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Conte, la famiglia di Codogno scappata dalla quarantena rintracciata a Montefusco, in Irpinia, è stata sottoposta a controlli e sarà chiusa in casa

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“Sembra che una famiglia posta in quarantena si sia allontanata per andare in Meridione. Queste misure di contenimento dovrebbero impedire questo” ha spiegato il premier Giuseppe Conte in sede di conferenza stampa al termine del consiglio dei ministri straordinario nella sede della Protezione Civile. Sulla vicenda della famiglia sottoposta a quarantena “le autorità stanno facendo gli accertamenti e saranno sottoposti al trattamento cautelativo nel loro stesso interesse per la protezione della salute dei diretti interessati e prevenire forme di contagio”, ha spiegato poi il presidente Conte. La famiglia fuori dall’area, ha poi precisato il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro, è perfettamente sana. Contestualmente alla diffusione di questa notizia, si è appreso che all’ospedale di Nola si sarebbero presentate una o più persone provenienti dal nord Italia con sintomi influenzali. Che non è detto siano riconducibili al Coronavirus. Il premier Conte ha poi precisato che la famiglia che ha lasciato la zona di quarantena al Nord è stato rintracciata nell’Avellinese e forse è proprio la famiglia che si è recata all’ospedale di Nola.

Si è appreso poi che il sindaco di Montefusco, il provincia di Avellino, Gaetano Zaccaria, ha firmato un’ordinanza, trasmessa al Prefetto di Avellino Paola Spena e alla Asl, che intima alla famiglia residente nel piccolo centro di non uscire di casa e non avere contatti con altre persone per il periodo di due settimane. Il provvedimento è motivato dal fatto che un figlio della coppia, un 27enne residente a Codogno (Lodi), contravvenendo alle disposizioni emanate dal sindaco del comune lombardo, ha deciso di partire tornando oggi nel suo paese natale. L’ordinanza sindacale è stata emessa precauzionalmente per consentire tutte le verifiche del caso. Nel piccolo comune alle porte di Avellino, che conta un migliaio di abitanti, la notizia del rientro da Codogno del 27enne ha causato profonda preoccupazione. Ma come abbiamo già scritto la buona notizia è che la famiglia stata subito rintracciata, sono persone sotto controllo sanitario e saranno poste di nuovo in quarantena. Tenendo presente, lo ripetiamo, che trattasi di una famiglia ritenuta sana. Come ha spiegato il premier Conte e ha ribadito il presidente dell’Istitto superiore di Sanità Brusaferro.

 

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Vivere e vincere la quarantena, i pensieri e le giornate di chi la affronta insieme a se stesso

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La vita al tempo del coronavirus, quante volte l’abbiamo sentita questa frase, quante volte abbiamo pensato alla banalità di questa affermazione e allo stesso tempo alla profondità che questa frase potesse nascondere e ai mille quesiti che pone, come la stiamo vivendo, come la si vive nelle nostre case, come nei nostri pensieri si sviluppa, in una situazione di quarantena quale siamo volutamente obbligati. Questo nuovo concetto di socialità, condivisione degli spazi, di nuovi modi di vivere le fratellanze le sorellanze e le amicizie, siano esse antiche o appena nate, ma anche gli amori e penso a tutti quelli adolescenziali, nati da poco e costretti alla lontananza anche se appena sbocciati. Sono tante le sfaccettature che in questo viaggio di testimonianze, cominciato con la vita quotidiana dei fotoreporter, anzi,, ancora prima con le eroiche insegnanti originarie del sud non scappate allo scoccare dei decreti, dal Nord dove lavorano, per poi ascoltare gli adolescenti, i teen agers che hanno scoperto l’uso responsabile dei social, per leggere poi  gli adulti, che ci hanno ricordato con la loro saggezza la vita che c’era e che ci sarà, perché il futuro non si ferma. Antonella e Paola ci hanno descritto l’inferno da dentro e siamo felici che siano ritornate a respirare con i loro polmoni, gridandoci subito la loro e nostra voglia di vita. Voglia di vivere come ci hanno scritto le madri che rivivono h24 con i loro figli oramai cresciuti, poi scherzando, ma non tanto ci siamo soffermati su coloro che si ritiene siano i nuovi privilegiati e abbiamo scoperto l’amore assoluto che verso di noi hanno i nostri amici quadrupedi e con quale amore li si ricambi, oggi a parlare sono le persone che stanno vivendo questi giorni in maniera diversa, non dividendo gli spazi casalinghi con nessuno, trovando nuovi equilibri e nuove forme di socialità, prima di tutto guardandosi dentro, forse scoprendosi forti anche quando ciò può sembrare antitetico, scoprire che le certezze non sono poi cosi certe, se non le costruiamo con fondamenta forti e sicuramente è proprio questo principio che questi tempi ci stanno insegnando a perseguire ed è proprio di questo insegnamento che abbiamo il dovere di farne tesoro.

