunione operativa tra la Procura e i vertici della Questura per coordinare i prossimi passi. La Squadra Mobile curerà le analisi forensi dei cellulari, mentre i Carabinieriraccoglieranno nuovi elementi sugli episodi di stalking e sulle frequentazioni dell’assassino, la cui vita e i cui affari verranno ora passati al setaccio.

Il dolore della famiglia

Intanto, domani pomeriggio a Villa D’Almè sarà allestita la camera ardente per Pamela Genini, mentre i funerali si terranno venerdì a Strozza, in provincia di Bergamo.

La famiglia ha chiesto silenzio e rispetto:

“Lasciateci nel nostro lutto – hanno dichiarato la madre e i parenti – chiediamo solo di essere lasciati soli.”

Un’altra giovane vita spezzata da un amore malato e da una violenza ignorata troppo a lungo, che riaccende il drammatico tema della protezione delle vittime di femminicidio in Italia.

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