Lisa Sallusto, dirigente agenzia fotografica

Mi chiamo Lisa e sono al 22° giorno di confino. La parafrasi scherzosa da alcolista anonimo che trovo in questi giorni sulle bacheche social di amici mi colpisce, mi appare come un’ammissione di dipendenza dalle certezze del nostro “prima”, e poi come una dichiarazione di buoni propositi disintossicanti. E’ un modo di dire “ci sono e lotto per continuare ad esserci” a dispetto delle certezze crollate, dell’ansia per ciò che verrà, dei divieti di uscire e di abbracciarsi, della libertà vigilata, della paura che se è vero che “niente sarà mai più come prima” non è detto che sia una buona notizia. Poi “lotta” è una parola che suona ridicola, scritta dal comodo divano della mia casa confortevole, con il frigo pieno e la vista sui giardini. Penso alle mille storie di lutto e dolore, di persone che vivono salvando altre persone, spaccandosi la testa per trovare soluzioni, contando gli spicci per la prossima spesa, lavorando con la paura addosso, persone che combattono da sole in un letto di ospedale… eppure penso che gente come me, che non siamo gli eroi di questa storia, stiamo anche noi conducendo una lotta, contro le nostre paure, i nostri limiti, la resistenza ai cambiamenti, l’incertezza di poter fare affidamento su ciò che fino a poco fa abbiamo dato per scontato. Immagino che ognuno nel proprio guscio si stia guardando allo specchio, facendo i conti con l’immagine di sè più vulnerabile. Qualcuno la riconosce, qualcuno si spaventa, c’è chi si stordisce di pulizie, e chi si accascia. Tra noi ‘soli in quarantena’ la paura confessata è di ammalarsi e che non ci sia nessuno ad assisterci. Ho idea che tutto avvenga per un motivo, e chi sopravviverà a questo virus dovrà rifletterci seriamente. Stanno succedendo anche cose buone. La lotta a un nemico comune, invisibile e sconosciuto ci unisce, ci rende più reattivi, più sensibili al dolore, ai bisogni altrui. Siamo insieme su questo gommone traballante. L’ empatia dà slancio alla solidarietà, rafforza il senso di appartenenza alla comunità. I più giovani stanno imparando che all’improvviso tutto può cambiare, e quel mondo di garanzie acquisite non è garantito. Elaborato il trauma, chissà che non saranno proprio loro, i ragazzi sopravvissuti al corona virus la generazione capace di realizzare un nuovo modello di vita sostenibile, più rispettoso della natura, e del proprio essere umani, nel dovere di essere liberi e inclusivi. Consapevoli, più di noi adulti, che nessuno si salva da solo. Sull’albero di fronte casa sono tornati i merli, l’aria è pulita, la natura si riprende i suoi spazi nel silenzio. La lascio entrare dalla finestra aperta, grata di poterne sentire il profumo. Presto torneremo ad abbracciarci.

Lino Fiorito, artista

passo le giornate lavorando fintanto che ho ancora carta da acquerello da potere usare (…ormai sono quasi alla fine…), cucino, leggo, faccio insomma le cose che faccio sempre, quello che non faccio è uscire per avere una vita sociale, le uscite consentite sono solo quelle per andare a fare la spesa. Lo stare in casa però ci offre l’ opportunità di concentrarci, guardare al momento che stiamo vivendo e sopratutto di pensare, che forse è quello che dovremmo fare tutti, invece di distrarci con tutto quello che ci offrono con # io resto a casa. Apprezzare l’aria che si è fatta più leggera, il canto degli uccelli, il silenzio degli aerei e delle automobili. Magari potremmo riuscire a parlare di nuovo, non come si parla o si scrive sui social, ma parlarci dopo avere pensato, usando parole che non infiammano ma che invitano ad una sana e vera discussione. Potremmo chiederci allora come mai siamo in questa situazione, perché gli ospedali (non) funzionano così, come mai non abbiamo mascherine, come mai non sono ancora attivi , oggi  ventuno giorni  di quarantena, ammortizzatori sociali per affrontare questo momento di forzata inattività. Potremmo chiederci perché siamo sempre gli stessi a pagare le tasse e moltissimi altri non lo fanno, perché non si curano le infrastrutture che permettono di muoversi nel paese, perché certi territori sono lasciati abbandonati a se stessi, perché ci sono ancora territori dove non arriva l’ acqua potabile, perché continuiamo a subire uno stato burocratizzato utile solo a complicarci la vita e ad aumentare la corruzione che ora ci ordina via Facebook che non possiamo nemmeno uscire per passeggiare da soli. Usiamo questi giorni per pensare a come potere ciascuno di noi cambiare, ciascuno di noi.

Rosalba Castronuovo, impiegata Federico II

La prima cosa è stato il silenzio. Prima: Montesanto, quartiere popolare, di giorno rumore, grida, clacson ..; di sera spesso fino a notte inoltrata,  musica ad alto volume,  palloni tirati violentemente nella saracinesca chiusa della funicolare, usata come porta per facili gol, litigi rumorosi fuori i bar di via Montesanto. Non posso dire che rimpiango quel fracasso che di notte mi ha fatto desiderare cerbottane cariche di spillini fastidiosi (no, non letali, a questo non ci sono arrivata). E ora questo silenzio, che diventa quasi un suono inafferrabile,  interrotto solo dalle 18 alle 19 dove un sacerdote purtroppo stonatissimo canta urlando in un megafono le sue preghiere. Per il resto manco a Ferragosto così. Sono sola ma non mi sento sola. Già per motivi di salute sono rimasta per mesi senza poter uscire di casa, bloccata da qualche arto rotto. Mi sembra di essere tornata ad allora, ma meglio: ora posso muovermi. E mi muovo, pulisco, a volte cucino, metto a posto i libri per ordine di autore, e poi leggo. Tanto. Il “dovere” lo faccio la mattina: smart-working. All’inizio la novità sembrava una cosa così futurista, intrigante. Poi è diventata noia. Mi manca Lisetta, la mia compagna di stanza, mi manca Lanci . non è la stessa cosa. Decisamente. E poi i bollettini, che sembrano bollettini di guerra. E la domanda: si poteva evitare? E se questo è il sintomo di una malattia ben più grave, se la Terra ci stesse mandando un avvertimento? “Curatevi sennò morite, ma non come ora. Morirete tutti.” E la consapevolezza di essere un unico organismo, con delle cellule così avariate che stanno danneggiando tutto il resto. Ma sono pensieri che sbattono nella testa, non sono più gli anni 70. Non si discute più con chi la pensa come te e si cerca di fare qualcosa, con la certezza che qualcosa cambierà. Il primo pensiero della mattina, al risveglio, è il vuoto da cui emerge come una sofferenza che si fa largo nella nebbia e per un secondo pensi al rigurgito di un brutto sogno, e poi la consapevolezza che è vero. Ma la cosa più brutta non è neanche questa, è l’ incognita: quando finirà? E poi, per consolarti ti dici: “va bè poteva andare peggio. Questa situazione avrebbe potuta gestirla  Salvini”. E cerchi di apprezzare le fortune che capitano.

Alfredo Cozza, grafico pubblicitario

E’ già ieri!

Sembra di rivivere un dejà vu come quel film con Antonio Albanese remake di “Ricomincio da capo” del ’93 dove in un loop temporale vivi lo stesso giorno. Ma a differenza del film, dove succedevano cose diverse, qua non cambia mai niente. Non si hanno notizie del mercoledì come della domenica o di qualsiasi altro giorno della settimana. La stessa settimana non ha più la sua ragione d’essere. Cerco un aiuto nella fantasia per cercare di inventarmi qualcosa da fare, ma inutilmente, anche Lei è presa da questo vortice del nulla! Eppure qualcosa avrei da fare! Prima che cominciasse questo lazzaretto, un’amica mi contatta e mi chiede se posso farle un montaggio video per i 18 anni della figlia…li compie a luglio. Gliene avevo già fatto uno qualche anno addietro per l’altra figlia e sempre per i 18 anni. Le dico si va bene e che ci saremmo sentiti con calma, visto il tempo a disposizione, per tutto il materiale per comporre il video. Dovete pensare che organizzare una raccolta infinita di foto e di video (tralasciando giudizio sulla qualità) dati alla rinfusa da quando nasce ai 18 è da mal di testa. No si tratta di un girato dove devi metterli in sequenza ma abbinare foto e video di 18 anni della vita di una persona, mettere mano a decine e decine di foto, scegliere scannerizzare e mettere in ordine cronologico non è stata cosa da poco. Fatto sta che ci misi 3 mesi per tirare fuori 15minuti di video! In 3 mesi si fa un film! Certo era il mio primo lavoro e ne ero soddisfatto. Mi sono cimentato in qualcosa che mi è sempre piaciuto ma che non avevo mai fatto, il mio lavoro è altro. Anche se qualche affinità ci può stare con quello che faccio di solito, visto che si tratta di mettere insieme le cose, di fare una composizione di pezzi da assemblare ma sempre per la carta stampa. Ebbene, l’altro giorno ho pensato: quale momento migliore di adesso? così ne approfitto per passarci il tempo. Quindi qualche giorno fa l’ho chiamata e mi sono fatto mandare tutto il materiale. Tralascio di descrivere come mi è stato mandato. Ecco, ho come passare questa quarantena! Mi sono sentito al riparo dalla nenia quotidiana! Ho cominciato a lavorarci sopra, ho fatto l’apertura con titolo, inserito alcune foto, delle sequenze di fotogrammi, delle transizioni, sono due settimane che ho cominciato, sono due settimane che la sequenza è sempre la stessa ferma a 2 minuti! Non mi riesce di andare avanti, mi perdo in rete intervallando con il divano davanti alla tv o a cercare di preparare qualcosa, magari di diverso, da cucinare! Non siamo fatti per avere troppo tempo a disposizione, evidentemente i neuroni hanno bisogno di stare sotto tensione per andare in funzione, il troppo relax li atrofizza! Se non è il virus ad ucciderci saranno le 4 mura domestiche a farlo I giorni susseguono inesorabili, non si è al riparo dalla nenia quotidiana!

E’ già ieri!

 

Ph. MarioLaporta/KONTROLAB

 

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Coronavirus, gli Usa in difficoltà: 213mila casi e 884 morti in 24 ore, New York soffre

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Il coronavirus ha causato 884 morti negli Stati Uniti in 24 ore: si tratta di un record. E’ quanto emerge dai dati della John Hopkins University. Complessivamente il numero dei morti negli Stati Uniti e’ di 4.757. Gli Usa sono il Paese con il maggior numeri di casi: 213.372. Lo stato di New York e’ quello piu’ colpito, seguito dal New jersey e dalla California, anche se nuovi focolai si hanno in Lousiana e in Michigan. Il numero di decessi provocato dal coronavirus negli Stati Uniti ha superato quota 5.000: e’ quanto emerge dall’ultimo bollettino della Johns Hopkins University. Nel Paese i contagi sono 215.417, i morti 5.116 e le persone guarite 8.566. Come e’ noto, sempre negli Usa nelle ultime 24 ore e’ stato registrato un record giornaliero di 884 morti. Un numero che sarebbe addirittura piccolo se paragonato alle previsioni. Ed è per questo che la protezione civile americana, la Federal Emergency Management Agency, chiede al Pentagono 100.000 sacchi per cadaveri per un loro uso civile in vista del possibile aumento dei morti per coronavirus. Lo riportano i media americani, sottolineando che i sacchi chiesti dalla Fema sono quelli solitamente distribuiti nelle zone di guerra. Il Pentagono sta ora cercando di reperire i sacchi.

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Coronavirus, testo DPCM conferma stretta fino al 13 aprile e limitazioni agli spostamenti

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Le misure per arginare il contagio da Coronavirussono prorogate dal 4 fino al 13 aprile. Lo prevede il testo finale del dpcm che il premier Giuseppe Conte ha firmato questa sera. Vengono confermate le limitazioni agli spostamenti, la chiusura delle attività non essenziali, nonchè dei luoghi di cultura, cinema e ristoranti. La novita’ prevista dal testo e’ la sospensione non solo di tutti gli eventi sportivi e le gare, ma anche delle sedute di allenamento degli atleti, che possono continuare pero’ ad allenarsi individualmente. Il testo recita: “Sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati. Sono sospese altresi’ le sedute di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, all’interno degli impianti sportivi di ogni tipo”.

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